Gli additivi misteriosi

Carissimi,
nel periodo di permanenza a Praga sono diventata molto brava a leggere le etichette in ceco. All’inizio non sapevo una parola di ceco, ma alla fine capivo tutti gli ingredienti anche senza vocabolario. Si trattava soprattutto di conoscenza passiva: se mi chiedete come si dice in ceco “farina di semi di carrube” non so rispondervi, ma se lo vedo scritto lo riconosco subito.
L’unico nome che mi è rimasto impresso è Kyselina Citronova, che sembra il nome di una grande tennista. Invece vuol dire acido citrico.

Nei Paesi Baschi gli ingredienti sono in spagnolo ed io lo avevo studiato un sacco di tempo fa. Anzi, ho pure continuato a leggere libri in spagnolo di tanto in tanto: il mio autore preferito è Julio Cortázar (scrittore argentino) e la mia figura letteraria preferita è Don Juan (per motivi molto diversi dalle caratteristiche che normalmente si attribuiscono a questo personaggio; ma lasciamo il tema che è troppo off topic…).

Voi direte: visto che parlo lo spagnolo, leggere le etichette in Spagna sarà un gioco da ragazzi.
E invece non è così. Anche gli additivi spagnoli possono nascondere delle insidie…

Me ne sono accorta all’arrivo in Spagna, quando ho fatto scalo all’aeroporto di Barcellona (il più moderno, pulito e grandioso che io abbia mai visto).
Sono entrata in un negozietto per comprarmi qualcosa da mangiare. Volevo uno yogurt alla frutta e capivo tutti gli ingredienti, tranne uno: nata. Cosa sarà mai questa “nata”?
Ho chiesto ai negozianti. La mia domanda li ha lasciati molto perplessi. Ho spiegato allora che avevo un’intolleranza alimentare. Loro: quale? Io: al glutine.
La negoziante allora: “Noooo, allora questo non lo può mangiare perché non è certificato!”
Mi veniva da ridere. Pensavo: benvenuta in un paese dove il prontuario tiene conto delle contaminazioni!
Insistevo: “Perbacco, ditemi cosa caspita è questa ‘nata’!”
La negoziante: “Nooooo. E se poi lei si sente male qua? Non lo può mangiare!”
Insomma, non c’è stato verso, ho dovuto rimettere lo yogurt a posto.
In seguito ho chiesto alla mia coinquilina: mi ha detto che “nata” vuol dire panna.
E vabbé.

Un’altra volta, al supermercato volevo comprare le olive nere. Ce n’erano di due tipi: su un tipo c’era scritto “con hueso” e sull’altro no.
Cosa sarà mai questo “hueso”? Avrà il glutine? Meglio evitare: ho preso quelle senza.
Per sicurezza ho letto gli ingredienti: olive, acqua, sale e gluconato ferroso (che mi fa tanto bene a me che sono anemica). Bene, ho pensato, questo hueso non c’è: le prendo.
Più tardi mi è venuto in mente che “hueso” vuol dire osso…

Etichette a parte, in spagnolo poi ci sono tanti falsi amici con l’italiano.

Ad esempio: al ristorante con mio fratello, abbiamo chiesto che dessert c’era per me.
Il cameriere ha risposto: “La pigna”.
Sicuramente senza glutine, però un po’ dura, eh! Specialmente se uno la mangia a morsi.
In realtà, “piña” (si scrive così) vuol dire ananas. Io lo sapevo, ma mio fratello si è divertito. E, se ci pensate, l’ananas e la pigna si assomigliano.

Quando poi stavo arrivando in Spagna in aereo, durante il volo mi son presa un colpo. Ad un certo punto una voce imperiosa all’altoparlante ha detto “Vuestro destino es Barcelona!”
Oddio, davvero? Ti prego non dirmelo così!
Poi sul volo da Barcellona a Bilbao ha detto “Vuestro destino es Bilbao!”
Ebbé però, decidiamoci! Qual’è il mio destino, Bilbao o Barcellona? Poco affidabili questi oracoli (in realtà, come avrete capito, “destino” vuol dire destinazione).

Restiamo in tema: per salvare un file sul Windows spagnolo si deve cliccare su “guardar al destino”. Ogni volta un tuffo al cuore: oddio, no, non voglio vedere il mio destino!

Un’altra cosa che mi piace da matti è la “peluqueria de caballeros”. Ci passo davanti tutti i giorni e vuol dire “parrucchiere per uomo”. Ma a me viene in mente un posto dove fanno parrucche per cavalieri medievali…

Besos a todos
Vuestra
Maria Paola