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Archive: October, 2010

Amami Alfredo

Richard ed io alla Traviata.

Carissimi,
spero voi tutti bene. Anche io sto bene, il mio computer invece temo sia grave…

L’altro giorno ho menzionato sul forum Alfredo, personaggio della Traviata di Verdi. Forse non tutti conoscete la trama dell’opera. E magari a chi la conosce fará piacere rinfrescarla.

La storia è molto semplice. Eccola qua:

La protagonista è Violetta, che di mestiere fa la escort (professione attualissima! In pratica trattasi di una D’Addario ante litteram).

Violetta è innamorata di Alfredo, un macho strafottente che la tratta a pesci in faccia. Violetta, che come la maggioranza delle eroine d’opera è una fessa, continua lo stesso ad amare Alfredo.

Siccome ha tutte le fortune, Violetta si ammala di tubercolosi. La patologia si aggrava, molto probabilmente a causa di una celiachia non diagnosticata. Alfredo sospetta da sempre che Violetta sia celiaca, ma se ne frega di farle fare la biopsia. Anzi la rimpinza ben bene di glutine per liberarsi di lei.
Per peggiorare la situazione, Violetta, invece di coprirsi bene che è malata, va in giro con scollature abissali. Lo fa per il solito Alfredo, che assolutamente non lo merita.

Così alla fine Violetta muore tra le braccia di Alfredo.
E morendo, invece di tossire a più non posso come qualsiasi tisico che si rispetti, canta meravigliosamente.
Questo a riprova delle grandi prestazioni di cui siamo capaci noi celiaci.
(Sipario – Applausi)

Ciao
Maria Paoletta

Una celiaca all’opera (aggiunta)

Volevo aggiungere che ieri sera è venuta all’opera con me la mia amica Katařina, la venticinquenne responsabile dell’Associazione Ceca Celiachia.
All’uscita dal teatro Katařina ha sventato un tentativo di furto nei miei confronti in Piazza Venceslao.
Ah, di quali atti eroici sono capaci i celiaci!

Adesso vi saluto, che sto pensando di andare all’opera anche oggi. Forse dirige di nuovo Brad Pitt!
Tanto, per disintossicarmi dal McDonalds ho tempo sino alla Traviata di giovedi prossimo.
Ciao
Maria Paola

Una celiaca all’opera

Carissimi,
ultimamente qua a Praga sto andando all’opera quasi tutti i giorni. Un po’ perché mi piace molto (ebbene sì: non c’è solo Kurt Cobain), un po’ perché qua i biglietti te li tirano dietro. La prima fila all’opera costa circa 24 Euro, meno della visita con audioguida al castello di Praga. Ma vi sembra normale? È come se la prima fila alla Scala costasse meno del biglietto alla Pinacoteca di Brera.

L’unico problema è che l’opera inizia ad un orario balordo: le sette di sera. Non c’è tempo di cenare.
Secondo voi come fa una celiaca, che non ha nulla di pronto e va all’opera direttamente dal lavoro, a mangiare qualcosa prima?
Molto semplice: va da McDonalds. Del resto notoriamente è là che si incontra la crème de la crème della società prima dell’opera.

Mangiare da McDonalds quasi tutte le sere è un’esperienza terribile, non la auguro a nessuno. Ieri sera sedevo davanti alle ennesime patate fritte e all’ennesima sundae alla fragola e pensavo: bisogna che smetta di andare all’opera, altrimenti qua mi rovino la salute!

Ieri all’opera ero in prima fila, vicinissima al direttore d’orchestra: avrei potuto facilmente sfilargli la bacchetta e infilargli al suo posto un grissino della Schär senza che lui se ne accorgesse.
E sapete una cosa? Il direttore era un Brad Pitt!
Vedere per credere:
-> cliccate qui <-

Quante patatine di McDonalds dovrò ancora mangiare, prima di avere l’occasione di rivolgergli la parola? Ahimè, per noi celiache è sempre tutto più difficile!
Maria Paola

Pranzo al sacco in ristorante

Carissimi,
noi celiaci spesso abbiamo (giustamente) l’esigenza di mangiare al bar o al ristorante le cose che ci siamo portati da casa. Magari perché nel locale non c’é nulla per noi, magari perché non ci possiamo fidare oppure semplicemente perché non abbiamo tempo.

L’altro giorno mio fratello era qua in visita a Praga. Per fare prima avevamo pianificato il pranzo al sacco, visto che qua a Praga ci sono moltissime cose straordinarie da vedere (solo nel tragitto da casa mia al lavoro, cinque minuti a piedi, ne ho contate una decina).
Purtroppo peró ci siamo dimenticati di comprare per lui il pane glutinoso (a casa avevo solo pane di guerra*, che notoriamente non do agli ospiti).

C’era un gran bel tempo e allora abbiamo deciso di mangiare all’aperto nel ristorante davanti al monastero di Strahov. Per fare piú in fretta, il mio piano era di mangiare nel locale le cose che avevo in borsa. Ma prima dovevo chiedere il permesso.
Il cameriere era il piú frenetico che abbia mai visto: sembrava telecomandato. Sono riuscita a stopparlo per spiegargli la questione: che devo fare la dieta senza glutine, che non avrei potuto mangiare quello che prendeva mio fratello e pertanto gli chiedevo il permesso di consumare al tavolo il mio piccolo pasto senza glutine. Tutto questo in ceco (ne vado molto fiera). Il cameriere ha detto sí ed é ripartito a razzo.

Cosí, mentre io pasteggiavo con un pomodoro, un uovo sodo e pane di guerra, a mio fratello portavano uno splendido glulasch servito all’interno di una pagnotta.
Pietanza, a suo dire, ottima, che io ho avuto il privilegio di annusare.
Maria Paola

* Approfondimento: Cos’é il pane di guerra?