Celiaca per caso

Carissimi,
non vi ho mai raccontato com’è che sono diventata celiaca.
Rimedio subito. Leggete un po’ qua.

In principio era la signora Dedè.
La signora Dedè (nome di fantasia) era una nostra vicina di casa al mare, quando io andavo ancora a scuola. Una bella signora bionda, magra, molto giovanile. La signora Dedè aveva una malattia rarissima: la celiachia. Talmente rara, che praticamente sulla faccia della terra la celiachia ce l’aveva solo lei. Una vera pioniera.
Così abbiamo scoperto che la signora Dedè non poteva mangiare il pane e la pasta. Strabiliati, ci chiedevamo “Come sopravviverà?” La signora Dedè allora ci aveva fatto vedere la pasta che mangiava, una roba stranissima della Aproten, e inoltre delle gallette di riso che comprava in farmacia. Povera signora Dedè!
La signora Dedè non finiva mai di stupirci! Ci aveva detto che, dopo aver iniziato la dieta senza glutine, stava ancora male e non si capiva il perché. Poi saltò fuori che era l’ostia! La piccola ostia della comunione le faceva male. Una volta eliminata quella, era stata benone.
La signora Dedè era per noi una figura leggendaria, distante da noi anni luce. Ma lo spettro della celiachia aleggiava anche sulla nostra famiglia…

Anni dopo saltò fuori un altro caso: il figlio di un’amica di mia madre era celiaco. Era un bambino grassottello e, a quanto pare, con la dieta senza glutine era dimagrito. Sino a quel momento la celiachia secondo me era una prerogativa della signora Dedè e di bambini grassottelli. Mentre io e mio padre eravamo notoriamente magri come chiodi.
Qualche anno dopo mia madre aveva letto un articolo sul giornale, riguardante questo fantomatico “morbo celiaco”. Diceva che adesso il morbo si poteva scoprire con un semlice esame del sangue e che, grazie a questo esame, nelle scuole di Alghero avevano scoperto un sacco di casi di morbo celiaco. Molto interessante, così la signora Dedè e il figlio dell’amica di mia madre si sentiranno meno soli. Tuttavia non pensavamo che il fatto ci toccasse minimamente.

Quando facevo l’Erasmus in Germania poi, abitavo con una finlandese che aveva l’intolleranza al lattosio. Mi sembrava chissà che cosa (povera ignara). Ricordo che un giorno avevamo litigato per la pizza. La stavamo preparando per una festa, una delle innumerevoli feste che davamo nel nostro appartamento. La mia coinquilina finlandese voleva metterci l’emmentaler. Non sia mai! Mi sono opposta e volevo metterci ovviamente la mozzarella, che lei non poteva mangiare per via del lattosio. Le ho detto: “Prenditi le tue pastiglie al lattasi, così la puoi mangiare!” Alla fine ho messo la mozzarella su tutta la pizza tranne su un riquadro. Poi ho preso una fetta di emmentaler, ho ritagliato una bella “N” grande (la mia coinquilina si chiamava Nina) e ce l’ho messa sopra. Le ho detto: “Questo angolo è per te.”
Crudele, vero? A quel tempo vi assicuro che non l’ho fatto con cattiveria. Anzi, mi era sembrata una soluzione simpatica (ero giovane e inesperta). In ogni caso, oggi, da celiaca, sto scontando una pena trenta volte maggiore alla mia colpa per la legge del contrappasso.

Ma quando ho finalmente scoperto di essere celiaca? Diciamo per caso, in seguito ad uno screening familiare.
Un bel giorno, avevo 25 anni ed ero a Pavia per motivi di studio, mia mamma mi telefonò commossa per dirmi che da un’analisi babbo era risultato celiaco.
Io: “Ma allora devo fare l’analisi anche io!”
Mia mamma: “Aspetta almeno a Natale.”
Io: “No, no, la faccio subito. Se babbo è celiaco, lo sono anche io!”
E così fu.

Ma, direte voi, possibile che non mi sia mai accorta di essere celiaca?
Beh, a dir la verità qualche presagio c’era stato…
Ve lo racconto nella prossima puntata.
La vostra
Maria Paola

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