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Archive: February, 2011

Alla scoperta dei Paesi Baschi:
Bilbao

Quiz: che animale è questo? A) un gatto, B) un cane, C) un ornitorinco, D) nessuna delle tre risposte. ('Puppy' di Jeff Koons, Museo Guggenheim, Bilbao)

Carissimi,
il giorno dopo San Sebastián con mio fratello siamo andati a Bilbao a vedere il Guggenheim.
Davanti al museo abbiamo finalmente potuto ammirare il “il gatto gigante fatto di fiori” tanto decantato dal Prof. Altro non è che l’opera “Puppy” di Jeff Koons, ex-marito di Cicciolina.

Siamo stati al ristorante del museo, un bel posto in stile lusso-minimalista. Ho chiesto se potevo mangiare senza glutine e subito la cameriera ha detto di sì.
Abbiamo preso il menu del bistrot. Costa 19 Euro e comprende antipasto, piatto principale, dessert, acqua e vino.
Per noi celiaci hanno:
come antipasto insalata con roast beef di vitella
come piatto principale pomodorini ripieni con risotto di seppia etc. etc.
di dessert mi pare solo macedonia.
Mi è piaciuto tutto molto. La mia insalata poi era decisamente meglio dell’antipasto di mio fratello: la melanzana che gli hanno portato sembrava davvero un cadavere.
Abbiamo preso pure la bottiglia di vino, così poi le opere di arte moderna si capiscono di più. ;-)

Le opere del museo sono interessanti anche se devo dire che altri musei di arte moderna mi hanno colpita di più. Primo fra tutti il Ludwig Forum di Aquisgrana, in Germania, dove ero stata in viaggio di studio.
All’ingresso anche li un’opera di Koons che lo raffigura insieme alla moglie Cicciolina. Ricordo che i miei colleghi si fermarono a quella. Io e un’altra collega invece, battemmo il museo palmo a palmo rimanendo folgorate dalle opere esposte. Era il primo museo di arte moderna che visitavo e rimasi profondamente colpita.
Il caso vuole che sia io che la mia collega, alcuni anni dopo, abbiamo entrambe scoperto di essere celiache! A questo punto si potrebbe dedurre che ai celiaci piace l’arte moderna, se non fosse che al Prof. invece non piace.

Al ritorno a Vitoria-Gasteiz ho chiesto al collega cinese (quello che fa arti marziali, capelli lunghi, molto cool):
“Hai visto che bello il gatto gigante fatto di fiori all’ingresso del Guggenheim?”
Lui: “No, non l’ho visto”.
Io: “Come sarebbe a dire non l’hai visto?” (sbracciandomi) “È una cosa enorme, all’ingresso! Impossibile non vederlo”.
Lui (lievemente imbarazzato): “Non l’ho visto. Forse quando sono andato io non c’era ancora.”
Io (incredula): “E quando sei andato?”
Lui: “Due anni fa.”
Mah.
Vi dirò che ho iniziato a dubitare della salute mentale del mio collega. Com’è possibile non vedere quella cosa enorme più alta di un palazzo? Anche se uno è miope (e il mio collega non lo è), non si può non vederla.
Più tardi ne stavo parlando con l’altro collega cinese:
“Tu l’hai visto il gatto gigante fatto di fiori davanti al Guggenheim?”
Lui ha ridacchiato un po’ timidamente e poi mi ha detto:
“Temo che non sia un gatto, ma un cane.”
Io: “Un cane?? Ora capisco, in effetti era un gatto strano, con quel muso allungato!”.

Ebbene: mi ero lasciata influenzare dal Prof. ed ero convinta anche io che fosse un gatto. Dovete sapere che il Prof., per sua stessa ammissione, è un patito dei gatti.
Lui vede gatti dappertutto. Quando va allo zoo a vedere le tigri, le pantere ed i leoni, torna tutto entusiasta: “Che bei gatti che avevano!”. Da piccolo lo portavano al circo e lui nutriva un’ammirazione sconfinata per “il domatore di gatti”.
Adesso per merito del Prof. i miei colleghi cinesi credono che non sappia distinguere un gatto da un cane.
Saluti
Maria Paola
P.s.: La storia del Prof allo zoo ed al circo è uno scherzo. Perdona, Mauro. So che sei un uomo di spirito. :-)

Alla scoperta dei Paesi Baschi:
San Sebastián

San Sebastián, costa atlantica, 15 gennaio 2011.

Carissimi,
a gennaio mio fratello è venuto a trovarmi nei Paesi Baschi.
In quell’occasione abbiamo battuto due record personali:
1) mai fatto il primo bagno dell’anno così in anticipo: il 15 gennaio!
2) primo bagno in assoluto nell’Oceano Atlantico.
Avevo già fatto il bagno nel Pacifico in Nuova Zelanda alcuni anni fa. A questo punto direi che mi mancano solo l’Oceano Indiano e il Mar Glaciale Artico, e ho completato la collezione. ;-)
Stavo per mettere qua sul blog una mia foto in bikini, circondata da gente in pelliccia che batte i denti, poi ho pensato: meglio di no. Fidatevi, il bagno l’ho fatto.
A dir la verità quel giorno a San Sebastián c’erano 25 gradi al sole e 18 all’ombra (lo so perché una farmacia aveva due insegne: una al sole e una all’ombra). L’acqua però era freddina…
C’erano alcune altre persone che facevano il bagno: un paio di baldi giovanotti, ma soprattutto persone anziane. Mi hanno detto che questi temerari vecchietti fanno il bagno a San Sebastián tutti i santi giorni, anche se nevica o fa burrasca. Dio li benedica.

Dopo le Feste in Italia e con la permanenza nei Paesi Baschi, dove da celiaci si sta benone, devo aver messo su qualche chiletto. Ne ho avuto conferma proprio quel giorno in spiaggia.
Nonostante che fossi una delle pochissime donne in costume da bagno, nonché l’unica con meno di 70 anni, non sono stata abbordata da nessuno!
Addirittura ad un certo punto mi sono passati a fianco dei baldi giovanotti. Non solo non mi hanno neanche notata, ma sono andati ad abbordare delle signore anziane che prendevano il sole poco più in là.
Esperienza a dir poco sconcertante. 8-|
(No, beh dái, questa è inventata… ;-))

La responsabile del gruppo giovani celiaci dei Paesi Baschi, che vive a San Sebastián, mi aveva consigliato alcuni locali. A pranzo siamo stati a quello del Tennis, che si trova sul lato occidentale della baia della Concha. Il proprietario è un simpatico signore che ha la figlia celiaca. Mi sono trovata molto bene, era molto affollato. Non economicissimo, a dire la verità. La sera invece siamo stati in centro al Bide Bide. Non male, un locale tipico con i pinchos, ovvero le tapas dei Paesi Baschi. Ho preso tortilla de patatas e insalata. All’inizio sono state necessarie alcune spiegazioni con la carta “para los cocineros”. Ma hanno preso tutto molto sul serio e sono stati molto attenti.
Ecco l’elenco completo dei locali di San Sebastián consigliati dalla responsabile:
- Zona Ondarreta-Antiguo: Tenis, Kaskazuri, Ezeiza, Mario’s
- Zona Parte Vieja: Sku2, Morgan’s, Juantxo (es de bocatas, pero te lo dan en un plato con cubiertos de plástico para poder llevartelo [n.d.t.: è da asporto, però te lo danno in un piatto con posate di plastica per poterlo portare via]) La Fábrica, Politena, Bide-Luze, Bide-bide
- Zona Centro: Casa Valles, Caravanserai
- Zona Gros: Andramari, Campero
Inoltre Telepizza nella Avenida Tolosa nº 13. Io, avendo provato la Telepizza a Vitoria-Gasteiz, ve la straSconsiglio caldamente (non andateci).

Fantastico il lungomare di San Sebastián. Non per niente là, nel punto migliore, si erano fatti la villa i reali di Spagna (mica scemi). Vi consiglio di salire sul monte Igueldo a godervi la vista sulla città (da li ho fatto la foto del faro).
La sera poi una movida pazzesca con fauna umana interessante che comprende anche varie specie di Brad Pitt.
Ciao
Maria Paola

(fine prima parte, seguirà Bilbao)

And the winner is…

Carissimi,
eccoci qua ad annunciare finalmente il vincitore del concorso a premi.

Innanzitutto vorrei ringraziare tutti coloro che si sono iscritti alla newsletter.
Si sono iscritte duemilionitrecentosettantamilaquattrocentotrentasettepersone.
Non pensavo che ci fossero tanti celiaci in Italia!
Grazie a tutti!

Devo dire che alcune persone, come Marany e Matteo, hanno registrato sette indirizzi e-mail diversi (con yahoo, googlemail, tiscali e chi piu’ ne ha piu’ ne metta…) per avere piu’ possibilita’ di vincere. Mi dispiace ragazzi, ma ho potuto tener conto di un’indirizzo solo. Sono molto contenta che apprezziate molto il mio blog, ma per il concorso non potevo fare figli e figliastri. ;-)

Ed ora ecco l’atteso momento dell’annuncio del vincitore:
vince il concorso la Signora Pasqualina di Sassuscrittu in provincia di Carbonia!
Complimenti, Signora Pasqualina!
La signora Pasqualina vince un viaggio nel paradiso gluten-free: l’Australia!
Un viaggio in Australia, a sue spese, per due persone.
Ancora complimenti, Signora, ma deve andare in Australia, eh, mi raccomando.

Adesso voi direte: ormai il vincitore e’ stato estratto, per cui non vale piu’ la pena di iscriversi alla newsletter. Invece si’. Innanzitutto sarete aggiornati sulle novita’ del blog (scusate se e’ poco). E inoltre tengo in serbo per voi dei premi ancora piu’ straordinari. Come ad esempio un viaggio in una destinazione a vostra scelta (anche sulla Luna, non problem), a vostre spese, addirittura per tutta la famiglia!
Volete mettere la soddisfazione di poter dire: “Questo viaggio l’ho vinto nel blog di Maria Paola!”?

Ancora grazie a tutti e un caloroso abbraccio
Maria Paola
p.s.: Ovviamente su Marany e Matteo scherzavo, si sono iscritti con un solo indirizzo. Era un modo per prendere bonariamente in giro dei miei affezionati lettori, sapendo che non si offendono. Non e’ vero ragazzi?
p.p.s: “Sassuscrittu in provincia di Carbonia” e’ una citazione da Fantozzi. Notate come Fantozzi fosse all’avanguardia per il suo tempo: la provincia di Carbonia allora non esisteva, adesso invece si’.
La localita’ di Sassuscrittu invece, non e’ stata ancora fondata…
Ariciao MP

Celiaca sull’orlo di una crisi di nervi

Carissimi,
no, non vi ho dimenticati. Sono stata molto impegnata, perché sono in viaggio di lavoro all’estero. In pratica dall’estero vado all’estero, e quindi diventa un estero al quadrato.

Avevo talmente tanto da fare che non avevo neanche il tempo di respirare. L’altro giorno ad esempio stavo andando nella caffetteria del luogo dove sto lavorando (appena posso vi racconto senza glutine cosa avevano).
Siccome ero angosciata, perché avevo solo quattro minuti per pranzare, sono caduta salendo le scale. Mi sono fatta un bel bernoccolo sul ginocchio destro.
Oggi in compenso la pausa pranzo non c’era per niente. Così almeno evito di cadere.

Domani, per premiarmi dopo tanto stress, sto pensando di andare a vedere dei sassi.
Come “dei sassi”? Direte voi. Bel premio!
Ma si tratta di sassi famosi. Antichi.
Del resto noi sardi non dobbiamo fossilizzarci sui nostri Nuraghi, ma conoscere e apprezzare anche i sassi altrui.
Stasera sono andata in un ristorante spagnolo senza glutine (ma non sono in Spagna!) e ho chiesto al cameriere come sono questi sassi. Lui fa una faccia scettica:
“Mah! Sono solo dei sassi.”
A me mi intrigano. Anche se il cameriere non li apprezza, sto pensando di andare a vederli lo stesso.

Avete capito di che sassi si tratta? Del resto da poco vi avevo scritto che sarei venuta in questo Paese per lavoro. A chi indovina nessun premio (devo ancora dare quello del concorso a premi), bensì l’onore e la gloria sul mio blog (scusate se è poco).
La risposta non appena avrò tempo di raccontarvi questo viaggio.
Un abbraccio
Maria Paola

Maria Paola, il cinese e l’armadio

Carissimi,
non oserei mai tediarvi con le mie questioni sentimentali. Tuttavia, visto che oggi è San Valentino, facciamo un’eccezione.

Dovete sapere che nel mio primo periodo a Monaco di Baviera portavo i capelli cortissimi: massimo due centimetri. Lo stavo raccontando al mio collega cinese che fa arti marziali.
Lui (stupito): “Ma quindi come un monaco buddista?”
Io: “Esattamente.”
Adesso ho nostalgia di quel taglio, visto che avrei assoluto bisogno di una peluqueria de caballeras (nota bene: per me ci vuole una “peluqueria de caballeras“, perché una “peluqueria de señoras” per me non basta).

Dicevo, quando io andavo in giro come un monaco buddista, partecipavo ogni tanto a degli incontri dell’Associazione Tedesca Celiachia.
Una volta partecipai ad un corso di cucina spagnola e ispanoamericana. Ero a Monaco da pochissimo e ci andai senza conoscere nessuno.
La signora che organizzava mi mise a cucinare in coppia con un celiaco tedesco, timidissimo: non apriva bocca. Dovevamo fare il gazpacho, una zuppa fredda spagnola a base di verdure crude. Secondo la ricetta dovevamo metterci un cetriolo. Purtroppo abbiamo preso l’indicazione alla lettera, senza considerare che in Germania i cetrioli sono lunghi quaranta centimetri.
Il risultato, più che un gazpacho, era un frullato di cetriolo.

A tavola poi, mentre sorbivamo questo liquido verde, chiacchieravo allegramente con una coppia di tedeschi seduta davanti a me.
Lei era una ragazza bionda, delicata. Lui invece alto e grosso: un armadio.
Ad un certo punto del discorso salta fuori che la persona celiaca della coppia non era lei, come credevo, bensì lui, l’armadio!
Io, molto stupita, gli ho detto:
“Tu sei il celiaco?? Ma com’è possibile?
Con queste belle guanciotte rosee e paffutelle!”
Momento di gelo tra i presenti.

La serata poi è proseguita tranquillamente e alla fine la coppia mi ha dato persino un passaggio in macchina.

Passano un paio di mesi. Mi ero già completamente dimenticata dell’evento, quando improvvisamente mi arriva un’e-mail. Mi scriveva proprio lui, l’armadio.
Diceva che con la sua ragazza si era lasciato, che si ricordava sempre di me e che sarebbe venuto apposta a Monaco (abitava in un’altra città) per portarmi fuori a cena.

Ohibò. Se siete stupiti voi, potete immaginare quanto lo fossi io.
Evidentemente la mia frase a tavola lo aveva molto colpito (ragazze, prendete nota!).

Adesso non sto a raccontarvi come è finita questa storia, perché tanto sicuramente non interessa a nessuno.
Piuttosto, per restare in tema, vi metto qua un video dei Tafano Broders, intitolato “L’anima gemella”. Racconta di due Brad Pitt alla ricerca della loro BradPittessa. La morale di questo video è che il concetto di Brad Pitt e di BradPittessa è molto soggettivo.
Ora lascio la parola ai Tafano e auguro a tutti buon San Valentino!
La vostra
Maria Paola

Buon anno (bis)

Carissimi,
ieri sera sono andata a festeggiare il Capodanno.
Come dite? Vi avevo già fatto gli auguri a suo tempo? Ora è un po’ tardi?

Ma nooooo, non è tardi: oggi è il Capodanno cinese!
Buon anno del coniglio a tutti!

I miei colleghi cinesi ci hanno invitati a casa loro per l’occasione. Hanno annunciato la cosa con largo anticipo (infatti hanno iniziato a cucinare da domenica scorsa) per cui ho avuto modo di spiegare per filo e per segno la mia situazione.

Ho procurato la salsa di soja Tamari con spiga sbarrata. All’inizio i miei colleghi cinesi erano un po’ scettici, mi hanno detto che la salsa di soia è molto importante e che non tutte sono buone. In pratica per loro usare quella salsa di soia simil-giapponese è come per un napoletano mettere l’emmentaler sulla pizza.
Gli ho detto: vabbé allora a me fatemi la cosa a parte con la mia salsa, tanto io sono contenta uguale.

Poi uno dei colleghi cinesi mi ha annunciato, molto contrito, che avrebbero fatto i ravioli, che sono tipici per il Capodanno, e che io non li avrei potuti mangiare.
Non sia mai! I ravioli cinesi del secolo! (altro che hamburger a Stoccolma) Quando mi ricapita? Subito ho detto che avrei procurato la farina adatta.

Son stata in due negozi biologico-naturisti a cercare la “Farina” (quella per pasta) della Schär. La negoziante: “Ah, la harina de la Sar!”.
Qua dicono “Sar”, che è quasi come SARS e mi sa molto di epidemia…
Nei due posti non ce l’avevano. Mi hanno detto che da loro non la usa nessuno (gli spagnoli tradizionalmente non fanno la pasta in casa) ed era troppo tardi per ordinarla.
Così ho dovuto comprare la farina Schär per dolci (senza zucchero però). Ho letto gli ingredienti ed erano identici a quelli della farina per pasta. Ho pensato: tanto è tutto marketing…

Molto ottimista, sono andata a portare la farina per dolci al collega cinese: “Quella per pasta non c’era. Ma va bene anche questa per dolci. Tanto è tutto marketing! E se affogate tutto bene nella salsa di soia, poi non si sente più nulla. Vai tranquillo!”

Dopo due giorni viene da me il collega cinese ancora più contrito:
“Ieri abbiamo fatto i tuoi ravioli.”
Si torceva le mani e aveva paura di parlare:
“Sono venuti terribili. La tua farina non è per niente come quella di grano.”
(e qua direi che abbiamo fatto la scoperta dell’America)
Io: “Ma lo avete messo il ripieno e li avete affogati bene nella salsa di soia?”
Lui: “Sì, ma erano terribili lo stesso”.
(accipicchia, ma perché dirmi queste cose? Tanto io mica me ne accorgo: per me sono ravioli cinesi e basta)
Io: “E magari l’impasto si rompeva, no? Metteteci un uovo! Vedrete che l’uovo risolve tutto!”
Il collega si è allontanato poco convinto.

Arriva il gran giorno. I colleghi cinesi ci danno un menu, scritto in inglese e cinese: di ben sette portate! Mi dicono che avrei potuto mangiarne la metà. Poi in realtà di portate ne hanno fatte molte di più e quindo per me ce n’erano ben più di sette.
Ed ecco che arrivano i famosi ravioli. Buoni secondo me. Un po’ più arancioni di quelli glutinosi e con un retrogusto di biscotto di mais. Ma, ribadisco, buoni! E siccome hanno cucinato prima i miei di quelli glutinosi (per evitare la contaminazione: che bravi!), subito li hanno assaggiati anche gli altri e sono piaciuti!

L’unico problema è che ad un certo punto Paolo Maldini ha tuffato uno dei suoi ravioli normali nella salsa senza glutine preparata apposta per me.
Mentre il suo raviolo sguazzava beatamente nella mia salsa, gli ho detto che ora non avrei potuto più mangiarla. All’inizio è rimasto basito, e poi era tutto mortificato. No problem: il collega cinese si offre di rifarmi la salsa. Ma non c’è bisogno, visto che ho appena scoperto che mi piace di più tuffare il raviolo nella salsa dei gamberetti, anch’essa senza glutine (per i cinesi un peccato mortale: come mettere il parmigiano sugli spaghetti alle vongole, ma pazienza).

Ah i cinesi! Non mi era mai capitato di conoscere così da vicino dei cinesi.
Venerdi scorso ero già stata a cena da loro. Una cena improvvisata, infatti c’erano solo sei portate.
Ho chiesto al collega cinese: “Ma secondo te qual’è la differenza più grande tra la cultura orientale e quella occidentale?”
Lui ha riflettuto e poi ha risposto: “L’individualismo. Gli occidentali sono molto più individualisti di noi, fanno molte più cose per se stessi. Non è un male, un po’ di individualismo ci vuole. Perché sacrificarsi sempre per la comunità?”

Cosa sia lo spirito di sacrificio dei cinesi l’ho toccato con mano. Avevano messo la polpa di granchio nella zuppa. Siccome la polpa di granchio (o surimi) notoriamente può contenere glutine, volevo leggere gl ingredienti sulla confezione. Il mio collega cinese (lo stesso che aveva trasportato l’enorme tagliere del mio capo) ha frugato per un quarto d’ora nell’immondizia, tra pezzi di carta sporca, ossa di pollo e altre schifezze innominabili, pur di trovarmi la confezione.
La polpa di granchio era senza glutine, ma purtroppo il sacrificio del collega non è servito. Infatti nella zuppa avevano messo la salsa di ostrica, che invece il glutine ce l’aveva.
Io ho apprezzato ugualmente moltissimo il gesto.
E anche i ravioli. Infatti quelli rimasti me li sono presi e ce li ho in frigo…

Baci e ancora buon anno del coniglio a tutti!
Maria Paola

Come scrivere in un blog altrui

Carissimi,
come se non bastassero il mio messaggio sul Brad Pitt giapponese e l’aggiunta, mi sono pure messa a scrivere in un blog altrui:
http://mauroolivieri.wordpress.com/2011/02/01/n-1-bis/comment-page-1/#comment-16

Approfittate per andarvi a vedere questo nuovo blog, ricco di perle di saggezza.
Per chi non lo conosce, l’autore è il famigerato Prof., bersaglio preferito dei miei lazzi sia su queste pagine che sul Forum Celiachia.

Detto questo, buona lettura e buona giornata a tutti.
Maria Paola

Il Brad Pitt giapponese (aggiunta)

Tra colleghi.

Carissimi,
un giorno stavamo commentando tra colleghi la somiglianza del mio collega colombiano con Brad Pitt.
Ad un certo punto la collega basca:
“A me mi hanno detto che sono uguale a Sandra Bullock.”
Il collega francese: “Io invece sono identico a Paolo Maldini.”
A quel punto si sono tutti girati verso di me: “E tu a chi somigli?”
Io: “Io? Ehm… A nessuno. :-( Io sono normale.”

In verità tempo fa mia mamma mi aveva detto che ho un che di Julia Roberts in Pretty Woman (magaaaari). Siccome ogni scarrafone è bello a mamma sua, non ho dato gran peso.
Una volta, per giunta, mia mamma ha visto la foto della mia carta di identità e mi ha detto: “Sei venuta molto bene in questa foto. Lo sai a chi somigli?”
Io: “A chi?”
Lei: “A Hillary Clinton!”
Secondo lei mi stava facendo un complimento.

Direi che bisogna decidersi: o somiglio a Julia Roberts o a Hillary Clinton. Non è che siano proprio uguali uguali.
In ogni caso con i miei colleghi, tra Brad Pitt, Sandra Bullock, Paolo Maldini e Julia Roberts/Hillary Clinton/Valderrama, siamo proprio un bel gruppo!
Ciao
Maria Paola

Il Brad Pitt giapponese

Carlos Valderrama. Gol nella nazionale colombiana: undici. Presenze in nazionale: centoundici. Capelli: non pervenuto.

Carissimi,
dovete sapere che ho un collega colombiano.
Voi direte: cosa c’entra con questo “il Brad Pitt giapponese” del titolo?
C’entra, c’entra. Abbiate pazienza.

Dicevo, ho un collega colombiano al quale sto molto simpatica. Tra i suoi connazionali, più che Shakira, probabilmente gli ricordo Valderrama (per motivi puramente tricologici: a calcio sono una schiappa). Quando il mio collega mi vede, si commuove e pensa alla sua patria lontana.

Con me è sempre molto premuroso. L’altra settimana ad esempio eravamo con tutti i colleghi in un locale tipico. In quelli dove ti servono lumache, interiora … (e qua chiudo la descrizione per non impressionare troppo i vegetariani). Ad un certo punto mi sono allontanata dal tavolo per spiegare al cameriere come non ammazzarmi i villi. Il mio collega, premurosissimo, è subito accorso per aiutarmi con il suo spagnolo madrelingua.

Un altra sera mi ha chiesto: “Ma per questa cosa che hai tu [la celiachia n.d.a.] non c’è una cura?”
Io: “Ehm, cura in che senso? Cioè, beh sì, è la dieta senza glutine.”
Mio fratello, che era in visita, subito mi è venuto in aiuto. Spiegando che le cure in medicina sono rare. Per la maggior parte delle condizioni non c’è una cura, ma c’è la terapia. Nel nostro caso, miei cari lettori, la terapia è la dieta senza glutine.
Non fa una grinza.

Con il mio collega colombiano un bel giorno abbiamo deciso di fare le arepas. Si tratta di focacce tipiche della Colombia e del Venezuela, fatte di farina di mais e pertanto molto adatte per noi celiaci (volete saperne di più? Chiedete a Zia Wikipedia).
Io avevo imparato a farle da un’amica venezuelana, che avevo conosciuto nel primo periodo della diagnosi (era addirittura presente nel momento in cui mi telefonarono per dirmi che ero celiaca).

Così sabato sera abbiamo invitato tutti a casa mia per le otto. La sera prima il mio collega colombiano mi aveva detto: “Ti chiamo io domani, così vengo a casa tua, facciamo la spesa e cuciniamo”.
Alle sei però non si era ancora fatto vivo. Inizio a preoccuparmi e lo chiamo: cellulare spento.
Oddio, ho pensato, non è che adesso mi tira il bidone! Immaginavo la gente che arriva e niente arepas (bella figura). In tal caso avrei attivato il piano B: riso bollito per tutti (beh, no, scherzo, avrei fatto di meglio…).
Proprio in quel momento scorgo dall’undicesimo piano una figurina piccola piccola che si avvicina lungo la strada: era lui! (sospiro di sollievo).

Alle otto iniziava ad arrivare la gente, ma noi stavamo ancora cucinando. Così man mano che la gente veniva, la mettevamo a lavorare in cucina (affollatissima).
Ad un certo punto, mentre il colombiano era impegnato ai fornelli, io impastavo le arepas. Un impasto grossissimo e durissimo. Ma pur sempre un gioco da ragazzi per i miei bicipiti, allenati dalla pentola a pressione.
Un collega cinese, invece, tagliava una montagna di cipolle sulla tavola regalatami dal capo (sono riuscita ad usarla, chi l’avrebbe mai detto?). Il collega cinese piangeva come una fontana e si lamentava del coltellino con il manico di plastica che gli avevo dato per tagliare le cipolle.
Rimpiangeva il coltello che aveva a casa sua: una mannaia stile film dell’orrore, che se l’avessi in casa io non dormirei la notte.

Incredibilmente ad un certo punto siamo riusciti a preparare tutto. Abbiamo mangiato. Tutto buonissimo, proprio una bella serata.

Bene, direi che questo è tutto.

Ah no, beh, scusate. Dopo che avete pazientato tanto bisogna che vi dica cosa è questa storia del Brad Pitt giapponese!

Ebbene, la cosa più sorprendente del mio collega colombiano è questa: ha abitato per diversi anni in Giappone e le ragazze giapponesi gli dicevano che era (udite udite) uguale a Brad Pitt!
Lui ride raccontando questa cosa (infatti assomiglia a Brad Pitt quanto me, ma si sa che le giapponesi hanno una percezione distorta).

La vostra
Maria Paola