Come convincere la propria coinqulina a stare attenta alle contaminazioni, ovvero vita sul pianeta Toxic

Carissimi,
vi sarete chiesti come ho fatto a convincere la mia coinquilina a stare attenta alle contaminazioni in cucina.
Innanzitutto devo dire che la mia coinquilina è una persona eccezionale. Davvero. Non poteva capitarmi una coinquilina migliore!
Tuttavia, di celiachia era piuttosto digiuna, per cui all’inizio le ho detto:

Immagina di abitare su un altro pianeta, dove gli alieni si cibano prevalentemente di funghi velenosi. Con questi funghi velenosi fanno tutto: pasta, pane, torte e chi più ne ha più ne metta.
I terrestri su questo pianeta non hanno vita facile: sono rari i ristoranti che limitano l’uso dei funghi velenosi e persino i prodotti per terrestri ne contengono una piccola quantità per via della cross-contamination.
Non parliamo poi dei discorsi degli alieni:
Primo alieno: “Ma quanto sono fissati questi terrestri! I funghi velenosi non hanno mai fatto male a nessuno!”
Secondo alieno: “Dev’essere una moda. Io quando cucino per un mio amico terrestre un po’ di funghi velenosi glieli metto sempre. Lui non se n’è mai accorto!”

Ecco, ho detto alla mia coinquilina, la mia situazione sulla terra è esattamente la stessa.
L’unica differenza è che io per il glutine non muoio all’istante, come avviene per i funghi velenosi, ma lentamente.

Il discorso ha funzionato. La mia coinquilina ha subito acconsentito a separare alcuni attrezzi di cucina. Ho comprato un colatutto (colapasta, colabrodo e colino tutto in uno) e un cucchiaio di legno a mio uso esclusivo.
Non perché io pensi che questi attrezzi, ben lavati, non si possano usare, ma per praticità: se la mia coinquilina sciacqua velocemente il colapasta e lo rimette a posto (come spesso si fa oppure per fretta o per dimenticanza) io non mi devo preoccupare: uso il mio e buonanotte.

Volevo comprare anche un tagliere. L’ho raccontato al mio nuovo capo, che mi ha detto: “Non ti preoccupare! Il tagliere te lo procuro io. Ho un sacco di tavole di legno nella casa di campagna”.
Io: “Va bene, ma che non sia troppo grande: diciamo formato A4″.
Lui: “No problem, ho tutte le misure.”

Dopo alcuni giorni ero a casa del mio capo e lui mi dice:
“Ti ho portato il tagliere, ma è un po’ più grande di quello che pensassi…”
Più che un tagliere era una tavola da surf: dieci chili di legno massiccio distribuiti su una superficie di un metro quadro.
Gli ho detto: “Accipicchia. Con questa mi sembra che mi devo mettere a fare la pasta in casa, come faceva mia nonna!”.
Lui (fregandosi le mani): “Bene bene. Così mi porterai qualcosa.”
Probabilmente conoscete tutti il proverbio logudorese “Ainu carra pazza, ainu si la frazza” (l’asino porta la paglia e l’asino se la mangia), che si dice quando uno fa un regalo interessato.

Eroicamente, si è offerto di trasportarmi “il tagliere” uno dei miei colleghi cinesi (no, non lavoro in una fabbrica clandestina).
Poveretto, dovevate vederlo come sudava sotto quella tavola più grande di lui.
Appena l’ha vista la mia coinquilina, è scoppiata a ridere. Subito mi ha concesso uno dei suoi taglieri a uso dedicato. Che anima gentile.
Mi verrà in mente come utilizzare la tavola del mio capo. Forse mi metto davvero a fare gli gnocchi.

Un abbraccio a tutti,
Maria Paola