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Archive: April, 2011

Alla fiera dell’est: il dopo-fiera

(SEGUE DA -> Alla fiera dell’est)

La sera dopo la fiera avevo invitato a cena la mia amica Kateřina. Da poco mi aveva regalato delle tortillas senza glutine e così avevo deciso di prepararle quelle, con un bel ripieno. Ultimamente, quando invito gente, cucino sempre sudamericano. Chissà come mai.

Le tortillas erano dichiarate senza glutine sulla confezione, ma quando ho letto gli ingredienti sul retro nelle varie lingue, mi sono presa un bel colpo! In tedesco diceva “mexikanische Weizenmehl Tortillas”, che vuol dire “tortillas messicane di farina di GRANO”. Ohibò! 8-O
Inoltre in spagnolo diceva “ESTE PRODUCTO CONTIENE GLUTEN”.
Direi che non c’è bisogno di traduzione.
Ho pensato: saranno degli errori di traduzione, oppure questi non hanno le idee ben chiare? Ho mandato un’e-mail all’azienda. Hanno risposto scusandosi molto: si trattava di errori di traduzione per i quali rimedieranno prima possibile. Per dimostrarmi che le tortillas erano senza glutine mi hanno spedito il certificato del laboratorio analisi. Tutto in ceco ma si capiva bene. E firmato, ma guarda un po’, proprio dalla Dr. Ing. Gabrovská, che aveva parlato alla fiera! Allora ci fidiamo.

Le tortillas, testate con il metodo immunoenzimatico ELISA, contenevano 11,7 milligrammi di glutine per kilo. In pratica a cena avrei mangiato un milligrammo di glutine.
Accipicchia, pensavo durante la cena, chissà se i miei villi se ne accorgono. A Budapest si sono sciroppati un’intera pizza glutinosa senza dire né ah e né bah. Voglio vedere adesso se mi fanno storie per un milligrammo!

È andato tutto bene. Kateřina ha gradito molto le tortillas con il ripieno. Per l’occasione ho aperto un vino bianco che mi era stato regalato da colleghi di Monaco nel lontano 2006. Era giallo, giallissimo (non vi dico cosa sembrava…), ma ottimo.

Kateřina è davvero una persona eccezionale. Non solo è celiaca, ma è anche di Praga e parla un inglese assolutamente perfetto. Inoltre si è laureata l’anno scorso con una tesi sul reggiseno. Però.

A Kateřina è piaciuta molto la mia casa e la zona dove abito. Le stavo raccontando che ho scoperto che nel mio palazzo è stato girato un film. Lei lo conosceva e mi ha spiegato che si tratta di un film cult (ora non vi dico quale, altrimenti venite a Praga a scovarmi ;-)).

Dovete sapere che intorno a casa mia girano film in continuazione. Una volta ad esempio stavo tornando a casa dalla spesa. Casualmente, proprio quel giorno avevo comprato il pacco grande di carta igienica. Ad un tratto, girato l’angolo, mi sono ritrovata nel bel mezzo del set di un film storico! Con tanto di mercato medievale e carrozza trainata da cavalli.
Li per li sono rimasta interdetta con il pacco di carta igienica sotto il braccio. Finché l’assistente alla regia mi ha gridato: “Passi, passi!”
Boh, io sono passata. Speriamo che non mi abbiano ripresa nella scena. Questa sarebbe peggio dell’orologio in Ben Hur.

Tanti saluti dalla perfida Albione! Gli albionesi sono tutti elettrizzati per il matrimonio di domani!
Un abbraccio dalla vostra
Maria Paola

Alla fiera dell’est

Carissimi,
stavolta zio Angelo non c’entra…

Recentemente sono stata ad una fiera organizzata nel lontano est, ovvero a Praga, dall’Associazione Ceca Celiachia. Mi ha invitata la mia amica Kateřina, responsabile del gruppo giovani.
C’era un sacco di gente e molti stand di prodotti con ogni ben di Dio. Mi sarebbe piaciuto fare un video da mettere sul blog dell’entusiasmante conferenza in lingua ceca. Purtroppo invece la mia macchina fotografica aveva la batteria scarica.
Accontentatevi pertanto di questa foto del tavolo della mia cucina con il bottino della fiera:

Si tratta dell’ottima birra ceca Celia, del pane di una panetteria artigianale e di biscottini della Schär. Inoltre quel pacchetto stravagante è un piatto tipico ceco senza glutine a base di carne di cervo. L’ho comprato per mio babbo. Pazienza se così gli ho rovinato la sorpresa: infatti dovete sapere che il mio babbo celiaco ogni tanto dà un’occhiata al blog, giusto per assicurarsi che non le stia combinando troppo grosse.
I sottobicchieri dei Beatles e le tovagliette “strawberry fields forever” invece le avevo prese in un’altra occasione.

Avrete notato che si tratta di un bottino magro. Effettivamente i celiaci cechi si presentano alla fiera annuale armati di valigioni da riempire e fanno man bassa di tutto, visto che alla fiera i prodotti costano molto poco e loro non hanno i buoni mensili come noi. Io purtroppo non ho potuto comprare molto (anche se c’erano delle torte che mi guardavano con certi occhi…), perché dovevo ripartire per un viaggio. Mmm… Non ho il coraggio di dirvi dove…
E va bene, ve lo dico: nella perfida Albione!
Già vi sento dire: nooooo, basta! Dopo cinque puntate di avventure nella perfida Albione direi che ne abbiamo tutti le tasche piene. Per cui vi prometto che, per quante avventure strabilianti mi stiano capitando nel nuovo viaggio in quel d’Albione, nel blog non scriverò una riga.
(Non so se riesco a mantenerla questa promessa, ma almeno ci provo…)

Alla fiera c’era anche l’onnipresente Schär. A Kateřina ho detto con fermezza: “Allo stand della Schär non ci vado, perché i suoi prodotti li conosco a memoria. Non sono mica venuta qua per la Schär!” Poi invece mi sono ritrovata là a sgranocchiare i Petit Schär, che secondo me sono ottimi e anche a iscrivermi per ricevere la loro rivista. Ho pensato: la ricevo già in italiano ed in tedesco. Non sarebbe male in ceco, così imparo qualche cosa.
Sia chiaro che io sto scrivendo queste cose perché spero che la Schär mi contatti per chiedermi di mettere la pubblicità dei loro prodotti sul mio blog, come ho visto sui blog di altre persone… No, beh, in realtà scherzo.
Tempo fa lo dicevo, sempre scherzando, a mio fratello.
Lui: “Mi sembra un’ottima idea, così guadagni qualcosa.”
Io: “Ma mi sentirei limitata nella mia libertà di espressione. Dov’è finita l’informazione libera?” (in Italia ce lo chiediamo da un bel po’…)
Mio fratello: “Ma noooo. Alla Schär interessa che ci siano le Magdalenas bene in vista sul banner. Poi se tu scrivi peste e corna di loro, non gliene frega niente.”
Io: “Dici?”
Mah.

Vabbé, torniamo alla fiera. Vi dicevo dell’entusiasmante conferenza in lingua ceca. Entusiasmante davvero perché ci ho capito parecchio. Non l’avrei mai detto, ma in effetti, nonostante il mio ceco sia molto limitato, avere le diapositive davanti e conoscere l’argomento aiuta. Il gastroenterologo che presentava, il Dr. Pavel Kohout, era molto bravo e simpatico. Se volete vederlo -> cliccate qui <- (un po’ irsuto, ma non malvagio, dái…). A volte il Dr. Kohout invitava il pubblico a votare su delle questioni. Quella dello yogurt non l’ho capita in tempo, ma sugli alcolici ho votato. Ho capito anche un paio delle domande rivolte dal pubblico e le risposte del medico. Il culmine della soddisfazione l’ho raggiunto quando una signora seduta vicino a noi mi ha fatto i complimenti per il mio ceco. Assolutamente immeritati! Il mio ceco è molto in stile: “Io essere Maria Paola. Augh!”
Il fatto è che il ceco è difficilissimo e lo parlano in quattro gatti. Pertanto i cechi si entusiasmano subito se uno straniero mostra un minimo di interesse per la loro lingua.

Dopo il Dr. Kohout ha parlato la Dr. Ing. Dana Gabrovská che ha analizzato il contenuto di glutine di un sacco di cibi, calcolando così, per vari casi, quanti milligrammi di glutine si mangiano in un giorno. Particolarmente interessante la tabella con il contenuto di glutine delle birre comuni. Ahimé: off-limits per noi.

(FINE PRIMA PARTE)
VAI AL -> -> -> DOPO-FIERA

A Monaco di Baviera: lo zio Angelo e la parrucchiera

Carissimi,
non sia mai che io me ne rimanga due giorni nello stesso posto!
Un giorno e mezzo dopo che ero tornata dal Belgio, sono ripartita per Monaco di Baviera.
Stavolta però non si trattava di un viaggio di lavoro. Non potevo crederci! Infatti sono andata a Monaco, la mia ex-residenza, per il fine settimana.
Avevo deciso di rimanere apposta sino al martedi’ per assistere al concerto di zio Angelo.

Come sarebbe a dire “chi caspita è zio Angelo?”
Ma è famosissimo! Inoltre basta guardarlo per capire che è mio zio.
Se non avete ancora indovinato, guardate qui:

Zio Angelo è un grande! Quando ha cantato questa canzone, tutto il pubblico era in visibilio. E guardate qua nel video come saltella con tutti i capelli: uno spettacolo.

Passiamo ora alle informazioni piu’ “tecniche”. Se guardate negli archivi del forum celiachia, trovate parecchie informazioni che avevo postato sul senza glutine a Monaco di Baviera.
Ci sono anche alcune novita’. Innanzitutto una cartina su google maps che indica tutti i posti che offrono senza glutine a Monaco.
Si tratta principalmente di posti consigliati dagli utenti del forum celiachia tedesco.
Cliccando sui punti indicati sulla mappa compare il link alla pagina del forum relativa. Potete tradurla dal tedesco con Google Translate Tools.
A Monaco sono stata alla Gasthof Obermaier, che fa piatti tipici bavaresi senza glutine. Prima avevano solamente la cotoletta impanata e poche altre cosette, ora hanno ampliato parecchio il menu senza glutine. Ho potuto prendere per la prima volta gli Spätzle. Francamente non so se consigliarvi questo locale, perchè è piuttosto fuori, lontano dalle rotte turistiche, inoltre il cibo non era male, ma non eccezionale. Tuttavia il menu senza glutine ora è vastissimo ed io ne ho provato solo una minima parte. Insomma, se passate dalle parti del quartiere di Trudering, vale la pena, altrimenti non andrei apposta.

Per la pizza, vi consiglio di andare da Pizzesco. Io ci vado sempre quando sono a Monaco in visita. È molto frequentato da italiani. Per i non-celiaci c’è la pizza al metro, per noi celiaci invece la pizza tonda. Sia secondo me, che secondo la mia collega celiaca di Monaco, nella classifica delle pizze senza glutine monachesi quella di Pizzesco è la prima (anche la penultima, visto che i posti che fanno pizza senza glutine sono solo due).

A Monaco è andato tutto bene insomma. A parte il fatto che, ora come ora, assomiglio troppo a zio Angelo. È da mesi che voglio andare dalla parrucchiera: sono in condizioni pietose.
A Monaco speravo finalmente di andare dalla mia famosa parrucchiera turca, quella che mi fa il monitoraggio della celiachia. Invece era in Svizzera!
Non solo, mi ha detto che ha intenzione di trasferirsi in Svizzera definitivamente.
E io come faccio?
Come può la mia parrucchiera farmi questo? Come può trasferirsi in Svizzera senza alcun riguardo nei miei confronti?
Non c’è più rispetto a questo mondo.
Maria Paola
(ora più che mai degna nipote di zio Angelo)

Andrea del Maitrea

Carissimi,
se capitate a Praga potete andare al ristorante vegetariano Maitrea, che offre piatti senza glutine. La scelta é un po’ limitata, ma non é male e poi i locale é centralissimo (proprio dietro Piazza della Cittá Vecchia).
Vi consiglio di andare al piano di sotto (é piú carino, vedi foto del link sopra) e di chiedere di Andrea. In questo modo avrete la possibilitá di ordinare in italiano!

I miei lettori maschietti si rallegreranno che Andrea non é un uomo, bensí una bella bionda con i capelli lunghi, mossi. Andrea é slovacca e parla benissimo l’italiano. Inoltre é gentilissima e affettuosa.
Tempo fa quando stavo andando via dopo pranzo mi ha detto:
“Ha gli occhi lucidi. Oggi é triste?” (allora ci davamo ancora del lei)
Ho pensato: ohibó? Saró triste? Li per li ho passato in rassegna tutti i mie problemi attuali. Dunque, c’é questo, poi quest’altro, e poi quest’altro ancora… (tutte cose che con la celiachia non c’entrano nulla). Ebbene sí: non posso che essere triste.
Poi mi é venuto in mente quello che avevo appena mangiato e ho detto ad Andrea:
“Ma no, sará il peperoncino!”
Ha sorriso ed é andata via tranquillizzata.

Se andate da Andrea ditele pure che vi mando io: Maria Paola, la celiaca sarda, con molti capelli…
Ciao
Maria Paola

Ritorno al passato

Carissimi,
dopo il viaggio in Belgio non sono rientrata nei Paesi Baschi. Infatti già a fine marzo li avevo lasciati per ritrasferirmi nella mia residenza precedente: Praga.
Per chi non si raccapezzasse sui miei spostamenti (a volte, vi dirò, neanche io mi raccapezzo), ecco il mio tour europeo da febbraio in poi: Paesi Baschi – Inghilterra – Praga – Paesi Baschi – Praga – Belgio – Praga.

Che tristezza lasciare i miei colleghi dei Paesi Baschi! Sono i colleghi migliori che io abbia mai avuto. La mia capa basca una volta mi aveva detto tutta entusiasta: “Nel nostro ufficio ci sono due cinesi, un colombiano, un francese, una polacca. E adesso pure un’italiana. Sembriamo le Nazioni Unite!”

Non so voi, ma io quando penso alle Nazioni Unite mi immagino degli austeri signori in giacca e cravatta, seduti davanti ad un segnaposto e ad una bandierina. Niente a che vedere con i miei colleghi. Noi non siamo così, pensavo.
Un giorno poi sono entrata in ufficio ed ho avuto un’illuminazione: una grande stanza dove persone di diverse nazionalità lavorano ciascuna alla propria postazione. Ognuna concentrata sul suo compito, ma per il bene comune.
È l’Enterprise!

Infatti eccoci qua:

Sulla destra si riconoscono i due colleghi cinesi. Seduto in poltrona il colombiano. A sinistra, appoggiato alla poltrona, il collega francese. Tra i due, la polacca.
Ed io?
Beh, chi mi conosce di persona, sa che io sono una negra bianca. Pertanto non posso essere che un personaggio:
Luogotenente celiaco Uhura a rapporto!
Nella foto di prima sono un po’ in secondo piano, pertanto metto quest’altra, che mi ritrae concentrata al lavoro. Così finalmente mi vedete:

Maria Paola al lavoro

Prima di partire ho fatto una grande festa a casa mia. Con il colombiano ci siamo inventati l’arepizza. Si tratta di una contaminazione celiaco-colombiana. In pratica abbiamo fatto un’arepa grande e l’abbiamo condita come se fosse pizza. All’inizio ci sembrava una cosa molto stravagante, ma poi mi è venuto in mente che il pasticcio di polenta al forno si può condire come la pizza. E allora, perché no?
Il mio gentilissimo collega cinese si è offerto di cucinare pure lui. Stavolta però non voleva correre il rischio di dover usare il mio coltellino per tagliare le cipolle. E così si è portato da casa la sua mannaia in stile film dell’orrore. Quando l’ha tirata fuori per poco non svenivo.

Alla festa c’era parecchia gente. Troppa gente. Talmente tanta che io e la mia coinqulina non avevamo abbstanza piatti, posate e sedie. Qualsiasi oggetto “sedibile” veniva usato come sedia. Qualsiasi oggetto “piattabile” veniva usato come piatto. C’erano pure due bambini che giocando avevano riempito tutta la casa di macchinine.
Il caos più totale.
Ho chiesto alla mia coinquilina: “Ma c’era mai stato un caos così a casa tua?”
Lei ci ha pensato un po’ e poi ha risposto: “Effettivamente no.”

La festa è stato un successo. Pensate a quelle feste noiosissime dove tutto è perfetto: i piatti tutti uguali, le posate tutte allineate, i tovaglioli coordinati con la tovaglia. Che barba!
Invece noi dovevamo inventarci li per li l’utilizzo dei vari oggetti. Con tutta quella gente in casa e i bambini che correvano gridando e spegnendo e riaccendendo la luce a modello discoteca. Un gran divertimento!
Il cibo poi è piaciuto tantissimo. Il collega cinese, come al solito, si è fatto onore ai fornelli. L’arepizza è stata un successo. È piaciuta molto persino ad una italiana non-celiaca che era presente.
Nel finale ho presentato il mio famoso dolce al cioccolato, che mi ero inventata tempo fa (poi ho scoperto che esisteva già, ma vabbé). Una cosa veramente peccaminosa: è andato a ruba e tutti volevano la ricetta. Era venuto più superbo del solito proprio perché avevo variato le dosi degli ingredienti. Me le ricordassi adesso!

Ah, i miei colleghi dei Paesi Baschi! Che persone d’oro. La mia collega polacca ha il cipiglio di un sergente maggiore, poi però si fa sempre in quattro per te. Siccome ero preoccupata perché il mio bagaglio superava i 20 chili concessi sull’aereo, la mia collega si è offerta spontaneamente di portarmi qualcosa in Belgio, dove ci saremmo incontrate.
Tutta contenta le ho dato due chili e mezzo di pasta senza glutine. Mi ha detto: “Questa pasta deve essere molto preziosa”. Io: “Preziosissima: a Praga è introvabile, inoltre costa un occhio della testa.”
Il collega colombiano si è offerto anche lui di portarmi qualcosa, visto che verrà a Praga per lavoro il mese prossimo. Gli ho dato la mia adorata pentola a pressione. La tiene al lavoro vicino alla sua scrivania. Mi ha assicurato che la sta trattando bene.

E così sono riuscita a fare i bagagli rispettando il peso.
Arrivederci Paesi Baschi!
Ecco il tramonto a Vitoria-Gasteiz la sera prima di partire:

Ora rieccomi qua a Praga. Ho sentito molto la mancanza dei miei cari colleghi e della mia carissima coinquilina. E poi qua non ci sono Brad Pitt. Inoltre, da un paese celiacamente avanzato come la Spagna, sono tornata nella preistoria.
Mi sono sentita come Mr. Spock, quando atterra da solo su un pianeta preistorico.

Chissà se questa scena c’era davvero in Star Trek. In ogni caso adesso è tutto okay.
Ed il progresso celiaco dilaga anche a Praga…

La vostra,
Maria Paola

In Belgio: gli studenti, le lavandaie
e il locale più talebano del mondo (finale)

'Tu proverai sì come sa di sale lo pane altrui' (Dante, Paradiso, Canto XVII, versi 58-59).
Cosa c'entra con la mia avventura in Belgio? Lo scoprirete continuando a leggere.

(CONTINUA DALLA PRIMA PARTE)

Vi dicevo, che sicuramente gli studenti Erasmus celiaci a Lovanio si troveranno benone. Eh giá, perché per noi celiaci a Lovanio si mangia parecchio bene. Una sera siamo stati a cena al The Be Bop, che é un posto bellissimo perché ha il muro pieno di quadretti: tutti storti dal primo all’ultimo. Prima c’é la zona bar e poi in fondo la zona ristorante: un ristorante di lusso. Ho mangiato benissimo: dall’antipasto al dessert. Avevano anche il pane per me. Non so se lo tengano tutti i giorni, visto che in quel caso erano avvertiti da prima della mia presenza, ma vale la pena di provare. Considerate che é un po’ caro.

Dopo cena, seduta al bar, chiacchieravo con un collega albionese. Non so come mai, ma il discorso é caduto sul pane di guerra. Il collega mi ha chiesto come mai si chiama “pane di guerra”.
Io: “Perché é senza sale.” (in realtá non é solo per quello, ma li per li ho risposto cosí)
Il collega: “Che orrore il pane senza sale! Una volta ero in Toscana e mi ero fatto un panino con salame. Poi l’ho addentato: terribile!”
Io: “Ma che dici? Il pane toscano senza sale é ottimo: cosí si sente di piú il sapore del salame. Inoltre”, ho aggiunto, “Dante si lamentava dell’esilio scrivendo ‘Tu proverai sì come sa di sale lo pane altrui’”.
Il collega: “Sicuramente Dante era ironico.”
Ecco finalmente un’interpretazione innovativa dell’opera di Dante.

La sera dopo siamo stati nel locale Domus, vicino al municipio. Stavo spiegando le solite cose al cameriere quando lui mi ha interrotta per dirmi che sul menu le pietanze senza glutine erano indicate con un asterisco. Gioia e tripudio!
Tutta contenta ho ordinato una cosa con l’asterisco (ora non ricordo quale).
Poco dopo il cameriere é tornato con una forchetta ed un coltello in mano e mi ha sostituito le posate. Al mio sguardo interrogativo ha risposto dicendo: “Queste le abbiamo rilavate.”
Caspiterina, ho pensato, questi fanno proprio sul serio!
La palma d’oro al locale piú talebano del mondo!

Per chi di voi non conoscesse il celiachese, riporto uno stralcio del Grande Dizionario Garzanti Celiachese-Italiano con la parola “talebano”:
[ta-le-bà-no] nome maschile, chi appartiene al movimento celiaco fondamentalista, ossessionato dalle contaminazioni da glutine, segue rigorosamente i princìpi anti-contaminazione della sua religione e usa la forza per imporli.
(per approfondire, -> cliccate qui <-)

Il giorno della partenza mi sono fatta un giretto a Lovanio per visitare finalmente la cittá. Sono stata nella cattedrale di San Pietro. Vale la pena pagare il biglietto per visitare l’esposizione all’interno della chiesa. Cosí si puó vedere quel grande capolavoro che é l’Ultima Cena di Dirk Bouts: un’opera cosí intensa ed espressiva che ti folgora. Metto qua il link, anche se non rende: va vista dal vivo.
C’é anche un’altra opera di Bouts, per noi molto interessante. Si tratta del martirio di Sant’Erasmo. Un martirio molto celiaco: in pratica gli hanno tirato fuori gli intestini. A me quel quadro fa molta impressione. Ma se ve la sentite, voi celiaci piú temerari, -> cliccate qui <-.
Vi consiglio anche di visitare il museo di Lovanio. Molto belli i dipinti fiamminghi del ’400-’500 e anche le opere piú recenti di Constantin Meunier (fine ’800). Vale davvero la pena.

Con la collega polacca sono stata poi nel locale Trobadour. Anche lá ho mostrato al cameriere l’opuscolo dell’Associazione Fiamminga. Ad un certo punto il cameriere ha indicato la spiga sbarrata sull’opuscolo e ha detto: “Questa prima aveva cinque file di chicchi, ora ne ha sette…”
Ho pensato: questo conosce bene il simbolo della spiga sbarrata!
Lui ha continuato “… Sette file di chicchi invece di sette: é per questo che sono aumentati cosí tanto i casi di celiachia. É il grano transgenico! Anche io ogni tanto devo mangiare senza glutine, perché cosí mi sento meglio.”
Ho pensato: tutto chiaro allora.

E vabbé: quantomeno era al corrente della cosa. Ho ordinato la grigliata di pesce. Dopo una breve attesa me l’hanno portata: davvero bellissima. C’erano anche due salse di accompagnamento. Il cameriere mi ha spiegato che contenevano maionese. Ho detto: “Se é maionese industriale, avrei bisogno di leggere gli ingredienti sull’etichetta”. Il cameriere: “Guardi, viene malissimo: il barattolo della maionese é enorme e non posso portarlo qua”.
Io: “E se vengo io in cucina?” (della serie: se la montagna non va a Maometto, Maometto va alla montagna)
Il cameriere (sconcertato): “No, non si puó.” (della serie: la cucina é luogo sacro).
Io (rassegnata): Vabbé, allora non mangio le salse.
E cosí mi sono data alla grigliata, che era veramente, ma veramente ottima.

Dopo un po’ torna da noi il cameriere con la macchina fotografica in mano in atteggiamento da fotografo. Ho pensato: Poffarbacco! E perché adesso questo qua ci vuole fotografare? Vabbé che io e la mia collega polacca siamo degli schianti pazzeschi, peró…
Non é vero che siamo degli schianti pazzeschi, sto scherzando. Infatti il cameriere si é avvicinato e mi ha fatto vedere la macchina fotografica: aveva fotografato l’etichetta della maionese in modo che potessi leggere gli ingredienti. Ed erano senza glutine! Per cui ho potuto mangiare pure le salse: ottime anche quelle.

Dopo pranzo ho preso il treno per l’aeroporto di Bruxelles e da li l’aereo per tornare alla base.
Ma dove? Nei Paesi Baschi?
No, no.
Dove è tornata Maria Paola?
Lo scoprirete nella prossima avventura.

Baci dalla vostra
Maria Paola

In Belgio: gli studenti, le lavandaie
e il locale più talebano del mondo

Studenti di Lovanio durante l'orario delle lezioni (Piazza del Mercato Vecchio)

Carissimi,
recentemente sono stata in viaggio di lavoro in Belgio, piú precisamente a Lovanio. La cittá ha una miriade di nomi: Leuven in olandese, Louvain in francese, Lovaina in spagnolo e Löwen in tedesco. In tedesco “Löwen” vuol dire “leoni”, anche se, a quanto pare, con questa cittá le bestie feroci non c’entrano.

Per l’albergo ancora una volta mi sono fatta traviare dalla mia collega polacca, che mi porta sempre in posti un po’ equivoci. Stavolta si trattava di un residence con monolocali, forniti di soppalco, salotto con angolo cottura e frigorifero. Non male, ho pensato: poter sistemare le proprie provviste senza glutine in frigo, senza dover fare a pugni con le varie bottigliette di bitter e acqua tonica. Purtroppo la pulizia lasciava un po’ a desiderare…

All’arrivo ho dovuto lavorare subito come una matta. C’erano troppe scadenze concomitanti, inoltre l’indomani avrei dovuto presentare una relazione davanti a pesi massimi dei servizi segreti e dovevo ancora prepararla…

A Lovanio ci sono due ristoranti senza glutine indicati dall’Associazione Celiachia Fiamminga: il De Dry Tonghen e il Kalypta. Per pranzo volevo andare al Kalypta, ma di domenica era chiuso (inoltre poi ho scoperto che apre solo la sera), per cui sono entrata al Quasimodo, vicino al municipio. Con la richiesta per il cuoco in inglese e un opuscolo dell’Associazione Fiamminga in olandese, me la sono cavata egregiamente.
Ho ordinato le famose cozze belghe e mi hanno portato una pentola che ne conteneva un chilo e mezzo! In pratica la porzione per tutta la famiglia. Solo che io ero da sola… Non so come ho fatto, ma sono riuscita a mangiare tutte le cozze (forse perché scartavo le conchiglie ;-)) e anche l’insalata e le patate arrosto di contorno. Tutto ottimo. Caruccio peró.

Un po’ appesantita sono tornata al lavoro. Per cena non avevo il tempo di uscire: mi sono comprata una paella surgelata in un negozietto (il proprietario mi ha aiutata a tradurre gli ingredienti dall’olandese) e me la sono fatta al microonde (ecco finalmente l’utilitá del monolocale).
E cosí in solitudine ho continuato a lavorare, rinunciando alla visita guidata della cittá, sino a notte tarda, tra momenti di sconforto. Sono andata a dormire alle quattro e mi dovevo alzare alle sette.

L’indomani la mia relazione é andata parecchio bene e a pranzo, rilassata, ero seduta a fianco a un collega italiano che lavora nella perfida Albione. Questo collega mi ha raccontato per filo e per segno la visita guidata alla quale non avevo potuto partecipare. Mi spiegava che l’Universitá Cattolica di Lovanio, fondata nel 1425, é tra le piú antiche d’Europa. Gli studenti erano considerati una specie di flagello, e si cercava di contenerli nella loro esuberanza.
Ad esempio, andavano matti per le lavandaie, tanto che la cittá aveva dovuto adottare dei sistemi in modo che non le incontrassero. In pratica gli studenti dovevano depositare la biancheria sporca in una stanza, poi uscivano e la stanza veniva chiusa a chiave. Da un’altra porta le lavandaie entravano guardinghe e, quatte quatte, portavano via la biancheria. Per il ritiro della roba pulita, stessa storia.
Questi studenti desideravano tantissimo le lavandaie proprio perché non le vedevano mai (ragazze, imparate!). Anzi, probabilmente non le avevano mai viste.
La fissa per le lavandaie é passata agli studenti solo molto secoli dopo, con l’arrivo delle prime studentesse. Le donne infatti sono state ammesse all’Universitá di Lovanio solo nel 1920 (pensate a quanti talenti sprecati nei secoli precedenti).
Fu creato un collegio, rigorosamente separato da quelli maschili, per le studentesse. Il problema era che tutte le sere gli studenti si piazzavano davanti al collegio a fare le serenate alle studentesse con grande disturbo per il vicinato. Come ha risolto il comune? É presto detto: ha spostato le camere delle studentesse sul retro e sul davanti ha messo le suore. Gli studenti con le suore avevano ben poche speranze e quindi le serenate sono subito finite.

Vi diró che al giorno d’oggi gli studenti si rifanno abbondantemente di queste sofferenze passate. Infatti, una sera che siamo usciti con i colleghi abbiamo trovato il centro invaso da folle di studenti, le ragazze vestite molto “in stile inglese” (ovvero microgonna etc.). I locali erano traboccanti di gente e con la musica a palla.
Era la una e mezza di notte.
Di martedí!
Abbiamo pensato: ma questi studenti non fanno nulla? Se iniziano cosí il martedi, chissá il venerdi e il sabato…
Ai ragazzi celiaci che faranno l’Erasmus a Lovanio dico: vi divertirete e mangerete. Ogni tanto peró studiate, eh! ;-)

(FINE PRIMA PARTE)
Volete sapere cos’altro é successo in Belgio? E cos’é questa storia del locale piú talebano del mondo?
Allora andate a vedere ->->-> LA SECONDA PARTE.

Nuove frontiere per la cura della celiachia

Carissimi,
nell’ultimo numero della rivista dell’Associazione Tedesca Celiachia c’è un articolo molto interessante che vorrei condividere con voi.
Si parla di un nuovo metodo per la cura della celiachia: il trapianto di villi.
Come funziona? In pratica al celiaco vengono trapiantati i villi intestinali di una persona sana, che, grazie ad una particolare tecnica di trapianto, non vengno danneggiati dalla risposta autoimmunitaria. Si tratta ovviamente di un’intervento invasivo, ma la degenza post-operatoria, sia per il donatore che per il ricevente, è solo di una settimana. Il metodo è stato sperimentato su larga scala negli Stati Uniti e in Germania e recentemente sono avvenuti con successo i primi trapianti su pazienti celiaci nella clinica di Sankt Spolostorgius a Baden Baden e nella Universitätsklinik Ludovico II di Füssen, in Baviera.

Il metodo del trapianto di villi è stato ideato e sperimentato da una nostra vecchia conoscenza: il Dottor Alessio Fasano. Molti di voi lo conosceranno in quanto autore della pillola antizonulina, che avrebbe dovuto permetterci di mangiare glutine a volontà.
Vi sarete chiesti come mai del trapianto di villi si viene a sapere solo oggi, a sperimentazione conclusa. È presto detto: è stata volontà dello stesso Dottor Fasano, particolarmente scottato dall’esperienza della pillola, non rivelare nulla in anticipo sul nuovo metodo.
All’inizio della sperimentazione della pillola il Dottor Fasano usciva di casa e subito gli dicevano:
“Dottò, ho sentito della pillola. Complimenti e continui così!”
Poi: “Dottore, come va la ricerca sulla pillola? Siamo tutti speranzosi, eh!”
Dopo un po’: “Dottore, a che punto siamo con la pillola?”
In seguito: “Dottore quando avremo finalmente la pillola?”
E infine (prendendolo per il colletto): “Ma insomma, Dottò, ma questa benedetta pillola???”
“Ah, è così?” ha pensato il Dott Fasano “La prossima volta allora non vi dico nulla e vogliamo vedere.”
E così oggi ci troviamo con la bella sorpresa del trapianto di villi.

In Germania è stata già fondata l’Associazione Tedesca Donatori di Villi, e stanno cercando donatori. Come al solito si fa fatica a trovarne.
Ho chiamato per avere informazioni e mi hanno subito chiesto di diventare donatrice.
Io: “Guardi che mesi fa mi hanno sicuramente avvelenata: ho di nuovo gli anticorpi alti ed il ferro basso. Non ho idea di come siano messi i miei villi…”
La persona dell’associazione: “Non si preoccupi! C’è sempre qualcuno che ha i villi messi peggio dei suoi!”
Mi ha spiegato che in pratica un celiaco con un danno alla mucosa di livello Marsh 3a (villi lievemente atrofizzati) può donare ad un celiaco con Marsh 3c (villi totalmente atrofizzati). Il ricevente ne trarrebbe comunque vantaggio.
Quando ho sentito così mi sono iscritta subito all’Associazione Donatori di Villi. Chiunque può donare e aiutare così celiaci meno fortunati.

È stata attivata una collaborazione con varie associazioni internazionali tra cui l’Associazione Italiana Celiachia, per cui presto nascerà anche l’AIDV, Associazione Italiana Donatori di Villi. Probabilmente se ne parlerà nel prossimo numero di Celiachia Notizie, ma volevo darvi la notizia in anteprima!

Diventate come me donatori di villi: è un atto di solidarietà celiaca.
Maria Paola