Vita spericolata a Budapest

Una telefonata allunga la vita: la mia collega ungherese chiama la pizzeria

Carissimi,
lo scorso fine settimana sono stata a Budapest, invitata al compleanno della mia
collega ungherese di Monaco. Quella gelosa. ;-) Per chi non si ricorda:

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Appena arrivata ho pensato: questa è proprio una bella città, grande, con
strade larghe, ottimista e pulsante di vita. Era venerdì sera e c’era un sacco
di gente in giro. Gente di tutti i tipi e, udite udite, un sacco di Brad Pitt!
Ho pensato: devo trasferirmi qua, altro che i bruttoni di Praga!
Quella sera siamo stati in un locale assolutamente cool: il Mumus. Ve lo
consiglio. Non per il cibo (è un locale dove si beve e basta), ma perché è un
locale fighissimo (si può dire?) con una fauna umana grandiosa.

Il sabato sera c’era la festa. Avevo già avvertito la mia collega che a
Budapest ci sono almeno due pizzerie senza glutine, Etna I e Etna II, e le avevo
chiesto se durante la festa mi avrebbe ordinato la pizza senza glutine a
domicilio. Capirai, le ho detto, ho mangiato l’ultima pizza a Monaco a luglio e
la prossima non sarà prima di dicembre, per cui a Budapest devo cogliere
l’occasione! Senz’altro, capisco benissimo, mi ha risposto.
La mia collega aveva organizzato per me alcune cose che potevo mangiare alla
festa. Dopo averle assaggiate sono andata da lei è le ho chiesto di fare la
famosa telefonata alla pizzeria. Volentieri, mi ha detto. Ha chiamato la
pizzeria e, in ungherese stretto, ha ordinato la pizza per me.

Dopo una trepidante attesa, ecco che arriva la pizza! Dico al tipo che la porta:
“Glutenmentés?” (= senza glutine). Il tipo: “Ighen!” Che non so come si scriva,
ma vuol dire “sì” in ungherese. Mi siedo al tavolo con il mio cartone a
mangiarla, contenta come una pasqua! Adesso, pensavo però, faccio la figura
dell’italiana cafona, che va ad una festa e poi si ordina la pizza a domicilio.
Pertanto, quando una persona che mi conosceva mi osservava meravigliata, le
dicevo subito: “Posso spiegare!” E poi le raccontavo tutta la storia, che quella
era la mia unica pizza in sei mesi, etc. etc. La pizza era buona, solo un po’
bruciacchiata sul fondo, ma niente di che. Dái, ci sanno fare questi ungheresi,
pensavo.

Ero tutta soddisfatta dopo aver mangiato la pizza, quando mi è venuto un
piccolissimo dubbio. Allora sono andata dalla mia collega e le ho detto: “Quando
hai ordinato la pizza hai detto che doveva essere senza glutine, no?”
Lei: “No.”
Io (nel panico): “Come sarebbe a dire ‘no’?”
Lei: “Che ne sapevo che dovevo specificarlo? Io ho semplicemente ordinato una
pizza all’indirizzo che mi hai dato tu.”
Io (stavo per svenire): “Ma allora mi sono mangiata un’intera pizza con
glutine!!!”
Per me ormai era una certezza, ma la mia collega ha voluto richiamare la
pizzeria per chiedere. Arriva la conferma: era una pizza normale!

8-O 8-O 8-O !!!!! O R R O R E !!!!!! 8-O 8-O 8-O

La mia prima reazione è stata quella di andare in bagno a cercare di rimettere
la pizza. Quando ho visto che non ci riuscivo sono scoppiata in un pianto
violento. L’indomani avrei dovuto farmi sette ore di treno per tornare a Praga e
all’andata il vagone era strapieno, con il corridoio ingombro di valigioni,
gente in piedi e gente seduta per terra.
Vi immaginate viaggiare per sette ore in quelle condizioni dovendo andare in
bagno ogni due minuti? Ero disperata.

Nel frattempo si era sparsa la voce tra gli invitati, per cui alcuni mi
chiedevano: “Hai una medicina? Vuoi che andiamo in farmacia a prenderti
qualcosa?”
Io (sconsolata): “Un antidoto non esiste”.
Allora dicevano: “Vuoi che ti portiamo in ospedale? Chiamiamo l’ambulanza?”
Io: “Ormai non c’è più niente da fare.”
Avranno pensato: questa ci muore qui.

In lacrime ho persino chiamato i miei in Sardegna.
Mio padre: “Eh! Cosa vuoi che sia una pizza!
Io prima della diagnosi ho mangiato glutine per sessant’anni!
Prenditi l’Enterogermina e rilassati.”

Una ragazza mi ha chiesto: “Ma davvero non puoi più fare nulla?”
Io: “L’ideale sarebbe rimettere questa pizza per limitare i danni, ma non ci
sono riuscita. Non so proprio come facciano i bulimici…”
Lei (candida): “Guarda, è facile, devi provare tre volte di seguito…” e si è
messa a spiegarmi come si fa, mentre il suo ragazzo la fissava stupito. Della
serie: sei bulimica ed io non ne sapevo nulla?
Anche queste sono cose che capitano…

Con un invitato laureato in fisica abbiamo discusso su quanti chili di roba
avrei dovuto mangiare per ridurre il contenuto di glutine nel mio stomaco a 20
parti per milione. Siamo arrivati alla conclusione che non avrei potuto
farcela…

Comunque, più il tempo passava, più mi tranquillizzavo. Mi davo dei
pizzicotti: ero ancora viva e non mi era ancora successo nulla.
Ad un certo punto facevo con gli altri dei discorsi del tipo: se avessi saputo
che quella pizza era con glutine me la sarei goduta di più. Invece l’ho
mangiata con il tipico atteggiamento critico di chi sa che sta mangiando una
cosa inferiore…
Inoltre, aggiungo adesso, la pizza sarei andata a prenderla a Napoli, mica a
Budapest!

Quella notte ho preso un’Enterogermina. E ho anche detto una
preghierina a Sant’Intestino, autore delle “Confessioni celiache”, nonché
patrono di tutti i celiaci.
Poi sono andata a letto speranzosa.

***

Quella notte ho dormito come un bebè.
Nessun sintomo, neanche un pizzicorio. Nulla di nulla.

L’indomani ero quella che stava meglio di tutti. Gli altri erano un po’
stravolti dai bagordi della sera prima.
Evidentemente devo essere una di quegli asintomatici di ferro, che digeriscono
anche le bombe.

Quel giorno sono pure andata al centro commerciale Arena, vicino alla stazione
est (Keleti Palyaudvar), dove mi avevano detto che c’è un bar, “Free from”, con
un sacco di roba senza glutine. Era un paradiso: hamburger, hot dog, patatine
fritte di due tipi, torte di quelle a strati da pasticceria e chi più ne ha
più ne metta.
Ironia della sorte, io stavo sempre benone, mentre si è sentita male l’amica
della collega che mi ha accompagnata al centro commerciale. Diceva che la sera
prima aveva bevuto non so che cosa e che poi l’insalata di barbabietole a
colazione era stata fatale (e te credo, se ti mangi le barbabietole a colazione,
per forza ti senti male…)
Io invece in quel bar “Free from” mi sono spazzolata un cheeseburger, un hot dog
e le patate fritte e stavo da Dio. Mi sono anche fatta fare delle foto mentre
mangiavo. Agli addetti divertiti spiegavo, che quelli erano il mio primo
cheeseburger ed il mio primo hot dog da dieci anni! “Caspita!” mi rispondevano
meravigliati.
Ho anche comprato quattro fette di torta da portare a Praga.

Alla fin fine con la collega per la pizza c’è stato un equivoco. Lei credeva
che in quei posti facessero solo la pizza senza glutine, mentre a me sembrava
ovvio che lei dovesse chiederla esplicitamente.

In effetti, uno potrebbe pensare che la mia collega, essendo gelosa, abbia
cercato di farmi fuori… ;-) Io ovviamente non capivo una parola mentre lei
ordinava la pizza in ungherese. Magari ha detto:
“Portateci una pizza normale. Mi raccomando fatela con molto, ma molto glutine.
Anzi, alla fine dateci pure una bella spolverata di farina sopra. Eh eh.”

Comunque, se queste erano le sue mire, devo dire che non è riuscita nel suo
intento.
Infatti, il viaggio in treno è andato benissimo. E anche qua a Praga tutto
benone. L’unica cosa è che non ci sono Brad Pitt…

Morale della favola: a Budapest mi sono divertita da matti.
Un caro saluto a tutti
Maria Paola