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Category: Costume & Società

Scene da un matrimonio

Carissimi,
da poco ero invitata al matrimonio di un amico. Che bello! Ero proprio contenta di andarci.

La fauna umana poi era interessante.
Tra le donne le solite prefiche vestite di nero. Qualche trans. E infine signore con cappelloni da far impallidire le dame di Ascot.
Mia zia Maria purtroppo non era invitata. Altrimenti sarebbe sicuramente venuta così:

Zia Maria ad Ascot (dal Corriere).

Nel settore maschile parecchi Brad Pitt. Tutti rigorosamente accoppiati. Tra loro anche lo sposo. Data la situazione, accoppiatissimo.

La chiesa era molto bella e con decorazioni decisamente glutinose.
Ecco, ne ho staccato una per farvela vedere:

Anche il libretto della messa era in tema:

Per non parlare del grano che, all’uscita dalla chiesa, hanno tirato addosso agli sposi!

Se un giorno mi sposerò, mi farò tirare l’amaranto, la quinoa e persino la gomma di guar.

Gli sposi, così glutinati, sono poi saliti sul questa bellissimissima cinquecento con i palloncini.
Ormai sapete che macchina regalarmi, no? ;-)

La macchina degli sposi.

E così finalmente era arrivato il momento di andare al ristorante. Che attesa e tripudio per una celiaca. Che giustamente, anche se ha avvertito da prima, si chiede: daranno da mangiare anche a me?

Dopo un rocambolesco viaggio in macchina, nel quale seguivamo una macchina che in realtà seguiva noi (per cui siamo finiti tutti da un’altra parte), eccoci finalmente al ristorante.

L’aperitivo era direttamente sul mare. E c’era ogni ben di Dio. Purtroppo era tutta roba impanata: non potevo mangiare assolutamente nulla. Per farmi uno scherzo lo sposo mi ha detto che il pranzo era tutto li. Simpaticone.

L’aperitivo.

Per consolarmi ho assaggiato un dito di questa brodaglia blu, anche se non ero sicura al 100% degli additivi (ahi ahi ahi! Voi non fatelo):

La misteriosa brodaglia blu.

Appena entrata al ristorante, sono stata assalita dai camerieri: “È lei la celiaca?”
Io: “In persona.”
Cameriere: “Non si preoccupi, ci pensiamo noi. Ma lei la salsiccia la può mangiare?”
Io: “Dipende dalla marca. L’unico salume che posso mangiare di qualsiasi marca è il prosciutto crudo.”
Per non sbagliare mi hanno riempito il piatto di prosciutto.

L’antipasto.

A tavola sono capitata vicino ad una mia compagna delle elementari. Praticamente non ci vedevamo da quando alla ricreazione ballavamo imitando Romina e Albano, Lorella Cuccarini e Raffaella Carrà.
Appena ha sentito i miei discorsi con i camerieri, mi ha detto: “Ma sei celiaca anche tu? Da poco mia mamma e mia zia hanno scoperto di essere celiache.”
Ma pensa te.

Niente dietoterapici al pranzo, ma in compenso c’era risotto, porcheddu, gamberi … Più che sufficiente per saziare una celiaca come me che mangia a quattro palmenti.

Al posto della torta nuziale mi hanno portato un plum cake senza glutine con fascinoso ciuffo di nutella.
Il cameriere tutto trionfante: “Abbiamo messo anche la panna vegetale!”
Che notoriamente è la salvezza del celiaco…
Questa panna vegetale era molto sospetta, per cui l’ho lasciata li.

Torta vera (a destra) contro torta taroccata per celiaci (a sinistra). Chi vince?

Il pranzo si è protratto tantissimo. Pensate che alle sei di sera avevamo appena mangiato il primo.
A quell’ora in ospedale stavano già servendo la cena. Non che mi manchino quelle cene là, che non potevo neanche mangiare…

La sera poi tutti a ballare sulla pista davanti al mare. La madre dello sposo era lanciatissima. Per non parlare di una signora vestita da odalisca, con frange, medagliette e la pancetta tremolante, che si è esibita nella danza del ventre. I miei villi la guardavano elettrizzati.
Ad un certo punto hanno attaccato il liscio e la mia amica Olivia ha iniziato a sentire l’umidità sul collo. Con la mazurca l’umidità è aumentata. Al paso doble era già una cervicale.
A quel punto siamo andate via, sfuggendo così ad un Brad Pitt dai modi un po’ primitivi, che ci aveva assediate per tutta la sera.
Siamo tornate in città stanche e contente. Che bella festa, mi sono proprio divertita!

Ora, con questo bla bla sul matrimonio, non vi ho ancora raccontato dove mi sono trasferita. Abbiate pazienza, prima o poi lo farò, che qua sto già accumulando avventure.
Un caro saluto dalla località X!
La vostra,
Maria Paola

Cronache ospedaliere:
le avventure di zio Mario

Totò Diabolicus (1962), regia di Steno.

Carissimi,
dopo qualche giorno che ero stata dimessa dall’operazione alle tonsille, mi telefonò mio zio Mario, che è anche mio padrino (come zia Maria del resto è mia madrina: ai miei genitori la fantasia non manca).

Per rincuorarmi, zio Mario mi raccontò di quando era stato operato lui alle tonsille, negli anni ’60. A quei tempi l’operazione si faceva ambulatoriamente: anestesia locale, zac zac e poi ti mandavano a casa con una bella pacca sulla spalla.

Zio Mario dovette andare a farsi operare a Nuoro. Lo accompagnò zio Pasquale, che era prete (non si sa mai) e che ebbe così il privilegio di assistere a tutta l’operazione.

Il chirurgo non riusciva a tagliare le tonsille a zio Mario, che sentiva tutto il tempo “trac trac”, mentre il chirurgo armeggiava tutto sudato. Pare che per risparmiare non avesse comprato gli attrezzi adatti.
Zio Pasquale, vedendo il fratello con la bocca piena di sangue, per poco non sveniva.

Dopo l’operazione, zio Mario si lamentò per mesi per il dolore, non riusciva a mangiare. Il medico allora disse: “Adesso basta, dategli del pane duro!”
Ohibò. 8-O
Infine zio Mario sopravvisse, anche se gli avevano lasciato in gola dei mozziconi che si infiammavano sempre.

Capitò anche a lui, in altre occasioni, di essere ricoverato in ospedale. In camera era sempre con gente ingessata dalla testa ai piedi che gridava tutta la notte (poveretta).
Gli infermieri non erano mica diplomati. Erano tutti ex pastori di Oliena e di Orune e quando li chiamavi non venivano mai.
I degenti, dal canto loro, tenevano sul comodino fiaschi e bottiglioni di vino e bevevano dalla mattina alla sera.

Pasti per celiaci in ospedale? Manco per sogno. Noi celiaci non eravamo ancora stati inventati.

Per concludere la telefonata zio Mario mi disse: “Tra cento anni un’altra!” (operazione alle tonsille, s’intende).
Io: “Eh?”
Lui: “È un augurio di lunga vita.”
Per me va bene. Tanto tra cento anni le tonsille si opereranno per teletrasporto, come su Star Trek.

Ormai sto benone e sono attiva. Anzi, tra poco dovrò trasferirmi in una nuova località, per ora top-secret, dal nome fortemente evocativo… Ultimamente ero già là in missione.
Di che posto si tratta? Lo saprete presto sul mio blog. ;-)

Intanto vi lascio con la scena dell’operazione chirurgica nel film Totò Diabolicus del 1962.
E così concludo finalmente queste cronache ospedaliere (era ora). :-)

Un abbraccio dalla vostra,
Maria Paola

Cronache ospedaliere: il ritorno

Torna il nostro reduce del Vietnam, più agguerrito che mai.


(CONTINUA DALLA QUARTA PARTE)

Mi era venuta la temibile emorraggia post-operatoria.
Sconvolta, andai subito a svegliare i miei.

Vedendo tutto quel sangue nel lavandino, mio padre disse:
“Ih! E cosa vuoi che sia? Quando ho avuto quell’emorraggia allo stomaco, ho perso molto più sangue. Mi avevano dovuto fare due trasfusioni!”
Poi guardò nella mia gola con la pila per vedere dov’era l’emorraggia, mi mise il ghiaccio sul lato giusto del collo e, infine, telefonò alla clinica.
Nel frattempo io, tremante, con una mano mi tenevo il ghiaccio sul collo e con l’altra reggevo il bicchiere nel quale sputavo il sangue. Contemporaneamente mi tiravo su i jeans sopra il pigiama. Meglio lasciarlo sotto, nel caso mi avessero trattenuta in ospedale.
Era notte, notte fonda.
In quattro e quattr’otto ero in macchina e in men che non si dica di nuovo in clinica: salve a tutti, chi non muore si rivede.

Siccome l’emorraggia non bastava, la dottoressa mi fece tre prelievi di sangue. In quel momento stavo per svenire. Vedendomi così, mia mamma stava per svenire ancora di più.

E così eccomi di nuovo in un letto della clinica. Quella notte non riuscii a chiudere occhio. Era troppo grande lo sconforto di trovarmi di nuovo li. Non potevo crederci. Mi avevano messa nella camera dei bambini, alle finestre c’erano Bambi, Tippete e il trenino: magra consolazione.
Con la mano tenevo sempre il ghiaccio sul collo, avevo terrore che l’emorraggia si ripresentasse. Oppure che l’anticoagulante che mi avevano iniettato, in combutta con la flebite, causasse qualche embolo vagante.
Indecisa tra le due preoccupazioni, piansi. E poco prima dell’alba mi addormentai di un breve sonno.

* * *

La mattina dopo feci conoscenza con la mia compagna di stanza.
Era una signora di sessantotto anni, molto simpatica. Somigliava molto alla brunetta dei Ricchi e Poveri. Solo che lei stava ore al telefono con la mamma novantenne e parlava un sardo strettissimo, tutto infarcito di ehi, ohi e ahi.
L’avevano operata di urgenza quella notte. Mi raccontò che aveva un grosso coagulo di sangue dietro all’occhio. Questo coagulo le aveva spinto l’occhio in fuori e le faceva vedere doppio. Secondo lei era dovuto ad un colpo d’aria. Sul pericolosissimo colpo d’aria, fenomeno tipicamente italiano, vi consiglio di leggere questo articolo in inglese: ->-> cliccate qui<-<-.

La mamma novantenne (Dio la benedica) le portava tutti i giorni il pranzo in clinica.
Io invece dopo l’emorraggia dovevo ripartire da zero: non potevo né mangiare, né bere, solo flebo.
Quel giorno la mamma le portò i carciofi con patate. Oddio quanto mi piacciono i carciofi con le patate!
E così, mentre ero attaccata alla flebo, la mia compagna di stanza banchettava allegramente con i carciofi. C’era un profumino da svenire.
Lei: “Vuoi assaggiare?”
Io (tristissima): “Non posso.”
Lei: “Ah, già, è vero, dimenticavo che non puoi.”
Io (sognante): “A casa mamma però dei carciofi mi dava il brodino.”
Lei (premurosa): “Se vuoi, te lo lascio.” E nel mentre sbocconcellava una fragrante focaccia glutinosa, seminando briciole dappertutto.
Io (deglutendo, mentre una lacrimuccia mi scendeva sulla guancia): “No, no, grazie, non si preoccupi.”

Il giorno dopo la mamma le portò la pasta e di secondo le polpette al sugo. Oddio: gli spaghetti con le polpette sono il mio piatto preferito! Come in Lilli e il Vagabondo. Avete presente?

Una parente in visita alla signora mi chiese: “Lei non mangia?”
Indicai la flebo: “Questo è il mio pranzo.”
La parente: “Ma sazia?”
Come no!

Una sera venne a visitarmi il chirurgo greco, considerato il più gran Brad Pitt del reparto. La mia compagna di stanza ne tesseva le lodi: “Sembra il colosso di Rodi!” Io non l’avevo mai visto e pensai: “Beh, meno male che viene a visitarmi, almeno non sono tornata in clinica per nulla.”
Dopo la visita mi chiese: “La gola le fa male?”
Io: “Non più. Dopo l’emorraggia mi sono passati tutti i dolori.”
Lui rise: “Si è spaventata così tanto?”
Chissà.
In ogni caso mi era andata bene. Nel peggiore dei casi, se l’emorraggia non cessa, ti rimandano in sala operatoria. Per me non ci fu bisogno.

Intanto facevo progressi: prima il gelato, poi il budino, poi gli omogeneizzati (la mia passione…). E la mia compagna di stanza era una persona interessante: aveva girato il mondo con i punti raccolti vendendo lavatrici. Tredici crociere in tutti i mari, viaggi a Bangkok, New York, Acapulco, Shanghai… Aveva viaggiato così tanto che faceva un po’ di confusione con la geografia. Tipo la Sierra Morena in Messico e Lanzarote nelle Baleari…
Ma mi trovavo bene con lei e quasi quasi ero triste il giorno che mi dimisero.
Ma noooo, scherzo! ;-)

Pian piano a casa mi ripresi, mangiavo cibi sempre più solidi e riacquistavo le forze. Ora sto bene. Ho ancora un colorito un po’ verdino, ma passerà.
Ah già, e ho una linea invidiabile. :-)

La mia avventura ospedaliera è finita (alleluia). Eppure c’è un’altra cosa che vorrei raccontarvi.
Quale?
Lo scoprirete nella prossima puntata (e poi vi prometto che chiudiamo con l’argomento ospedale, che ne avrete le tasche piene, e io anche più di voi).
La vostra,
Maria Paola

FINE QUINTA PARTE

VAI AL ->->-> FINALE

Cronache ospedaliere:
i pericoli pubblici

(CONTINUA DALLA TERZA PARTE)

Ah, gli infermieri. Anche loro erano tipi interessanti.
Il più forte era sicuramente l’infermiere degli sconti. Quando non avevi finito la flebo, siccome non aveva voglia di tornare dopo a togliertela, ti diceva “Le faccio lo sconto!” e te la toglieva subito. Così un giorno stava per scontare alla mia compagna di stanza mezzo antibiotico. Lei: “No, questo non me lo sconti, che mi fa bene.”
Adesso qua ridiamo e scherziamo, ma quello era un uomo pericoloso. Un giorno suonai il campanello perché mi sembrava che il mio braccio con la flebo fosse gonfio. Che fortuna: venne proprio lui.
“Ma no, è normale!”, mi disse, “Lei ha la cannula verde, quella lunga, che arriva sin qui. È così che dev’essere”. Io non me ne intendevo e li per li mi fidai. Poi lasciata la clinica venne fuori che avevo la flebite! Neanche l’infermiera che mi tolse la cannula alla dimissione mi disse niente.
Anche quella te la raccomando! Un giorno mi stava lasciando mezzo metro d’aria nel tubo della flebo. E meno male che me ne accorsi io e le dissi di togliermela.
In ospedale bisogna stare sempre sul chi vive. Se ti distrai un attimo questi ti ammazzano.

Tra gli infermieri pigri ce n’era anche un’altra. Un giorno le chiesi di staccarmi un attimo la flebo per andare in bagno. Per non dover tornare a riattaccarmela, mi mandò in bagno con tutto il trespolo. Non vi dico le acrobazie.

Comunque tutte le altre infermiere erano semplicemente grandiose: premurose, attente e professionali. Ce n’era una poi, carinissima, che girava con un’uniforme stile anni cinquanta. Sembrava uscita da Addio alle armi di Hemingway.

Con la mia compagna di stanza facemmo il pieno di queste grandi esperienze, finché un giorno ci dimisero. E meno male. Altrimenti penso che saremmo evase dalla finestra calandoci giù dai tubi della flebo.

E così finalmente ero a casa mia. Dovevo mangiare solo pappette fredde, farmi quattro volte al giorno l’impacco sul braccio per la flebite, prendere antibiotici in dosi da elefante, ma almeno ero a casa.

Dopo circa una settimana ci fu la visita di controllo.
Il Professore ricordò le mie tonsille con orrore: “Erano brutte, moooolto brutte.” Ed è uno che ne ha viste tante e se ne intende. Poi mi guardò in gola e disse che avevo “Una spleeeendida cicatrice.”
Che bello! Allora l’intervento estetico era riuscito.
Infine mi disse che ora potevo mangiare anche la pasta scotta. Scotta e fredda, per la precisione.
La pasta scotta? La pasta scotta???
Ma era fantastico! Non potevo crederci.

Tornai a casa tutta contenta. Per cena mi feci i soliti frullati e omogeneizzati. “La pasta domani a pranzo”, pensai.
Erano passati nove giorni dall’intervento. Quella notte andai a letto e, appena poggiata la testa sul cuscino, sentii un liquido caldo in gola.
Andai in bagno. Dalla mia bocca usciva sangue rosso vivo in abbondanza: un’emorraggia.

(FINE QUARTA PARTE)

Cronache ospedaliere: i casi umani

(CONTINUA DALLA SECONDA PARTE)

Sembra incredibile, ma persino in ospedale si incontrano persone interessanti.

Quando andai all’appuntamento con gli anestesisti, con me nella sala di attesa c’era un uomo. A vederlo sembrava sano. Alla domanda “Che ci fa lei qui?” rispose che un giorno in campagna era stato aggredito da uno stormo di cornacchie. Scappava coprendosi gli occhi, perché si sa che per gli occhi le cornacchie sono pericolose.
Avete presente il film Gli uccelli di Hitchcock? Uguale.
Solo che lui, non vedendoci nulla, aveva sbattuto la testa e si era rotto il naso. Pertanto doveva essere operato.

Dopo il ricovero, la mia compagna di camera ed io iniziammo ad andare insieme nella sala mensa del reparto, ma il panorama dei Brad Pitt era desolante.
C’era un ragazzo con il naso tutto incerottato e gonfio che sorbiva lemme lemme un qualcosa con il cucchiaino. Poi un tizio con l’orecchio e la testa fasciate. E infine l’uomo delle cornacchie, irriconoscibile. Aveva il naso fasciato e un occhio pesto: non si capiva se avesse un travaso di sangue dall’intervento o se avesse fatto a pugni col chirurgo.
Io invece ero così carina nel mio pigiamino rosa. E senza fasciature. Tutt’al più potevo essere lievemente deturpata dal consumo di omogeneizzati.

Per consolarci, facemmo conoscenza con una simpatica signora, che era là anche lei per le tonsille.
Ci disse: “Io avrei dovuto operarmi alle tonsille quando ero giovane! A settantadue anni ho avuto problemi, e mi hanno detto: ‘Lei è troppo anziana per l’operazione.’”
Noi: “E poi?”
Lei: “A settantatre anni ho avuto di nuovo problemi, e mi hanno detto ancora: ‘Lei è troppo anziana’”.
Noi: “E poi?”
Lei: “Adesso mi hanno messa in lista di attesa per l’operazione.”
La mia compagna di stanza le chiese: “Ma lei quanti anni ha?”
La signora: “Settantasei.”
La mia compagna: “Signora, la opereranno quando ne avrà ottanta!”

Un giorno nella camera a fianco alla nostra si palesò un altro rinoceronte. La mia compagna di stanza ed io ci facemmo due risate: bastava che chiudessimo la nostra porta e il russare non ci disturbava. La ragazza in camera con il rinoceronte invece era disperata.
La trovarono la mattina dopo in sala mensa: si era addormentata seduta al tavolaccio. Le infermiere impiegarono due ore a sbloccarle la schiena.

Io invece, nella camera con la nuova compagna mi trovavo benissimo. Mi avevano messo in un letto, sulla cui testata era pieno di immaginette di Gesù Cristo. Avranno pensato: questa è un caso disperato.
Un giorno mi guardai: al braccio sinistro avevo la flebo, al destro un ponfo enorme da un’allergia al disinfettante. E poi tutte quelle immaginette sopra la testa.
Dissi alla mia compagna: “Guardami: sembra che ho le stimmate.”
Lei mi guardò e disse: “Sembri Padre Pio!”
E meno male che doveva essere un’operazione estetica

La vita in ospedale non era così rosea come sembra. Nei corridoi si aggiravano degli individui inquietanti e pericolosi.
Ma di questo vi parlerò nella prossima puntata.

(FINE TERZA PARTE)
VAI ALLA ->->-> QUARTA PARTE

Oggi su Italians e sulla Nuova Sardegna

Carissimi,
oggi su Italians, il blog curato da Beppe Severgnini sul sito del Corriere della Sera, è stata pubblicata una mia impresa:
http://italians.corriere.it/2012/03/01/sardegna-bagno-il-28-di-febbraio/
Non solo. La notizia, foto inclusa, compare anche sulla Nuova Sardegna di oggi a pag. 28.

Quanto clamore per una cosa da poco!
Il nostro bagno nell’Atlantico nel gennaio 2011 era stato sicuramente più eroico.

Un bacio dalla vostra,
Maria Paola

Per Rossella

Rossella Urru a Rabouni, Algeria. Coordinatrice nei campi dei Rifugiati Saharawi dei progetti della ONG CISP (Comitato Internazionale per lo Sviluppo dei Popoli), è stata rapita nella notte tra il 22 e il 23 Ottobre 2011 assieme ai colleghi spagnoli Ainhoa Fernandez de Rincon ed Enric Gonyalons.

Per Rossella. Perché torni presto libera.
Con affetto,
Maria Paola

Grande raccolto e neve a Manhattan

Carissimi,
oggi grande raccolto: in mezzo chilo di lenticchie ho trovato ben quindici chicchi di grano.

Per festeggiare sono uscita a vedere la neve a Sassari, tanto il riscaldamento era guasto. Non vedevo tutta questa neve in città da quando ero piccola, nel 1985.
Ecco la nostra Manhattan, ovvero il centro di Sassari con i grattacieli, innevata. Manca solo veder passeggiare Woody Allen con la giapponese:

Neve a Manhattan (Sassari, Piazza Castello, 06 febbraio 2012).

Non stupitevi che noi a Sassari abbiamo Manhattan. Si sa che noi sassaresi siamo megalomani: l’autobus qua si chiama tram, e l’inutilissimo tram, che hanno messo da qualche anno, si chiama metropolitana.

Cari saluti dalla metropoli,
Maria Paola

L’intervista

Carissimi,
ecco qua in esclusiva la versione integrale della mia intervista per l’ultimo numero di Celiachia Notizie, 3/2011! Buona lettura!
La vostra
Maria Paola

Arrigo Arrighi: Allora Maria Paola vuoi raccontarci la ragione della tua presenza nel pianeta celiachia.

Maria Paola: All’inizio era un pianeta remoto. Conoscevo la sua esistenza, ma non avrei mai pensato di atterrarci. Ho scoperto di essere celiaca a 25 anni, grazie ad uno screening familiare.

AA: La celiachia ha condizionato la tua vita lavorativa e di relazione nella società in generale.

MP: Tutto quello che ho fatto l’avrei fatto lo stesso anche se non fossi stata celiaca. Mi sono trasferita a Monaco di Baviera ad un anno e tre mesi dalla diagnosi e da allora ho vissuto quasi sempre all’estero. Quest’anno poi ero perennemente in giro per l’Europa per lavoro. No problem. Anzi, grazie alla celiachia ho pubblicato il blog sulla mia vita da celiaca all’estero.
Be’, se non fossi stata celiaca, avrei pubblicato lo stesso un blog, dal titolo “una NON-celiaca allo sbaraglio”, sulle difficoltà della vita di un non-celiaco. Ad esempio, il tormento di non sapere dove andare a cena: troppo vasta la scelta dei ristoranti. Inoltre, lo squallore di andare in un locale e ordinare così, brutalmente. Senza il piacere di sfoderare le proprie doti diplomatiche intavolando le trattative con il cameriere.
Non so se resisterei ad una vita così.

AA: La celiachia all’estero si vive diversamente che in Italia?

MP: La condizione dei celiaci italiani è tra le migliori al mondo. Questo grazie al lavoro dell’Associazione Italiana Celiachia (AIC) che ha osato dove altre associazioni non osano assolutamente osare: migliaia di ristoranti informati, fornitura di prodotti mensili gratuiti, pubblicità televisiva sulla celiachia, etc. Tutto questo in altri paesi, seppure occidentali e industrializzati, non esiste. In particolare la rete di ristoranti monitorati dall’associazione: io conosco solo quella italiana. All’estero i locali informati sono più rari e gestiscono il senza glutine in autonomia, nel senso che l’associazione non li controlla (anche se spesso li pubblicizza). Nei Paesi Baschi mi hanno detto che vorrebbero creare una rete di locali sul modello di quella italiana (non so se questa esista già in altre parti della Spagna). In Germania e in Repubblica Ceca ce la invidiano, ma non provano neanche a realizzarla: non la considerano fattibile. L’unico paese che conosco, dove i celiaci vivono meglio che in Italia, è l’Australia, dove si trova senza glutine ad ogni piè sospinto e i dietoterapici non devono contenere alcun glutine rilevabile.
L’ottima situazione dei celiaci italiani fa sì che quando vanno all’estero si aspettino altrettanto. Una persona dell’associazione ceca mi ha detto che sono soprattutto gli italiani a scrivere chiedendo informazioni su Praga, ritenendo ovvio che anche là ci siano locali informati e quant’altro. I francesi invece non si fanno mai sentire. Probabilmente perché in Francia per loro non c’è quasi nulla, e perciò si aspettano che non ci sia nulla neanche a Praga (e invece c’è, ma chi non chiede non lo viene a sapere…).

AA: Oltre che al forum celiachia AIC sei iscritta a qualche altro social network.

MP: Oltre al forum AIC, al quale sono iscritta dal 2000, sono iscritta anche al forum celiachia tedesco www.zoeliakie-treff.de e a una mailing list americana, ma la consulto raramente.

AA: Cosa ne pensi del nostro forum e quali sono le differenze con quello tedesco.

MP: Il forum AIC è un ottimo mezzo per entrare in contatto con altri celiaci e con gli esperti AIC. Il forum tedesco è stato creato dai genitori di un bambino celiaco ed è totalmente indipendente dall’associazione. Pertanto manca l’interfaccia con gli esperti medici. Il forum italiano è una mailing list, mentre il forum tedesco è un forum vero e proprio con le sue sezioni e sottosezioni tematiche. Gli utenti del forum tedesco prima di porre una domanda cercano la risposta negli archivi. Nel forum italiano invece pochi consultano gli archivi e infatti le stesse domande si ripetono ciclicamente. Ma ti dirò che il forum italiano a me piace così.

AA: Viste le tue referenze ci sono dei suggerimenti che vorresti dare ai celiaci per vivere meglio questa particolare condizione.

MP: Uscite di casa, andate all’estero, viaggiate. Fate tutte le esperienze che volete. La celiachia non è un ostacolo: una soluzione si trova sempre.
Pretendete ovunque il vostro pasto senza glutine. Serve a far conoscere la nostra condizione e a migliorare la qualità della vita di tutti noi.
Ad esempio, ad un congresso di alcuni anni fa, come faccio sempre, avevo avvertito in anticipo che sono celiaca. Così l’organizzazione mi fa trovare qualcosa senza glutine ai pranzi, alla cena sociale e alle pause caffè. In quel congresso si erano poi palesate altre due celiache, una tedesca e una inglese. Non avevano avvertito da prima perché pensavano che tanto non gli avrebbero dato nulla. Erano contentissime di avermi conosciuta. Poi alla pausa caffè hanno fatto fuori tutti i biscotti che erano stati ordinati apposta per me. Quando sono arrivata io erano finiti. Ma almeno ho migliorato la qualità della loro vita…

AA: Cosa dovrebbero fare le associazioni, in particolare AIC, per migliorare la qualità di vita dei celiaci.

MP: Le associazioni celiachia all’estero dovrebbero avere un atteggiamento più aggressivo, più visionario. Avere delle mire decisamente più alte, come AIC. L’esempio di AIC in questo è già servito. Ad esempio l’associazione tedesca ha deciso di organizzare la Giornata Mondiale della Celiachia in Germania proprio ispirandosi a quelle organizzate da AIC in Italia, con la marcia a piedi attraverso la città. Anni fa la rivista dell’associazione tedesca raffigurava un fotomontaggio della marcia della prima Giornata Mondiale a Roma sovrapposta ad uno sfondo di Wiesbaden, la città dove si sarebbe svolta la prima giornata mondiale della celiachia in Germania. Da allora la organizzano tutti gli anni.
Per quanto riguarda l’AIC penso che dovrebbe:
1) continuare l’ottimo lavoro su tutti i fronti
2) favorire la vendita dei dietoterapici, acquistabili con i buoni, nei supermercati
3) battersi perché venga applicata la legge che obbliga la fornitura dei pasti senza glutine nelle mense pubbliche, in particolare a) negli ospedali, dove, a quanto sento e leggo, i pasti senza glutine sono tutt’altro che garantiti, e b) nelle mense scolastiche, perché i bambini hanno il diritto di sentirsi come tutti gli altri. Ovviamente anche nelle altre mense pubbliche, incluse quelle universitarie.

AA: Infine non posso fare a meno di chiederti se conosci la ricerca, (passata e presente) sulla celiachia e se in futuro la stessa sarà in grado, secondo il tuo parere, di esaudire molte delle aspettative dei celiaci.

MP: Non mi occupo di medicina. Tuttavia trovo la ricerca sulla celiachia molto interessante e spesso, dopo aver letto un comunicato stampa sull’argomento, vado a scaricarmi l’articolo originale dalle riviste scientifiche per curiosità.
Se la ricerca riuscirà a esaudire molte delle aspettative dei celiaci? Dipende dalle aspettative. Se uno pensa di tornare a mangiare come i non-celiaci da un giorno all’altro, probabilmente dovrà aspettare parecchio.
Credo che le cose importanti per vivere serenamente la celiachia siano due:
1) accettare la propria condizione di celiaco,
2) essere in salute.
La ricerca si muove sicuramente anche in questo senso: 1) per offrire supporto psicologico ai celiaci che ne hanno bisogno e alle loro famiglie e 2) per accorciare i tempi di diagnosi, monitorare e curare le eventuali patologie associate alla celiachia.
Insomma, se una persona è in salute, la celiachia non è questa gran cosa. Dopo un primo periodo di adattamento, passa all’ultimo posto dei problemi quotidiani. Anzi, può essere anche fonte di aneddoti divertenti. Non per niente, li raccolgo in un blog.

AA: Che altro aggiungere: ho sempre pensato che i celiaci fossero delle persone speciali e conoscere Maria Paola non ha fatto altro che rafforzare questa mia convinzione.

Festa Facebook di AIC Lazio

Carissimi,
AIC Lazio mi ha chiesto di pubblicizzare la sua festa per i suoi fan su Facebook. Lo faccio molto volentieri.
Un saluto,
Maria Paola

http://www.facebook.com/AIC.Lazio
(fan page di AIC Lazio, dove poter reperire tutti i dettagli)

https://www.facebook.com/update_security_info.php?wizard=1#!/event.php?eid=153804208044808
(link dell’evento creato su Facebook con i dettagli in progress della Festa del 6 novembre)

Giornata dell’orgoglio celiaco

Trova Maria Paola nella foto (sfilata per l'orgoglio celiaco, Norimberga 21 maggio 2011).

Carissimi,
anche se in ritardo, vorrei approfittare per fare a tutti voi gli auguri per la Giornata Mondiale della Celiachia, che era sabato scorso 21 maggio.

Per l’occasione si è svolta in Germania l’annuale sfilata per l’orgoglio celiaco. Quest’anno a Norimberga.
È inutile che mi cerchiate nella foto: io non sono andata perché mi trovavo in Italia.
Tuttavia per l’occasione ho costretto parenti e amici ad indossare questa spilla:

"Una persona con la CELIACHIA mi rende orgoglioso ogni giorno."

Ancora auguri a tutti e a presto.

8-) Celiac pride! 8-)
La vostra,
Maria Paola
P.s.: Per approfondire vedasi questo mio vecchio post: -> cliccate qui <-.

Lei non sa chi sono io!

A due passi dalla gelateria di Peppino.

Carissimi,
sono in Sardegna al mare, a godermi gli indubbi vantaggi della disoccupazione.
Più precisamente mi trovo al paesello di mia madre.

Siccome oggi avevo voglia di gelato, ho deciso di andare alla gelateria di Peppino. Là fanno il gelato ottimo e spesso è senza glutine.
Ho chiesto alla signora al banco se avevano dei gusti senza glutine. Lei ha guardato i gusti intorno a sé perplessa. Poi ha scosso la testa rammaricata e mi ha detto: “No, mi dispiace, oggi no. È che sono tutti contaminati per via dei coni e delle palette.”
Io: “Ma non può prenderlo il gelato dalla parte intonsa?”
Lei: “No, mi dispiace. Proprio non c’è niente.”
Io: “Pazienza, arrivederci.”
Ero già uscita dal locale, quando ho sentito dietro di me:
“Ma quella è la figlia di … . È celiaca. Chiamala.”
Insomma, mi hanno richiamata indietro e Peppino mi ha detto:
“Veramente qualcosa ci sarebbe… Questo gelato alla base di frullato di fragola. Lo serviamo in questi contenitori a parte.”
E così tutta contenta ho preso il frullato di fragola. Molto buono.

Tuttavia la cosa mi ha un po’ turbata. Anche per il senza glutine conta essere figlio di …

Saluti dalla Sardegna,
Maria Paola

C’è chi sta peggio di noi

Sta molto, ma molto peggio di noi (Suzanne Franklin, 24 anni, con il figlio Harry).

Carissimi,
quando ero nella perfida Albione ho comprato un giornale scandalistico.
Normalmente non leggo questo tipo di stampa, ma ci serviva un giornale per sederci sulla spiaggia. È così abbiamo comprato The Sun, che costava solo 25 centesimi.
Visto che c’ero, l’ho sfogliato. E ho trovato un articolo interessante…
Eccolo qua:

“Mamma allergica dà alla luce pupo di quattro chili e seicento grammi!”

“Suzanne Franklin, mamma orgogliosa del suo bebé, è talmente allergica alla maggior parte dei cibi freschi che, quando era incinta, è sopravvissuta mangiando gli hamburger di McDonalds – poi ha partorito un pupo gigante di quattro chili e seicento grammi”.

“La studentessa, 23 anni, soffre di reazioni potenzialmente letali a qualsiasi cibo: da uova, pesce, riso e latticini a TUTTI I TIPI di frutta e verdura.”

“I medici l’avevano avvertita che le reazioni del suo organismo sarebbero state ancora più serie durante la gravidanza. Le avevano anche detto che le iniezioni di antistaminico necessarie per salvarla durante un attacco avrebbero creato danni al bambino.”

“E così si è buttata sugli hamburger di McDonalds, che non le avevano mai dato reazioni allergiche. Suzanne, il cui figlio Harry ora ha quattro mesi, dice: ‘Erano l’unica cosa che potevo mangiare con tranquillità durante la gravidanza, e così sono sopravvissuta mangiando quelli’.
‘Ero preoccupata di non assumere abbastanza sostanze nutritive per me stessa e per il bambino, ma Harry ha dimostrato il contrario!’
‘Non riuscivo a crederci, quando i medici mi hanno detto quanto pesava!’
[Ma va! Dopo tutti quegli hamburger? n.d.t.]

“L’unico altro cibo che la gestante mangiava per integrare gli hamburger quotidiani erano pastasciutta in barattolo e cioccolato.”

Non si vive di soli hamburger (ma anche di pastasciutta in barattolo e cioccolato).

“Suzanne ha iniziato a soffrire di allergie all’età di due anni, quando è diventata allergica alle noci. Poi ha sviluppato allergie a molti più cibi.

Se qualcuno solo sfiora una lattuga‘, dice Suzanne, ‘e poi tocca il mio cibo, potrebbe scatenare una reazione letale.

‘Mangiare mi terrorizzava. Per settimane ho vissuto solo di pane e acqua.’
Poi Suzanne ha scoperto che i Big Mac di McDonalds non le davano reazioni allergiche e così sono diventati l’alimento principale nella sua dieta.
Dei test hanno dimostrato che il piccolo Harry ha ereditato le sue allergie.
Suzanne ha detto: ‘Speravo di no. Ma almeno non sarà allergico agli hamburger!”
(Traduzione libera da: The Sun, lunedi 25 aprile 2011, pag. 23)

Alcuni celiaci sentono talmente la mancanza degli hamburger di McDonalds, che farebbero volentieri scambio con Suzanne.
Ma pensateci bene.

La vostra,
Maria Paola

Oggi è festa, ma non per me

Carissimi,
oggi è festa, ma non per me.
Infatti da oggi, primo maggio festa del lavoro, per la prima volta in vita mia, sono ufficialmente disoccupata.
Continuo a lavorare lo stesso, anche se gratis, perché nel mio mestiere (agente segreto, appunto) chi si ferma è perduto.
Tuttavia penso che ormai, con la crisi attuale, l’unica soluzione sia sposare un uomo ricco. Anzi, va bene pure uno che guadagna poco, purché abbia lo stipendio fisso. Tanto io bevo solo acqua di rubinetto, odio lo shopping e cucino bene anche con poche cose. Inoltre, la fornitura mensile di prodotti senza glutine, che porto in dote, non è da sottovalutare…

Gli interessati sono pregati di inviare alla sottoscritta:
- lettera di presentazione, nella quale mi spiegano perché, tra tutti i candidati, dovrei sposare proprio loro
- curriculum vitae
- nonché lettere di referenze da almeno due ex-fidanzate
Una selezione di candidati sarà invitata a un colloquio su Skype. In videoconferenza, perché anche l’occhio vuole la sua parte. ;-)
Vi aspetto numerosi
La vostra
Maria Paola

And the winner is…

Carissimi,
eccoci qua ad annunciare finalmente il vincitore del concorso a premi.

Innanzitutto vorrei ringraziare tutti coloro che si sono iscritti alla newsletter.
Si sono iscritte duemilionitrecentosettantamilaquattrocentotrentasettepersone.
Non pensavo che ci fossero tanti celiaci in Italia!
Grazie a tutti!

Devo dire che alcune persone, come Marany e Matteo, hanno registrato sette indirizzi e-mail diversi (con yahoo, googlemail, tiscali e chi piu’ ne ha piu’ ne metta…) per avere piu’ possibilita’ di vincere. Mi dispiace ragazzi, ma ho potuto tener conto di un’indirizzo solo. Sono molto contenta che apprezziate molto il mio blog, ma per il concorso non potevo fare figli e figliastri. ;-)

Ed ora ecco l’atteso momento dell’annuncio del vincitore:
vince il concorso la Signora Pasqualina di Sassuscrittu in provincia di Carbonia!
Complimenti, Signora Pasqualina!
La signora Pasqualina vince un viaggio nel paradiso gluten-free: l’Australia!
Un viaggio in Australia, a sue spese, per due persone.
Ancora complimenti, Signora, ma deve andare in Australia, eh, mi raccomando.

Adesso voi direte: ormai il vincitore e’ stato estratto, per cui non vale piu’ la pena di iscriversi alla newsletter. Invece si’. Innanzitutto sarete aggiornati sulle novita’ del blog (scusate se e’ poco). E inoltre tengo in serbo per voi dei premi ancora piu’ straordinari. Come ad esempio un viaggio in una destinazione a vostra scelta (anche sulla Luna, non problem), a vostre spese, addirittura per tutta la famiglia!
Volete mettere la soddisfazione di poter dire: “Questo viaggio l’ho vinto nel blog di Maria Paola!”?

Ancora grazie a tutti e un caloroso abbraccio
Maria Paola
p.s.: Ovviamente su Marany e Matteo scherzavo, si sono iscritti con un solo indirizzo. Era un modo per prendere bonariamente in giro dei miei affezionati lettori, sapendo che non si offendono. Non e’ vero ragazzi?
p.p.s: “Sassuscrittu in provincia di Carbonia” e’ una citazione da Fantozzi. Notate come Fantozzi fosse all’avanguardia per il suo tempo: la provincia di Carbonia allora non esisteva, adesso invece si’.
La localita’ di Sassuscrittu invece, non e’ stata ancora fondata…
Ariciao MP

Concorso a premi: stiamo lavorando per voi

Carissimi,
vedo con piacere che, in seguito al mio messaggio di ieri, parecchia gente si è già iscritta alla newsletter.
L’omino della newsletter infatti è già al lavoro.

Detto fra noi: avete fatto bene! Non si sa mai di essere baciati dalla fortuna.

In confidenza vi dico (ma che rimanga tra noi) che spero che il vincitore scelga la fornitura di Magdalenas della Schär. Quella si potrebbe facilmente detrarre dal buono mensile di mio padre. Invece gli ottocentomila Euro non so ancora bene come procurarmeli…

Ieri sera intanto ho dato una grande festa a casa mia. Ha avuto talmente tanto successo, che a fine serata il collega francese, il cinese ed io cantavamo a tenores, sgranocchiando pane carasatu gluten free e ballando il ballo sardo.

Ma questa è un’altra storia e si dovrà raccontarla un’altra volta

Maria Paola

Concorso a premi

Carissimi,
ecco qua finalmente, dopo tanti sbattimenti, la mia nuovissima fantastica newsletter.
Iscrivetevi tramite il form qua a fianco e vi avvertirò per e-mail delle mie nuove avventure!

Ma non finisce qui: tra tutti coloro che si iscriveranno sarà estratto un premio.

Adesso non aspettatevi chissà che cosa. Si tratta di una cosa piccola:
ottocentomila Euro.

Ma voi vi iscrivete per il piacere di leggere le mie avventure, mica per i soldi.

Dicevo, il premio sarà ottocentomila Euro oppure, a scelta, una fornitura di tre mesi di Magdalenas della Schär. ;-)

Che dire di più? Partecipate tutti al concorso iscrivendovi alla newsletter.

Un bacio
Maria Paola

NOTA BENE: La storia del premio è uno scherzo (meglio precisarlo, non si sa mai…).
La newsletter però funziona davvero. Vi aspetto numerosi. Un altro bacio MP

Iscrivetevi alla fantastica newsletter di “Le avventure di Maria Paola”

Carissimi,
credevate di trovare qua il modulo di iscrizione alla newsletter, che vi avverte via e-mail di nuove avventure nel mio blog.
Invece non c’è.
Perché?

Perché è da giorni che mi sbatto per riuscire a mettere nel blog uno straccio di newsletter, ma non ci riesco!
Se qualcuno di voi mi dà una mano oppure ha un amico smanettone che mi aiuta, gli sarò eternamente grata.

Ho provato a installare vari plugin per la newsletter nel mio AlterBlog (si chiama così) su Altervista.
Che ne funzionasse uno!

Ho pure chiesto in giro ad altri blogger.
Molto sfacciatamente ho chiesto anche a gente che ha blog che non c’entrano nulla con il mio.
Tipo questi del Comitato Giarre, che hanno risolto chiamando il tecnico (però sono stati gentili a rispondermi, per cui si meritano il link nel mio blog. Salve Signor Matteo!).
E anche il misterioso King Riki, che sembrava avesse per me la risposta decisiva, poi invece lui aveva l’AlterSito invece che AlterBlog, il che ha infranto le mie speranze (ma anche lui si merita il link al suo blog).
Ovunque ho sentito storie di ricerche disperate e di fallimenti.

Stavo allora pensando di traslocare nel dominio wordpress.com perché li c’è già la newsletter incorporata. Infatti ho già prenotato il dominio leavventuredimariapaola.wordpress.com
Se qualcun’altro lo volesse, mi dispiace ma l’ho già preso io.
In compenso, leavventuredipinocchio è ancora libero.

Tuttavia, il problema di wordpress.com è che la newsletter della cosiddetta “blog subscription widget” mi sembra molto limitata. Inoltre sul quel dominio non ci sono plugin per installarne delle altre. Per cui, se non ti va bene quella, te la tieni.

Insomma, se qualcuno ha consigli oppure mi dà una mano per mettere la newsletter ne sarei molto felice.
Un abbraccio da
Maria Paola

P.s. AGGIORNAMENTO:
Adesso sono riuscita ad impiantare la newsletter! Gioia e tripudio!
Ho lasciato questo post, visto che il titolo è valido…
Potete iscrivervi alla newsletter inserendo il vostro indirizzo e-mail nel form a destra e c’è un motivo in più per farlo….
Un caloroso grazie a Mr Adam che mi ha dato l’input decisivo. Ecco il link al suo blog (se lo merita).

Saluti a tutti
Maria Paola

Il dopo-Befana

Carissimi,
l’Epifania tutte le Feste si porta via. Questo, tanto per cominciare con una frase originale.
A proposito di originalità, spero che ieri abbiate visto il servizio del TG1 sulle befane. Ogni anno è sempre diverso: guai a perderselo.
Anche io non ho voluto rinunciarci: visto che sono tornata già ieri nei Paesi Baschi, me lo sono guardato in Internet.

Ricordo una mia amica tedesca, che parlava l’italiano perfettamente. Però era convintissima che la strega si chiamasse Epifánia e che la festa fosse quella della Befanía (non sto scherzando).

E cosa vi ha portato la Befana? A me un chilo e mezzo di pane carasatu senza glutine. Quello di Orgosolo. Ne ho provato di cinque tipi e, senza dubbio, quello è il migliore: la Befana se ne intende. Purtroppo, siccome non opera in Spagna, me lo ha portato in Italia, e me lo sono dovuto trasportare in aereo, con tutti gli altri prodotti senza glutine…
Mentre lottavo per mettere la roba in valigia, mia mamma mi ha detto: “Dovevi portarti meno vestiti!”.
Ma se l’abbigliamento l’avevo ridotto all’osso per far posto ai viveri! I vestiti stesi nella valigia arrivavano massimo a 3 centimetri di altezza! Ecchecaspita! Mica a Sassari potevo girare in mutande (che mi vergogno, e poi fa freddo).

E ora eccomi qua di nuovo nei Paesi Baschi. La mia adorata coinquilina non c’è perché è in vacanza nel paradiso gluten-free: l’Australia. Solo che lei non ne ha bisogno, perché non è celiaca.
Così mi godo da sola la mia bella casa all’undicesimo piano, dalla quale si domina tutta la città e si vedono i Pirenei. L’unico svantaggio della casa è il sistema di areazione dei bagni. Funziona benissimo, ma è collegato con le cucine. Infatti spesso, facendo la doccia la mattina, si sente un forte odore di soffritto di cipolla. Cosa mangiano gli spagnoli a colazione? Cipolla fritta? Mah. Se non altro è senza glutine.

Buon rientro a tutti
Maria Paola

Vite parallele

Carissimi,
sapete, io ed Elisabetta Canalis abbiamo un sacco di cose in comune.
Siamo entrambe di Sassari. Siamo andate a scuola nello stesso liceo. Ci siamo iscritte allo stesso corso di laurea. Abbiamo entrambe un fratello. E infine: i suoi genitori fanno lo stesso mestiere dei miei.
Poi però, in fin dei conti, lei sta con Clooney…
Maria Paola