Come farsi scrivere il proprio blog da altri

Il primo libro di Luisella Fiumi.

Carissimi,
innanzitutto una bella notizia. Come avrete già intuito, dopo l’operazione alle tonsille sono ancora viva.
Appena posso vi racconterò le mie strabilianti avventure in ospedale. Sto bene, ma sono ancora debole e così ho deciso di farmi scrivere il blog da qualcun altro. Da una scrittrice umoristica alla quale non sono degna di allacciare i calzari.
Si tratta di Luisella Fiumi, milanese, lavoratrice e madre di famiglia alle prese con un marito “perfetto”, detto il Bosi, e due figlie pestifere. Mia madre leggeva i suoi libri quando era incinta, e così sono nata io.
Lascio ora la parola a Luisella.
Buona lettura dalla vostra,
Maria Paola

* * *

IL MARITO CHE DÀ «UNA MANO»

Avevo detto a un’amica – moglie di un uomo premuroso nell’aiutarla in casa – che mio marito, invece, mi chiedeva, ogni volta, dov’era la cucina. E il Bosi si era arrabbiato moltissimo: « Ma cosa ti è venuto in mente? Da quando in qua ti chiedo dov’è la cucina? In questi ultimi anni, lo sai anche tu, sono sempre a tua disposizione ».
« Sì, sì » ammisi « ma era una battuta. »
« Le battute » riprese a brontolare il Bosi « devi farle sulla realtà. Se c’è un marito, perlomeno della mia generazione, che da un pezzo aiuta in casa, questo sono io. »
« Ma sì, certo » ripetei. Però, siccome seguitava a sbraitare ed era sabato mattina, dissi:
« Va’ a farti la barba e non pensarci più ».
« Vado a farmi la barba, ma ci penso. »
Ora, è vero, nei primi anni del nostro matrimonio, si vantava di non sapere dove era la cucina e se gliela mostravo, si bendava gli occhi. Ma da tempo si dava da fare, pretendeva la parità: io lavoravo anche in casa? Bene, ci lavorava anche lui.
« Non toccare il vassoio della mia colazione che lo metto a posto io! » mi urlò dal bagno.
Così, mentre impiegava un’ora a farsi la barba, riordinai le poche cose che riordino il sabato mattina quando la nostra colf si dà alla macchia. Lasciai, però, il vassoio in camera da letto, per non mortificarlo.
« Ma hai fatto tutto tuuu? » se la prese con me, quando uscì dal bagno.
« Sì, però adesso, se vuoi, mi accompagni al super-market in macchina. »
« Certo che voglio! » Anche se poche cose lo annoiano come accompagnarmi al supermarket.
Scese in garage, situato nel sotterraneo della casa, e dal quale per estrarre l’automobile impiega un tempo interminabile. Succede questo: prima apre il cancello, poi, con calma (sbaglia sempre chiave e impreca), il secondo portone, infine si avvia verso il box allineato con gli altri box, osserva che all’interno dell’auto sia tutto in ordine, accende il motore, aspetta che si scaldi e quando finalmente sale, dopo giri tortuosi intorno a una colonna di cemento, in strada non mi trova più. Mi vede riapparire, di lì a poco, carica di pacchi.
Si arrabbia moltissimo, e anche quella volta si stizzì: « Ma perché sei andata al supermarket da sola? » disse.
Ora, porco mondo, doveva riportare la macchina in garage, ma mi raccomandò di non apparecchiare la tavola, perché questa incombenza spettava proprio a lui.
In garage, impiegò lo stesso tempo (questa volta si imbatté in un inquilino che doveva uscire con l’auto e si sentì in dovere di scambiare convenevoli), sicché lo aspettai, ma dopo un po’ mi accinsi alla preparazione del pranzo e della tavola.
Urlò, quando se ne accorse: « E, allora, io cosa faccio? » (voleva la parità).
« Guarda » cercai di rimediare, « il vassoio della tua colazione è ancora in camera e puoi portarlo in cucina. »
« Benissimo! » si rallegrò.
Lo vidi girare e rigirare col vassoio in mano alla ricerca di non so che cosa, ma non mi chiese niente. Fui io, di mia spontanea iniziativa, a indicargli la cucina.

(da Tutte femmine e un maschio di Luisella Fiumi, 1981, pag. 9-11)