Ritorno al passato

Carissimi,
dopo il viaggio in Belgio non sono rientrata nei Paesi Baschi. Infatti già a fine marzo li avevo lasciati per ritrasferirmi nella mia residenza precedente: Praga.
Per chi non si raccapezzasse sui miei spostamenti (a volte, vi dirò, neanche io mi raccapezzo), ecco il mio tour europeo da febbraio in poi: Paesi Baschi – Inghilterra – Praga – Paesi Baschi – Praga – Belgio – Praga.

Che tristezza lasciare i miei colleghi dei Paesi Baschi! Sono i colleghi migliori che io abbia mai avuto. La mia capa basca una volta mi aveva detto tutta entusiasta: “Nel nostro ufficio ci sono due cinesi, un colombiano, un francese, una polacca. E adesso pure un’italiana. Sembriamo le Nazioni Unite!”

Non so voi, ma io quando penso alle Nazioni Unite mi immagino degli austeri signori in giacca e cravatta, seduti davanti ad un segnaposto e ad una bandierina. Niente a che vedere con i miei colleghi. Noi non siamo così, pensavo.
Un giorno poi sono entrata in ufficio ed ho avuto un’illuminazione: una grande stanza dove persone di diverse nazionalità lavorano ciascuna alla propria postazione. Ognuna concentrata sul suo compito, ma per il bene comune.
È l’Enterprise!

Infatti eccoci qua:

Sulla destra si riconoscono i due colleghi cinesi. Seduto in poltrona il colombiano. A sinistra, appoggiato alla poltrona, il collega francese. Tra i due, la polacca.
Ed io?
Beh, chi mi conosce di persona, sa che io sono una negra bianca. Pertanto non posso essere che un personaggio:
Luogotenente celiaco Uhura a rapporto!
Nella foto di prima sono un po’ in secondo piano, pertanto metto quest’altra, che mi ritrae concentrata al lavoro. Così finalmente mi vedete:

Maria Paola al lavoro

Prima di partire ho fatto una grande festa a casa mia. Con il colombiano ci siamo inventati l’arepizza. Si tratta di una contaminazione celiaco-colombiana. In pratica abbiamo fatto un’arepa grande e l’abbiamo condita come se fosse pizza. All’inizio ci sembrava una cosa molto stravagante, ma poi mi è venuto in mente che il pasticcio di polenta al forno si può condire come la pizza. E allora, perché no?
Il mio gentilissimo collega cinese si è offerto di cucinare pure lui. Stavolta però non voleva correre il rischio di dover usare il mio coltellino per tagliare le cipolle. E così si è portato da casa la sua mannaia in stile film dell’orrore. Quando l’ha tirata fuori per poco non svenivo.

Alla festa c’era parecchia gente. Troppa gente. Talmente tanta che io e la mia coinqulina non avevamo abbstanza piatti, posate e sedie. Qualsiasi oggetto “sedibile” veniva usato come sedia. Qualsiasi oggetto “piattabile” veniva usato come piatto. C’erano pure due bambini che giocando avevano riempito tutta la casa di macchinine.
Il caos più totale.
Ho chiesto alla mia coinquilina: “Ma c’era mai stato un caos così a casa tua?”
Lei ci ha pensato un po’ e poi ha risposto: “Effettivamente no.”

La festa è stato un successo. Pensate a quelle feste noiosissime dove tutto è perfetto: i piatti tutti uguali, le posate tutte allineate, i tovaglioli coordinati con la tovaglia. Che barba!
Invece noi dovevamo inventarci li per li l’utilizzo dei vari oggetti. Con tutta quella gente in casa e i bambini che correvano gridando e spegnendo e riaccendendo la luce a modello discoteca. Un gran divertimento!
Il cibo poi è piaciuto tantissimo. Il collega cinese, come al solito, si è fatto onore ai fornelli. L’arepizza è stata un successo. È piaciuta molto persino ad una italiana non-celiaca che era presente.
Nel finale ho presentato il mio famoso dolce al cioccolato, che mi ero inventata tempo fa (poi ho scoperto che esisteva già, ma vabbé). Una cosa veramente peccaminosa: è andato a ruba e tutti volevano la ricetta. Era venuto più superbo del solito proprio perché avevo variato le dosi degli ingredienti. Me le ricordassi adesso!

Ah, i miei colleghi dei Paesi Baschi! Che persone d’oro. La mia collega polacca ha il cipiglio di un sergente maggiore, poi però si fa sempre in quattro per te. Siccome ero preoccupata perché il mio bagaglio superava i 20 chili concessi sull’aereo, la mia collega si è offerta spontaneamente di portarmi qualcosa in Belgio, dove ci saremmo incontrate.
Tutta contenta le ho dato due chili e mezzo di pasta senza glutine. Mi ha detto: “Questa pasta deve essere molto preziosa”. Io: “Preziosissima: a Praga è introvabile, inoltre costa un occhio della testa.”
Il collega colombiano si è offerto anche lui di portarmi qualcosa, visto che verrà a Praga per lavoro il mese prossimo. Gli ho dato la mia adorata pentola a pressione. La tiene al lavoro vicino alla sua scrivania. Mi ha assicurato che la sta trattando bene.

E così sono riuscita a fare i bagagli rispettando il peso.
Arrivederci Paesi Baschi!
Ecco il tramonto a Vitoria-Gasteiz la sera prima di partire:

Ora rieccomi qua a Praga. Ho sentito molto la mancanza dei miei cari colleghi e della mia carissima coinquilina. E poi qua non ci sono Brad Pitt. Inoltre, da un paese celiacamente avanzato come la Spagna, sono tornata nella preistoria.
Mi sono sentita come Mr. Spock, quando atterra da solo su un pianeta preistorico.

Chissà se questa scena c’era davvero in Star Trek. In ogni caso adesso è tutto okay.
Ed il progresso celiaco dilaga anche a Praga…

La vostra,
Maria Paola