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Category: Cucina

Facciamoci del male

Ecco il mostro.

Carissimi,
a volte vi sentite un po’ masochisti e autodistruttivi?
Ecco quello che fa per voi: la ricetta per fare il glutine in casa.
È tratta dal blog di Dario Bressanini Scienza in cucina, che a me piace un sacco.
Ecco qua la ricetta, spiegata passo per passo:
->-> cliccate qui <-<-
Notate come il glutine appena fatto sembri un cervello umano. Di quelli messi nei vasi con la formalina, come nei peggiori musei degli orrori.

Questa ricetta dà lustro alla mia già pregiatissima rubrica di cucina, dopo il pandoro floscio, il pane di guerra e gli omogeneizzati.

Notate che la foto che pubblico non è mia. È presa direttamente dal blog di Bressanini. Io il glutine non l’ho ancora fatto. Forse è ancora troppo duro per me dopo l’operazione alle tonsille (è una magra scusa, lo so).

D’ora in poi, per mandare a quel paese un celiaco (e anche un non-celiaco) si potrà dire:
“Ma va a farti il glutine in casa!”
Mi sembra anche più gentile.

Buon divertimento con la ricetta!
La vostra,
Maria Paola

Cronache ospedaliere:
finalmente si mangia

(CONTINUA DALLA PRIMA PARTE)

Nei primi due giorni dopo l’operazione mi nutrii solo di prelibatissime flebo. La mia preferita era quella alle patate fritte, ma anche quella al pollo arrosto non era male.
Mentre io ero attaccata alla flebo, la mia compagna di camera andava a mangiare nella sala mensa del reparto. Tornava tutta schifata: “Roba orribile! Ho mangiato solo il pane.”
Io: “Ma cosa c’era?”
Lei: “Il passato di verdura. Bleah.”
Io (sognante): “Il passaaato di verduuura!”
Lei: “Le carote bollite.”
Io: “Le caroooote bolliiiiite!”
Quelle carote bollite me le sognavo la notte.

La sera del secondo giorno la dottoressa mi disse che potevo iniziare a bere acqua e a mangiare il gelato. Rigorosamente bianco. I miei mi avevano comprato delle coppette panna e cioccolato. Visto che potevo mangiare solo la panna, mio babbo dovette fare un sacrificio e mangiarsi tutto il cioccolato. Cosa non si fa per i figli!
Cosa mi sembrò quel primo gelato dopo tanto digiuno! Buonissimo!

Continuavo a ricevere la mia dose di flebo, visto che non potevo mangiare gran che, ma pian piano aggiunsi gli omogeneizzati. Il primo fu un omogeneizzato di pollo, che dovetti mangiare freddo, sciolto in acqua in un bicchiere di plastica. Roba da grand gourmet, insomma.
Ora non ridete. Nei ristoranti di lusso pappette simili le decorano con aceto balsamico e una fogliolina di basilico e ve le servono in pompa magna.

Un giorno la caposala impietosita mi offrì degli omogeneizzati di marca che custodiva gelosamente nel frigo. Ebbi modo di provarne diversi: tacchino, vitello con verdure, pollo, coniglio, etc.
Non solo avevano tutti lo stesso orrendo sapore, ma anche lo stesso colore. Il mio sospetto è che mettano in tutti lo stesso impiastro. Tanto i neonati, poveretti, non se ne accorgono.

La palma d’oro degli omogeneizzati peggiori va però a quelli di verdura. Assolutamente
n o n – e d i b i l i: dopo il primo in ospedale, dissi basta. Mia mamma aveva allora il problema di smaltire le scorte. E fu così che mise di nascosto il famigerato “verdure e legumi” nella minestra di mio padre. E l’orribile “verdure miste” nella minestra di mio fratello. Entrambi non cessavano di complimentarsi con mia madre di quanto era buona la minestra e chiedevano cosa mai ci avesse messo.
Massaie, prendete nota.

Siccome non si vive di soli omogeneizzati, ad un certo punto iniziai anche io ad andare in sala mensa. Non per mangiarci, non potevo, ma per vedere un po’ la fauna umana. Metti che anche in ospedale ci sia qualche Brad Pitt! Non si sa mai.

E così conobbi alcune persone interessanti…

(FINE SECONDA PARTE)
VAI ALLA ->->-> TERZA PARTE

Gran pranzo di Pasqua

No comment.

Gran pranzo di Pasqua dopo l’operazione alle tonsille:
- omogeneizzato di agnello di gran marca, con tanto di spiga sbarrata
- pasta (finalmente!) molto scotta e fredda
- dulcis in fundo: uovo di Pasqua (ovvero uovo à la coque, visto che il cioccolato non si può).
Non mi faccio mancare niente insomma.
Preferivo la dieta gluten-free a quella tonsil-free, ma pazienza.

Carissimi,
auguro a tutti voi una Pasqua più buona!
Un abbraccio dalla vostra,
Maria Paola

Da settembre panini senza glutine in tutti i McDonald’s!

Carissimi,
una mia amica, che lavora nelle alte sfere di McDonald’s Italia, mi ha informata che da settembre ci saranno i panini senza glutine in tutte le filiali McDonald’s italiane! Come già succede in Svezia e in Spagna. Finalmente!
La McDonald’s si è decisa dopo aver valutato il gran giro di affari dei prodotti senza glutine. Ha già stipulato un accordo con la Schär, che fornirà le Ciabattine, dentro le quali verranno messi gli hamburger.

Purtroppo, per ridurre i costi di produzione, le patate fritte saranno prodotte anche con amido di frumento e saranno quindi vietate per noi. In compenso McDonald’s ha deciso di inserire nel menu le patate lesse, più sane e senza rischi di contaminazione per noi celiaci. Saranno disponibili nei formati grandi, medie e piccole.
Per i celiaci più sensibili, insieme al ketchup e alla maionese, ci saranno bustine di McEnterogermina®, prodotta in collaborazione con la casa farmaceutica Sanofi Aventis, da sciogliere nella Coca Cola.

Mi sembra un grande passo avanti.
Un saluto,
Maria Paola

La pentola a pressione

Carissimi,
dovete sapere che io cucino praticamente tutto in pentola a pressione. Il risotto ad esempio (e qua i milanesi si scandalizzeranno) non lo faccio aggiungendo pian piano il brodo caldo e mescolando per mezz’ora. No, no: io sbatto tutti gli ingredienti nella pentola a pressione, chiudo il coperchio e dopo un quarto d’ora è pronto. Vi assicuro che viene ottimo. Per noi celiaci, che mangiamo il risotto più spesso degli altri, è un metodo utilissimo.

Questa cosa della pentola a pressione l’ho presa da mia madre, che ne ha una grande collezione, soprattutto pentole della Lagostina degli anni ’70 e ’80.
Un giorno mia mamma ha detto: “Noi abbiamo più pentole a pressione di quanto certa gente abbia capelli in testa.”
Da allora mi immagino un tizio con le pentole a pressione in testa. L’idea mi piace.

Adesso non vorrei fare pubblicità occulta per la Lagostina, ma da poco mia mamma ha comprato una pentola della Aeternum e quando la usa ne esce sempre la guarnizione! Mio fratello ha commentato: “Questa non è una pentola Aeternum, è una Provvisorium.”

A proposito di mio fratello, da poco è venuto a trovarmi qua nei Paesi Baschi. L’ultima sera, siccome lui l’indomani doveva alzarsi prestissimo per partire, volevamo mangiare a casa per fare prima. Io avevo una minestra di ceci già pronta alla quale dovevo aggiungere solo la pasta. E l’ho cotta dove? (indovinate)
Bravi: in pentola a pressione.

Questa pentola l’ho comprata qua nei Paesi Baschi ed è un modello simil tedesco, con il manico lungo ed il fondo spessissimo. Più che una pentola sembra un carro armato, ma funziona a meraviglia. L’unica cosa è che per aprirla e chiuderla ci vuole l’Incredibile Hulk.
Infatti, quella sera, dopo aver messo la pasta nei ceci, non riuscivo più ad aprire la pentola! Tira qua e tira di là, non ci riuscivo proprio. Era incastratissima.

Arriva mio fratello in cucina: “Ceniamo?”
Io: “Non riesco ad aprire la pentola.”
Cerca un po’ anche lui di aprirla e poi dice: “Dai, lascia stare, lo facciamo dopo cena.”
Io: “Ma la cena è qua dentro!!!”

E allora eccoci tutti e due a tirare la pentola, lui da una parte ed io dall’altra. Ma niente.
Ad un certo punto inizia ad uscire il liquido da uno spazio sotto il coperchio. Mio fratello: “Dai, cerchiamo di tirare fuori la minestra da quel buco.” Giù a ridere tutti e due.

Comunque subito mi è passata la voglia di ridere: tira e ritira questa benedetta pentola non si apriva. Ero disperata.
Già mi vedevo mentre spedivo la pentola all’assistenza con tutta la minestra dentro (così poi se la mangiano loro, pensavo).
Mio fratello: “Ma non sei contenta? Così poi questa cosa la scrivi nel blog.”
Io: “Contentissima. Siccome non ho abbastanza argomenti!”

Dovete infatti sapere che io, per non dimenticarmi le storie da scrivere nel blog, annoto i titoli su un foglietto. Aspettate che li conto, così vi dico quante storie ho da scrivere.

Ne ho contate sedici, di cui una a puntate (non sto scherzando).
Quando avrò mai tempo di scrivere tutta questa roba? E tra poco per lavoro dovrò pure andare per un paio di settimane nella Perfida Albione. Chissà là quante me ne capitano!
Siccome non ho tempo, spesso pubblico le storie molto tardi. A volte sono così vecchie che poi non sono più attuali. Non so se avete notato che tre giorni dopo il messaggio sulla liberazione dalla schiavitù, la schiavitù era già tornata!

Ma torniamo alla pentola a pressione incastrata! Dicevo, mio fratello ed io la tiravamo da tute le parti, ma niente. Ad un certo punto mio fratello dice: “Ce l’hai un martello?”
Io: “Come prego?”
Lui: “Sì, dài prendiamola a martellate. Tanto cosa abbiamo da perdere?”
Fortunatamente non abbiamo trovato un martello in casa.
Poi, chissà come, quando ormai avevo perso ogni speranza, ho osservato di nuovo il tappo e senza capirci un tubo del meccanismo, ho fatto inconsciamente la mossa esatta e la pentola si è aperta.

Minestra mangiata.
Tutto a posto.
(Mi dispiace solo per quelli dell’assistenza che sono rimasti a bocca asciutta. Infatti la minestra era ottima)

Saluti
Maria Paola

Cos’è il pane di guerra?

Il pane di guerra (nome datogli da mio padre) è il pane che mangio tutti i giorni: il mio pane da battaglia (come dice il nome stesso, eh eh).

Il pane del Ceccherini invece è per le cerimonie, le domeniche e per gli ospiti.
Agli ospiti non mi sognerei mai di offrire il pane di guerra. A meno che non siano guru indiani, Crocodile Dundee, Reinhold Messner oppure gente altrettanto tosta.

Bando alle ciance, ancora una volta a grande richiesta, ecco la ricetta del pane di guerra: -> cliccate qui <-

Ciao
Maria Paola

A grande richiesta: il pane di guerra

Ciao a tutti,
in pochi minuti mi sono arrivate centinaia di richieste per il pane di guerra (chi l’avrebbe mai detto!?!).
Per cui, a grande richiesta, eccolo qua:

IL PANE DI GUERRA!
——————
Ingredienti:
300 ml di acqua tiepida
0 gr di olio
0 gr di sale
300 gr di farina Mix B Schär
90 gr di farina di grano saraceno
ca. 8 gr di lievito di birra in cubetto (1/3 di quello Lievital ad esempio)
0 gr di zucchero

Non dimenticate gli zero grammi di olio, sale e zucchero perché sono fondamentali!

Procedimento:
Mettete tutto nel cestello della macchina del pane nell’ordine indicato.
Fate un buchetto nella montagnetta di farina, nel quale inserirete metà del lievito sbriciolato, poi 0 gr di zucchero e l’altra metà del lievito.
Fate partire la macchina. Per l’Alice il programma base, primo livello (quantità minore di farina) e doratura scura. Quando inizia a formarsi la palla, scrostate con una paletta di gomma la pasta che rimane attaccata alle pareti e buttateci altri 10-20 ml di acqua
Quando sfornerete il pane attenti a non sfondare il tavolo. Tagliatelo con un coltello affilatissimo (altrimenti non ce la fate).
Provate le fette con un velo di ricotta e poi di marmellata di ribes nero (o anche di frutti di bosco).
A me piace davvero e lo mangio spesso a colazione.
Ciao
Maria Paola

P.s.: Aggiungendo una patata piccola (ca. 70 gr) cotta e ridotta in poltiglia, il pane diventa più morbido.

Genesi del pandoro

Ciao,
tre giorni fa ho fatto il pandoro seguendo la ricetta trovata sul forum.
Devo dire che l’impasto è cresciuto tantissimo, il che faceva ben sperare.
Tuttavia, durante i 10 minuti a 210 gradi, le pareti interne del pandoro (quelle intorno al buco dello stampo da budino) hanno iniziato a precipitare, mentre noi, dall’altra parte del vetro, assistevamo impotenti alla catastrofe.
Mio fratello allora mi ha detto: “Mi pare che verrà fuori un pandoro azzimo. Più adatto alla Pasqua ebraica, che non al Natale”.

Per fortuna ad un certo punto il pandoro ha smesso di crollare. Devo ammettere che avevo dimenticato di mettere il pizzico di sale (credo serva per evitare che il dolce lieviti troppo e poi precipiti).

Insomma, il prodotto finale era discreto. L’odore era decisamente quello del pandoro industriale. La consistenza era un po’ più compatta, ma la lievitatura nel complesso ha tenuto.
Consideriamo questa la versione beta. La prossima volta do il compito di fare il pandoro a mio babbo. Lui, quando ci si mette, fa i dolci in maniera scientifica.

Adesso che sono a Monaco, approfitto per cercare lo stampo apposito. Non è escluso che ci sia. I tedeschi infatti sono fanatici degli attrezzi da cucina.
Probabilmente pubblicizzano lo stampo per pandoro come “l’attrezzo indispensabile per la vera massaia italiana” e con “fate il pandoro in casa, come tutte le famiglie italiane a Natale”.
Forse avrò fortuna.
Ciao
Maria Paola