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Category: Viaggi

Adotta un vegetariano

Carissimi,
ultimamente ero al mare in Sardegna con alcuni Brad Pitt.
Un giorno stavamo andando in una spiaggia bellissima. Nonostante la bassa stagione, era affollata. E si trattava di bagnanti piuttosto in sovrappeso…
“Accipicchia”, pensavo, “certo che oggi con questa obesità dilagante…”
Arrivati in spiaggia, ci accorgiamo che quelli non erano bagnanti, bensì mucche.
Vedere per credere:

Spiaggia di Bérchida (Siniscola), 8 giugno 2011.

Si vede anche una tipa che sfida i tori vestita di rosso (in realtà erano buoi, ma vabbé…).
Ad un certo punto uno degli amici mi ha detto: “Non vorrai mica mangiartele queste mucche?”
Ebbene sì, infatti questi miei amici sono vegetariani.
Voi direte: una celiaca con dei vegetariani! Cosa mangeranno?
Niente, infatti. Brucavamo insalata da mattina a sera.
No beh, non era proprio così. Anzi, una volta ero a pranzo a casa loro. Mi hanno offerto un’ottima pasta con le zucchine. E io ho preparato per loro la mia ormai collaudata insalata di ceci, con capperi, aglio & prezzemolo, olio e succo di limone. L’hanno gradita molto.

I miei amici sono vegetariani proprio hardcore, nel senso che fanno anche yoga. Una volta avevano partecipato ad un campo yoga di alcuni giorni, durante il quale potevano mangiare solo uva passa e qualche banana. Tra le attività previste c’era anche quella di abbracciare degli alberi (quando uno non mangia da giorni, è disposto a tutto). Ad un certo punto si era sparsa la voce che qualcuno aveva in camera delle fette biscottate…
Non so come, ma a me questa cosa fa venire in mente la clinica dimagrante del primo film di Fantozzi.

I miei amici vegetariani sono persone interessantissime. Uno è un gran Brad Pitt con un sacco di relazioni (non so se mi spiego…).
Poi si è scoperto che si trattava di relazioni su Facebook.
L’altro è soprannominato “il guru” (che dire di più?).
Da quando li conosco, ho molto più rispetto per i vegetariani.
Prima, quando sull’aereo avevano solo il pasto vegetariano e non quello senza glutine, mi infuriavo.
Adesso mi infurio uguale, ma me la prendo più con la compagnia aerea che con i vegetariani stessi.

Che belle giornate ho trascorso con i miei Brad Pitt vegetariani!
In posti meravigliosi, come questo:

Cala Cartoe (Dorgali), 9 giugno 2011.

Ma ora sono di nuovo a Praga. Tristemente senza Brad Pitt.
La vostra,
Maria Paola

Offerta strepitosa della Costa Crociere

Carissimi,
avete visto la pubblicità della Costa Crociere in televisione? Sì, proprio loro, che offrono il vitto senza glutine sulle navi.
Dice: i ragazzi viaggiano gratis!
Vedere per credere: -> cliccate qui <-
Ma vi rendete conto? Pensate a quanti Brad Pitt ci saranno sulle navi, visto che per loro è gratis!
Io parto subito. ;-)
La vostra,
Maria Paola

In Belgio: gli studenti, le lavandaie
e il locale più talebano del mondo (finale)

'Tu proverai sì come sa di sale lo pane altrui' (Dante, Paradiso, Canto XVII, versi 58-59).
Cosa c'entra con la mia avventura in Belgio? Lo scoprirete continuando a leggere.

(CONTINUA DALLA PRIMA PARTE)

Vi dicevo, che sicuramente gli studenti Erasmus celiaci a Lovanio si troveranno benone. Eh giá, perché per noi celiaci a Lovanio si mangia parecchio bene. Una sera siamo stati a cena al The Be Bop, che é un posto bellissimo perché ha il muro pieno di quadretti: tutti storti dal primo all’ultimo. Prima c’é la zona bar e poi in fondo la zona ristorante: un ristorante di lusso. Ho mangiato benissimo: dall’antipasto al dessert. Avevano anche il pane per me. Non so se lo tengano tutti i giorni, visto che in quel caso erano avvertiti da prima della mia presenza, ma vale la pena di provare. Considerate che é un po’ caro.

Dopo cena, seduta al bar, chiacchieravo con un collega albionese. Non so come mai, ma il discorso é caduto sul pane di guerra. Il collega mi ha chiesto come mai si chiama “pane di guerra”.
Io: “Perché é senza sale.” (in realtá non é solo per quello, ma li per li ho risposto cosí)
Il collega: “Che orrore il pane senza sale! Una volta ero in Toscana e mi ero fatto un panino con salame. Poi l’ho addentato: terribile!”
Io: “Ma che dici? Il pane toscano senza sale é ottimo: cosí si sente di piú il sapore del salame. Inoltre”, ho aggiunto, “Dante si lamentava dell’esilio scrivendo ‘Tu proverai sì come sa di sale lo pane altrui’”.
Il collega: “Sicuramente Dante era ironico.”
Ecco finalmente un’interpretazione innovativa dell’opera di Dante.

La sera dopo siamo stati nel locale Domus, vicino al municipio. Stavo spiegando le solite cose al cameriere quando lui mi ha interrotta per dirmi che sul menu le pietanze senza glutine erano indicate con un asterisco. Gioia e tripudio!
Tutta contenta ho ordinato una cosa con l’asterisco (ora non ricordo quale).
Poco dopo il cameriere é tornato con una forchetta ed un coltello in mano e mi ha sostituito le posate. Al mio sguardo interrogativo ha risposto dicendo: “Queste le abbiamo rilavate.”
Caspiterina, ho pensato, questi fanno proprio sul serio!
La palma d’oro al locale piú talebano del mondo!

Per chi di voi non conoscesse il celiachese, riporto uno stralcio del Grande Dizionario Garzanti Celiachese-Italiano con la parola “talebano”:
[ta-le-bà-no] nome maschile, chi appartiene al movimento celiaco fondamentalista, ossessionato dalle contaminazioni da glutine, segue rigorosamente i princìpi anti-contaminazione della sua religione e usa la forza per imporli.
(per approfondire, -> cliccate qui <-)

Il giorno della partenza mi sono fatta un giretto a Lovanio per visitare finalmente la cittá. Sono stata nella cattedrale di San Pietro. Vale la pena pagare il biglietto per visitare l’esposizione all’interno della chiesa. Cosí si puó vedere quel grande capolavoro che é l’Ultima Cena di Dirk Bouts: un’opera cosí intensa ed espressiva che ti folgora. Metto qua il link, anche se non rende: va vista dal vivo.
C’é anche un’altra opera di Bouts, per noi molto interessante. Si tratta del martirio di Sant’Erasmo. Un martirio molto celiaco: in pratica gli hanno tirato fuori gli intestini. A me quel quadro fa molta impressione. Ma se ve la sentite, voi celiaci piú temerari, -> cliccate qui <-.
Vi consiglio anche di visitare il museo di Lovanio. Molto belli i dipinti fiamminghi del ’400-’500 e anche le opere piú recenti di Constantin Meunier (fine ’800). Vale davvero la pena.

Con la collega polacca sono stata poi nel locale Trobadour. Anche lá ho mostrato al cameriere l’opuscolo dell’Associazione Fiamminga. Ad un certo punto il cameriere ha indicato la spiga sbarrata sull’opuscolo e ha detto: “Questa prima aveva cinque file di chicchi, ora ne ha sette…”
Ho pensato: questo conosce bene il simbolo della spiga sbarrata!
Lui ha continuato “… Sette file di chicchi invece di sette: é per questo che sono aumentati cosí tanto i casi di celiachia. É il grano transgenico! Anche io ogni tanto devo mangiare senza glutine, perché cosí mi sento meglio.”
Ho pensato: tutto chiaro allora.

E vabbé: quantomeno era al corrente della cosa. Ho ordinato la grigliata di pesce. Dopo una breve attesa me l’hanno portata: davvero bellissima. C’erano anche due salse di accompagnamento. Il cameriere mi ha spiegato che contenevano maionese. Ho detto: “Se é maionese industriale, avrei bisogno di leggere gli ingredienti sull’etichetta”. Il cameriere: “Guardi, viene malissimo: il barattolo della maionese é enorme e non posso portarlo qua”.
Io: “E se vengo io in cucina?” (della serie: se la montagna non va a Maometto, Maometto va alla montagna)
Il cameriere (sconcertato): “No, non si puó.” (della serie: la cucina é luogo sacro).
Io (rassegnata): Vabbé, allora non mangio le salse.
E cosí mi sono data alla grigliata, che era veramente, ma veramente ottima.

Dopo un po’ torna da noi il cameriere con la macchina fotografica in mano in atteggiamento da fotografo. Ho pensato: Poffarbacco! E perché adesso questo qua ci vuole fotografare? Vabbé che io e la mia collega polacca siamo degli schianti pazzeschi, peró…
Non é vero che siamo degli schianti pazzeschi, sto scherzando. Infatti il cameriere si é avvicinato e mi ha fatto vedere la macchina fotografica: aveva fotografato l’etichetta della maionese in modo che potessi leggere gli ingredienti. Ed erano senza glutine! Per cui ho potuto mangiare pure le salse: ottime anche quelle.

Dopo pranzo ho preso il treno per l’aeroporto di Bruxelles e da li l’aereo per tornare alla base.
Ma dove? Nei Paesi Baschi?
No, no.
Dove è tornata Maria Paola?
Lo scoprirete nella prossima avventura.

Baci dalla vostra
Maria Paola

In Belgio: gli studenti, le lavandaie
e il locale più talebano del mondo

Studenti di Lovanio durante l'orario delle lezioni (Piazza del Mercato Vecchio)

Carissimi,
recentemente sono stata in viaggio di lavoro in Belgio, piú precisamente a Lovanio. La cittá ha una miriade di nomi: Leuven in olandese, Louvain in francese, Lovaina in spagnolo e Löwen in tedesco. In tedesco “Löwen” vuol dire “leoni”, anche se, a quanto pare, con questa cittá le bestie feroci non c’entrano.

Per l’albergo ancora una volta mi sono fatta traviare dalla mia collega polacca, che mi porta sempre in posti un po’ equivoci. Stavolta si trattava di un residence con monolocali, forniti di soppalco, salotto con angolo cottura e frigorifero. Non male, ho pensato: poter sistemare le proprie provviste senza glutine in frigo, senza dover fare a pugni con le varie bottigliette di bitter e acqua tonica. Purtroppo la pulizia lasciava un po’ a desiderare…

All’arrivo ho dovuto lavorare subito come una matta. C’erano troppe scadenze concomitanti, inoltre l’indomani avrei dovuto presentare una relazione davanti a pesi massimi dei servizi segreti e dovevo ancora prepararla…

A Lovanio ci sono due ristoranti senza glutine indicati dall’Associazione Celiachia Fiamminga: il De Dry Tonghen e il Kalypta. Per pranzo volevo andare al Kalypta, ma di domenica era chiuso (inoltre poi ho scoperto che apre solo la sera), per cui sono entrata al Quasimodo, vicino al municipio. Con la richiesta per il cuoco in inglese e un opuscolo dell’Associazione Fiamminga in olandese, me la sono cavata egregiamente.
Ho ordinato le famose cozze belghe e mi hanno portato una pentola che ne conteneva un chilo e mezzo! In pratica la porzione per tutta la famiglia. Solo che io ero da sola… Non so come ho fatto, ma sono riuscita a mangiare tutte le cozze (forse perché scartavo le conchiglie ;-)) e anche l’insalata e le patate arrosto di contorno. Tutto ottimo. Caruccio peró.

Un po’ appesantita sono tornata al lavoro. Per cena non avevo il tempo di uscire: mi sono comprata una paella surgelata in un negozietto (il proprietario mi ha aiutata a tradurre gli ingredienti dall’olandese) e me la sono fatta al microonde (ecco finalmente l’utilitá del monolocale).
E cosí in solitudine ho continuato a lavorare, rinunciando alla visita guidata della cittá, sino a notte tarda, tra momenti di sconforto. Sono andata a dormire alle quattro e mi dovevo alzare alle sette.

L’indomani la mia relazione é andata parecchio bene e a pranzo, rilassata, ero seduta a fianco a un collega italiano che lavora nella perfida Albione. Questo collega mi ha raccontato per filo e per segno la visita guidata alla quale non avevo potuto partecipare. Mi spiegava che l’Universitá Cattolica di Lovanio, fondata nel 1425, é tra le piú antiche d’Europa. Gli studenti erano considerati una specie di flagello, e si cercava di contenerli nella loro esuberanza.
Ad esempio, andavano matti per le lavandaie, tanto che la cittá aveva dovuto adottare dei sistemi in modo che non le incontrassero. In pratica gli studenti dovevano depositare la biancheria sporca in una stanza, poi uscivano e la stanza veniva chiusa a chiave. Da un’altra porta le lavandaie entravano guardinghe e, quatte quatte, portavano via la biancheria. Per il ritiro della roba pulita, stessa storia.
Questi studenti desideravano tantissimo le lavandaie proprio perché non le vedevano mai (ragazze, imparate!). Anzi, probabilmente non le avevano mai viste.
La fissa per le lavandaie é passata agli studenti solo molto secoli dopo, con l’arrivo delle prime studentesse. Le donne infatti sono state ammesse all’Universitá di Lovanio solo nel 1920 (pensate a quanti talenti sprecati nei secoli precedenti).
Fu creato un collegio, rigorosamente separato da quelli maschili, per le studentesse. Il problema era che tutte le sere gli studenti si piazzavano davanti al collegio a fare le serenate alle studentesse con grande disturbo per il vicinato. Come ha risolto il comune? É presto detto: ha spostato le camere delle studentesse sul retro e sul davanti ha messo le suore. Gli studenti con le suore avevano ben poche speranze e quindi le serenate sono subito finite.

Vi diró che al giorno d’oggi gli studenti si rifanno abbondantemente di queste sofferenze passate. Infatti, una sera che siamo usciti con i colleghi abbiamo trovato il centro invaso da folle di studenti, le ragazze vestite molto “in stile inglese” (ovvero microgonna etc.). I locali erano traboccanti di gente e con la musica a palla.
Era la una e mezza di notte.
Di martedí!
Abbiamo pensato: ma questi studenti non fanno nulla? Se iniziano cosí il martedi, chissá il venerdi e il sabato…
Ai ragazzi celiaci che faranno l’Erasmus a Lovanio dico: vi divertirete e mangerete. Ogni tanto peró studiate, eh! ;-)

(FINE PRIMA PARTE)
Volete sapere cos’altro é successo in Belgio? E cos’é questa storia del locale piú talebano del mondo?
Allora andate a vedere ->->-> LA SECONDA PARTE.

Nella perfida Albione: ennesima puntata

(CONTINUA DALLA QUARTA PARTE)

Carissimi,
vi sento già sospirare: questa Perfida Albione non finisce mai. Ha più puntate di Beautiful! Portate pazienza. La pazienza è la virtù dei forti.

Dopo il fine settimana con mio fratello sono tornata al mio solito pesante lavoro nella perfida, anzi perfidissima, Albione. Vi dirò, un lavoro con cavie umane (tipico per un agente segreto). Ma non spaventatevi: tutto lecito! Persino in regola con il fisco.
In genere pranzavo nella caffetteria del Dipartimento di Psicologia Sperimentale dell’Università di Bristol (ci tengo a precisare che non sono psicologa! Ma può sempre capitare di trovarsi in un dipartimento di psicologia sperimentale). Senza glutine avevano sempre una o due zuppe, la patatona al forno ricoperta di formaggio e vari gusti di gelato confezionato. Non male.

Dopo estenuanti giornate di lavoro sono riuscita a rosicchiarmi il venerdi libero e così sono andata a vedere i famosi sassi di Stonehenge. Il cameriere del ristorante spagnolo, la Tasca, mi aveva sconsigliato i sassi, ma consigliato fortemente la splendida cattedrale di Salisbury. Per cui ho pensato, perché non combinare? Detto e fatto: sono andata in treno a Salisbury e da li ho preso l’autobus per andare ai sassi.
L’autobus era questo. Come potete notare, io ero seduta a sinistra:

Ma no scherzo! Anzi, siccome lavoravo troppo e non avevo tempo per pranzare, nella Perfida Albione sono dimagrita. Ho raggiunto il mio peso minimo storico (da quando sono alta come adesso, s’intende). In pratica peso come quando avevo 17 anni (ma non preoccupatevi, sono pur sempre più grassa della Canalis). Non solo, avrò anche il ferro sotto le scarpe! Mi dimenticavo sempre di prendere la pastiglia di ferro. Andava presa dopo pranzo, e se uno non ha tempo di pranzare, come fa?

Vabbé, torniamo ai sassi. Mi hanno impressionata molto.
Le rocce millenarie si ergevano nella landa desolata, sferzate dal vento. Stormi di corvi volavano nel cielo nuvoloso e si posavano sulle rocce minacciosi.
Uno scenario apocalittico.
Se non fosse per tutti quei turisti con l’audioguida che gironzolavano intorno.

Al ritorno da Stonehenge sono andata a vedere la Cattedrale di Salisbury. Questa cattedrale aveva un’anima. Qualsiasi cosa all’interno della cattedrale era viva e ti parlava. Non mi era mai successo. Sono stata là ore a osservare le statue e le figure intagliate in legno, che ti guardavano intensamente come se stessero per venire da te a dirti qualcosa. C’era qualcosa di strano in quella cattedrale, qualcosa di stregato.
Sono uscita fuori nel chiostro, e in quel momento dalla cattedrale proveniva un canto armonioso. Questa cattedrale era una creatura viva.

La mia passione per le figurine intagliate in legno l’avevo già scoperta nella cattedrale di Bath: figurine perfette nei minimi dettagli, pronte ad animarsi da un momento all’altro.
Ecco la prima che mi ha colpita nella cattedrale di Bath (scusate, è un po’ sfocata):

Mah, oddio, ero stata troppo tempo rapita dallo spirito della cattedrale e dovevo sbrigarmi! Quella sera ero invitata a cena a Bristol dalla mia collega siberiana.
Dovete sapere che la mia collega siberiana è una persona squisita, oltre che uno schianto pazzesco (mi dispiace ragazzi: è già sposata e ha pure un bambino di due anni e mezzo).
Per cena mi ha preparato le braciole di maiale al forno con le mele e il sidro. Si è informata da prima su cosa potessi e non potessi mangiare (mi ha anche telefonato un paio di volte quando ero a Salisbury per avere chiarimenti) e infine ha scelto questa ricetta, che ha copiato papale papale dal DVD di un famoso cuoco televisivo inglese. Da bere c’era pure il sidro. Ormai mi sto abituando a questa bevanda…

Ad un certo punto la mia collega siberiana ha assaggiato il mio pane. Poi molto seria mi ha detto: “La tua vita è molto dura.”
E se te lo dice una che viene dalla Siberia, devi crederci.

La cena era davvero ottima. Poi la mia collega mi ha accompagnata in albergo e io sono andata a dormire tutta contenta.

L’ultima mattinata nella Perfida Albione l’ho trascorsa inseguendo gli scoiattoli sulla Collina di Brandon (Brandon Hill), da dove si domina tutta la città di Bristol. Sulla collina c’è la Cabot Tower. John Cabot non è altri che Giovanni Caboto, navigatore genovese. Così gli inglesi si vendicano di noi che diciamo Francesco Bacone.
Sotto la Torre di Caboto c’erano un sacco di scoiattolini, vivacissimi, che venivano a mangiare dalle tue mani. Purtroppo, al mio pane senza glutine preferivano decisamente le noccioline di un signore anziano seduto su una panchina. Prendevano il mio pane, lo annusavano e poi lo lasciavano li. Ecco infatti lo scoiattolo con la nocciolina:

Prima di partire, ho fatto provvista di prodotti senza glutine nel supermercato Sainsbury’s. Là hanno cose strabilianti: ottimo pane a cassetta, pane pitta, pain au chocolat e altre leccornie per noi. Mi sono riempita la valigia!
E poi sono ripartita, ma per dove? Originariamente sarei dovuta tornare nei Paesi Baschi, ma all’ultimo momento mi hanno chiesto di svolgere lo stesso lavoro di Bristol in un’altra destinazione ancora. Pertanto il viaggio di lavoro da dieci giorni è diventato di un mese. Sono cose che capitano quando uno fa l’agente segreto al servizio di Sua Maestà mia zia Maria.
E qual’era la destinazione? Vi aiuto: si tratta di un grande ritorno. E poi, ovviamente, la vostra Mariapaolina Paperina, dopo essere dimagrita di nuovo, dove poteva capitare se non in un posto senza Brad Pitt?
Penso che avrete capito di che posto si tratta… Ma questa è un’altra storia e ve la racconterò un’altra volta.

Intanto concludiamo questa serie sulla Perfida Albione con la bella parola

F I N E

La vostra,
Maria Paola

Nella perfida Albione: volevamo solo un bicchiere di acqua calda…

(CONTINUA DALLA TERZA PARTE)

Carissimi,
con mio fratello a Bath siamo andati anche nella “Pump Room”, ovvero la “Sala della Pompa”. Voi direte: Cos’è? Una stanza della caserma dei pompieri?
Ma nooooooo: è la sala da ballo dove si riuniva la società ai tempi di Jane Austen (quelli con la parrucca di cavallo e le sopracciglia di pelle di topo, per intenderci…) Adesso è un ristorante di lusso.
Nel biglietto della visita alle terme romane era incluso un bicchiere di acqua calda termale da prendersi alla Pump Room. Non ce ne fregava molto, però abbiamo detto: vabbé, andiamo a prenderci questo bicchiere d’acqua, visto che è pagato.

All’ingresso la Pump Room fa bella impressione: grande lampadario di cristallo, musicisti classici che suonano dal vivo e camerieri impettiti e gentilissimi. Visto che non avevamo ancora pranzato, ho chiesto, con poca convinzione, se avevano qualcosa senza glutine. La cameriera mi ha subito detto che avevano la torta al limone. Non male, ho pensato. E così abbiamo preso posto al tavolo. Poi si è visto che per celiaci avevano anche parecchia altra roba. Mio fratello ha accettato a prendere qualcosa senza glutine pure lui, così avrei potuto assaggiare anche io. Era l’ora del tè e pertanto abbiamo preso la torta al cioccolato e gli scones. Gli scones sono specie di focaccine lievemente dolci e poco cotte che si mangiano con il burro e la marmellata. Erano buonissimi! Se ci andate prendeteli. Persino mio fratello, che aveva provato in precedenza quelli con glutine, ha detto che quelli senza glutine erano veramente ottimi. Il burro che ci hanno dato poi era fantastico. Ho pensato: mai mangiato prima un burro così! Poi abbiamo scoperto che quello non era burro, bensì una crema chiamata clotted cream. Non ho idea di come la facciano esattamente, a quanto pare è costituita solo da latte, ma era davvero sensazionale!
La torta al cioccolato non era gran che, un po’ stantía a dir la verità. Probabilmente era confezionata e ce l’avevano da un po’. Ad un certo punto è venuta una manager del ristorante a chiederci se era tutto a posto. Le abbiamo detto che era tutto fantastico a parte la torta al cioccolato. Subito ce l’hanno detratta dal conto.

Ah già, dimenticavo: ci hanno portato anche il famoso bicchiere di acqua termale. Un bel bicchiere di acqua tiepida con sapore di ruggine, che quando lo bevi ti viene in mente una palude con le amebe che sguazzano e le zanzare. A me è bastato un sorso, invece a mio fratello è piaciuta e ne ha ordinato anche un altro bicchiere. Boh.

E qua si conclude l’avventura a Bath. Ma nella Perfida Albione sono successe altre cose…
Alla prossima!
Maria Paola

(FINE QUARTA PARTE)
VAI ALL’ENNESIMA PUNTATA ->->->

Nella perfida Albione (come patire il freddo alle terme di acqua calda)

(CONTINUA DALLA PRIMA PARTE)

La Perfida Albione ha fatto onore al suo nome: mi alzavo tutte le mattine alle sei e mezza e spesso finivo di lavorare a notte tarda.

Tuttavia sono riuscita a svagarmi un po’ nel fine settimana, perché è venuto a trovarmi il mio immancabile fratello, casualmente in Inghilterra anche lui. A proposito, bisogna che ve lo faccia vedere.
Eccolo qua. Ovviamente in confronto a me è quasi calvo. Per arrotondare, fa la pubblicità dello shampoo contro la caduta dei capelli (lo usa anche, perché non si sa mai):

No beh, scherzo: questo non è il fratello che è venuto a trovarmi in Inghilterra, bensì un altro, che ho scoperto da poco di avere… (se non altro, a giudicare dalla foto).

Dicevo, con mio fratello siamo andati a Bath, cittadina a dieci minuti da Bristol, dove si trovano le famose terme romane. Consiglio anche a voi di visitarle, vale proprio la pena.
Siccome c’era molto da vedere, quel giorno non abbiamo pranzato. In compenso abbiamo cenato due volte. La prima volta siamo stati da Wetherspoon. È una catena di pub, nel cui menu sono indicate le pietanze senza glutine. Occhio però: siccome è molto economico, la sera ci va un sacco di gente ad ubriacarsi. È un ambiente, diciamo, non proprio aristocratico. Una volta, mentre facevo la fila al banco tra una folla di avventori, per poco non mi sono trovata in mezzo a una rissa.
Occhio anche agli errori nel menu senza glutine. Non è la prima volta che mi capitano in locali inglesi (come mi dice mio fratello: “Cosa credi? L’Inghilterra non è la Germania.”).
Ad esempio, il dolce “Bramley Apple, Pear and Raspberry Crumble” (molto buono, ve lo consiglio) è indicato come senza glutine sia con il gelato alla vaniglia che con la crema pasticcera (custard). Per sicurezza ho chiesto della crema pasticcera al banco. Hanno controllato e mi hanno detto che il glutine ce l’ha. Per cui potevo prendere solo la variante con il gelato alla vaniglia. Beh, se è così, correggetelo sul menu, ecchediamine!

Dopo la prima cena siamo andati alle terme moderne (in quelle romane il bagno non si può fare, è vietato anche solo mettere il dito nell’acqua). Ci siamo comprati il costume da bagno li per li in un grande magazzino.
Voi direte: un gioco da ragazzi il bagno alle terme di acqua calda, in confronto al bagno invernale nell’Atlantico.
Invece no. Era una notte fredda. In costume da bagno abbiamo salito le scale all’aperto per andare nella piscina sul tetto. Un atto di estremo coraggio!
Ma questo non era niente in confronto a uscire bagnati dalla piscina per fare il percorso inverso! La crudeltà della situazione era che più corri per fare prima, più ti sferza il vento.
Ho patito molto più freddo alle terme di acqua calda che durante il bagno nell’Atlantico! (non sto scherzando)
Comunque molto bello. Andate anche alle terme moderne, ve lo consiglio.

Per la seconda cena, siamo andati a prenderci il pollo da Nando’s. Anche in questa catena di ristoranti fanno pietanze senza glutine. Chiedete l’apposito menu che indica gli allergeni.

Vi confesso che in realtà non sono andata a Bath per le terme, bensì per un altro motivo… Ve lo rivelo la prossima volta. ;-)

Intanto vi lascio con il video di mio fratello che fa la pubblicità dello shampoo. Non solo contro la caduta, ma anche per rinfoltire il capello!
Per chi è a digiuno di inglese ecco una traduzione sommaria.
Il biondo (seccato perché trova la bottiglia dello shampoo mezzo vuota) a mio fratello: “Per caso, stavi usando il mio shampoo, che è per uomini che vogliono i capelli più folti?”
Mio fratello: “Non l’ho usato!”
Il biondo (scettico): “Davvero non lo hai usato?”
Poi, “yes” vuol dire sí e “no” vuol dire no. ;-)
Buona visione!

La vostra
Maria Paola

(FINE SECONDA PARTE)
VAI ALLA TERZA PARTE ->->->

Ricordatevi: non è un Summer Camp per vecchi

Carissimi,
il prossimo Summer Camp per i Giovani Celiaci d’Europa (CYE Coeliac Youth of Europe) sarà in Grecia, vicino ad Atene.
Ci si potrà iscrivere da oggi, 15 marzo, all’indirizzo e-mail
[email protected]
Ci sono solo 45 posti!

http://cye.freehostia.com/

http://cye.freehostia.com/files/summercampgreece2011.pdf

Se ci vado anche io? Temo di essere fuori età. Se non sbaglio, per essere nel gruppo giovani il limite è 30 anni.
Dai 30 in poi si entra a pieno diritto nel gruppo anziani.

Anche il gruppo anziani fa il Summer Camp, ma in una località termale.
Inoltre le attività proposte sono diverse: partite a carte e torneo di bocce.
Nonché seminari utilissimi: come rimuovere eventuali residui di glutine dalla dentiera.

Maria Paola

Nella perfida Albione

Carissimi,
recentemente sono stata nella perfida Albione a svolgere i miei affari (per niente loschi, vi dirò).

La cosa piú bella di quando vado in Inghilterra é che mi danno i soldi con raffigurata mia zia Maria.
Se questa non é mia zia Maria:
zia Maria

Ed eccola qui, ben vestita e pettinata, sulle banconote:
zia Maria sulle banconote

Bisogna che un giorno porti le banconote a mia zia per fargliele vedere, perché secondo me non ci crede.

Il viaggio tutto bene, ma un sacco di stress per organizzare il lavoro. In aereo da Madrid a Bristol ero giá abbastanza a pezzi. E all’arrivo in albergo avrei dovuto continuare a lavorare, anche se non ci sarei arrivata prima delle undici di notte.
Mi rincuoravo pensando che il volo era breve. “Dai” , pensavo, “solo un’ora e un quarto dalla Spagna all’Inghilterra. Sembra incredibile. Ah, gli aerei di oggi!”.
Ad un certo punto, quando stavamo per atterrare, ho pensato “Meglio che vada in bagno adesso, che poi durante l’atterraggio non si puó piú”.
Mentre aspettavo nel corridoio il mio turno per il bagno, ecco la voce del comandante:
“Qui é il comandante Pinco Pallo che vi parla. La velocitá é bla bla bla. La temperatura é etc. etc. Atterreremo a Bristol tra un’ora…”
“Come sarebbe a dire tra un’ora???” Oddio, ero talmente cotta che non avevo pensato al fuso orario! Ovviamente, con mio grande sconforto, il volo durava un’ora in piú.
A pezzi sia fisicamente che, ora, spiritualmente, sono tornata al mio posto e ho fatto conoscenza con lo spagnolo che era seduto a fianco a me. Per mia fortuna si trattava di un ingegnere industriale che mi ha spiegato per filo e per segno tutto il ciclo combinato delle turbine a vapore e a gas (non sto scherzando).

Come abbiamo fatto conoscenza? Molto semplice: gli ho chiesto se potevo leggere gli ingredienti dell’insalata che aveva appena comprato dalle hostess.
Sembrerebbe una subdola tecnica di abbordaggio celiaco, in realtá ero seriamente preoccupata per le provviste del ritorno. I celiaci che, come me, viaggiano per lavoro sanno benissimo che all’andata uno puó riuscire a farsi un panino senza glutine. Al ritorno invece non é detto: nei viaggi di lavoro si é sballottati da tutte le parti e non si ha tempo di nulla.
Per colpa di alcune sparute conchigliette di pasta in un’insalata altrimenti costitutita da ingredienti encomiabili, ho scoperto che quella non sarebbe stata la mia cena al ritorno.

Dopo un po’ eccoci atterrati nella Perfida Albione.
Dal taxi che mi portava in albergo osservavo la gente per strada.
Avevo già visto altre volte come si vestono le ragazze inglesi per uscire la sera. Tuttavia stavolta mi ha fatto più impressione, forse perché è inverno: frotte di ragazze vestite solo con canottiera scollatissima e minigonna, oserei dire, ascellare.
Roba che se giri così a Sassari ti chiedono subito quanto vuoi.

Arrivata in albergo a notte inoltrata, manco a dirlo, la connessione a Internet nella mia camera non funzionava. Pertanto mi sono dovuta mettere a lavorare nella hall.
Quando non ne potevo più, ho smesso di lavorare e sono andata a dormire.

Così è iniziata la mia avventura nella Perfida Albione.

(FINE PRIMA PARTE)
VAI ALLA SECONDA PARTE ->->->

Celiaca sull’orlo di una crisi di nervi

Carissimi,
no, non vi ho dimenticati. Sono stata molto impegnata, perché sono in viaggio di lavoro all’estero. In pratica dall’estero vado all’estero, e quindi diventa un estero al quadrato.

Avevo talmente tanto da fare che non avevo neanche il tempo di respirare. L’altro giorno ad esempio stavo andando nella caffetteria del luogo dove sto lavorando (appena posso vi racconto senza glutine cosa avevano).
Siccome ero angosciata, perché avevo solo quattro minuti per pranzare, sono caduta salendo le scale. Mi sono fatta un bel bernoccolo sul ginocchio destro.
Oggi in compenso la pausa pranzo non c’era per niente. Così almeno evito di cadere.

Domani, per premiarmi dopo tanto stress, sto pensando di andare a vedere dei sassi.
Come “dei sassi”? Direte voi. Bel premio!
Ma si tratta di sassi famosi. Antichi.
Del resto noi sardi non dobbiamo fossilizzarci sui nostri Nuraghi, ma conoscere e apprezzare anche i sassi altrui.
Stasera sono andata in un ristorante spagnolo senza glutine (ma non sono in Spagna!) e ho chiesto al cameriere come sono questi sassi. Lui fa una faccia scettica:
“Mah! Sono solo dei sassi.”
A me mi intrigano. Anche se il cameriere non li apprezza, sto pensando di andare a vederli lo stesso.

Avete capito di che sassi si tratta? Del resto da poco vi avevo scritto che sarei venuta in questo Paese per lavoro. A chi indovina nessun premio (devo ancora dare quello del concorso a premi), bensì l’onore e la gloria sul mio blog (scusate se è poco).
La risposta non appena avrò tempo di raccontarvi questo viaggio.
Un abbraccio
Maria Paola

Non è un Summer Camp per vecchi

Carissimi,
vi giro l’informazione appena ricevuta da Nerea, la responsabile dei giovani celiaci dei Paesi Baschi.
Il prossimo Summer Camp per i Giovani Celiaci d’Europa (CYE Coeliac Youth of Europe) sarà in Grecia, vicino ad Atene.
Ci si potrà iscrivere dal 15 marzo all’indirizzo e-mail
[email protected]
Ci sono solo 45 posti!
Segnatevi la data del 15 marzo!

http://cye.freehostia.com/

http://cye.freehostia.com/files/summercampgreece2011.pdf

Se ci vado anche io? Temo di essere fuori età. Se non sbaglio, per essere nel gruppo giovani il limite è 30 anni.
Dai 30 in poi si entra a pieno diritto nel gruppo anziani.

Anche il gruppo anziani fa il Summer Camp, ma in una località termale.
Inoltre le attività proposte sono diverse: partite a carte e torneo di bocce.
Nonché seminari utilissimi: come rimuovere eventuali residui di glutine dalla dentiera.

Maria Paola
P.s.: Questo messaggio ricomparirà automaticamente il 14 marzo per ricordarvi di iscrivervi all’evento.

Ritorno alla schiavitù

Carissimi,
forse avrete letto il mio recente messaggio sulla liberazione dalla schiavitù.

Temo che la schiavitù per me stia ritornando. Il Casareccio della Schär non mi piace più. Prima avevo pensato ad un difetto di fabbrica di alcune confezioni, ma vedo che anche quello che trovo in Italia ha lo stesso sapore delle ultime confezioni che avevo comprato nella Repubblica Ceca.

Inoltre niente pane di guerra e pane del Ceccherini: ho dovuto lasciare la macchina del pane Alice a Praga perché non potevo portarla in aereo. L’unica sarebbe stata legare sulla testa dell’aereo un’imperiale (come facevamo sulla 126 quando ero piccola) e metterci la macchina del pane sopra. Ma quelli della compagnia aerea non mi hanno lasciata fare (zotici!).

Pertanto ecco la DOMANDA per voi:
conoscete un pane confezionato che sia commestibile senza bisogno di tostarlo?

Altrimenti mi sembra già di tornare come Kunta Kinte (ed il mio tostapane grida vendetta!)
Maria Paola
(seria quanto basta)

Liberazione dalla schiavitù

Carissimi,
vi ricordate di quando un tempo c’era la schiavitù di dover tostare il pane?
Io sì.
Adesso non ce n’è più bisogno. Ora mangio il pane casareccio della Schär, il pane di guerra o il pane del Ceccherini. Pani che, nel bene e nel male, tostati non cambiano.

Ma un tempo bisognava portarsi il tostapane ovunque. Anni fa avevo scritto nel forum
“il migliore amico del celiaco non è il cane, ma il tostapane”.

Il mio tostapane ha visto il mondo: è stato in Australia, in Nuova Zelanda e in Brasile.

Mi ricordo di una volta, in un viaggio di lavoro a Roma quattro anni fa. Nella camera di albergo mi stavo tostando il pane per la colazione e mi era rimasta incastrata una fetta nel tostapane. Avevo cercato di rimuoverla con un coltello (voi non fatelo, per carità! A mia discolpa devo dire che il mio coltello aveva il manico di plastica, altrimenti non sarei qui a raccontarvelo…)
Dicevo, avevo cercato di disincastrare la fetta dal tostapane con il coltello, quando nell’albergo è saltata la corrente. Il tostapane poi era fuori uso.

Qualche anno dopo dovevo partire in vacanza. Ero in casa dei miei e mi serviva un tostapane da portare via. Poco prima di partire scopro che tutti i tostapane in casa erano in uso con glutine.
Che fare?
Mia madre, una persona dallo spirito pratico eccezionale (e qua non scherzo) mi ha detto:
“Scusa, ma siete in macchina. Perché non ti porti il forno?”
Io: “Il forno?!?!?”
Perché no?
Detto e fatto: sono partita col forno.

Forno che si è fatto la vacanza a sbafo. Perché in quell’albergo (l’Hotel Ristorante Su Gologone a Oliena) avevano il pane carasatu senza glutine (e tante altre leccornie che ora non sto a raccontarvi, altrimenti mi viene fame e addento il computer…).
Dicevo, il forno è rimasto inutilizzato e troneggiava tutto il tempo sul comodino della camera dell’albergo. Chissà cosa avranno pensato le signorine che rifanno le camere!
(Avvertenza: chiedete sempre il permesso alla reception prima di accendere nella camera di albergo apparecchi che vadano oltre il rasoio o l’asciugacapelli…)

Saluti
Maria Paola

Tour Italiano 2010: Pavia, Torino, Genova e Milano

Tour Italiano 2010

Carissimi,
visto che siete stati cosí carini nel darmi tutte quelle informazioni, volevo raccontarvi com’é andato il mio Tour Italiano di quest’anno.

A Pavia ho mangiato nella Creperia dei 4 Gatti. Ottimo il servizio. La crêpe salata (pancetta, cipolla, formaggio etc.) era buona, ma grassissima: sguazzava letteralmente nel burro fuso.
Quella dolce, con cioccolato, nocciole e panna, invece era fantastica.

A Torino mi sono trovata splendidamente all’Hotel Chelsea. Ho mangiato anche tutti i pasti lá. Gentilissimi i proprietari, che mi hanno presa inizialmente per pugliese…
Ottimo il risotto con carciofi e gamberetti e la torta al cioccolato.

A Genova sono stata alla Trattoria Le Due Torri. Mi é piaciuta una pasta tipica genovese con il nome stravagante (non me lo ricordo! Spero che i genovesi non mi fucilino sul posto) condita con il pesto migliore della mia vita.
Per secondo ho preso il vitello tonnato, con lo stesso spirito con cui avevo preso l’hamburger a Stoccolma: quando mi ricapita?
Il panino che ti danno é davvero microscopico. Infatti nel cestino ti mettono anche una lente di ingrandimento, altrimenti non lo trovi. Comunque buonissimo.
L’unico neo: un gruppo di allegri turisti olandesi che si sono lanciati in apprezzamenti un po’ pesanti (ma non preoccupatevi: difficilmente ve li ritroverete).

A Milano ho mangiato sempre dal supermercato, pertanto non ho indicazioni sui ristoranti.
Tuttavia avrei un avviso importante per le fanciulle:
il piú grande Brad Pitt dell’Universo (moro, con occhi verdi grandissimi che ti sconvolgono nel profondo) fa il commesso nel negozio Geox di Via Montenapoleone.
Passate a vederlo, che ne vale la pena.
(Sempre che non l’abbiano giá assunto altrove come attore, modello o spogliarellista. Affrettatevi!)

Saluti
Maria Paola

Gluten free a Biondopoli

Carissimi,
a Stoccolma mi sono trovata parecchio bene.
Mi aspettavo di trovare molto piú biondume. Invece i biondi (veri e finti) saranno stati solo il cinque per cento. Nella maggior parte delle situazioni la più bionda di tutti ero io (figuriamoci).
Pertanto lasciamo a questa città almeno il nome: Biondopoli.

Il viaggio è iniziato bene: sull’aereo Praga-Biondopoli per me non c’era niente da mangiare. Già lo sapevo e infatti mi ero portata un panino fatto con pane di guerra.
Così il mio capo si è sbafato due panini glutinosi, il suo e il mio (può permetterselo perché è una silfide), mentre io riempivo tutto l’aereo di briciole (il pane di guerra dopo qualche ora notoriamente si disintegra).
La hostess allora ha aperto l’uscita di emergenza ed il pilota ha fatto una piroetta per far uscire i residui. Con grande entusiasmo da parte di tutti i passeggeri (i vantaggi di viaggiare con una celiaca!).

Un giorno ho portato il mio capo da McDonalds e ho assaggiato (F I N A L M E N T E) il famoso panino. Insomma… Non era malaccio, ma il pane era un po’ gommoso. Secondo una svedese del forum tedesco lo fanno con amido di frumento deglutinato. Ho chiesto all’addetta se era vero, ma non ha saputo rispondermi.
Direi che ho già dato per i prossimi dieci anni e non rimpiango di non poter mangiare questo panino nei McDonalds del resto del mondo…

Sono stata inoltre in altri due locali, uno tailandese ed uno tipico svedese. I camerieri sapevano subito di cosa parlassi (a differenza della Germania e della Repubblica Ceca) e non ho avuto problemi. Se a qualcuno interessa, posso spedirgli la mia carta per il cuoco tradotta in svedese.

All’aeroporto il giorno della partenza mi erano rimaste 39 corone svedesi.
Ho detto al mio capo: “Ho intenzione di comprare una cosa senza glutine che ci terrà occupati durante il volo.”
Lui (curiosissimo): “Che cosa? Che cosa?”
Io zitta.
Potete immaginare la felicità del mio capo quando, durante il volo, ho tirato fuori una confezione con tre uova Kinder!

A proposito di capi, a Stoccolma ho conosciuto il mio futuro capo, un Brad Pitt dall’umorismo sconvolgente. Infatti tra due o tre settimane mi dovrò trasferire per lavoro in un’altra destinazione, non meno esotica, per ora top-secret. ;-)
Si preannunciano nuove strabilianti avventure…

Cari saluti a tutti e buon fine settimana
Maria Paola

Vita spericolata a Budapest

Una telefonata allunga la vita: la mia collega ungherese chiama la pizzeria

Carissimi,
lo scorso fine settimana sono stata a Budapest, invitata al compleanno della mia
collega ungherese di Monaco. Quella gelosa. ;-) Per chi non si ricorda:

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Appena arrivata ho pensato: questa è proprio una bella città, grande, con
strade larghe, ottimista e pulsante di vita. Era venerdì sera e c’era un sacco
di gente in giro. Gente di tutti i tipi e, udite udite, un sacco di Brad Pitt!
Ho pensato: devo trasferirmi qua, altro che i bruttoni di Praga!
Quella sera siamo stati in un locale assolutamente cool: il Mumus. Ve lo
consiglio. Non per il cibo (è un locale dove si beve e basta), ma perché è un
locale fighissimo (si può dire?) con una fauna umana grandiosa.

Il sabato sera c’era la festa. Avevo già avvertito la mia collega che a
Budapest ci sono almeno due pizzerie senza glutine, Etna I e Etna II, e le avevo
chiesto se durante la festa mi avrebbe ordinato la pizza senza glutine a
domicilio. Capirai, le ho detto, ho mangiato l’ultima pizza a Monaco a luglio e
la prossima non sarà prima di dicembre, per cui a Budapest devo cogliere
l’occasione! Senz’altro, capisco benissimo, mi ha risposto.
La mia collega aveva organizzato per me alcune cose che potevo mangiare alla
festa. Dopo averle assaggiate sono andata da lei è le ho chiesto di fare la
famosa telefonata alla pizzeria. Volentieri, mi ha detto. Ha chiamato la
pizzeria e, in ungherese stretto, ha ordinato la pizza per me.

Dopo una trepidante attesa, ecco che arriva la pizza! Dico al tipo che la porta:
“Glutenmentés?” (= senza glutine). Il tipo: “Ighen!” Che non so come si scriva,
ma vuol dire “sì” in ungherese. Mi siedo al tavolo con il mio cartone a
mangiarla, contenta come una pasqua! Adesso, pensavo però, faccio la figura
dell’italiana cafona, che va ad una festa e poi si ordina la pizza a domicilio.
Pertanto, quando una persona che mi conosceva mi osservava meravigliata, le
dicevo subito: “Posso spiegare!” E poi le raccontavo tutta la storia, che quella
era la mia unica pizza in sei mesi, etc. etc. La pizza era buona, solo un po’
bruciacchiata sul fondo, ma niente di che. Dái, ci sanno fare questi ungheresi,
pensavo.

Ero tutta soddisfatta dopo aver mangiato la pizza, quando mi è venuto un
piccolissimo dubbio. Allora sono andata dalla mia collega e le ho detto: “Quando
hai ordinato la pizza hai detto che doveva essere senza glutine, no?”
Lei: “No.”
Io (nel panico): “Come sarebbe a dire ‘no’?”
Lei: “Che ne sapevo che dovevo specificarlo? Io ho semplicemente ordinato una
pizza all’indirizzo che mi hai dato tu.”
Io (stavo per svenire): “Ma allora mi sono mangiata un’intera pizza con
glutine!!!”
Per me ormai era una certezza, ma la mia collega ha voluto richiamare la
pizzeria per chiedere. Arriva la conferma: era una pizza normale!

8-O 8-O 8-O !!!!! O R R O R E !!!!!! 8-O 8-O 8-O

La mia prima reazione è stata quella di andare in bagno a cercare di rimettere
la pizza. Quando ho visto che non ci riuscivo sono scoppiata in un pianto
violento. L’indomani avrei dovuto farmi sette ore di treno per tornare a Praga e
all’andata il vagone era strapieno, con il corridoio ingombro di valigioni,
gente in piedi e gente seduta per terra.
Vi immaginate viaggiare per sette ore in quelle condizioni dovendo andare in
bagno ogni due minuti? Ero disperata.

Nel frattempo si era sparsa la voce tra gli invitati, per cui alcuni mi
chiedevano: “Hai una medicina? Vuoi che andiamo in farmacia a prenderti
qualcosa?”
Io (sconsolata): “Un antidoto non esiste”.
Allora dicevano: “Vuoi che ti portiamo in ospedale? Chiamiamo l’ambulanza?”
Io: “Ormai non c’è più niente da fare.”
Avranno pensato: questa ci muore qui.

In lacrime ho persino chiamato i miei in Sardegna.
Mio padre: “Eh! Cosa vuoi che sia una pizza!
Io prima della diagnosi ho mangiato glutine per sessant’anni!
Prenditi l’Enterogermina e rilassati.”

Una ragazza mi ha chiesto: “Ma davvero non puoi più fare nulla?”
Io: “L’ideale sarebbe rimettere questa pizza per limitare i danni, ma non ci
sono riuscita. Non so proprio come facciano i bulimici…”
Lei (candida): “Guarda, è facile, devi provare tre volte di seguito…” e si è
messa a spiegarmi come si fa, mentre il suo ragazzo la fissava stupito. Della
serie: sei bulimica ed io non ne sapevo nulla?
Anche queste sono cose che capitano…

Con un invitato laureato in fisica abbiamo discusso su quanti chili di roba
avrei dovuto mangiare per ridurre il contenuto di glutine nel mio stomaco a 20
parti per milione. Siamo arrivati alla conclusione che non avrei potuto
farcela…

Comunque, più il tempo passava, più mi tranquillizzavo. Mi davo dei
pizzicotti: ero ancora viva e non mi era ancora successo nulla.
Ad un certo punto facevo con gli altri dei discorsi del tipo: se avessi saputo
che quella pizza era con glutine me la sarei goduta di più. Invece l’ho
mangiata con il tipico atteggiamento critico di chi sa che sta mangiando una
cosa inferiore…
Inoltre, aggiungo adesso, la pizza sarei andata a prenderla a Napoli, mica a
Budapest!

Quella notte ho preso un’Enterogermina. E ho anche detto una
preghierina a Sant’Intestino, autore delle “Confessioni celiache”, nonché
patrono di tutti i celiaci.
Poi sono andata a letto speranzosa.

***

Quella notte ho dormito come un bebè.
Nessun sintomo, neanche un pizzicorio. Nulla di nulla.

L’indomani ero quella che stava meglio di tutti. Gli altri erano un po’
stravolti dai bagordi della sera prima.
Evidentemente devo essere una di quegli asintomatici di ferro, che digeriscono
anche le bombe.

Quel giorno sono pure andata al centro commerciale Arena, vicino alla stazione
est (Keleti Palyaudvar), dove mi avevano detto che c’è un bar, “Free from”, con
un sacco di roba senza glutine. Era un paradiso: hamburger, hot dog, patatine
fritte di due tipi, torte di quelle a strati da pasticceria e chi più ne ha
più ne metta.
Ironia della sorte, io stavo sempre benone, mentre si è sentita male l’amica
della collega che mi ha accompagnata al centro commerciale. Diceva che la sera
prima aveva bevuto non so che cosa e che poi l’insalata di barbabietole a
colazione era stata fatale (e te credo, se ti mangi le barbabietole a colazione,
per forza ti senti male…)
Io invece in quel bar “Free from” mi sono spazzolata un cheeseburger, un hot dog
e le patate fritte e stavo da Dio. Mi sono anche fatta fare delle foto mentre
mangiavo. Agli addetti divertiti spiegavo, che quelli erano il mio primo
cheeseburger ed il mio primo hot dog da dieci anni! “Caspita!” mi rispondevano
meravigliati.
Ho anche comprato quattro fette di torta da portare a Praga.

Alla fin fine con la collega per la pizza c’è stato un equivoco. Lei credeva
che in quei posti facessero solo la pizza senza glutine, mentre a me sembrava
ovvio che lei dovesse chiederla esplicitamente.

In effetti, uno potrebbe pensare che la mia collega, essendo gelosa, abbia
cercato di farmi fuori… ;-) Io ovviamente non capivo una parola mentre lei
ordinava la pizza in ungherese. Magari ha detto:
“Portateci una pizza normale. Mi raccomando fatela con molto, ma molto glutine.
Anzi, alla fine dateci pure una bella spolverata di farina sopra. Eh eh.”

Comunque, se queste erano le sue mire, devo dire che non è riuscita nel suo
intento.
Infatti, il viaggio in treno è andato benissimo. E anche qua a Praga tutto
benone. L’unica cosa è che non ci sono Brad Pitt…

Morale della favola: a Budapest mi sono divertita da matti.
Un caro saluto a tutti
Maria Paola

Errore clamoroso di Pret a Manger, Londra

Ciao,
potete farmi gli auguri perché ieri, per la prima volta in sette anni di carriera celiaca, ho avuto la certezza di aver mangiato glutine.

Sono stata di nuovo da Pret a Manger all’aeroporto di Londra Stansted. Ve ne avevo già parlato da poco: -> cliccate qui <-

Con l’addetto abbiamo di nuovo cercato gli alimenti senza glutine nella loro lista e abbiamo trovato il gazpacho (una minestra spagnola fredda). Ero contenta di non dover mangiare di nuovo la miso soup, per cui ho preso il gazpacho e sono andata a sedermi nella sala dell’aeroporto per mangiarlo. Ne avevo già mangiato
due terzi quando mi è caduto l’occhio su una lista di ingredienti stampata sulla tazza. E cosa leggo? “Breadcrumbs (Wheat)” ovvero “pan grattato (frumento)”!
Apriti cielo!
8-O (emoticon basito)

Sono corsa subito nel locale a protestare. Gli addetti erano increduli. Hanno di nuovo ricontrollato nella loro lista. Errore clamoroso ed evidentissimo: il gazpacho era dato come senza glutine! Mi hanno restituito i soldi e si sono scusati in mille modi.

Dopo di ciò sono tornata a sedermi nella sala dell’aeroporto, rimuginando su che cosa mi sarebbe potuto succedere sull’aereo e alla cerimonia a cui avrei dovuto partecipare l’indomani, e mangiando tutto quello che avevo per ridurre il glutine ingerito perlomeno a parti per migliaia se non a parti per milione…
Allora sono venuti a cercarmi nella sala varie volte dipendenti e responsabili di Pret a Manger, bianchi come lenzuoli. Mi chiedevano cosa potevano offrirmi gratis per scusarsi. Ad un certo punto mi hanno chiesto nome cognome, indirizzo etc. per ricontattarmi e chiedermi come stessi. Nel frattempo tutti i passeggeri del terminal mi guardavano e si chiedevano “Chi è costei?”, “Perché tutte queste attenzioni?”, “Sarà parente dei Windsor?” (approfitto per ribadire che, nonostante mia zia Maria sia uguale spiccicata alla regina Elisabetta, con i reali non siamo parenti!).

Alla responsabile del locale ho detto che avevo consigliato Pret a Manger a duemila persone, e che ora ovviamente avrei dovuto raccontare il fatto a questi duemila (che ovviamente siete voi). La responsabile stava per piangere in cinese. Mi ha detto che avrebbero subito avvertito le loro 250 filiali dell’errore.
Avete capito bene: d u e c e n t o c i n q u a n t a filiali!
Lo so a cosa state pensando… Che questa sarebbe stata un’ottima occasione per arricchirmi. Io invece preferisco vivere povera e onesta, senza accollarmi tutte le grane con gli avvocati.

Va bene. Ora vi ho avvertiti. Da tutta questa storia almeno ho scoperto una cosa: sono effettivamente celiaca asintomatica. Sino ad ora non ho avuto assolutamente nulla. Anche la cerimonia è salva.
Maria Paola

Un’avventura piccola, ma molto lontana…

Carissimi,
aggiungo nel blog una mia piccola avventura un po’ datata, che avevo scritto a suo tempo nel forum celiachia. Si tratta pur sempre dell’avventura più lontana che abbia mai fatto, proprio dall’altra parte del mondo. Di più lontano ancora ci sarebbe solo la Luna e per il momento non ho in programma di andarci. Anche se, vi dirò, non mi dispiacerebbe farci un salto, per vedere com’è l’offerta per i celiaci da quelle parti…

Bando alle ciance, ecco qua la mia piccola avventura dall’altra parte del mondo. Rispondevo ad una persona che diceva che quando ha fame, diventa irritabile…

Ciao,
confermo, anche a me a volte mi salta l’umore quando ho fame.
Un anno fa sono stata ad Auckland in Nuova Zelanda. La sera dell’arrivo sono uscita a cercare un posto dove mangiare armata della lista di locali informati scaricata dal sito dell’associazione neozelandese. Li ho visitati uno per uno ed erano tutti chiusi! Si trattava di caffé che aprivano a pranzo, ma io non lo sapevo. Insomma, nel frattempo si era fatto tardi. Io ero sola in giro a Auckland di notte. Ad un certo punto mi sono persa in un quartiere buio e solitario… Che paura! (tra l’altro il giorno dopo ho saputo che Auckland di notte è piuttosto pericolosa) In giro c’erano dei tipacci da scaricatore di porto (Auckland è una città portuale), che mi guardavano in maniera inquietante.

Quando sono tornata in Germania mi è capitato di raccontare il fatto ad un collega, che mi ha risposto candidamente: “Probabilmente erano i tipacci ad aver paura di te, dato che non avevi mangiato”.
Questo è quanto…
Maria Paola