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Category: Praga

La celiaca volante

Da sinistra: Gene Hackman, Burt Lancaster e Scott Wilson si buttano dall'aereo (dal film "The Gipsy Moths" 1969)

Da sinistra: Gene Hackman, Burt Lancaster e Scott Wilson pronti a buttarsi dall’aereo (dal film “The Gipsy Moths” 1969).

Carissimi,
spero che stiate tutti bene. Dovete sapere innanzitutto che sono sempre qui e inoltre che sono sempre celiaca (nonostante gli innumerevoli viaggi a Lourdes; non tutti hanno la fortuna di Claudia Koll).

Ah, già, e non vi ho ancora detto dove abito adesso, ormai da quasi due anni. E tra qualche mese devo trasferirmi in un altro estero ancora, stavolta ai confini del mondo. Non si riesce proprio a starmi dietro!
Ma date tempo al tempo.

Nel mentre vi racconto della mia recente visita a Praga, la mia ex residenza. Ci sono andata per tre motivi importanti.

Vi spiego il primo.
Dovete sapere che ho un amico che fa il paracadutista. Si sa che i criminali cercano complici e infatti lui da mesi cerca di convincermi a buttarmi dagli aerei anche io. Ohibò.
Gli ho detto: “Ma se io non mi butto neanche da tre metri, figuriamoci da tremila!”
E lui: “Da tre metri avrei paura anch’io.”
Per convincermi mi ha raccontato di quella volta che è precipitato nel cortile di un asilo, direttamente sopra un albero, distruggendolo completamente. Potete immaginare i bambini, accorsi tutti fuori con la maestra, e poi la sera a casa:
“Mamma, mamma! Oggi all’asilo, non ci crederai…”
La mamma: “Che cosa? Avete disegnato?”
“No, mamma, ascolta…”
“Mangia, da bravo, del disegno me ne parlerai domani.”
:-(

Siccome ancora non mi convinceva, il mio amico paracadutista mi ha raccontato di quando è precipitato sopra i fili dell’alta tensione e da quelli sulla ferrovia. Per fortuna il treno era in ritardo. 8-|

Alla fine mi ha detto: “Senti, non capisco come tu non ti voglia buttare dagli aerei, è lo sport più sicuro che esista! Solo 60 decessi su un milione di lanci!”
Io: “Mah.”
Lui: “Potresti comunque provare il paracadutismo indoor”.
Io: “Paracadutismo indoor? In che senso?”
Lui: “In pratica è un tunnel alto come un palazzo di due piani alla base del quale c’è la turbina di un aereo che produce un vento fortissimo verso l’alto. Questo vento ti tiene sospesa in aria.”
Io: “Ah”.
Lui: “Noi paracadutisti ci alleniamo così per la caduta libera. La sensazione nel tunnel è la stessa. Infatti quando ti butti dall’aereo, nei primi dieci secondi acceleri da 0 a 200 Km orari, ma poi la velocità è costante.”
Sembrava vantaggioso: avrei evitato i primi dieci secondi, per me sicuramente fatali, per non parlare della vertigine. Pazienza per il panorama, ci sono pur sempre le cartoline.
Risposi: “Va bene. Andiamo!”
E così eccomi nel tunnel della Skydive Arena di Praga. Divertente, ve lo consiglio! C’è stato solo un momento di panico, quando il vento mi stava portando via. Già mi vedevo sparire in cima al tunnel gridando di terrore, meno male che gli istruttori mi hanno riacciuffata.
Ma vedete voi stessi. Io sono quella con la tuta rossoblù e le scarpe rosa shocking:

Il secondo motivo per cui sono andata a Praga era rivedere Jesus Christ Superstar in ceco, in particolare il mio amatissimo Giuda. L’ho trovato in gran forma. :-)

E il terzo motivo per cui sono andata a Praga? Probabilmente è quello che vi sta più a cuore…
Ve lo racconto nella prossima puntata.
La vostra,
Maria Paola

Miracolo a Praga

Carissimi,
questo pomeriggio mi ha scritto un sms la mia amica Kateřina da Praga. Era appena passata davanti al ristorante sardo Ichnusa, dove eravamo state una volta.
Dice che in vetrina hanno esposto il pane carasau senza glutine!
Incredibile. Lascio Praga ed ecco che là succedono i miracoli!
Che il mio passaggio abbia effetti miracolosi?

Intanto io sono qua nella mia nuova destinazione. Sempre top-secret. Si sa, noi agenti segreti… ;-)
Vi do qualche indizio. Nei giorni scorsi il tempo era tremendo. Sembravano i monsoni.
E nella mia casa prima di me abitava una famiglia indiana.
Eppure non sono in India! :-D

Scusate, ultimamente non ho avuto tempo di scrivere. E ho un arretrato di avventure che non avete idea…
Ma voi siete sempre nel mio cuore.
A presto e un abbraccio dalla vostra
Maria Paola

Nel palazzo della Stasi: finale

L'angelo azzurro mi ha portata via dal palazzo della Stasi (Marlene Dietrich nel film "L'angelo azzurro", 1930).

(CONTINUA DALLA SECONDA PARTE)

Finalmente, dopo due settimane di vita lussuosa nel palazzo della Stasi, potevo trasferirmi nella mia nuova casa in centro a Praga.
Alla reception mi spiegarono che il giorno della partenza la donna delle pulizie avrebbe dovuto firmarmi un foglio, che attestava la pulizia della camera. Con quel foglio sarei potuta andar via. Speravo anche che mi restituissero i soldi, visto che, come vi ricorderete, all’arrivo avevo dovuto pagare un mese di soggiorno in anticipo.

La mia camera la tenevo pulita. Tuttavia i famosi asciugamani del supermercato non erano di qualità eccelsa: avevano seminato pallini blu ovunque. Inoltre la porta del bagno scrostata aveva continuato a perdere i pezzetti di vernice. Erano sparsi per tutta la camera. Così scesi alla reception e dissi “Vysavač!” Come si intuisce dalla parola stessa, vuol dire aspirapolvere. La vecchietta mi diede un attrezzo che sembrava un residuato bellico della seconda guerra mondiale e che portai via soddisfatta.
“Che ci vuole?” pensavo “Sono solo due metri quadri!”
Iniziai ad aspirare il pavimento, ma ahimé, aspira e riaspira, quell’aspirapolvere non aspirava un baffo. Dovevo ripassarlo dieci volte nello stesso punto perché avesse un minimo effetto. Feci del mio meglio, sudando sette camicie, ma il pavimento rimase più o meno come prima.
Esausta, ritornai alla reception e, indicando l’aspirapolvere con gesti di disperazione, dissi: “Špatný!”, ovvero “cattivo”. La signora allargò le braccia con doloroso stupore. Poi mi mostrò dietro il banco un altro aspirapolvere esattamente identico a quello che mi aveva dato.
Io: “No grazie, ho già dato.”
Tornai in camera preoccupata: il pavimento era sporco. Come avrebbe potuto la donna delle pulizie dichiarare che la camera era pulita? Chiamai allora mio fratello su Skype e gli raccontai la vicenda.
Lui: “Ma possibile che non hai ancora capito?”
Io: “Capito cosa?”
Lui: “Ma come funzionano le cose!”
Io: “E come funzionano?”
Lui: “La donna delle pulizie la devi corrompere!”
Io: “Corromperla??”
Lui: “Ma certo! Tu le dài dei soldi in modo che lei firmi che è pulito. In teoria è come se tu la pagassi perché pulisca lei stessa. In realtà lei intasca i soldi e se ne frega. Così il prossimo trova sporco, la corrompe di nuovo e il ciclo si ripete.”
Io: “Porca miseria, come ho fatto a non pensarci?”
Iniziai a riflettere febbrilmente su quanti soldi avrei dovuto dare alla donna delle pulizie, poi andai a cercarla nel palazzo. La trovai con una collega e vennero con me entrambe. “Oddio”, pensavo, “adesso dovrò corrompere anche l’altra perché stia zitta.” Tremante, le feci entrare nella mia camera. La donna delle pulizie si guardava intorno in silenzio. Di punto in bianco esclamò: “Perfetto! Pulitissimo!” e firmò subito. Ero sbalordita, ma presi il foglio e scappai a gambe levate, prima che cambiasse idea.

Alla reception mi restituirono i soldi che mi dovevano. Tutto a posto. A quel punto non mi restava che chiamare il taxi per andare al lavoro. Meglio il taxi del tram, dato il mio valigione. Chiamai un taxi da un biglietto che avevo trovato. Mi risposero che avrei dovuto aspettare un’ora. “Come sarebbe un’ora?” dissi. Vabbé che abitavo in periferia, però… L’attesa era quella, pertanto mi sedetti rassegnata alla reception e aspettai il taxi per un’ora. Il viaggio in taxi poi durò anch’esso un’ora e così arrivai al lavoro tardissimo.
Spiegai al mio capo il motivo del ritardo: “Ho dovuto aspettare il taxi per un’ora.”
Lui: “Ma che taxi hai preso?”
Io: “Questo”, mostrandogli il biglietto, “la compagnia si chiama ‘Modrý Anděl’”.
Il mio capo scoppiò a ridere: “Ma quello è il taxi per gli ubriachi! ‘Modrý Anděl’ vuol dire ‘L’angelo azzurro’”.
Ma pensa te…

Poco importa. Finalmente avevo lasciato il palazzo della Stasi e quel giorno stesso mi sarei trasferita nella mia nuova casa in centro a Praga. Nel quartiere ebraico, con i gattini nel cortile e bella vista sui tetti.

Vista notturna dalla mia casa a Praga.

Ho raccontato la mia vicenda nel palazzo della Stasi a mia zia Maria, la sosia della Regina Elisabetta di cui vi ho tanto parlato. Zia Maria ha fatto la guerra, viaggi mirabolanti ed è stata persino compagna di lotte di Rosy Bindi.
Eppure questo racconto l’ha profondamente colpita.

Un abbraccio dalla vostra,
Maria Paola

Nel palazzo della Stasi: seconda parte

Elezioni politiche in Repubblica Ceca, maggio 2010. Secondo voi chi ha messo il cartello: il tizio a destra o quello a sinistra?

(CONTINUA DALLA PRIMA PARTE)

Rimasi in quel posto per due settimane.

Avevo rassettato la stanza e mi ero sistemata alla bella meglio. Alla fin fine mi scocciava traslocare di nuovo, magari in un posto con altri problemi, prima di trovare la sistemazione definitiva. “Meglio che mi sbrighi a trovarla” pensavo.

Rimaneva il problema celiaco numero uno: mangiare.
Nel mio piano c’era un cucina, ma aveva solo il lavello. Quella al piano di sopra aveva anche due piastre, ma di pentole neanche l’ombra. E così mi rassegnai a mangiare solo roba che non aveva bisogno di essere cucinata: prosciutto, scatolette di tonno e di salmone, insalata etc.
Nel mio piano c’era un frigo in comune. La prima volta che lo aprii, pensai subito:
“Poffarbacco, ma qui abitano dei grandi scienziati! Guarda quanti begli esperimenti con colture batteriche e fior fiori di muffe!” Inoltre in fondo c’era un blocco di ghiaccio che neanche l’iceberg del Titanic…
Morale della favola: compravo solo porzioni singole, rigorosamente sigillate. Così non dovevo lasciare niente di aperto nel frigo.
Per questo motivo mangiavo sempre quei formaggini Babybell avvolti nella cera. Dopo due settimane non potevo più vederli.

Intanto i giorni passavano e, doccia dopo doccia, stavo finendo lo Scottex. “Bisogna che lavi questi benedetti asciugamani” pensavo.
Così una sera andai alla reception e dissi “Pračka!”, che, come si intuisce dalla parola stessa, vuol dire lavatrice. La signora mi portò in uno stanzino dove c’era una lavatrice e mi spiegò che si pagava un tanto all’ora.
Benissimo, solo che io non avevo detersivo. Al supermercato avevano solo pacchi da cinque chili, e io non volevo appesantire i bagagli in vista del trasferimento.
Come ho risolto? Semplice: avevo un sapone da bucato e con un coltello ne grattuggiai un po’ nel cassetto della lavatrice. Gli asciugamani poi vennero benissimo, profumatissimi!
Quando misi gli asciugamani a lavare era un po’ tardi e mi sarebbe piaciuto andare a letto. Visto che dovevo aspettare la lavatrice, mi misi invece a fare alcune cosette e poi telefonai ai miei con Skype. Ad un certo punto dissi ai miei “Oh, è già passata un’ora. Vi lascio, devo ritirare gli asciugamani dalla lavatrice, altrimenti mi fanno pagare un’ora in più.” Così salii nello stanzino. Ma la lavatrice non aveva finito.
Tornai dopo mezz’ora: non aveva finito.
Tornai dopo un’ora: non aveva ancora finito.
Avevo un sonno pazzesco, ma dovevo aspettare gli asciugamani.
Tornai dopo un’ora e mezza: la lavatrice sballottava che era una meraviglia.
Finì dopo due ore e quarantacinque minuti. Alla reception mi fecero pagare tre ore.
L’indomani al lavoro ero uno straccio. Il mio capo, molto premuroso, venne a chiedermi come stavo e se riposavo bene. Gli raccontai la storia della lavatrice e che, per quel motivo, ero dovuta andare a letto molto tardi. Potete immaginare come si sentì udendo queste cose!

Nel frattempo era rinfrescato e i plaid che avevo comprato il primo giorno non mi bastavano più. Pertanto tornai nel famigerato centro commerciale a comprare un coperta più grossa.
E così, uscita dal centro commerciale, aspettavo il tram in mezzo a una grande strada di periferia. Con una mano tenevo la coperta e con l’altra le buste della spesa. Intorno a me cartelloni giganteschi di propaganda elettorale, raffiguranti dei loschi personaggi e scritti in una lingua incomprensibile.
In quel momento pensai:
Dove sono? E cosa ci faccio qui?

FINE SECONDA PARTE

VAI AL ->->-> FINALE

Nel palazzo della Stasi

Vista dal palazzo della Stasi.

Carissimi,
in questi giorni sono assalita dai ricordi e così vorrei raccontarvi dei mio primo periodo a Praga.
Quando mi trasferii a Praga, nel remoto maggio del 2010, il mio futuro capo mi propose un alloggio provvisorio per i primi giorni. Ovviamente accettai subito: non conoscevo la città e non parlavo una parola di ceco. Per giunta una persona che aveva lavorato nello stesso posto a Praga mi aveva detto che gli ospiti venivano alloggiati in un residence. “Benissimo”, pensavo, “cosa c’è di meglio per una celiaca di una stanza con angolo cottura?”

E così al mio arrivo a Praga vennero a prendermi alla stazione il mio futuro capo e un collega. Mi fecero salire su un tram con destinazione sconosciuta.
Dopo un viaggio che non finiva più, arrivammo al capolinea, nella più remota periferia praghese. E ci ritrovammo davanti alla mia nuova residenza: un palazzone in stile socialismo reale. Sembrava davvero il palazzo della Stasi (ovvero i servizi segreti della Germania Est).
L’interno confermava l’impressione esterna: moquette verde oliva ammuffita dagli anni ’60, muri marroncini e arredamento in stile prima della rivoluzione. Alla reception delle vecchiette che parlavano solo in ceco. “Se devo chiedere un’informazione, sto fresca” pensavo.
Nel frattempo le vecchiette discutevano con il mio capo in ceco stretto.
Il mio capo mi disse: “Bisogna pagare il soggiorno adesso, in anticipo.”
“Ok” dissi.
Il mio capo: “Si tratta di un mese di soggiorno…”
Io: “Ohibó, ma io qua mica ci resto un mese”, dissi guardandomi intorno angosciata, “Massimo massimo due settimane, finché non trovo casa …”
Altra discussione con le vecchiette…
Il mio capo: “Purtroppo la prassi è questa, ma se resta di meno poi le restituiscono i soldi”.
“Boh, speriamo”, pensai. E, messa alle strette, pagai alle avide vecchiette che sognavano di giocarsi tutto alla tombola.

Salimmo poi a vedere la mia camera. Ragazzi, che lusso. La porta del bagno era tutta scrostata. La moquette sporca. Il bastone delle tende cadente. Sul materasso giaceva una coperta grigiastra tutta consumata. Una roba che a confronto la cella del Conte di Montecristo sembrava una suite del Grand Hotel.
Il mio capo entrando impallidì e disse mortificato: “Ci avevano detto che era carino qua…”
Io: “No, no, va bene…” mentre una lacrimuccia mi scendeva sulla guancia. Dove potevo andare ormai così tardi, da quel luogo in capo al mondo e con quel valigione pesantissimo?
In quel momento mi accorsi che non c’erano neanche le lenzuola. Lo dissi al mio capo.
Lui: “Vado alla reception. Di sicuro si possono affittare.”
Io: “Per favore chieda anche una coperta.”
Dopo un po’ tornò con le lenzuola, ma senza la coperta: “La signora della reception ha detto che c’è caldo e che non c’è bisogno di coperta.”
Io: “Veramente la coperta mi serviva per oscurare la finestra, visto che non ci sono tende…”
Il mio capo: “Ah”.
Io: “Ora che ci penso non ho neanche asciugamani. Bisognerebbe chiedere anche quelli alla reception.”
Il mio collega: “Lasci perdere. Non mi fiderei più di tanto di queste signore della reception. È meglio se gli asciugamani li compra nel centro commerciale qua vicino.”
E così andammo al centro commerciale. Cenammo in un sedicente ristorante italiano dove riuscii a rimediare un insalata. Andai poi in un ipermercato, dove, dopo lunghe e penose ricerche con il personale che non parlava inglese, trovai degli asciugamani.
Tornai infine nella mia stanza.
Quella notte piansi perché mi sentivo sola e impaurita.
Poi mi addormentai di un sonno breve e tormentato.

* * *

L’indomani mattina avevo un problema.
Come asciugarmi dopo la doccia?
Non so voi, ma quando io compro degli asciugamani, prima di usarli li lavo. Questi erano particolarmente impregnati delle polveri della fabbrica e, soprattutto, di quelle dell’ipermercato, dove erano esposti senza alcuna protezione. Sinceramente non me la sentivo di asciugarmi con quelli.
Come ho fatto secondo voi?
Mi è venuta una grande idea: mi sono asciugata con lo Scottex.
E così, mentre mi asciugavo con lo Scottex davanti allo specchio del bagno, mi veniva da ridere: “Possibile che mi sia ridotta così? Ad asciugarmi con lo Scottex dopo la doccia?”
Avevo però un altro problema: come asciugarmi i capelli?
Chi mi conosce sa che con la mia capigliatura non basterebbero dieci rotoli di Scottex. Come ho fatto secondo voi?
Molto semplice: ho steso l’asciugamano grande sul letto, l’ho tutto foderato con lo Scottex e me lo sono avvolto in testa.
E così, tutta pulita e profumata e rinfrancata dal mio spirito di adattamento (mi sentivo una Robinson Crusoe in gonnella), sono andata al lavoro.
Dopo un’odissea di un’ora in tram eccomi al mio posto di lavoro: fantastico, con gran vista sulla Moldava e sul Castello di Praga.
Busso nell’ufficio del mio capo ed entro.
Secondo voi, come vi accoglierebbe un capo il vostro primo giorno di lavoro? Probabilmente così: “Ma prego venga, benvenuta. Ora le faccio vedere gli uffici, la presento ai colleghi etc, etc.”
Invece il mio capo si alzò costernato, sollevò le braccia imploranti verso di me e mi disse:
“Troveremo un altro alloggio per lei!”

FINE PRIMA PARTE

VAI ALLA ->->-> SECONDA PARTE

Alla fiera dell’est: il dopo-fiera

(SEGUE DA -> Alla fiera dell’est)

La sera dopo la fiera avevo invitato a cena la mia amica Kateřina. Da poco mi aveva regalato delle tortillas senza glutine e così avevo deciso di prepararle quelle, con un bel ripieno. Ultimamente, quando invito gente, cucino sempre sudamericano. Chissà come mai.

Le tortillas erano dichiarate senza glutine sulla confezione, ma quando ho letto gli ingredienti sul retro nelle varie lingue, mi sono presa un bel colpo! In tedesco diceva “mexikanische Weizenmehl Tortillas”, che vuol dire “tortillas messicane di farina di GRANO”. Ohibò! 8-O
Inoltre in spagnolo diceva “ESTE PRODUCTO CONTIENE GLUTEN”.
Direi che non c’è bisogno di traduzione.
Ho pensato: saranno degli errori di traduzione, oppure questi non hanno le idee ben chiare? Ho mandato un’e-mail all’azienda. Hanno risposto scusandosi molto: si trattava di errori di traduzione per i quali rimedieranno prima possibile. Per dimostrarmi che le tortillas erano senza glutine mi hanno spedito il certificato del laboratorio analisi. Tutto in ceco ma si capiva bene. E firmato, ma guarda un po’, proprio dalla Dr. Ing. Gabrovská, che aveva parlato alla fiera! Allora ci fidiamo.

Le tortillas, testate con il metodo immunoenzimatico ELISA, contenevano 11,7 milligrammi di glutine per kilo. In pratica a cena avrei mangiato un milligrammo di glutine.
Accipicchia, pensavo durante la cena, chissà se i miei villi se ne accorgono. A Budapest si sono sciroppati un’intera pizza glutinosa senza dire né ah e né bah. Voglio vedere adesso se mi fanno storie per un milligrammo!

È andato tutto bene. Kateřina ha gradito molto le tortillas con il ripieno. Per l’occasione ho aperto un vino bianco che mi era stato regalato da colleghi di Monaco nel lontano 2006. Era giallo, giallissimo (non vi dico cosa sembrava…), ma ottimo.

Kateřina è davvero una persona eccezionale. Non solo è celiaca, ma è anche di Praga e parla un inglese assolutamente perfetto. Inoltre si è laureata l’anno scorso con una tesi sul reggiseno. Però.

A Kateřina è piaciuta molto la mia casa e la zona dove abito. Le stavo raccontando che ho scoperto che nel mio palazzo è stato girato un film. Lei lo conosceva e mi ha spiegato che si tratta di un film cult (ora non vi dico quale, altrimenti venite a Praga a scovarmi ;-)).

Dovete sapere che intorno a casa mia girano film in continuazione. Una volta ad esempio stavo tornando a casa dalla spesa. Casualmente, proprio quel giorno avevo comprato il pacco grande di carta igienica. Ad un tratto, girato l’angolo, mi sono ritrovata nel bel mezzo del set di un film storico! Con tanto di mercato medievale e carrozza trainata da cavalli.
Li per li sono rimasta interdetta con il pacco di carta igienica sotto il braccio. Finché l’assistente alla regia mi ha gridato: “Passi, passi!”
Boh, io sono passata. Speriamo che non mi abbiano ripresa nella scena. Questa sarebbe peggio dell’orologio in Ben Hur.

Tanti saluti dalla perfida Albione! Gli albionesi sono tutti elettrizzati per il matrimonio di domani!
Un abbraccio dalla vostra
Maria Paola

Alla fiera dell’est

Carissimi,
stavolta zio Angelo non c’entra…

Recentemente sono stata ad una fiera organizzata nel lontano est, ovvero a Praga, dall’Associazione Ceca Celiachia. Mi ha invitata la mia amica Kateřina, responsabile del gruppo giovani.
C’era un sacco di gente e molti stand di prodotti con ogni ben di Dio. Mi sarebbe piaciuto fare un video da mettere sul blog dell’entusiasmante conferenza in lingua ceca. Purtroppo invece la mia macchina fotografica aveva la batteria scarica.
Accontentatevi pertanto di questa foto del tavolo della mia cucina con il bottino della fiera:

Si tratta dell’ottima birra ceca Celia, del pane di una panetteria artigianale e di biscottini della Schär. Inoltre quel pacchetto stravagante è un piatto tipico ceco senza glutine a base di carne di cervo. L’ho comprato per mio babbo. Pazienza se così gli ho rovinato la sorpresa: infatti dovete sapere che il mio babbo celiaco ogni tanto dà un’occhiata al blog, giusto per assicurarsi che non le stia combinando troppo grosse.
I sottobicchieri dei Beatles e le tovagliette “strawberry fields forever” invece le avevo prese in un’altra occasione.

Avrete notato che si tratta di un bottino magro. Effettivamente i celiaci cechi si presentano alla fiera annuale armati di valigioni da riempire e fanno man bassa di tutto, visto che alla fiera i prodotti costano molto poco e loro non hanno i buoni mensili come noi. Io purtroppo non ho potuto comprare molto (anche se c’erano delle torte che mi guardavano con certi occhi…), perché dovevo ripartire per un viaggio. Mmm… Non ho il coraggio di dirvi dove…
E va bene, ve lo dico: nella perfida Albione!
Già vi sento dire: nooooo, basta! Dopo cinque puntate di avventure nella perfida Albione direi che ne abbiamo tutti le tasche piene. Per cui vi prometto che, per quante avventure strabilianti mi stiano capitando nel nuovo viaggio in quel d’Albione, nel blog non scriverò una riga.
(Non so se riesco a mantenerla questa promessa, ma almeno ci provo…)

Alla fiera c’era anche l’onnipresente Schär. A Kateřina ho detto con fermezza: “Allo stand della Schär non ci vado, perché i suoi prodotti li conosco a memoria. Non sono mica venuta qua per la Schär!” Poi invece mi sono ritrovata là a sgranocchiare i Petit Schär, che secondo me sono ottimi e anche a iscrivermi per ricevere la loro rivista. Ho pensato: la ricevo già in italiano ed in tedesco. Non sarebbe male in ceco, così imparo qualche cosa.
Sia chiaro che io sto scrivendo queste cose perché spero che la Schär mi contatti per chiedermi di mettere la pubblicità dei loro prodotti sul mio blog, come ho visto sui blog di altre persone… No, beh, in realtà scherzo.
Tempo fa lo dicevo, sempre scherzando, a mio fratello.
Lui: “Mi sembra un’ottima idea, così guadagni qualcosa.”
Io: “Ma mi sentirei limitata nella mia libertà di espressione. Dov’è finita l’informazione libera?” (in Italia ce lo chiediamo da un bel po’…)
Mio fratello: “Ma noooo. Alla Schär interessa che ci siano le Magdalenas bene in vista sul banner. Poi se tu scrivi peste e corna di loro, non gliene frega niente.”
Io: “Dici?”
Mah.

Vabbé, torniamo alla fiera. Vi dicevo dell’entusiasmante conferenza in lingua ceca. Entusiasmante davvero perché ci ho capito parecchio. Non l’avrei mai detto, ma in effetti, nonostante il mio ceco sia molto limitato, avere le diapositive davanti e conoscere l’argomento aiuta. Il gastroenterologo che presentava, il Dr. Pavel Kohout, era molto bravo e simpatico. Se volete vederlo -> cliccate qui <- (un po’ irsuto, ma non malvagio, dái…). A volte il Dr. Kohout invitava il pubblico a votare su delle questioni. Quella dello yogurt non l’ho capita in tempo, ma sugli alcolici ho votato. Ho capito anche un paio delle domande rivolte dal pubblico e le risposte del medico. Il culmine della soddisfazione l’ho raggiunto quando una signora seduta vicino a noi mi ha fatto i complimenti per il mio ceco. Assolutamente immeritati! Il mio ceco è molto in stile: “Io essere Maria Paola. Augh!”
Il fatto è che il ceco è difficilissimo e lo parlano in quattro gatti. Pertanto i cechi si entusiasmano subito se uno straniero mostra un minimo di interesse per la loro lingua.

Dopo il Dr. Kohout ha parlato la Dr. Ing. Dana Gabrovská che ha analizzato il contenuto di glutine di un sacco di cibi, calcolando così, per vari casi, quanti milligrammi di glutine si mangiano in un giorno. Particolarmente interessante la tabella con il contenuto di glutine delle birre comuni. Ahimé: off-limits per noi.

(FINE PRIMA PARTE)
VAI AL -> -> -> DOPO-FIERA

Andrea del Maitrea

Carissimi,
se capitate a Praga potete andare al ristorante vegetariano Maitrea, che offre piatti senza glutine. La scelta é un po’ limitata, ma non é male e poi i locale é centralissimo (proprio dietro Piazza della Cittá Vecchia).
Vi consiglio di andare al piano di sotto (é piú carino, vedi foto del link sopra) e di chiedere di Andrea. In questo modo avrete la possibilitá di ordinare in italiano!

I miei lettori maschietti si rallegreranno che Andrea non é un uomo, bensí una bella bionda con i capelli lunghi, mossi. Andrea é slovacca e parla benissimo l’italiano. Inoltre é gentilissima e affettuosa.
Tempo fa quando stavo andando via dopo pranzo mi ha detto:
“Ha gli occhi lucidi. Oggi é triste?” (allora ci davamo ancora del lei)
Ho pensato: ohibó? Saró triste? Li per li ho passato in rassegna tutti i mie problemi attuali. Dunque, c’é questo, poi quest’altro, e poi quest’altro ancora… (tutte cose che con la celiachia non c’entrano nulla). Ebbene sí: non posso che essere triste.
Poi mi é venuto in mente quello che avevo appena mangiato e ho detto ad Andrea:
“Ma no, sará il peperoncino!”
Ha sorriso ed é andata via tranquillizzata.

Se andate da Andrea ditele pure che vi mando io: Maria Paola, la celiaca sarda, con molti capelli…
Ciao
Maria Paola

Praga: il meglio arriva sempre alla fine…

Carissimi,
deve essere il mio destino: arrivo sempre in un posto celiacamente preistorico e, quando devo partire, ecco che fanno progressi…

L’altro giorno un collega mi diceva che alla televisione nazionale hanno palato di una manifestazione riguardante la celiachia (ohibó!).

Ieri poi Kateřina, la mia amica responsabile dell’Associazione Ceca, mi ha detto: „Vieni che stasera ti porto in un locale che fa cucina tipica ceca senza glutine!“.
Non credevo alle mie orecchie…

Il locale é Švejk Restaurant U Karla, vicino a Karlovo Namesti:
http://svejk-restaurant.cz/
L’hanno anche giá messo sul sito dell‘associazione:
http://celiak.cz/it/ristoranti
Il ristorante é ispirato ad un personaggio della letteratura ceca: un soldato della prima guerra mondiale (pigro e simpatico).
Si tratta di una catena. Per ora fanno senza glutine solo in questo locale, ma pensate al potenziale…

Offrono anche una nuova birra ceca appena comparsa sul mercato: Celia. Ottima. Come la Estrella e la Lammsbraeu é fatta con malto d’orzo con glutine sotto il limite. Solo che la bottiglia é da mezzo litro…
Abbiamo mangiato pane senza glutine con formaggio tipico, gulasch e svíčková con gnocchi di pane. Infine crêpe con la marmellata di albicocca.
La mia amica era emozionatissima: per la prima volta in vita sua ha potuto mangiare pietanze ceche tipiche in ristorante. Ha detto che stanotte non avrebbe dormito per l’emozione.

Per farvi un’idea: immaginate di avere la celiachia dalla nascita e, a 25 anni, di poter mangiare per la prima volta la pizza senza glutine in pizzeria. Come vi sentireste?

Ovviamente queste grandi novitá saltano fuori quando io devo partire…
E oggi salutando il mio capo ci siamo commossi tutti e due. Che tristezza…

Intanto qua fa sempre un freddo cane. Io vado in giro con le scarpe da trekking per camminare sul ghiaccio e la sciarpa in testa, stile contadina russa: roba da spaventare un Brad Pitt a tre chilometri di distanza
(ma tanto qua non ce ne sono).
Persino le ceche hanno riposto la minigonna inguinale nell’armadio, ma spesso si avventurano sul ghiaccio con i tacchi a spillo (quanto le ammiro!)

Nella mia nuova destinazione invece ci sono 5 gradi. Come sará? Torno nella preistoria? Non so.
Nuove carte, nuovo gioco, nuovo vincitore.
Maria Paola

*!*!* Anniversario *!*!*

Carissimi,
oggi per me è un giorno speciale, un anniversario importante:
esattamente dieci anni fa, il 4 dicembre 2000, venivo diagnosticata celiaca.

Ricordo ancora il referto della biopsia:
“4 campioni di mucosa duodenale con pressoché totale atrofia dei villi,
iperplasia delle cripte e aumento della quota linfocitaria intraepiteliale e
interstiziale.
Quadro compatibile con malattia celiaca a dieta libera”.
Fatemi gli auguri.

Cosa faccio per festeggiare? Innanzitutto mi godo il calduccio qua a Praga: la
massima di oggi è -11 gradi (percepiti come -15). Ma sotto la neve Praga è di
una bellezza struggente.
Inoltre stasera vado a teatro a vedere Jesus Christ Superstar (tutto cantato
rigorosamente in ceco).

Vi mando il link alla mia scena preferita del film.
Un tripudio di polvere e capelli, con quell’invasato di Simone Zelota. A seconda
di come mi sveglio, anche io ho quella pettinatura li. >:)
Per non parlare del completino rosso a zampa di elefante di Giuda: ce l’ho
anch’io. Mi sovviene che quest’estate non l’ho messo neanche una volta.

Buona visione e buona giornata a tutti:

Maria Paola

Una celiaca all’opera (aggiunta)

Volevo aggiungere che ieri sera è venuta all’opera con me la mia amica Katařina, la venticinquenne responsabile dell’Associazione Ceca Celiachia.
All’uscita dal teatro Katařina ha sventato un tentativo di furto nei miei confronti in Piazza Venceslao.
Ah, di quali atti eroici sono capaci i celiaci!

Adesso vi saluto, che sto pensando di andare all’opera anche oggi. Forse dirige di nuovo Brad Pitt!
Tanto, per disintossicarmi dal McDonalds ho tempo sino alla Traviata di giovedi prossimo.
Ciao
Maria Paola

Una celiaca all’opera

Carissimi,
ultimamente qua a Praga sto andando all’opera quasi tutti i giorni. Un po’ perché mi piace molto (ebbene sì: non c’è solo Kurt Cobain), un po’ perché qua i biglietti te li tirano dietro. La prima fila all’opera costa circa 24 Euro, meno della visita con audioguida al castello di Praga. Ma vi sembra normale? È come se la prima fila alla Scala costasse meno del biglietto alla Pinacoteca di Brera.

L’unico problema è che l’opera inizia ad un orario balordo: le sette di sera. Non c’è tempo di cenare.
Secondo voi come fa una celiaca, che non ha nulla di pronto e va all’opera direttamente dal lavoro, a mangiare qualcosa prima?
Molto semplice: va da McDonalds. Del resto notoriamente è là che si incontra la crème de la crème della società prima dell’opera.

Mangiare da McDonalds quasi tutte le sere è un’esperienza terribile, non la auguro a nessuno. Ieri sera sedevo davanti alle ennesime patate fritte e all’ennesima sundae alla fragola e pensavo: bisogna che smetta di andare all’opera, altrimenti qua mi rovino la salute!

Ieri all’opera ero in prima fila, vicinissima al direttore d’orchestra: avrei potuto facilmente sfilargli la bacchetta e infilargli al suo posto un grissino della Schär senza che lui se ne accorgesse.
E sapete una cosa? Il direttore era un Brad Pitt!
Vedere per credere:
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Quante patatine di McDonalds dovrò ancora mangiare, prima di avere l’occasione di rivolgergli la parola? Ahimè, per noi celiache è sempre tutto più difficile!
Maria Paola

Pranzo al sacco in ristorante

Carissimi,
noi celiaci spesso abbiamo (giustamente) l’esigenza di mangiare al bar o al ristorante le cose che ci siamo portati da casa. Magari perché nel locale non c’é nulla per noi, magari perché non ci possiamo fidare oppure semplicemente perché non abbiamo tempo.

L’altro giorno mio fratello era qua in visita a Praga. Per fare prima avevamo pianificato il pranzo al sacco, visto che qua a Praga ci sono moltissime cose straordinarie da vedere (solo nel tragitto da casa mia al lavoro, cinque minuti a piedi, ne ho contate una decina).
Purtroppo peró ci siamo dimenticati di comprare per lui il pane glutinoso (a casa avevo solo pane di guerra*, che notoriamente non do agli ospiti).

C’era un gran bel tempo e allora abbiamo deciso di mangiare all’aperto nel ristorante davanti al monastero di Strahov. Per fare piú in fretta, il mio piano era di mangiare nel locale le cose che avevo in borsa. Ma prima dovevo chiedere il permesso.
Il cameriere era il piú frenetico che abbia mai visto: sembrava telecomandato. Sono riuscita a stopparlo per spiegargli la questione: che devo fare la dieta senza glutine, che non avrei potuto mangiare quello che prendeva mio fratello e pertanto gli chiedevo il permesso di consumare al tavolo il mio piccolo pasto senza glutine. Tutto questo in ceco (ne vado molto fiera). Il cameriere ha detto sí ed é ripartito a razzo.

Cosí, mentre io pasteggiavo con un pomodoro, un uovo sodo e pane di guerra, a mio fratello portavano uno splendido glulasch servito all’interno di una pagnotta.
Pietanza, a suo dire, ottima, che io ho avuto il privilegio di annusare.
Maria Paola

* Approfondimento: Cos’é il pane di guerra?

Messaggio dal futuro

Qua in Sardegna il futuro è grandioso: papassini, coconeddos e pane carasau senza glutine di tre tipi, due prodotti a Fonni e uno ad Orgosolo. Quello di Orgosolo è il migliore carasau che abbia mai mangiato (pane glutinoso incluso).

Comunque devo dire che le sofferenze patite a Praga hanno avuto due effetti positivi.

Primo: abituata a i bruttoni praghesi, qua in Sardegna tutti gli uomini mi sembrano Brad Pitt.
L’altro giorno ad esempio osservavo un vecchietto pelato che entrava in acqua, e pensavo: però!

Secondo: Saranno stati i gelati sciolti in mano, mentre cercavo ti tradurre gli ingredienti dal ceco. Saranno stati i pastoni del ristorante Country Life (ho il sospetto che mi abbiano avvelenata più volte, non andateci!). Fatto sta, che in tre mesi a Praga ho perso 5 Kg.
Ho visto che la cosa fa un certo effetto sui vari Brad Pitt del luogo. Infatti sono stata abbordata subito da dei ragazzi in spiaggia, nonostante che appena arrivata fossi in condizioni pietose: bianca come una mozzarella.
Adesso che sembro tutt’al più una mozzarella affumicata, questi ragazzi continuano ad aspettarmi in spiaggia tutti i giorni religiosamente.
Evidentemente trattasi di persone lungimiranti.

Adesso vi saluto che vado al mare.
Ciao a tutti!
Maria Paola

Ritorno al futuro

Carissimi,
sono qui a Praga al mio počítač che vi scrivo. Come si intuisce dalla parola stessa, “počítač” vuol dire “computer”. Anzi avrei dovuto declinarlo al locativo: “al computer” si dice “na počítači”. Questo per dirvi che razza di lingua è il ceco.

Dicevo, sono qui per salutarvi perché finalmente parto in vacanza. Lascio per un po’ la preistorica Repubblica Ceca e torno nel futuro: in Sardegna.
Nonostante i nuraghi, i bronzetti e i pastori (per non parlare di Nico e il nonno) la Sardegna è molto ma moooolto più avanzata della Repubblica Ceca in fatto di celiachia: locali senza glutine, ravioli, papassini, pane carasau senza glutine e chi più ne ha più ne metta.

Non guarderò il forum più di tanto: capirete, viene male a portarsi dietro il computer andando a nuoto dalla spiaggia lontana alla torre. ;-)

Vi lascio con la canzone che non posso fare a meno di ascoltare in questi giorni:

Buon tutto a tutti e arrivederci a presto
Maria Paola

Il gelato a Praga

Qua a Praga non sono ancora riuscita a mangiare un gelato al bar:
non faccio in tempo a tradurre la lista degli ingredienti dal ceco che il gelato è già sciolto…

Maria Paola

Praga: la pizzeria senza glutine

Carissimi,
qualche settimana fa ero al settimo cielo. Avevo fatto una scoperta sensazionale: una pizzeria senza glutine a Praga. Ma vi rendete conto? Proprio qui, nella preistoria più remota, agli albori dell’umanità celiaca. Una pizzeria senza glutine! Pazzesco.

La pizzeria è citata sul sito dell’associazione ceca, fa servizio a domicilio e si chiama “Pizza go home!”

Il nome è un po’ razzista, sembra “Yankee, go home!”: vattene a casa. Ma non è niente in confronto ai nomi di altri prodotti italiani qua nella Repubblica Ceca: la popolarissima acqua Mattoni (leggera…) e il sugo Panzani (un nome, una garanzia).

Per prima cosa ho dovuto indagare per scoprire qual’è il campanello del mio citofono (mi ero trasferita da poco nella casa e non mi era ancora capitato di usarlo). Altrimenti come avrebbe potuto citofonarmi il pizza express? Ho cercato il cognome tra le scartoffie dell’agenzia e sono scesa a fare le prove con il campanello. Cosa non si fa per una pizza!

Poi ho chiamato la pizzeria per fare l’ordine. Momenti di panico al telefono: il personale parla solo ceco. E che gli dico a questi? Già vedevo la pizza svanire nei miei sogni, quando mi sono accorta che si poteva ordinare anche dal sito.

Con l’aiuto del traduttore automatico di Google sono riuscita a tradurre il menu e il formulario da compilare (e che nessuno dica che quei traduttori automatici non servono a nulla, non è vero! Niente traduttore = niente pizza).
Pizza con funghi e prosciutto! Quella senza glutine c’è solo in formato piccolo. Chissà perché? (lo scopriremo poi…) Ma meglio di niente!

Dopo aver inviato l’ordine ancora momenti di panico: la pizzeria ti chiama e devi confermare l’ordine per telefono! Aiuto! Dizionari spiegati, aperti tutti i traduttori automatici possibili, ricerca febbrile di frasette da dire… Dopo mezz’ora di attesa ecco che mi chiamano. Con il cuore in gola riesco a mettere due parole in croce. Mi capiscono, credo. Sí, la pizza dovrebbe arrivare (anche se un po’ di dubbio rimane, visto che mica ho capito tutto quello che mi hanno detto…).

Mentre aspetto la pizza, mi viene un dubbio più atroce: e se contiene amido di frumento deglutinato? Qualche giorno prima al supermercato avevo visto un preparato per pizza che lo conteneva. Oddio, speriamo di no! Come faccio? Li chiamo? E come glielo chiedo?

Basta! Qualsiasi cosa mi portino io la mangio.

Dopo un’ora di attesa ecco che arriva la pizza, portata da due tizi in macchina.
Torno su in casa felicissima. Apro il cartone: effettivamente è piccola.
Vabbé, ci accontentiamo.

Sto per addentare il primo pezzo quando mi cade l’occhio su quegli
inconfondibili buchetti sul fondo… La base per pizza della Schär!

D E L U S I O N E. :-(

Maria Paola

P.s.: Avevo una fame tale, che alla fine mi è sembrata la base per pizza più buona del mondo. E mi sarei mangiata anche il cartone. Comunque sarà la prima e l’ultima volta che ordino la pizza da quelli. E anche voi siete avvertiti, perlomeno quelli tra di voi che hanno avuto la pazienza di leggere questo luuuuuungo messaggio sino alla fine. Per gli altri: buona base per pizza della Schär! Eh eh. Ciao Maria Paola

Perché?

Scrivendo il messaggio precedente mi è venuto un dubbio esistenziale.

Perché io, Mariapaolina Paperina, devo sempre abitare nei paesi di livello preistorico? Ecco che in Germania fanno progressi con la celiachia ed io, zac, subito mi devo trasferire nella Repubblica Ceca. Quale sarà la prossima destinazione, la Mongolia?

E perché invece Gastone Olivierone abita nella progreditissima Roma, zeppa di locali gf?

Non c’è giustizia a questo mondo.
Maria Paola

Il progresso celiaco

Il progresso celiaco nei vari paesi:
- Repubblica Ceca: Neolitico
- Germania: Medioevo
- Italia: Età contemporanea
- Australia: Fantascienza

Maria Paola