In Belgio: gli studenti, le lavandaie
e il locale più talebano del mondo (finale)

'Tu proverai sì come sa di sale lo pane altrui' (Dante, Paradiso, Canto XVII, versi 58-59).
Cosa c'entra con la mia avventura in Belgio? Lo scoprirete continuando a leggere.

(CONTINUA DALLA PRIMA PARTE)

Vi dicevo, che sicuramente gli studenti Erasmus celiaci a Lovanio si troveranno benone. Eh giá, perché per noi celiaci a Lovanio si mangia parecchio bene. Una sera siamo stati a cena al The Be Bop, che é un posto bellissimo perché ha il muro pieno di quadretti: tutti storti dal primo all’ultimo. Prima c’é la zona bar e poi in fondo la zona ristorante: un ristorante di lusso. Ho mangiato benissimo: dall’antipasto al dessert. Avevano anche il pane per me. Non so se lo tengano tutti i giorni, visto che in quel caso erano avvertiti da prima della mia presenza, ma vale la pena di provare. Considerate che é un po’ caro.

Dopo cena, seduta al bar, chiacchieravo con un collega albionese. Non so come mai, ma il discorso é caduto sul pane di guerra. Il collega mi ha chiesto come mai si chiama “pane di guerra”.
Io: “Perché é senza sale.” (in realtá non é solo per quello, ma li per li ho risposto cosí)
Il collega: “Che orrore il pane senza sale! Una volta ero in Toscana e mi ero fatto un panino con salame. Poi l’ho addentato: terribile!”
Io: “Ma che dici? Il pane toscano senza sale é ottimo: cosí si sente di piú il sapore del salame. Inoltre”, ho aggiunto, “Dante si lamentava dell’esilio scrivendo ‘Tu proverai sì come sa di sale lo pane altrui’”.
Il collega: “Sicuramente Dante era ironico.”
Ecco finalmente un’interpretazione innovativa dell’opera di Dante.

La sera dopo siamo stati nel locale Domus, vicino al municipio. Stavo spiegando le solite cose al cameriere quando lui mi ha interrotta per dirmi che sul menu le pietanze senza glutine erano indicate con un asterisco. Gioia e tripudio!
Tutta contenta ho ordinato una cosa con l’asterisco (ora non ricordo quale).
Poco dopo il cameriere é tornato con una forchetta ed un coltello in mano e mi ha sostituito le posate. Al mio sguardo interrogativo ha risposto dicendo: “Queste le abbiamo rilavate.”
Caspiterina, ho pensato, questi fanno proprio sul serio!
La palma d’oro al locale piú talebano del mondo!

Per chi di voi non conoscesse il celiachese, riporto uno stralcio del Grande Dizionario Garzanti Celiachese-Italiano con la parola “talebano”:
[ta-le-bà-no] nome maschile, chi appartiene al movimento celiaco fondamentalista, ossessionato dalle contaminazioni da glutine, segue rigorosamente i princìpi anti-contaminazione della sua religione e usa la forza per imporli.
(per approfondire, -> cliccate qui <-)

Il giorno della partenza mi sono fatta un giretto a Lovanio per visitare finalmente la cittá. Sono stata nella cattedrale di San Pietro. Vale la pena pagare il biglietto per visitare l’esposizione all’interno della chiesa. Cosí si puó vedere quel grande capolavoro che é l’Ultima Cena di Dirk Bouts: un’opera cosí intensa ed espressiva che ti folgora. Metto qua il link, anche se non rende: va vista dal vivo.
C’é anche un’altra opera di Bouts, per noi molto interessante. Si tratta del martirio di Sant’Erasmo. Un martirio molto celiaco: in pratica gli hanno tirato fuori gli intestini. A me quel quadro fa molta impressione. Ma se ve la sentite, voi celiaci piú temerari, -> cliccate qui <-.
Vi consiglio anche di visitare il museo di Lovanio. Molto belli i dipinti fiamminghi del ’400-’500 e anche le opere piú recenti di Constantin Meunier (fine ’800). Vale davvero la pena.

Con la collega polacca sono stata poi nel locale Trobadour. Anche lá ho mostrato al cameriere l’opuscolo dell’Associazione Fiamminga. Ad un certo punto il cameriere ha indicato la spiga sbarrata sull’opuscolo e ha detto: “Questa prima aveva cinque file di chicchi, ora ne ha sette…”
Ho pensato: questo conosce bene il simbolo della spiga sbarrata!
Lui ha continuato “… Sette file di chicchi invece di sette: é per questo che sono aumentati cosí tanto i casi di celiachia. É il grano transgenico! Anche io ogni tanto devo mangiare senza glutine, perché cosí mi sento meglio.”
Ho pensato: tutto chiaro allora.

E vabbé: quantomeno era al corrente della cosa. Ho ordinato la grigliata di pesce. Dopo una breve attesa me l’hanno portata: davvero bellissima. C’erano anche due salse di accompagnamento. Il cameriere mi ha spiegato che contenevano maionese. Ho detto: “Se é maionese industriale, avrei bisogno di leggere gli ingredienti sull’etichetta”. Il cameriere: “Guardi, viene malissimo: il barattolo della maionese é enorme e non posso portarlo qua”.
Io: “E se vengo io in cucina?” (della serie: se la montagna non va a Maometto, Maometto va alla montagna)
Il cameriere (sconcertato): “No, non si puó.” (della serie: la cucina é luogo sacro).
Io (rassegnata): Vabbé, allora non mangio le salse.
E cosí mi sono data alla grigliata, che era veramente, ma veramente ottima.

Dopo un po’ torna da noi il cameriere con la macchina fotografica in mano in atteggiamento da fotografo. Ho pensato: Poffarbacco! E perché adesso questo qua ci vuole fotografare? Vabbé che io e la mia collega polacca siamo degli schianti pazzeschi, peró…
Non é vero che siamo degli schianti pazzeschi, sto scherzando. Infatti il cameriere si é avvicinato e mi ha fatto vedere la macchina fotografica: aveva fotografato l’etichetta della maionese in modo che potessi leggere gli ingredienti. Ed erano senza glutine! Per cui ho potuto mangiare pure le salse: ottime anche quelle.

Dopo pranzo ho preso il treno per l’aeroporto di Bruxelles e da li l’aereo per tornare alla base.
Ma dove? Nei Paesi Baschi?
No, no.
Dove è tornata Maria Paola?
Lo scoprirete nella prossima avventura.

Baci dalla vostra
Maria Paola