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Archive: March, 2011

Nella perfida Albione: ennesima puntata

(CONTINUA DALLA QUARTA PARTE)

Carissimi,
vi sento già sospirare: questa Perfida Albione non finisce mai. Ha più puntate di Beautiful! Portate pazienza. La pazienza è la virtù dei forti.

Dopo il fine settimana con mio fratello sono tornata al mio solito pesante lavoro nella perfida, anzi perfidissima, Albione. Vi dirò, un lavoro con cavie umane (tipico per un agente segreto). Ma non spaventatevi: tutto lecito! Persino in regola con il fisco.
In genere pranzavo nella caffetteria del Dipartimento di Psicologia Sperimentale dell’Università di Bristol (ci tengo a precisare che non sono psicologa! Ma può sempre capitare di trovarsi in un dipartimento di psicologia sperimentale). Senza glutine avevano sempre una o due zuppe, la patatona al forno ricoperta di formaggio e vari gusti di gelato confezionato. Non male.

Dopo estenuanti giornate di lavoro sono riuscita a rosicchiarmi il venerdi libero e così sono andata a vedere i famosi sassi di Stonehenge. Il cameriere del ristorante spagnolo, la Tasca, mi aveva sconsigliato i sassi, ma consigliato fortemente la splendida cattedrale di Salisbury. Per cui ho pensato, perché non combinare? Detto e fatto: sono andata in treno a Salisbury e da li ho preso l’autobus per andare ai sassi.
L’autobus era questo. Come potete notare, io ero seduta a sinistra:

Ma no scherzo! Anzi, siccome lavoravo troppo e non avevo tempo per pranzare, nella Perfida Albione sono dimagrita. Ho raggiunto il mio peso minimo storico (da quando sono alta come adesso, s’intende). In pratica peso come quando avevo 17 anni (ma non preoccupatevi, sono pur sempre più grassa della Canalis). Non solo, avrò anche il ferro sotto le scarpe! Mi dimenticavo sempre di prendere la pastiglia di ferro. Andava presa dopo pranzo, e se uno non ha tempo di pranzare, come fa?

Vabbé, torniamo ai sassi. Mi hanno impressionata molto.
Le rocce millenarie si ergevano nella landa desolata, sferzate dal vento. Stormi di corvi volavano nel cielo nuvoloso e si posavano sulle rocce minacciosi.
Uno scenario apocalittico.
Se non fosse per tutti quei turisti con l’audioguida che gironzolavano intorno.

Al ritorno da Stonehenge sono andata a vedere la Cattedrale di Salisbury. Questa cattedrale aveva un’anima. Qualsiasi cosa all’interno della cattedrale era viva e ti parlava. Non mi era mai successo. Sono stata là ore a osservare le statue e le figure intagliate in legno, che ti guardavano intensamente come se stessero per venire da te a dirti qualcosa. C’era qualcosa di strano in quella cattedrale, qualcosa di stregato.
Sono uscita fuori nel chiostro, e in quel momento dalla cattedrale proveniva un canto armonioso. Questa cattedrale era una creatura viva.

La mia passione per le figurine intagliate in legno l’avevo già scoperta nella cattedrale di Bath: figurine perfette nei minimi dettagli, pronte ad animarsi da un momento all’altro.
Ecco la prima che mi ha colpita nella cattedrale di Bath (scusate, è un po’ sfocata):

Mah, oddio, ero stata troppo tempo rapita dallo spirito della cattedrale e dovevo sbrigarmi! Quella sera ero invitata a cena a Bristol dalla mia collega siberiana.
Dovete sapere che la mia collega siberiana è una persona squisita, oltre che uno schianto pazzesco (mi dispiace ragazzi: è già sposata e ha pure un bambino di due anni e mezzo).
Per cena mi ha preparato le braciole di maiale al forno con le mele e il sidro. Si è informata da prima su cosa potessi e non potessi mangiare (mi ha anche telefonato un paio di volte quando ero a Salisbury per avere chiarimenti) e infine ha scelto questa ricetta, che ha copiato papale papale dal DVD di un famoso cuoco televisivo inglese. Da bere c’era pure il sidro. Ormai mi sto abituando a questa bevanda…

Ad un certo punto la mia collega siberiana ha assaggiato il mio pane. Poi molto seria mi ha detto: “La tua vita è molto dura.”
E se te lo dice una che viene dalla Siberia, devi crederci.

La cena era davvero ottima. Poi la mia collega mi ha accompagnata in albergo e io sono andata a dormire tutta contenta.

L’ultima mattinata nella Perfida Albione l’ho trascorsa inseguendo gli scoiattoli sulla Collina di Brandon (Brandon Hill), da dove si domina tutta la città di Bristol. Sulla collina c’è la Cabot Tower. John Cabot non è altri che Giovanni Caboto, navigatore genovese. Così gli inglesi si vendicano di noi che diciamo Francesco Bacone.
Sotto la Torre di Caboto c’erano un sacco di scoiattolini, vivacissimi, che venivano a mangiare dalle tue mani. Purtroppo, al mio pane senza glutine preferivano decisamente le noccioline di un signore anziano seduto su una panchina. Prendevano il mio pane, lo annusavano e poi lo lasciavano li. Ecco infatti lo scoiattolo con la nocciolina:

Prima di partire, ho fatto provvista di prodotti senza glutine nel supermercato Sainsbury’s. Là hanno cose strabilianti: ottimo pane a cassetta, pane pitta, pain au chocolat e altre leccornie per noi. Mi sono riempita la valigia!
E poi sono ripartita, ma per dove? Originariamente sarei dovuta tornare nei Paesi Baschi, ma all’ultimo momento mi hanno chiesto di svolgere lo stesso lavoro di Bristol in un’altra destinazione ancora. Pertanto il viaggio di lavoro da dieci giorni è diventato di un mese. Sono cose che capitano quando uno fa l’agente segreto al servizio di Sua Maestà mia zia Maria.
E qual’era la destinazione? Vi aiuto: si tratta di un grande ritorno. E poi, ovviamente, la vostra Mariapaolina Paperina, dopo essere dimagrita di nuovo, dove poteva capitare se non in un posto senza Brad Pitt?
Penso che avrete capito di che posto si tratta… Ma questa è un’altra storia e ve la racconterò un’altra volta.

Intanto concludiamo questa serie sulla Perfida Albione con la bella parola

F I N E

La vostra,
Maria Paola

Nella perfida Albione: volevamo solo un bicchiere di acqua calda…

(CONTINUA DALLA TERZA PARTE)

Carissimi,
con mio fratello a Bath siamo andati anche nella “Pump Room”, ovvero la “Sala della Pompa”. Voi direte: Cos’è? Una stanza della caserma dei pompieri?
Ma nooooooo: è la sala da ballo dove si riuniva la società ai tempi di Jane Austen (quelli con la parrucca di cavallo e le sopracciglia di pelle di topo, per intenderci…) Adesso è un ristorante di lusso.
Nel biglietto della visita alle terme romane era incluso un bicchiere di acqua calda termale da prendersi alla Pump Room. Non ce ne fregava molto, però abbiamo detto: vabbé, andiamo a prenderci questo bicchiere d’acqua, visto che è pagato.

All’ingresso la Pump Room fa bella impressione: grande lampadario di cristallo, musicisti classici che suonano dal vivo e camerieri impettiti e gentilissimi. Visto che non avevamo ancora pranzato, ho chiesto, con poca convinzione, se avevano qualcosa senza glutine. La cameriera mi ha subito detto che avevano la torta al limone. Non male, ho pensato. E così abbiamo preso posto al tavolo. Poi si è visto che per celiaci avevano anche parecchia altra roba. Mio fratello ha accettato a prendere qualcosa senza glutine pure lui, così avrei potuto assaggiare anche io. Era l’ora del tè e pertanto abbiamo preso la torta al cioccolato e gli scones. Gli scones sono specie di focaccine lievemente dolci e poco cotte che si mangiano con il burro e la marmellata. Erano buonissimi! Se ci andate prendeteli. Persino mio fratello, che aveva provato in precedenza quelli con glutine, ha detto che quelli senza glutine erano veramente ottimi. Il burro che ci hanno dato poi era fantastico. Ho pensato: mai mangiato prima un burro così! Poi abbiamo scoperto che quello non era burro, bensì una crema chiamata clotted cream. Non ho idea di come la facciano esattamente, a quanto pare è costituita solo da latte, ma era davvero sensazionale!
La torta al cioccolato non era gran che, un po’ stantía a dir la verità. Probabilmente era confezionata e ce l’avevano da un po’. Ad un certo punto è venuta una manager del ristorante a chiederci se era tutto a posto. Le abbiamo detto che era tutto fantastico a parte la torta al cioccolato. Subito ce l’hanno detratta dal conto.

Ah già, dimenticavo: ci hanno portato anche il famoso bicchiere di acqua termale. Un bel bicchiere di acqua tiepida con sapore di ruggine, che quando lo bevi ti viene in mente una palude con le amebe che sguazzano e le zanzare. A me è bastato un sorso, invece a mio fratello è piaciuta e ne ha ordinato anche un altro bicchiere. Boh.

E qua si conclude l’avventura a Bath. Ma nella Perfida Albione sono successe altre cose…
Alla prossima!
Maria Paola

(FINE QUARTA PARTE)
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Nella perfida Albione: I love Mr. Darcy

(CONTINUA DALLA SECONDA PARTE)

'You must allow me to tell you how ardently I admire and love you.'
(Mr. Darcy in 'Orgoglio e pregiudizio' di Jane Austen)

Carissimi,
prosegue la premiata serie “Nella perfida Albione”.
Nella puntata precedente ho promesso di rivelarvi perché sono andata a Bath.
Detto e fatto. Visto che la connessione a Internet nella mia camera non funzionava, la notte mi mettevo a lavorare nella hall dell’albergo. Così una volta ho dato un’occhiata agli opuscoli turistici esposti e ho scoperto che a Bath c’è il “Jane Austen Centre”. Caspiterina, ho pensato, ma allora bisogna andare a Bath!
L’ho detto a mio fratello.
Lui: “Scusa, ma se andiamo a Bath è per le terme romane, mica per Jane Austen.”
Io: “Ah, ci sono anche le terme romane? Va bene, però voglio vedere assolutamente anche Jane Austen!”
E così fu.

Voi direte: chi caspita è questa Jane Austen?
Jane Austen è una scrittrice inglese vissuta a cavallo tra il ’700 e l’800. Avevo letto parecchi suoi libri anni fa. All’inizio pensavo che fossero dei polpettoni: specie di telenovelas d’epoca. Invece poi li ho trovati ricchi di ironia e ci ho visto molto il tema della lotta per la sopravvivenza. La lotta per la sopravvivenza di queste donne che, per non morire di fame, dovevano per forza sposare un uomo ricco (non che oggi, con la crisi, la situazione sia diversa, solo che adesso anche gli uomini devono sposare una donna ricca…).
Il “Jane Austen Centre” è una mostra dedicato alla scrittrice, che ha vissuto diversi anni a Bath e ci ha ambientato due romanzi.

La cosa più interessante della mostra era un particolare, che sicuramente sfugge alla maggior parte dei visitatori. C’erano esposti un sacco di quotidiani pubblicati a Bath ai tempi di Jane Austen. Mi sono messa a leggerli. Erano pieni zeppi di annunci di gente che dichiarava di essere stata malissimo: disturbi intestinali di vario genere, pallore, svenimenti, pelle spenta, perdita di capelli, ventre gonfio, dimagrimenti. Tutte cose potenzialmente collegate alla celiachia non diagnosticata! Queste persone poi ringraziavano il medico tal dei tali per aver fornito loro una medicina miracolosa che aveva risolto tutti i loro problemi. E infine si firmavano con nome e cognome. Ohibò. A me sembravano tutte delle fregature belle e buone, come i prodotti miracolosi per dimagrire che pubblicizzano nelle riviste di oggi. Ma questi si firmavano con nome e cogonome. Avevano davvero i rimedi miracolosi per curare i sintomi della celiachia? O si firmavano con nomi e cognomi falsi?
Mistero.

Abbiamo fatto anche il giro della città sull’autobus a due piani. Molto bello, ve lo consiglio! La guida era una simpatica signora inglese, che ci raccontava come andavano le cose ai tempi di Jane Austen. Allora Bath era una rinomata località di villeggiatura, con grande vita sociale. Un po’ come oggi si va a sciare a St. Moritz o in discoteca al Billionaire. Le donne uscivano tutti i giorni, andavano alle terme, a passeggio e a giocare a carte nella speranza di accalappiare il loro futuro marito. Più che un fine romantico era una questione di vita o di morte: per loro sposarsi era l’unico modo per non morire di fame. E inoltre, se una a 24 anni non era sposata, era una vecchia zitella. Punto.

Potete immaginare come fosse importante curare l’aspetto fisico. C’erano due problemi però: i denti e la pelle. Come igiene dentale erano messi malissimo. In pratica, da giovani perdevano già tutti i denti. Pertanto, perché non si vedesse, si riempivano le guance di cotone. Inoltre, in seguito al vaiolo, avevano tutta la pelle butterata. Le donne allora si truccavano per coprire le cicatrici. Purtroppo i trucchi erano a base di piombo (oggi non avrebbero il marchio di conformità UE) e avevano l’effetto collaterale che uno perdeva i capelli e le sopracciglia. Come facevano allora? Semplice: si facevano confezionare delle parrucche fatte con il crine dei cavalli e le tenevano in testa per nove mesi.
E le sopracciglia? Ritagliavano delle pelli di topo con quella forma e se le incollavano sulla fronte. A quel punto, con in testa una criniera di cavallo che non lavavano da sei mesi, con la pelle di topo attaccata sulla fronte e (non dimentichiamoci) con la bocca piena di cotone, andavano alle feste. Per via del cotone in bocca alle feste non potevano parlare, ma intanto pensavano: dái, che bell’aspetto che ho oggi! E nel mentre, sudavano sotto la parrucca di cavallo e pian piano la pelle di topo si staccava dalla fronte…
(Fonte: la signora che faceva da guida sull’autobus. Non ho inventato nulla!)

Non oso immaginare in che condizioni potessero vivere i celiaci a quei tempi! Davvero, penso che dobbiamo avere dei vantaggi evolutivi non indifferenti (più intelligenti? più simpatici?), altrimenti non si spiega come mai i celiaci non si siano estinti ai tempi di Jane Austen.

Nel negozietto del Jane Austen Centre mi sono comprata il DVD di “Orgoglio e Pregiudizio”, nella serie TV originale della BBC, con Colin Firth nella parte di Mr. Darcy. Bellissima serie, con un Colin Firth assolutamente strepitoso. Se non è uno schianto quest’uomo! (vedasi foto sopra) E poi pure simpatico!

Tra l’altro Colin da poco ha vinto l’Oscar come miglior attore nel ruolo del babbo di mia zia Maria. Se non è una coincidenza questa! Bravo Colin!

Per chi vuole approfondire, metto qua il video della famosa scena del lago dalla serie della BBC. Per chi è a digiuno d’inglese (il video è in inglese) spiego la situazione: Mr. Darcy torna nella sua modesta tenuta, Pemberley, e si fa il bagno nel lago davanti alla sua villa. Tornando bagnato dal lago incontra Miss Bennet, che poi sarei io. Infatti mi chiamo Maria Paola B…ennet. Sono quella con il giubbetto giallo, la gonna bianca ed il cappello buffo (così finalmente mi vedete). L’incontro è improvviso e la situazione un po’ imbarazzante. Ma non posso raccontarvi tutto: guardate meglio il video.
Un bacio a tutti
Miss Maria Paola Bennet

(FINE TERZA PARTE)
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EDIZIONE STRAORDINARIA
Scoperta l’alternativa celiaca all’Oktoberfest: è basca

Carissimi,
lo scorso fine settimana la mia coinquilina mi ha invitata ad un’escursione con il suo coro.
Siamo stati in una sidreria chiamata Rezola, che si trova a Hernani, una cittadina dei Paesi Baschi.

Appena entrata ho pensato: ma qua sembra l’Oktoberfest!
Vedere per credere. Si notano all’inizio dei Brad Pitt ad un tavolo e poi si vede per un attimo un mio fratello che passa (come avrete capito, vengo da una famiglia numerosa):

La bellezza di questo posto è che il sidro, a differenza della birra, è una bevanda alcolica ottenuta dalle mele, pertanto è totalmente senza glutine! Gli avventori vanno a prendersela direttamente dalla botte. C’è uno zampillo continuo dall’alto della botte. Uno mette il suo bicchiere in modo da cogliere lo zampillo. Quando toglie il bicchiere, la persona dopo ha già il suo in posizione in modo che il sidro non cada in terra e così via. Ugualmente il pavimento è tutto pieno di sidro…

L’ambiente era grandioso. Questo video per farvi un’idea. Il signore che suona la fisarmonica è il maestro del coro dove canta la mia coinquilina e, al secolo, fa il neurologo. Notate le grida degli spagnoli, degne degli Indiani del Far West:

Per non parlare poi del cibo! La cameriera per prima cosa ha portato delle frittate spettacolari. Mentre la inseguivo per chiederle se erano senza glutine, sono inciampata sul pavimento e sono caduta addosso a dei ragazzi che bevevano il sidro (ci tengo a precisare che io non avevo ancora bevuto nulla). Prima di potermi raccapezzare, ho ripreso l’inseguimento e sono riuscita ad acciuffare la cameriera, che stava già scomparendo tra la folla.
La frittata era senza glutine. Tutto il menu lo era. Solamente sui peperoni a contorno del pesce non era sicura, visto che forse li avevano fritti in olio contaminato. Per cui mi ha dato il pesce in un piatto a parte senza i peperoni.

Poi c’era la carne di manzo alla griglia, rigorosamente con l’osso. Abbrustolita all’esterno, ma per il resto completamente cruda. Mi ha spiegato il fisarmonicista neurologo che è così che dev’essere, altrimenti non è buona.
Mangiando la carne cruda, con quell’osso enorme in mano, ti sentivi un po’ Dracula e un po’ un cavernicolo. Ma era la carne di manzo più buona che abbia mai mangiato.
Per dessert ci hanno portato la cotognata (“dulce de membrillo”), senza glutine anch’essa, con il pecorino. Fantastica! E infine le noci. Con uno schiaccianoci solo per venti persone. Perché tanto gli uomini veri le noci le schiacciano con una mano.

Ora voi direte: è un posto tranquillo per noi. Beh, in realtà in questo ambiente da saloon volavano letteralmente le pagnotte! Nel senso che i camerieri le lanciavano da lontano sui tavoli. I celiaci sono pregati di munirsi di elmetto e di visiera tipo saldatore. I più apprensivi si presentino in scafandro.
Ma no, scherzo. Del resto, se non c’è un po’ di pericolo, che gusto c’è? E poi il pane lo tiravano all’inizio, prima di portare le pietanze, per cui non c’è il rischio che ti arrivi la pagnotta in testa mentre stai mangiando la bisteccona.

Dopo la sidreria siamo andati in centro ad Hernani. Un paesino di neanche 20.000 abitanti, eppure con una movida pazzesca.
Mi hanno colpito in modo particolare i bagni pubblici nella piazza più importante del paese. Immaginatevi dei bagni così nella piazza principale della vostra città (ho pensato: se a Hernani li hanno messi, vuol dire che ce n’era un disperato bisogno…):

Siamo tornati a Vitoria-Gasteiz ridendo e cantando. Una bellissima giornata. Consiglio la sidreria a tutti: molto meglio dell’Oktoberfest.
Un bacio dalla vostra
Maria Paola

Bayern-Inter 2:3

Carissimi,
martedi sera dovevo andare con la mia coinquilina ad un concerto dell’Orchestra da Camera di Monaco di Baviera qua a Vitoria-Gasteiz. Invece niente: sciopero dei dipententi pubblici, compresi quelli del teatro. I poveri musicisti venuti apposta da Monaco di Baviera si sono ritrovati con le mani in mano.
Io però non volevo rinunciare alla serata culturale. Pertanto ho proposto alla mia adorata coinquilina e ai miei colleghi di andare in un locale a vedere gli ottavi di finale di Champions League: Bayern-Inter.
E poi pensavo: magari vanno a vederla anche i musicisti bavaresi, visto che non hanno niente da fare…

Ci tengo a precisare che io non sono interista. Anzi, in una vita preceliaca sono stata addirittura juventina: mi avevano persino pubblicato una domanda a Tacconi su “Hurrà Juventus”.
Ma se l’Inter continua ad assumere allenatori come Mourinho e Leonardo, che sono uno più Brad Pitt dell’altro, come si fa a non andare a vedere le partite?

Quando ero a Monaco l’anno scorso, avevo visto in un ristorante italiano la semifinale di Champions League Barcellona-Inter. Il locale si chiamava “arte in tavola“, un posto abbastanza chic.
Tuttavia nel menu avevano delle cose strabilianti. Tipo i “Rigattoni”, che piacerebbero sicuramente tanto al Prof. (se solo potesse mangiarli…) e la “Bistecca di Buffola”.
Li per li quando l’ho letto mi è venuto un dubbio e allora ho chiesto al cameriere:
“Ma che animale è questa ‘buffola’?”
Il cameriere: “Ma quella della mozzarella, no?”
Tutto chiaro allora.
Invece alla fine ho preso un bel risotto. Buono e fatto da loro con tanta attenzione (senza dadi e cotto a parte, non nell’acqua della pasta, come spesso si usa).

Quando c’è stata la finale di Champions League 2010, Bayern-Inter come la partita di questo martedi, ero da pochissimo a Praga. Per quel giorno ero invitata a Monaco per una festa di compleanno. Il festeggiato, Bavarese purosangue e gran tifoso del Bayern, era convintissimo di celebrare il compleanno insieme alla vittoria della sua squadra del cuore.
Un caro amico al telefono mi disse, per il mio bene, che era meglio che non venissi: “Vedrai come parlano male del calcio italiano e tu ci rimani male…”
Io: “Ma dai… E se poi invece parlo male io del calcio tedesco?”
Lui (che mi conosce bene): “Fidati, che ci rimani più male tu.”
Morale della favola: sono rimasta a Praga e sono andata a vedere la partita in un ristorante italiano. Purtroppo il cameriere di quel ristorante non sapeva una parola di italiano, ma con la carta per il cuoco in ceco me la sono cavata egregiamente.

Ma torniamo alla partita di martedi scorso. Nel locale, a parte il nostro tavolo, l’età media era 75 anni. A fianco a noi c’era un gruppo di comari, tutte vistosamente ingioiellate di bigiotteria (anzi: “inbigiotteriate”) e biondo-finte, che chiacchieravano animatamente.
Ecco che entra l’Inter. Non so se avete notato (o se i commentatori in Italia l’hanno detto) ma portavano la coccarda tricolore. E già, perché ieri era il 150 anniversario dell’unità d’Italia. Tanti auguri Italia! Coraggio e speranza perché il futuro sarà migliore! Io credo molto nella nuova generazione cresciuta a Erasmus e a Intercultura.
Ma come mai questa bella idea dell’Inter di portare la coccarda durante la partita? Forse la risposta è questa: -> cliccate qui <-

Prima della partita i giocatori hanno mostrato uno striscione in giapponese. Il mio collega colombiano, che lo parla molto bene, ci ha detto che voleva dire "Giappone, siamo con te."

Poi è iniziata la partita. Primo tempo così così. Specialmente perché inquadravano sempre Van Gaal, l’allenatore del Bayern (ormai caduto in disgrazia ai Bavaresi) e mai Leonardo. Ma guarda un po’, pensavo, e io che sono venuta apposta per questo…

Ecco che finisce il primo tempo e subito parte il telegiornale, con le immagini della tragedia in Giappone e la minaccia di una catastrofe nucleare.
Il mio collega colombiano, che ha vissuto sei anni in Giappone nella provincia di Fukushima, a cento chilometri dal reattore, e che era là per lavoro quattro giorni prima che si scatenasse il terremoto, ha detto che non si sentiva bene ed è andato via.
In quel momento mi è venuto in mente quel ragazzo giapponese che avevo visto l’altro giorno in televisione. Lo intervistavano su una spiaggia. Trent’anni, lo tsunami gli ha portato via la famiglia e gli amici. È rimasto completamente solo al mondo.
Lo sgomento e il dolore gli tolgono il fiato.

Dopo un po’ riprende la partita. Ma io non la vedo più. Sono delle figure sfocate che si muovo su un campo verde.
Davanti ai miei occhi solamente quel ragazzo, solo, su una spiaggia.
Maria Paola

Nella perfida Albione (come patire il freddo alle terme di acqua calda)

(CONTINUA DALLA PRIMA PARTE)

La Perfida Albione ha fatto onore al suo nome: mi alzavo tutte le mattine alle sei e mezza e spesso finivo di lavorare a notte tarda.

Tuttavia sono riuscita a svagarmi un po’ nel fine settimana, perché è venuto a trovarmi il mio immancabile fratello, casualmente in Inghilterra anche lui. A proposito, bisogna che ve lo faccia vedere.
Eccolo qua. Ovviamente in confronto a me è quasi calvo. Per arrotondare, fa la pubblicità dello shampoo contro la caduta dei capelli (lo usa anche, perché non si sa mai):

No beh, scherzo: questo non è il fratello che è venuto a trovarmi in Inghilterra, bensì un altro, che ho scoperto da poco di avere… (se non altro, a giudicare dalla foto).

Dicevo, con mio fratello siamo andati a Bath, cittadina a dieci minuti da Bristol, dove si trovano le famose terme romane. Consiglio anche a voi di visitarle, vale proprio la pena.
Siccome c’era molto da vedere, quel giorno non abbiamo pranzato. In compenso abbiamo cenato due volte. La prima volta siamo stati da Wetherspoon. È una catena di pub, nel cui menu sono indicate le pietanze senza glutine. Occhio però: siccome è molto economico, la sera ci va un sacco di gente ad ubriacarsi. È un ambiente, diciamo, non proprio aristocratico. Una volta, mentre facevo la fila al banco tra una folla di avventori, per poco non mi sono trovata in mezzo a una rissa.
Occhio anche agli errori nel menu senza glutine. Non è la prima volta che mi capitano in locali inglesi (come mi dice mio fratello: “Cosa credi? L’Inghilterra non è la Germania.”).
Ad esempio, il dolce “Bramley Apple, Pear and Raspberry Crumble” (molto buono, ve lo consiglio) è indicato come senza glutine sia con il gelato alla vaniglia che con la crema pasticcera (custard). Per sicurezza ho chiesto della crema pasticcera al banco. Hanno controllato e mi hanno detto che il glutine ce l’ha. Per cui potevo prendere solo la variante con il gelato alla vaniglia. Beh, se è così, correggetelo sul menu, ecchediamine!

Dopo la prima cena siamo andati alle terme moderne (in quelle romane il bagno non si può fare, è vietato anche solo mettere il dito nell’acqua). Ci siamo comprati il costume da bagno li per li in un grande magazzino.
Voi direte: un gioco da ragazzi il bagno alle terme di acqua calda, in confronto al bagno invernale nell’Atlantico.
Invece no. Era una notte fredda. In costume da bagno abbiamo salito le scale all’aperto per andare nella piscina sul tetto. Un atto di estremo coraggio!
Ma questo non era niente in confronto a uscire bagnati dalla piscina per fare il percorso inverso! La crudeltà della situazione era che più corri per fare prima, più ti sferza il vento.
Ho patito molto più freddo alle terme di acqua calda che durante il bagno nell’Atlantico! (non sto scherzando)
Comunque molto bello. Andate anche alle terme moderne, ve lo consiglio.

Per la seconda cena, siamo andati a prenderci il pollo da Nando’s. Anche in questa catena di ristoranti fanno pietanze senza glutine. Chiedete l’apposito menu che indica gli allergeni.

Vi confesso che in realtà non sono andata a Bath per le terme, bensì per un altro motivo… Ve lo rivelo la prossima volta. ;-)

Intanto vi lascio con il video di mio fratello che fa la pubblicità dello shampoo. Non solo contro la caduta, ma anche per rinfoltire il capello!
Per chi è a digiuno di inglese ecco una traduzione sommaria.
Il biondo (seccato perché trova la bottiglia dello shampoo mezzo vuota) a mio fratello: “Per caso, stavi usando il mio shampoo, che è per uomini che vogliono i capelli più folti?”
Mio fratello: “Non l’ho usato!”
Il biondo (scettico): “Davvero non lo hai usato?”
Poi, “yes” vuol dire sí e “no” vuol dire no. ;-)
Buona visione!

La vostra
Maria Paola

(FINE SECONDA PARTE)
VAI ALLA TERZA PARTE ->->->

Ricordatevi: non è un Summer Camp per vecchi

Carissimi,
il prossimo Summer Camp per i Giovani Celiaci d’Europa (CYE Coeliac Youth of Europe) sarà in Grecia, vicino ad Atene.
Ci si potrà iscrivere da oggi, 15 marzo, all’indirizzo e-mail
[email protected]
Ci sono solo 45 posti!

http://cye.freehostia.com/

http://cye.freehostia.com/files/summercampgreece2011.pdf

Se ci vado anche io? Temo di essere fuori età. Se non sbaglio, per essere nel gruppo giovani il limite è 30 anni.
Dai 30 in poi si entra a pieno diritto nel gruppo anziani.

Anche il gruppo anziani fa il Summer Camp, ma in una località termale.
Inoltre le attività proposte sono diverse: partite a carte e torneo di bocce.
Nonché seminari utilissimi: come rimuovere eventuali residui di glutine dalla dentiera.

Maria Paola

Nella perfida Albione

Carissimi,
recentemente sono stata nella perfida Albione a svolgere i miei affari (per niente loschi, vi dirò).

La cosa piú bella di quando vado in Inghilterra é che mi danno i soldi con raffigurata mia zia Maria.
Se questa non é mia zia Maria:
zia Maria

Ed eccola qui, ben vestita e pettinata, sulle banconote:
zia Maria sulle banconote

Bisogna che un giorno porti le banconote a mia zia per fargliele vedere, perché secondo me non ci crede.

Il viaggio tutto bene, ma un sacco di stress per organizzare il lavoro. In aereo da Madrid a Bristol ero giá abbastanza a pezzi. E all’arrivo in albergo avrei dovuto continuare a lavorare, anche se non ci sarei arrivata prima delle undici di notte.
Mi rincuoravo pensando che il volo era breve. “Dai” , pensavo, “solo un’ora e un quarto dalla Spagna all’Inghilterra. Sembra incredibile. Ah, gli aerei di oggi!”.
Ad un certo punto, quando stavamo per atterrare, ho pensato “Meglio che vada in bagno adesso, che poi durante l’atterraggio non si puó piú”.
Mentre aspettavo nel corridoio il mio turno per il bagno, ecco la voce del comandante:
“Qui é il comandante Pinco Pallo che vi parla. La velocitá é bla bla bla. La temperatura é etc. etc. Atterreremo a Bristol tra un’ora…”
“Come sarebbe a dire tra un’ora???” Oddio, ero talmente cotta che non avevo pensato al fuso orario! Ovviamente, con mio grande sconforto, il volo durava un’ora in piú.
A pezzi sia fisicamente che, ora, spiritualmente, sono tornata al mio posto e ho fatto conoscenza con lo spagnolo che era seduto a fianco a me. Per mia fortuna si trattava di un ingegnere industriale che mi ha spiegato per filo e per segno tutto il ciclo combinato delle turbine a vapore e a gas (non sto scherzando).

Come abbiamo fatto conoscenza? Molto semplice: gli ho chiesto se potevo leggere gli ingredienti dell’insalata che aveva appena comprato dalle hostess.
Sembrerebbe una subdola tecnica di abbordaggio celiaco, in realtá ero seriamente preoccupata per le provviste del ritorno. I celiaci che, come me, viaggiano per lavoro sanno benissimo che all’andata uno puó riuscire a farsi un panino senza glutine. Al ritorno invece non é detto: nei viaggi di lavoro si é sballottati da tutte le parti e non si ha tempo di nulla.
Per colpa di alcune sparute conchigliette di pasta in un’insalata altrimenti costitutita da ingredienti encomiabili, ho scoperto che quella non sarebbe stata la mia cena al ritorno.

Dopo un po’ eccoci atterrati nella Perfida Albione.
Dal taxi che mi portava in albergo osservavo la gente per strada.
Avevo già visto altre volte come si vestono le ragazze inglesi per uscire la sera. Tuttavia stavolta mi ha fatto più impressione, forse perché è inverno: frotte di ragazze vestite solo con canottiera scollatissima e minigonna, oserei dire, ascellare.
Roba che se giri così a Sassari ti chiedono subito quanto vuoi.

Arrivata in albergo a notte inoltrata, manco a dirlo, la connessione a Internet nella mia camera non funzionava. Pertanto mi sono dovuta mettere a lavorare nella hall.
Quando non ne potevo più, ho smesso di lavorare e sono andata a dormire.

Così è iniziata la mia avventura nella Perfida Albione.

(FINE PRIMA PARTE)
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