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Archive: May, 2011

Offerta strepitosa della Costa Crociere

Carissimi,
avete visto la pubblicità della Costa Crociere in televisione? Sì, proprio loro, che offrono il vitto senza glutine sulle navi.
Dice: i ragazzi viaggiano gratis!
Vedere per credere: -> cliccate qui <-
Ma vi rendete conto? Pensate a quanti Brad Pitt ci saranno sulle navi, visto che per loro è gratis!
Io parto subito. ;-)
La vostra,
Maria Paola

Celiaca per caso: i presagi

(CONTINUA DALLA PUNTATA PRECEDENTE)

Carissimi,
nella puntata precedente vi ho raccontato come ho scoperto la celiachia per caso, grazie ad uno screening familiare.
Ora vi chiederete: possibile che non mi sia mai accorta da prima di essere celiaca? Beh, non avevo i sintomi classici, quelli gastrointestinali. Ma soffrivo di carenza di ferro. La cosa era considerata normale in una donna in età fertile. Poi però con la dieta senza glutine la carenza di ferro è scomparsa.
Da piccola inoltre ero un po’ cagionevole, probabilmente a causa della celiachia non diagnosticata. Ero magrolina e delicatina. Mia mamma mi diceva che dovevo fare danza classica. Io le rispondevo che casomai avrei fatto karate. Purtroppo non ho fatto né l’una né l’altra cosa.
Quando ero alle elementari mi ammalavo spesso di tonsillite e soffrivo di febbricola. Facevo molte assenze e la mia maestra non credeva che stessi male davvero. Era un po’ antipatica. Sempre meglio della maestra dell’asilo di mio fratello. Si chiamava Suor Angelica e lui, dal primo giorno di asilo, l’aveva ribattezzata Suor Diabolica.
Ero sempre magra anche se mangiavo moltissimo. Mi irritava particolarmente quando conoscenti mi dicevano che dovevo mangiare di più. “Più di così?”, rispondevo, “Impossibile! Allora esplodo.”

Quando avevo 17 anni sono partita per un anno negli Stati Uniti con Intercultura. In quell’anno sono ingrassata di ben 12 chili! Ero contentissima! Al ritorno però per poco mia madre non mi riconosceva. È noto che gli studenti di scambio ingrassano, ma successivamente ho attribuito il mio aumento di peso al fatto che in America mangiavo molto meno glutine che in Italia: era quasi tutto pannocchie, purè di patate e fiocchi di mais. Pane pochissimo, pasta praticamente mai.

Ho sofferto di disturbi tipici a causa della celiachia solo una volta, quando sono stata sottoposta a un bombardamento da glutine. Ero in vacanza con amici in Umbria. Cucinava Gaetano, che faceva tutti i santi giorni, a pranzo e a cena, pasta col tonno. Ricordo che ero stata malissimo: avevo la nausea, non dormivo, andavo in bagno in continuazione e dimagrivo a vista d’occhio. Erano tutti preoccupatissimi per me. Quando poi siamo andati in Puglia, sono rifiorita mangiando “patate, riso e cozze”.
Ho raccontato la cosa a dei non-celiaci, che mi hanno risposto: “Dopo dieci giorni di pasta col tonno si sentirebbe male chiunque”.
Io però, che sono celiaca, di più.

Insomma, è andata così. E vi dirò che essere celiaci non è poi così male. Anzi, è proprio grazie alla celiachia che scrivo le mie avventure in questo blog.
La vostra
Maria Paola

Celiaca per caso

Carissimi,
non vi ho mai raccontato com’è che sono diventata celiaca.
Rimedio subito. Leggete un po’ qua.

In principio era la signora Dedè.
La signora Dedè (nome di fantasia) era una nostra vicina di casa al mare, quando io andavo ancora a scuola. Una bella signora bionda, magra, molto giovanile. La signora Dedè aveva una malattia rarissima: la celiachia. Talmente rara, che praticamente sulla faccia della terra la celiachia ce l’aveva solo lei. Una vera pioniera.
Così abbiamo scoperto che la signora Dedè non poteva mangiare il pane e la pasta. Strabiliati, ci chiedevamo “Come sopravviverà?” La signora Dedè allora ci aveva fatto vedere la pasta che mangiava, una roba stranissima della Aproten, e inoltre delle gallette di riso che comprava in farmacia. Povera signora Dedè!
La signora Dedè non finiva mai di stupirci! Ci aveva detto che, dopo aver iniziato la dieta senza glutine, stava ancora male e non si capiva il perché. Poi saltò fuori che era l’ostia! La piccola ostia della comunione le faceva male. Una volta eliminata quella, era stata benone.
La signora Dedè era per noi una figura leggendaria, distante da noi anni luce. Ma lo spettro della celiachia aleggiava anche sulla nostra famiglia…

Anni dopo saltò fuori un altro caso: il figlio di un’amica di mia madre era celiaco. Era un bambino grassottello e, a quanto pare, con la dieta senza glutine era dimagrito. Sino a quel momento la celiachia secondo me era una prerogativa della signora Dedè e di bambini grassottelli. Mentre io e mio padre eravamo notoriamente magri come chiodi.
Qualche anno dopo mia madre aveva letto un articolo sul giornale, riguardante questo fantomatico “morbo celiaco”. Diceva che adesso il morbo si poteva scoprire con un semlice esame del sangue e che, grazie a questo esame, nelle scuole di Alghero avevano scoperto un sacco di casi di morbo celiaco. Molto interessante, così la signora Dedè e il figlio dell’amica di mia madre si sentiranno meno soli. Tuttavia non pensavamo che il fatto ci toccasse minimamente.

Quando facevo l’Erasmus in Germania poi, abitavo con una finlandese che aveva l’intolleranza al lattosio. Mi sembrava chissà che cosa (povera ignara). Ricordo che un giorno avevamo litigato per la pizza. La stavamo preparando per una festa, una delle innumerevoli feste che davamo nel nostro appartamento. La mia coinquilina finlandese voleva metterci l’emmentaler. Non sia mai! Mi sono opposta e volevo metterci ovviamente la mozzarella, che lei non poteva mangiare per via del lattosio. Le ho detto: “Prenditi le tue pastiglie al lattasi, così la puoi mangiare!” Alla fine ho messo la mozzarella su tutta la pizza tranne su un riquadro. Poi ho preso una fetta di emmentaler, ho ritagliato una bella “N” grande (la mia coinquilina si chiamava Nina) e ce l’ho messa sopra. Le ho detto: “Questo angolo è per te.”
Crudele, vero? A quel tempo vi assicuro che non l’ho fatto con cattiveria. Anzi, mi era sembrata una soluzione simpatica (ero giovane e inesperta). In ogni caso, oggi, da celiaca, sto scontando una pena trenta volte maggiore alla mia colpa per la legge del contrappasso.

Ma quando ho finalmente scoperto di essere celiaca? Diciamo per caso, in seguito ad uno screening familiare.
Un bel giorno, avevo 25 anni ed ero a Pavia per motivi di studio, mia mamma mi telefonò commossa per dirmi che da un’analisi babbo era risultato celiaco.
Io: “Ma allora devo fare l’analisi anche io!”
Mia mamma: “Aspetta almeno a Natale.”
Io: “No, no, la faccio subito. Se babbo è celiaco, lo sono anche io!”
E così fu.

Ma, direte voi, possibile che non mi sia mai accorta di essere celiaca?
Beh, a dir la verità qualche presagio c’era stato…
Ve lo racconto nella prossima puntata.
La vostra
Maria Paola

VAI ALLA ->->-> PROSSIMA PUNTATA

Giornata dell’orgoglio celiaco

Trova Maria Paola nella foto (sfilata per l'orgoglio celiaco, Norimberga 21 maggio 2011).

Carissimi,
anche se in ritardo, vorrei approfittare per fare a tutti voi gli auguri per la Giornata Mondiale della Celiachia, che era sabato scorso 21 maggio.

Per l’occasione si è svolta in Germania l’annuale sfilata per l’orgoglio celiaco. Quest’anno a Norimberga.
È inutile che mi cerchiate nella foto: io non sono andata perché mi trovavo in Italia.
Tuttavia per l’occasione ho costretto parenti e amici ad indossare questa spilla:

"Una persona con la CELIACHIA mi rende orgoglioso ogni giorno."

Ancora auguri a tutti e a presto.

8-) Celiac pride! 8-)
La vostra,
Maria Paola
P.s.: Per approfondire vedasi questo mio vecchio post: -> cliccate qui <-.

Lei non sa chi sono io!

A due passi dalla gelateria di Peppino.

Carissimi,
sono in Sardegna al mare, a godermi gli indubbi vantaggi della disoccupazione.
Più precisamente mi trovo al paesello di mia madre.

Siccome oggi avevo voglia di gelato, ho deciso di andare alla gelateria di Peppino. Là fanno il gelato ottimo e spesso è senza glutine.
Ho chiesto alla signora al banco se avevano dei gusti senza glutine. Lei ha guardato i gusti intorno a sé perplessa. Poi ha scosso la testa rammaricata e mi ha detto: “No, mi dispiace, oggi no. È che sono tutti contaminati per via dei coni e delle palette.”
Io: “Ma non può prenderlo il gelato dalla parte intonsa?”
Lei: “No, mi dispiace. Proprio non c’è niente.”
Io: “Pazienza, arrivederci.”
Ero già uscita dal locale, quando ho sentito dietro di me:
“Ma quella è la figlia di … . È celiaca. Chiamala.”
Insomma, mi hanno richiamata indietro e Peppino mi ha detto:
“Veramente qualcosa ci sarebbe… Questo gelato alla base di frullato di fragola. Lo serviamo in questi contenitori a parte.”
E così tutta contenta ho preso il frullato di fragola. Molto buono.

Tuttavia la cosa mi ha un po’ turbata. Anche per il senza glutine conta essere figlio di …

Saluti dalla Sardegna,
Maria Paola

I racconti di Canterbury

Carissimi,
sono stata a Canterbury, nel sud est dell’Inghilterra, ben cinque volte.
La prima volta addirittura in un era pre-celiaca: in vacanza studio a 15 anni. Abitavo presso una famiglia inglese che mi dava tutti i giorni il packet lunch (chiamato da noi studenti “pranzo al lancio”). Il lauto pasto consisteva in:
- patatine all’aceto
- bibita molto chimica
- sandwich con fetta di salame fucsia fluorescente.
Ricordo che toglievo il salame, ma sul pane rimaneva l’impronta fucsia. Non desta meraviglia pertanto che in quel periodo fossi molto magra e avessi sempre fame. Forse però dipendeva anche dalla celiachia non diagnosticata.

Ma insomma, cos’ha di speciale questa Canterbury, che avrà si e no quarantamila abitanti? Beh, innanzitutto i famosi “The Canterbury tales” (I racconti di Canterbury), scritti da Jeoffrey Chaucer nel quattordicesimo secolo. Tutta roba scopiazzata dal Decamerone di Boccaccio, ma a quei tempi si usava così. Anzi, se uno copiava, voleva dire che era colto, perché almeno aveva letto qualche cosa.
“I racconti” parlano dei pellegrini che arrivavano in massa a Canterbury da tutta Europa per rendere onore al grande santo, Tommaso di Canterbury. Tommaso Becket, arcivescovo di Canterbury, era stato assassinato nel 1170 nella Cattedrale da cavalieri agli ordini del re. Il re era Enrico II, babbo di Riccardo Cuor di Leone e Giovanni Senza Terra (quelli di Robin Hood, per intenderci).
L’assassinio in un luogo sacro fece scalpore. Si sparse la voce, Tommaso venne proclamato santo e martire e i pellegrini iniziarono ad arrivare da ogni angolo d’Europa. Molti secoli dopo, la vicenda ispirò a T.S.Eliot il dramma “Assassinio nella Cattedrale”. E ancora oggi la devozione per il santo è molto sentita. L’ho visto con i miei occhi partecipando alle due cerimonie annuali nella cattedrale: il 29 dicembre, data della morte, e il 7 luglio, data della traslazione delle reliquie del santo. Il sarcofago originale oggi non c’è più perché, tra le altre cose, è stato distrutto da quel rompiscatole di Enrico VIII (quello con sei mogli, che ne fece uccidere due…).

Adesso penserete che io sia stata cinque volte a Canterbury in pellegrinaggio… Beh, non è proprio così. Per quanto questo santo mi affascini ed è molto suggestivo il luogo in cui è stato ucciso nella Cattedrale, la storia dell’assassinio rientra in quelle solite beghe per il potere tra impero e papato. Originariamente Tommaso era amico del re suo assassino. E, chissà, magari era pure un po’ intrallazzone (in senso buono, ovviamente).

Ma ora basta con la cultura, perché ogni tanto bisogna pur mangiare. Anche a Canterbury.
Oltre ad andare nella solite catene di ristoranti per celiaci, quella dei pub per ubriaconi e da Nando’s a prenderci il pollo, abbiamo deciso di trattarci bene e siamo stati in un ottimo ristorante indiano: The Ancient Raj.
Subito mi hanno detto che potevano cucinare senza glutine e che il curry lo fanno loro mischiando le spezie allo stato puro. Il manager si è intrattenuto a lungo al nostro tavolo per concordare il mio pasto. Il cibo era ottimo e mi sono trovata benissimo.
Il locale è in puro stile coloniale, nostalgico. I camerieri sono tutti uomini indiani, impettiti e molto cerimoniosi. Gli inglesi adorano questo posto: ah finalmente ritrovarsi di nuovo potenza coloniale! Quando le cose erano come dovevano essere!
Infatti in quel ristorante si può comodamente cenare seduti sotto al ritratto della regina Vittoria, imperatrice d’India.
A proposito, osservandola bene mi sono accorta che è identica ad una mia prozia: zia Salvatoríca!
Eccola qua, infatti:

È o non è mia prozia Salvatoríca?

Zia Salvatoríca morì quando ero piccola e ricordo che dovemmo mettere in ordine un sacco di cianfrusaglie dell’Età Salvatorichiana. In compenso abbiamo ereditato delle lenzuola ricamate e dei mobili in puro stile salvatorichiano. Ad esempio una libreria. Talmente bella che la teniamo in garage.

Nel ristorante indiano siamo tornati una seconda volta, dopo una brutta esperienza… Una sera siamo stati in un locale italiano, che fa però anche cucina nordafricana. Stavo per chiedere al manager e poi ho visto che sul menu indicavano “cucina senza glutine”. Dopo lunghe trattative con il cameriere (in pratica, tra pasta e cous cuous, tutto il menu era con glutine) ero riuscita a concordare un pasto a base di riso. A quel punto decido di sfoderare la mia famosa carta per il cuoco con i tre comandamenti del cliente celiaco (1. niente pasta, pane etc., 2. non contaminare, 3. fare attenzione ai prodotti industriali e agli additivi). Il cameriere l’ha portata al cuoco. Dopo un po’ arriva il manager che ci dice che il cuoco non se la sente, che non garantisce per la contaminazione. Morale della favola: ci ha detto di andare da un’altra parte. 8-O
Con la coda tra le gambe ce ne siamo andati. E per non sbagliare siamo tornati al ristorante indiano.
Una volta seduti dall’indiano, mio fratello mi ha detto:
“Non tiri fuori anche qua il tuo foglietto” [la carta per il cuoco n.d.a.] “per essere sicura che qua sia tutto a posto?”
“No”, gli ho spiegato, “l’altra volta non l’avevo tirato fuori. Se lo facessi adesso, penserebbero che allora qualcosa è andato storto.”
Mio fratello: “Ho capito: occhio non vede, villo non duole.”
Dopo la cena, nessun dolore ai villi. Il che nel mio caso non vuol dire (sono asintomatica), ma in quel ristorante indiano mi sono sembrati davvero attenti.

Ci sono anche altri racconti di Canterbury (e dintorni). Può darsi che li scriva, può darsi di no.
Intanto vi saluto e vi auguro buona festa della mamma per domani!
Maria Paola

C’è chi sta peggio di noi

Sta molto, ma molto peggio di noi (Suzanne Franklin, 24 anni, con il figlio Harry).

Carissimi,
quando ero nella perfida Albione ho comprato un giornale scandalistico.
Normalmente non leggo questo tipo di stampa, ma ci serviva un giornale per sederci sulla spiaggia. È così abbiamo comprato The Sun, che costava solo 25 centesimi.
Visto che c’ero, l’ho sfogliato. E ho trovato un articolo interessante…
Eccolo qua:

“Mamma allergica dà alla luce pupo di quattro chili e seicento grammi!”

“Suzanne Franklin, mamma orgogliosa del suo bebé, è talmente allergica alla maggior parte dei cibi freschi che, quando era incinta, è sopravvissuta mangiando gli hamburger di McDonalds – poi ha partorito un pupo gigante di quattro chili e seicento grammi”.

“La studentessa, 23 anni, soffre di reazioni potenzialmente letali a qualsiasi cibo: da uova, pesce, riso e latticini a TUTTI I TIPI di frutta e verdura.”

“I medici l’avevano avvertita che le reazioni del suo organismo sarebbero state ancora più serie durante la gravidanza. Le avevano anche detto che le iniezioni di antistaminico necessarie per salvarla durante un attacco avrebbero creato danni al bambino.”

“E così si è buttata sugli hamburger di McDonalds, che non le avevano mai dato reazioni allergiche. Suzanne, il cui figlio Harry ora ha quattro mesi, dice: ‘Erano l’unica cosa che potevo mangiare con tranquillità durante la gravidanza, e così sono sopravvissuta mangiando quelli’.
‘Ero preoccupata di non assumere abbastanza sostanze nutritive per me stessa e per il bambino, ma Harry ha dimostrato il contrario!’
‘Non riuscivo a crederci, quando i medici mi hanno detto quanto pesava!’
[Ma va! Dopo tutti quegli hamburger? n.d.t.]

“L’unico altro cibo che la gestante mangiava per integrare gli hamburger quotidiani erano pastasciutta in barattolo e cioccolato.”

Non si vive di soli hamburger (ma anche di pastasciutta in barattolo e cioccolato).

“Suzanne ha iniziato a soffrire di allergie all’età di due anni, quando è diventata allergica alle noci. Poi ha sviluppato allergie a molti più cibi.

Se qualcuno solo sfiora una lattuga‘, dice Suzanne, ‘e poi tocca il mio cibo, potrebbe scatenare una reazione letale.

‘Mangiare mi terrorizzava. Per settimane ho vissuto solo di pane e acqua.’
Poi Suzanne ha scoperto che i Big Mac di McDonalds non le davano reazioni allergiche e così sono diventati l’alimento principale nella sua dieta.
Dei test hanno dimostrato che il piccolo Harry ha ereditato le sue allergie.
Suzanne ha detto: ‘Speravo di no. Ma almeno non sarà allergico agli hamburger!”
(Traduzione libera da: The Sun, lunedi 25 aprile 2011, pag. 23)

Alcuni celiaci sentono talmente la mancanza degli hamburger di McDonalds, che farebbero volentieri scambio con Suzanne.
Ma pensateci bene.

La vostra,
Maria Paola

Oggi è festa, ma non per me

Carissimi,
oggi è festa, ma non per me.
Infatti da oggi, primo maggio festa del lavoro, per la prima volta in vita mia, sono ufficialmente disoccupata.
Continuo a lavorare lo stesso, anche se gratis, perché nel mio mestiere (agente segreto, appunto) chi si ferma è perduto.
Tuttavia penso che ormai, con la crisi attuale, l’unica soluzione sia sposare un uomo ricco. Anzi, va bene pure uno che guadagna poco, purché abbia lo stipendio fisso. Tanto io bevo solo acqua di rubinetto, odio lo shopping e cucino bene anche con poche cose. Inoltre, la fornitura mensile di prodotti senza glutine, che porto in dote, non è da sottovalutare…

Gli interessati sono pregati di inviare alla sottoscritta:
- lettera di presentazione, nella quale mi spiegano perché, tra tutti i candidati, dovrei sposare proprio loro
- curriculum vitae
- nonché lettere di referenze da almeno due ex-fidanzate
Una selezione di candidati sarà invitata a un colloquio su Skype. In videoconferenza, perché anche l’occhio vuole la sua parte. ;-)
Vi aspetto numerosi
La vostra
Maria Paola