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Archive: January, 2011

Gli additivi misteriosi

Carissimi,
nel periodo di permanenza a Praga sono diventata molto brava a leggere le etichette in ceco. All’inizio non sapevo una parola di ceco, ma alla fine capivo tutti gli ingredienti anche senza vocabolario. Si trattava soprattutto di conoscenza passiva: se mi chiedete come si dice in ceco “farina di semi di carrube” non so rispondervi, ma se lo vedo scritto lo riconosco subito.
L’unico nome che mi è rimasto impresso è Kyselina Citronova, che sembra il nome di una grande tennista. Invece vuol dire acido citrico.

Nei Paesi Baschi gli ingredienti sono in spagnolo ed io lo avevo studiato un sacco di tempo fa. Anzi, ho pure continuato a leggere libri in spagnolo di tanto in tanto: il mio autore preferito è Julio Cortázar (scrittore argentino) e la mia figura letteraria preferita è Don Juan (per motivi molto diversi dalle caratteristiche che normalmente si attribuiscono a questo personaggio; ma lasciamo il tema che è troppo off topic…).

Voi direte: visto che parlo lo spagnolo, leggere le etichette in Spagna sarà un gioco da ragazzi.
E invece non è così. Anche gli additivi spagnoli possono nascondere delle insidie…

Me ne sono accorta all’arrivo in Spagna, quando ho fatto scalo all’aeroporto di Barcellona (il più moderno, pulito e grandioso che io abbia mai visto).
Sono entrata in un negozietto per comprarmi qualcosa da mangiare. Volevo uno yogurt alla frutta e capivo tutti gli ingredienti, tranne uno: nata. Cosa sarà mai questa “nata”?
Ho chiesto ai negozianti. La mia domanda li ha lasciati molto perplessi. Ho spiegato allora che avevo un’intolleranza alimentare. Loro: quale? Io: al glutine.
La negoziante allora: “Noooo, allora questo non lo può mangiare perché non è certificato!”
Mi veniva da ridere. Pensavo: benvenuta in un paese dove il prontuario tiene conto delle contaminazioni!
Insistevo: “Perbacco, ditemi cosa caspita è questa ‘nata’!”
La negoziante: “Nooooo. E se poi lei si sente male qua? Non lo può mangiare!”
Insomma, non c’è stato verso, ho dovuto rimettere lo yogurt a posto.
In seguito ho chiesto alla mia coinquilina: mi ha detto che “nata” vuol dire panna.
E vabbé.

Un’altra volta, al supermercato volevo comprare le olive nere. Ce n’erano di due tipi: su un tipo c’era scritto “con hueso” e sull’altro no.
Cosa sarà mai questo “hueso”? Avrà il glutine? Meglio evitare: ho preso quelle senza.
Per sicurezza ho letto gli ingredienti: olive, acqua, sale e gluconato ferroso (che mi fa tanto bene a me che sono anemica). Bene, ho pensato, questo hueso non c’è: le prendo.
Più tardi mi è venuto in mente che “hueso” vuol dire osso…

Etichette a parte, in spagnolo poi ci sono tanti falsi amici con l’italiano.

Ad esempio: al ristorante con mio fratello, abbiamo chiesto che dessert c’era per me.
Il cameriere ha risposto: “La pigna”.
Sicuramente senza glutine, però un po’ dura, eh! Specialmente se uno la mangia a morsi.
In realtà, “piña” (si scrive così) vuol dire ananas. Io lo sapevo, ma mio fratello si è divertito. E, se ci pensate, l’ananas e la pigna si assomigliano.

Quando poi stavo arrivando in Spagna in aereo, durante il volo mi son presa un colpo. Ad un certo punto una voce imperiosa all’altoparlante ha detto “Vuestro destino es Barcelona!”
Oddio, davvero? Ti prego non dirmelo così!
Poi sul volo da Barcellona a Bilbao ha detto “Vuestro destino es Bilbao!”
Ebbé però, decidiamoci! Qual’è il mio destino, Bilbao o Barcellona? Poco affidabili questi oracoli (in realtà, come avrete capito, “destino” vuol dire destinazione).

Restiamo in tema: per salvare un file sul Windows spagnolo si deve cliccare su “guardar al destino”. Ogni volta un tuffo al cuore: oddio, no, non voglio vedere il mio destino!

Un’altra cosa che mi piace da matti è la “peluqueria de caballeros”. Ci passo davanti tutti i giorni e vuol dire “parrucchiere per uomo”. Ma a me viene in mente un posto dove fanno parrucche per cavalieri medievali…

Besos a todos
Vuestra
Maria Paola

Concorso a premi: stiamo lavorando per voi

Carissimi,
vedo con piacere che, in seguito al mio messaggio di ieri, parecchia gente si è già iscritta alla newsletter.
L’omino della newsletter infatti è già al lavoro.

Detto fra noi: avete fatto bene! Non si sa mai di essere baciati dalla fortuna.

In confidenza vi dico (ma che rimanga tra noi) che spero che il vincitore scelga la fornitura di Magdalenas della Schär. Quella si potrebbe facilmente detrarre dal buono mensile di mio padre. Invece gli ottocentomila Euro non so ancora bene come procurarmeli…

Ieri sera intanto ho dato una grande festa a casa mia. Ha avuto talmente tanto successo, che a fine serata il collega francese, il cinese ed io cantavamo a tenores, sgranocchiando pane carasatu gluten free e ballando il ballo sardo.

Ma questa è un’altra storia e si dovrà raccontarla un’altra volta

Maria Paola

Concorso a premi

Carissimi,
ecco qua finalmente, dopo tanti sbattimenti, la mia nuovissima fantastica newsletter.
Iscrivetevi tramite il form qua a fianco e vi avvertirò per e-mail delle mie nuove avventure!

Ma non finisce qui: tra tutti coloro che si iscriveranno sarà estratto un premio.

Adesso non aspettatevi chissà che cosa. Si tratta di una cosa piccola:
ottocentomila Euro.

Ma voi vi iscrivete per il piacere di leggere le mie avventure, mica per i soldi.

Dicevo, il premio sarà ottocentomila Euro oppure, a scelta, una fornitura di tre mesi di Magdalenas della Schär. ;-)

Che dire di più? Partecipate tutti al concorso iscrivendovi alla newsletter.

Un bacio
Maria Paola

NOTA BENE: La storia del premio è uno scherzo (meglio precisarlo, non si sa mai…).
La newsletter però funziona davvero. Vi aspetto numerosi. Un altro bacio MP

Iscrivetevi alla fantastica newsletter di “Le avventure di Maria Paola”

Carissimi,
credevate di trovare qua il modulo di iscrizione alla newsletter, che vi avverte via e-mail di nuove avventure nel mio blog.
Invece non c’è.
Perché?

Perché è da giorni che mi sbatto per riuscire a mettere nel blog uno straccio di newsletter, ma non ci riesco!
Se qualcuno di voi mi dà una mano oppure ha un amico smanettone che mi aiuta, gli sarò eternamente grata.

Ho provato a installare vari plugin per la newsletter nel mio AlterBlog (si chiama così) su Altervista.
Che ne funzionasse uno!

Ho pure chiesto in giro ad altri blogger.
Molto sfacciatamente ho chiesto anche a gente che ha blog che non c’entrano nulla con il mio.
Tipo questi del Comitato Giarre, che hanno risolto chiamando il tecnico (però sono stati gentili a rispondermi, per cui si meritano il link nel mio blog. Salve Signor Matteo!).
E anche il misterioso King Riki, che sembrava avesse per me la risposta decisiva, poi invece lui aveva l’AlterSito invece che AlterBlog, il che ha infranto le mie speranze (ma anche lui si merita il link al suo blog).
Ovunque ho sentito storie di ricerche disperate e di fallimenti.

Stavo allora pensando di traslocare nel dominio wordpress.com perché li c’è già la newsletter incorporata. Infatti ho già prenotato il dominio leavventuredimariapaola.wordpress.com
Se qualcun’altro lo volesse, mi dispiace ma l’ho già preso io.
In compenso, leavventuredipinocchio è ancora libero.

Tuttavia, il problema di wordpress.com è che la newsletter della cosiddetta “blog subscription widget” mi sembra molto limitata. Inoltre sul quel dominio non ci sono plugin per installarne delle altre. Per cui, se non ti va bene quella, te la tieni.

Insomma, se qualcuno ha consigli oppure mi dà una mano per mettere la newsletter ne sarei molto felice.
Un abbraccio da
Maria Paola

P.s. AGGIORNAMENTO:
Adesso sono riuscita ad impiantare la newsletter! Gioia e tripudio!
Ho lasciato questo post, visto che il titolo è valido…
Potete iscrivervi alla newsletter inserendo il vostro indirizzo e-mail nel form a destra e c’è un motivo in più per farlo….
Un caloroso grazie a Mr Adam che mi ha dato l’input decisivo. Ecco il link al suo blog (se lo merita).

Saluti a tutti
Maria Paola

La pentola a pressione

Carissimi,
dovete sapere che io cucino praticamente tutto in pentola a pressione. Il risotto ad esempio (e qua i milanesi si scandalizzeranno) non lo faccio aggiungendo pian piano il brodo caldo e mescolando per mezz’ora. No, no: io sbatto tutti gli ingredienti nella pentola a pressione, chiudo il coperchio e dopo un quarto d’ora è pronto. Vi assicuro che viene ottimo. Per noi celiaci, che mangiamo il risotto più spesso degli altri, è un metodo utilissimo.

Questa cosa della pentola a pressione l’ho presa da mia madre, che ne ha una grande collezione, soprattutto pentole della Lagostina degli anni ’70 e ’80.
Un giorno mia mamma ha detto: “Noi abbiamo più pentole a pressione di quanto certa gente abbia capelli in testa.”
Da allora mi immagino un tizio con le pentole a pressione in testa. L’idea mi piace.

Adesso non vorrei fare pubblicità occulta per la Lagostina, ma da poco mia mamma ha comprato una pentola della Aeternum e quando la usa ne esce sempre la guarnizione! Mio fratello ha commentato: “Questa non è una pentola Aeternum, è una Provvisorium.”

A proposito di mio fratello, da poco è venuto a trovarmi qua nei Paesi Baschi. L’ultima sera, siccome lui l’indomani doveva alzarsi prestissimo per partire, volevamo mangiare a casa per fare prima. Io avevo una minestra di ceci già pronta alla quale dovevo aggiungere solo la pasta. E l’ho cotta dove? (indovinate)
Bravi: in pentola a pressione.

Questa pentola l’ho comprata qua nei Paesi Baschi ed è un modello simil tedesco, con il manico lungo ed il fondo spessissimo. Più che una pentola sembra un carro armato, ma funziona a meraviglia. L’unica cosa è che per aprirla e chiuderla ci vuole l’Incredibile Hulk.
Infatti, quella sera, dopo aver messo la pasta nei ceci, non riuscivo più ad aprire la pentola! Tira qua e tira di là, non ci riuscivo proprio. Era incastratissima.

Arriva mio fratello in cucina: “Ceniamo?”
Io: “Non riesco ad aprire la pentola.”
Cerca un po’ anche lui di aprirla e poi dice: “Dai, lascia stare, lo facciamo dopo cena.”
Io: “Ma la cena è qua dentro!!!”

E allora eccoci tutti e due a tirare la pentola, lui da una parte ed io dall’altra. Ma niente.
Ad un certo punto inizia ad uscire il liquido da uno spazio sotto il coperchio. Mio fratello: “Dai, cerchiamo di tirare fuori la minestra da quel buco.” Giù a ridere tutti e due.

Comunque subito mi è passata la voglia di ridere: tira e ritira questa benedetta pentola non si apriva. Ero disperata.
Già mi vedevo mentre spedivo la pentola all’assistenza con tutta la minestra dentro (così poi se la mangiano loro, pensavo).
Mio fratello: “Ma non sei contenta? Così poi questa cosa la scrivi nel blog.”
Io: “Contentissima. Siccome non ho abbastanza argomenti!”

Dovete infatti sapere che io, per non dimenticarmi le storie da scrivere nel blog, annoto i titoli su un foglietto. Aspettate che li conto, così vi dico quante storie ho da scrivere.

Ne ho contate sedici, di cui una a puntate (non sto scherzando).
Quando avrò mai tempo di scrivere tutta questa roba? E tra poco per lavoro dovrò pure andare per un paio di settimane nella Perfida Albione. Chissà là quante me ne capitano!
Siccome non ho tempo, spesso pubblico le storie molto tardi. A volte sono così vecchie che poi non sono più attuali. Non so se avete notato che tre giorni dopo il messaggio sulla liberazione dalla schiavitù, la schiavitù era già tornata!

Ma torniamo alla pentola a pressione incastrata! Dicevo, mio fratello ed io la tiravamo da tute le parti, ma niente. Ad un certo punto mio fratello dice: “Ce l’hai un martello?”
Io: “Come prego?”
Lui: “Sì, dài prendiamola a martellate. Tanto cosa abbiamo da perdere?”
Fortunatamente non abbiamo trovato un martello in casa.
Poi, chissà come, quando ormai avevo perso ogni speranza, ho osservato di nuovo il tappo e senza capirci un tubo del meccanismo, ho fatto inconsciamente la mossa esatta e la pentola si è aperta.

Minestra mangiata.
Tutto a posto.
(Mi dispiace solo per quelli dell’assistenza che sono rimasti a bocca asciutta. Infatti la minestra era ottima)

Saluti
Maria Paola

Detto spagnolo

Carissimi,
la mia capa poco fa ha offerto a chi li voleva dei pezzi di torta nella stagnola.
Pensiero gentile, ma io ho preferito rinunciare: si sa che devo tenere la linea, altrimenti chi li sente i Brad Pitt!
(no, beh, in realtà la torta non l’ho presa per un altro motivo che potete immaginare, non sono così attaccata all’estetica).

Come se non bastasse la capa ha pure tirato fuori un detto spagnolo:
“ogni figlio nasce con un pane sotto il braccio”.
Vuol dire che ogni bambino porta ricchezza alla famiglia.

Noi invece siamo nati con la baguette della Schär.
Maria Paola

Alla larga da Telepizza

Carissimi,
se vi capita di trovarvi in Spagna vicino ad una pizzeria della catena Telepizza, vi consiglio di evitare questo posto come la peste.

Io ci sono andata avant’ieri, perché mi avevano detto che avevano due tipi di pizza senza glutine: con pancetta e prosciutto e ai quattro formaggi.
Ho ordinato la pizza pancetta e prosciutto e da bere una fanta. La fanta la prendo una volta all’anno e, casualmente, quel giorno era proprio avant’ieri.

Già prima che mi portassero la pizza il locale mi aveva fatto brutta impressione: squallidissimo.
Inoltre mentre aspettavo mi sono dovuta sorbire in televisione il finale di un vecchio film western, con tanto di ressa nel saloon. L’eroe del western era un tizio ridicolo con i capelli blu. Sembrava che avesse messo troppa azzurrina (in realtà si trattava di un film in bianco e nero colorato successivamente).
Come se non bastasse, la ballerina del saloon parteggiava per il tizio dai capelli blu e non per un altro tizio decisamente più decoroso.

Finalmente arriva la pizza: bruciata fuori e cruda dentro.
Non vi dico cosa sembrava il formaggio, perché magari c’è Marany che legge mentre sta pranzando… La pasta poi era dolciastra.
La palma d’oro alla pizza peggiore di tutti i tempi.
Ho persino rimpianto quella di Praga (il che è tutto dire).

E pensare che la responsabile dei giovani celiaci baschi mi aveva scritto che la pizza di Telepizza non era certo all’altezza di quella italiana che aveva mangiato a Brunico, che era buonissima.
Poteva dirmi direttamente: la pizza di Telepizza fa schifo. Così evitavo di andarci.

Ora siete avvertiti.
Ciao
Maria Paola

Non è un Summer Camp per vecchi

Carissimi,
vi giro l’informazione appena ricevuta da Nerea, la responsabile dei giovani celiaci dei Paesi Baschi.
Il prossimo Summer Camp per i Giovani Celiaci d’Europa (CYE Coeliac Youth of Europe) sarà in Grecia, vicino ad Atene.
Ci si potrà iscrivere dal 15 marzo all’indirizzo e-mail
[email protected]
Ci sono solo 45 posti!
Segnatevi la data del 15 marzo!

http://cye.freehostia.com/

http://cye.freehostia.com/files/summercampgreece2011.pdf

Se ci vado anche io? Temo di essere fuori età. Se non sbaglio, per essere nel gruppo giovani il limite è 30 anni.
Dai 30 in poi si entra a pieno diritto nel gruppo anziani.

Anche il gruppo anziani fa il Summer Camp, ma in una località termale.
Inoltre le attività proposte sono diverse: partite a carte e torneo di bocce.
Nonché seminari utilissimi: come rimuovere eventuali residui di glutine dalla dentiera.

Maria Paola
P.s.: Questo messaggio ricomparirà automaticamente il 14 marzo per ricordarvi di iscrivervi all’evento.

Dove osano i celiaci

Carissimi,
scrivendovi il messaggio sull’osteria del coboldo mi è venuta in mente una cosa.

Spesso i locali per noi sono dei posti un po’ equivoci, poco raccomandabili. Locali dove non metteremmo mai piede se non fossimo celiaci. Eppure ci andiamo lo stesso.

Armati di nervi saldi e sangue freddo (e magari anche con lo spray al peperoncino e il mattone nella borsa) ci addentriamo nelle periferie più remote e nei centri commerciali più alienanti.
Ci sediamio a tavolini con i fiori finti e ci spariamo tre ore di Albano e Toto Cutugno.

Tutto questo pur di mangiare l’unica pizza senza glutine nel raggio di cento chilometri (che magari non è neanche un gran che, ma è pur sempre l’unica che c’è).

Per me, per lo meno, è spesso così.
Maria Paola

Belen di straordinaria bellezza

Se credete che l'argomento del messaggio sia questo, vi sbagliate di grosso.

Carissimi,
ieri sono andata a messa. Dovete sapere che qua in Spagna la vita è tutta spostata di un paio d’ore. In pratica il pranzo è alle tre e la cena alle dieci. Di conseguenza la messa era all’una, ma sono riuscita ad arrivare in ritardo lo stesso.

La chiesa era moderna, ben squadrata, stile hinterland milanese. All’interno era gremita. Età media dei fedeli: 92 anni.
Non so se ci fossero dei celiaci. Può darsi che anche qua in Spagna abbiano le ostie per noi.

In ogni caso in chiesa c’era il presepe più bello che abbia mai visto.
Dovete sapere che qua in Spagna „belen“ non è una showgirl argentina come da noi. Quando ho spiegato alla mia capa (spagnola) il significato comunemente dato alla parola in Italia, era stupefatta. E non le ho parlato neanche di Corona… (anche perché di queste questioni ne so ben poco).
Invece in spagnolo la parola „belen“ vuol dire presepe.

Dicevo, in quella chiesa c’era il belen più bello del mondo: quelle figurine di plastilina goffe e tenere, fatte da bambini piccolissimi dell’asilo. Per non parlare delle pecore di carta, sempre fatte dai bambini: così buffe. Quel presepe mi ha commossa. E in mezzo c’era pure una Barbie, che tesseva (quando l’ho vista mi è venuto da ridere). Ma l’avete mai visto voi un presepe con la Barbie?

Proprio un belen di straordinaria bellezza. Quando ne rivedrò uno così?
Maria Paola

L’osteria del coboldo

Carissimi,
l’altra sera, come spesso succede, era venerdì sera.
Siccome la mia coinquilina si ostina a proseguire la vacanza in Australia, i miei colleghi non sono ancora tornati ed io ancora non conosco nessun altro, mi sono detta:
“Maria Pa’, senti, stasera usciamo noi due.” E così sono uscita con me stessa.

Sono andata in un locale vicinissimo a casa mia, scovato su un forum di celiaci spagnoli. Non avevo idea di cosa offrissero: sul forum una persona aveva scritto solo che era grata all’Associazione Spagnola per l’esistenza di questo locale. Vabbé. Vamos a ver (vediamo).

Il locale si chiama “La posada del duende”, in italiano “L’osteria del coboldo” (un nome, un programma), ed è un locale molto, ma molto alla buona.
Il cameriere infatti è una via di mezzo tra The Big Lebowski e Javier Bardem in “Non è un paese per vecchi”.

Mentre ero li da sola che aspettavo la cena, mi sentivo un po’ in imbarazzo: tutti mi guardavano ed io li con le mani in mano non sapevo che fare. “Accipicchia” ho pensato “potevo almeno portarmi il libro di Patti Smith”, regalatomi per Natale da una persona molto cara.
Fortunatamente ad un certo punto è comparso in televisione José Mourinho (ex allenatore dell’Inter, ora Real Madrid). Recentemente si è preso cinque pere dal Barcellona, e adesso stava pure cadendo nella panchina delle riserve. Ma è pur sempre un Brad Pitt ed è un piacere vederlo.

Finalmente arriva la mia cena. A dir poco poderosa: in pratica la porzione di carne per tutta la settimana. Hamburger, una generosa quantità di pancetta e due uova fritte. Con contorno di patatine. Una roba da far schiattare Pantagruel. C’era anche un panino senza glutine molto cingommoso e la mia prima Estrella in terra di Spagna.
Ho mandato mentalmente a quel paese tutti i Brad Pitt del mondo e mi sono spolverata tutto sino all’ultima briciola.
Quando ho finito, si è avvicinato il mio Lebowski-Bardem tutto cerimonioso e mi ha chiesto se volevo dell’altro. Io: “No, no, basta, per favore!”.

Dopo cena sono uscita a fare un giro per digerire (ci voleva). Dovete sapere che qua a Vitoria la sera c’è una movida pazzesca: un sacco di gente per strada sino a tardi. Gente di tutte le età: da zero a novantanove anni. Alle undici di notte Piazza di Spagna era piena di bambini che giocavano scatenati. Mentre i loro coetanei tedeschi sono a dormire già da tre ore (non sto scherzando).
È stato un gran bel giro e sono tornata a casa stanca e soddisfatta.
Saluti da Gasteiz
Maria Paola

Il dopo-Befana

Carissimi,
l’Epifania tutte le Feste si porta via. Questo, tanto per cominciare con una frase originale.
A proposito di originalità, spero che ieri abbiate visto il servizio del TG1 sulle befane. Ogni anno è sempre diverso: guai a perderselo.
Anche io non ho voluto rinunciarci: visto che sono tornata già ieri nei Paesi Baschi, me lo sono guardato in Internet.

Ricordo una mia amica tedesca, che parlava l’italiano perfettamente. Però era convintissima che la strega si chiamasse Epifánia e che la festa fosse quella della Befanía (non sto scherzando).

E cosa vi ha portato la Befana? A me un chilo e mezzo di pane carasatu senza glutine. Quello di Orgosolo. Ne ho provato di cinque tipi e, senza dubbio, quello è il migliore: la Befana se ne intende. Purtroppo, siccome non opera in Spagna, me lo ha portato in Italia, e me lo sono dovuto trasportare in aereo, con tutti gli altri prodotti senza glutine…
Mentre lottavo per mettere la roba in valigia, mia mamma mi ha detto: “Dovevi portarti meno vestiti!”.
Ma se l’abbigliamento l’avevo ridotto all’osso per far posto ai viveri! I vestiti stesi nella valigia arrivavano massimo a 3 centimetri di altezza! Ecchecaspita! Mica a Sassari potevo girare in mutande (che mi vergogno, e poi fa freddo).

E ora eccomi qua di nuovo nei Paesi Baschi. La mia adorata coinquilina non c’è perché è in vacanza nel paradiso gluten-free: l’Australia. Solo che lei non ne ha bisogno, perché non è celiaca.
Così mi godo da sola la mia bella casa all’undicesimo piano, dalla quale si domina tutta la città e si vedono i Pirenei. L’unico svantaggio della casa è il sistema di areazione dei bagni. Funziona benissimo, ma è collegato con le cucine. Infatti spesso, facendo la doccia la mattina, si sente un forte odore di soffritto di cipolla. Cosa mangiano gli spagnoli a colazione? Cipolla fritta? Mah. Se non altro è senza glutine.

Buon rientro a tutti
Maria Paola

Nuovi strumenti per la diagnosi ed il monitoraggio della mallatia celiaca

Carissimi,
dopo i pluriavvelenamenti del 2010 (le “sviste” madornali del ristorante “Country Life” a Praga, dove all’inizio andavo quasi tutti i giorni, e, last but not least, i fatti di Budapest) ho rifatto le analisi del sangue.
Risultato: gli anticorpi AGA antiglutine IgG (quelli di lunga memoria) di nuovo positivi e ferro in picchiata. Negli ultimi due mesi il ferro si è più che dimezzato.

In realtà, ben prima delle analisi ero già al corrente della mia situazione. Grazie ad un nuovo strumento per la diagnosi ed il monitoraggio della celiachia: la mia parrucchiera turca.
Dovete sapere che i turchi sono famosi per dire le cose in faccia. Se un turco vi incontra e vi trova così così, vi dirà molto allegramente: oggi sembra che ti è passato sopra un carroarmato. Mi hanno detto che non bisogna offendersi: fa parte della loro cultura.

Dopo due mesi di permamenza a Praga sono andata a tagliare i capelli dalla mia parrucchiera turca a Monaco di Baviera. Quando sa che arrivo io, la mia parrucchiera si prepara psicologicamente: la sera prima fa sedute di yoga, va a letto presto per essere in forma e l’indomani si prende per me tutta la mattina (chi mi conosce sa perché: il motivo è puramente fisico).
Quando la parrucchiera mi ha vista mi ha detto:
“Sei dimagrita” (bene!)
“Hai meno capelli” (nel mio caso una benedizione)
“Sei pallida” (no, un momento, questo non va bene per niente…)
Consiglio a tutti una parrucchiera turca, perché tiene sotto controllo lo stato di salute.

Comunque una parrucchiera normale può andar bene lo stesso: del resto, prima della diagnosi, era stata la mia parrucchiera sarda a diagnosticarmi la carenza di ferro (lo avevo scritto nel forum tempo fa).

Morale della favola: sto riprendendo il Ferro-Grad come ai bei tempi.

Per restare in tema vi allego uno sketch del trio sassarese Pino e gli Anticorpi.
Sorge spontanea una domanda: Pino La Lavatrice sarà celiaco? Quantomeno ha il ferro basso.
Buona visione e buona Befana a tutti
Maria Paola

-> Video: Pino e l’ospedale <-

P.s.: Se vi va guardate pure questo, che non è in tema, ma è pure meglio. Ariciao MP

-> Video: problema no est….tu dicere quo facit et io faceres<-

Trattato di bradpittologia comparata

Carissimi,
vorrei condividere con voi i contenuti del mio intervento alla First International Conference on BradPittology, tenutasi recentemente a Honolulu.
Si tratta di studi che ho recentemente pubblicato su JABA, Journal of the American BradPittological Association, ovvero la più importante rivista del settore.

La bradpittologia è una disciplina nuova, ancora sottovalutata. Eppure fondamentale per la sopravvivenza del genere umano.

Innanzitutto la bella notizia: i Brad Pitt nei Paesi Baschi ci sono. Non in quantità industriale, ma ci sono.

I Brad Pitt baschi hanno due caratteristiche uniche nel panorama mondiale dei Brad Pitt:
- quelli più grandi (dai 45 anni in su) portano il berretto basco, piatto e bello grande poggiato in cima alla testa. All’inizio sembra molto ridicolo, ma poi ci si abitua.
- sotto i 45 portano gli orecchini. Da entrambi i lati e belli grossi: stile zingara. Roba da far impallidire Mastro Lindo. Ho chiesto spiegazioni e mi hanno detto che ricordano gli antichi baschi venuti dal mare e che sono simbolo di forza. Tutto chiaro allora.

Sorprendentemente, i Brad Pitt baschi presentano delle caratteristiche comuni con i Brad Pitt sardi.
Innanzitutto portano tutti i capelli cortissimi. Non hanno il cosiddetto “ciuffo continentale”, tipico dei Brad Pitt della Penisola e del quale, ad esempio, è provvisto il Prof.

Come i Brad Pitt barbaricini, i Brad Pitt baschi sono molto orsi e di difficile avvicinamento.

Un’altra caratteristica comune è l’altezza: io sono più alta della maggior parte dei Brad Pitt baschi, il che per me assolutamente non è un problema (anzi), ma potrebbe esserlo per i Brad Pitt.
(Per la cronaca: sono alta un metro e 67, senza contare i tacchi e i capelli stile Marge Simpson).

A queste difficoltà si aggiunge la famosa legge celiaca della bradpittodinamica, che recita:
“Per una celiaca, l’attrazione che si esercita sui Brad Pitt è inversamente proporzionale alla disponibilità di cibo”.
Il che significa, che se c’è poco da mangiare, la celiaca dimagrisce e quindi i Brad Pitt accorrono.
Se invece c’è molto da mangiare, la celiaca ingrassa e i Brad Pitt scappano.

Ovviamente a me non poteva andare peggio:
- a Praga ho fatto la fame: sono dimagrita di 5 chili, ma non c’erano Brad Pitt
- nei Paesi Baschi c’è molta disponibilità di cibo (mi sto trovando molto bene nei locali): ingrasserò e i Brad Pitt scapperanno.

Maria Paola
(Dottore honoris causa in Bradpittologia conferito dall’Università di Xirdalan nel Caucaso orientale)

Buon anno

Carissimi,
nonostante tutte le intossicazioni da glutine, il 2010 mi è piaciuto così tanto che l’avrei prolungato ancora un po’.
Infatti avevo chiesto una proroga di tre mesi, ma, a quanto ho visto oggi, non mi è stata concessa.
Ne prendo atto.
E auguro a tutti un felice 2011!
Maria Paola