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Archive: December, 2010

Ritorno alla schiavitù

Carissimi,
forse avrete letto il mio recente messaggio sulla liberazione dalla schiavitù.

Temo che la schiavitù per me stia ritornando. Il Casareccio della Schär non mi piace più. Prima avevo pensato ad un difetto di fabbrica di alcune confezioni, ma vedo che anche quello che trovo in Italia ha lo stesso sapore delle ultime confezioni che avevo comprato nella Repubblica Ceca.

Inoltre niente pane di guerra e pane del Ceccherini: ho dovuto lasciare la macchina del pane Alice a Praga perché non potevo portarla in aereo. L’unica sarebbe stata legare sulla testa dell’aereo un’imperiale (come facevamo sulla 126 quando ero piccola) e metterci la macchina del pane sopra. Ma quelli della compagnia aerea non mi hanno lasciata fare (zotici!).

Pertanto ecco la DOMANDA per voi:
conoscete un pane confezionato che sia commestibile senza bisogno di tostarlo?

Altrimenti mi sembra già di tornare come Kunta Kinte (ed il mio tostapane grida vendetta!)
Maria Paola
(seria quanto basta)

Vite parallele

Carissimi,
sapete, io ed Elisabetta Canalis abbiamo un sacco di cose in comune.
Siamo entrambe di Sassari. Siamo andate a scuola nello stesso liceo. Ci siamo iscritte allo stesso corso di laurea. Abbiamo entrambe un fratello. E infine: i suoi genitori fanno lo stesso mestiere dei miei.
Poi però, in fin dei conti, lei sta con Clooney…
Maria Paola

Liberazione dalla schiavitù

Carissimi,
vi ricordate di quando un tempo c’era la schiavitù di dover tostare il pane?
Io sì.
Adesso non ce n’è più bisogno. Ora mangio il pane casareccio della Schär, il pane di guerra o il pane del Ceccherini. Pani che, nel bene e nel male, tostati non cambiano.

Ma un tempo bisognava portarsi il tostapane ovunque. Anni fa avevo scritto nel forum
“il migliore amico del celiaco non è il cane, ma il tostapane”.

Il mio tostapane ha visto il mondo: è stato in Australia, in Nuova Zelanda e in Brasile.

Mi ricordo di una volta, in un viaggio di lavoro a Roma quattro anni fa. Nella camera di albergo mi stavo tostando il pane per la colazione e mi era rimasta incastrata una fetta nel tostapane. Avevo cercato di rimuoverla con un coltello (voi non fatelo, per carità! A mia discolpa devo dire che il mio coltello aveva il manico di plastica, altrimenti non sarei qui a raccontarvelo…)
Dicevo, avevo cercato di disincastrare la fetta dal tostapane con il coltello, quando nell’albergo è saltata la corrente. Il tostapane poi era fuori uso.

Qualche anno dopo dovevo partire in vacanza. Ero in casa dei miei e mi serviva un tostapane da portare via. Poco prima di partire scopro che tutti i tostapane in casa erano in uso con glutine.
Che fare?
Mia madre, una persona dallo spirito pratico eccezionale (e qua non scherzo) mi ha detto:
“Scusa, ma siete in macchina. Perché non ti porti il forno?”
Io: “Il forno?!?!?”
Perché no?
Detto e fatto: sono partita col forno.

Forno che si è fatto la vacanza a sbafo. Perché in quell’albergo (l’Hotel Ristorante Su Gologone a Oliena) avevano il pane carasatu senza glutine (e tante altre leccornie che ora non sto a raccontarvi, altrimenti mi viene fame e addento il computer…).
Dicevo, il forno è rimasto inutilizzato e troneggiava tutto il tempo sul comodino della camera dell’albergo. Chissà cosa avranno pensato le signorine che rifanno le camere!
(Avvertenza: chiedete sempre il permesso alla reception prima di accendere nella camera di albergo apparecchi che vadano oltre il rasoio o l’asciugacapelli…)

Saluti
Maria Paola

Come convincere la propria coinqulina a stare attenta alle contaminazioni, ovvero vita sul pianeta Toxic

Carissimi,
vi sarete chiesti come ho fatto a convincere la mia coinquilina a stare attenta alle contaminazioni in cucina.
Innanzitutto devo dire che la mia coinquilina è una persona eccezionale. Davvero. Non poteva capitarmi una coinquilina migliore!
Tuttavia, di celiachia era piuttosto digiuna, per cui all’inizio le ho detto:

Immagina di abitare su un altro pianeta, dove gli alieni si cibano prevalentemente di funghi velenosi. Con questi funghi velenosi fanno tutto: pasta, pane, torte e chi più ne ha più ne metta.
I terrestri su questo pianeta non hanno vita facile: sono rari i ristoranti che limitano l’uso dei funghi velenosi e persino i prodotti per terrestri ne contengono una piccola quantità per via della cross-contamination.
Non parliamo poi dei discorsi degli alieni:
Primo alieno: “Ma quanto sono fissati questi terrestri! I funghi velenosi non hanno mai fatto male a nessuno!”
Secondo alieno: “Dev’essere una moda. Io quando cucino per un mio amico terrestre un po’ di funghi velenosi glieli metto sempre. Lui non se n’è mai accorto!”

Ecco, ho detto alla mia coinquilina, la mia situazione sulla terra è esattamente la stessa.
L’unica differenza è che io per il glutine non muoio all’istante, come avviene per i funghi velenosi, ma lentamente.

Il discorso ha funzionato. La mia coinquilina ha subito acconsentito a separare alcuni attrezzi di cucina. Ho comprato un colatutto (colapasta, colabrodo e colino tutto in uno) e un cucchiaio di legno a mio uso esclusivo.
Non perché io pensi che questi attrezzi, ben lavati, non si possano usare, ma per praticità: se la mia coinquilina sciacqua velocemente il colapasta e lo rimette a posto (come spesso si fa oppure per fretta o per dimenticanza) io non mi devo preoccupare: uso il mio e buonanotte.

Volevo comprare anche un tagliere. L’ho raccontato al mio nuovo capo, che mi ha detto: “Non ti preoccupare! Il tagliere te lo procuro io. Ho un sacco di tavole di legno nella casa di campagna”.
Io: “Va bene, ma che non sia troppo grande: diciamo formato A4″.
Lui: “No problem, ho tutte le misure.”

Dopo alcuni giorni ero a casa del mio capo e lui mi dice:
“Ti ho portato il tagliere, ma è un po’ più grande di quello che pensassi…”
Più che un tagliere era una tavola da surf: dieci chili di legno massiccio distribuiti su una superficie di un metro quadro.
Gli ho detto: “Accipicchia. Con questa mi sembra che mi devo mettere a fare la pasta in casa, come faceva mia nonna!”.
Lui (fregandosi le mani): “Bene bene. Così mi porterai qualcosa.”
Probabilmente conoscete tutti il proverbio logudorese “Ainu carra pazza, ainu si la frazza” (l’asino porta la paglia e l’asino se la mangia), che si dice quando uno fa un regalo interessato.

Eroicamente, si è offerto di trasportarmi “il tagliere” uno dei miei colleghi cinesi (no, non lavoro in una fabbrica clandestina).
Poveretto, dovevate vederlo come sudava sotto quella tavola più grande di lui.
Appena l’ha vista la mia coinquilina, è scoppiata a ridere. Subito mi ha concesso uno dei suoi taglieri a uso dedicato. Che anima gentile.
Mi verrà in mente come utilizzare la tavola del mio capo. Forse mi metto davvero a fare gli gnocchi.

Un abbraccio a tutti,
Maria Paola

La mia foto???

Carissimi,
in seguito al mio messaggio al forum celiachia, nel quale annunciavo il mio blog, alcune persone mi hanno scritto in privato chiedendomi di mettere una foto perché sono curiosi di vedermi.

Forse vogliono sapere se ho l’aspetto tipicamente celiaco: ossuta, con ventre prominente e gambe arcuate, colorito giallastro. Unico particolare affascinante: gli occhi cerchiati di nero come le attrici di cinema muto.
Ognuno ormai si sarà fatto la sua idea.

A queste persone volevo dire: io preferirei restare anonima, perché nella vita reale di ammiratori (e di stalker) ne ho già a sufficienza. Tuttavia, visto che insistete, vi metto un link ad una mia foto:
-> cliccate qui <-

Ora spero di non essere sommersa da proposte di matrimonio.

;-)
Baci
Maria Paola

Sono qui…

Carissimi,
dopo un rocambolesco viaggio di duemila chilometri, durante il quale ho preso tre taxi, due aerei e un autobus, sono finalmente arrivata nella mia nuova destinazione.
Eccomi in Euskadi. Più precisamente nella capitale Gasteiz.

Come dite? Questo posto non esiste? Se lo ha inventato Maria Paola?
No, no. Esiste, esiste (a volte la realtà supera la fantasia). Ed io sono proprio li.
Euskadi è il nome in lingua locale dei Paesi Baschi.

Dove poteva finire la vostra Maria Paola se non nel covo dei terroristi? Nella regione con il più alto numero di guardie del corpo per abitante? E speriamo che tutte queste guardie del corpo siano dei Brad Pitt (o quantomeno dei Kevin Costner) altrimenti sono messa proprio male male.

Attualmente abito con una tedesca che fa danza del ventre (il che è di per sé una cosa straordinaria). Forse dovrei farmela insegnare questa danza del ventre. Darebbe una mossa, una botta di vita ai miei villi, provati dall’esperienza praghese.
La mia danzatrice del ventre è stata carinissima: all’arrivo mi ha preparato una cena tutta gluten free. E nessun problema in cucina: ha accettato di buon grado tutte le accortezze per evitare le contaminazioni.

Dovete sapere che io abito sempre nel quartiere di minoranze perseguitate. A Monaco abitavo nel quartiere omosessuale e a Praga nel quartiere ebreo.
Probabilmente questo è il quartiere dei dissidenti antinazionalisti. Bisogna che mi informi.

Intanto nei bagni del mio luogo di lavoro ho scoperto delle scritte bellicose. E non parlo solo delle scritte a pennarello sulle porte, ma di cartelli ufficiali. Guardate un po’ questo cartello. Dice qualcosa come di non dimenticarsi di tirare la bomba (non sia mai che ce ne dimentichiamo!). E la versione in basco mi pare ancora più eloquente: l’azione è rivendicata da una famosa organizzazione. Vedere per credere:

E già, a proposito del basco: questa sí che sembra una lingua inventata di sana pianta. Il ceco in confronto era ragionevolissimo, con le sue desinenze quasi latine.
Comunque questo basco mi intriga parecchio. Vorrei impararlo. Spero di riuscire a trovare un corso adatto per me.

Ora vi saluto che devo andare ad un evento organizzato dall’EZE, la Euskadiko Zeliakoen Elkartea ovvero l’Associazione dei Celiaci dei Paesi Baschi
http://www.euskadikozeliakoak.org/
dove incontrerò la responsabile del gruppo giovani.
Chissà quanti bomboloni senza glutine. Non vedo l’ora.

Voi intanto non preoccupatevi per me: me la caverò. Come sempre.
Laster arte (= a presto)
Maria Paola

Praga: il meglio arriva sempre alla fine…

Carissimi,
deve essere il mio destino: arrivo sempre in un posto celiacamente preistorico e, quando devo partire, ecco che fanno progressi…

L’altro giorno un collega mi diceva che alla televisione nazionale hanno palato di una manifestazione riguardante la celiachia (ohibó!).

Ieri poi Kateřina, la mia amica responsabile dell’Associazione Ceca, mi ha detto: „Vieni che stasera ti porto in un locale che fa cucina tipica ceca senza glutine!“.
Non credevo alle mie orecchie…

Il locale é Švejk Restaurant U Karla, vicino a Karlovo Namesti:
http://svejk-restaurant.cz/
L’hanno anche giá messo sul sito dell‘associazione:
http://celiak.cz/it/ristoranti
Il ristorante é ispirato ad un personaggio della letteratura ceca: un soldato della prima guerra mondiale (pigro e simpatico).
Si tratta di una catena. Per ora fanno senza glutine solo in questo locale, ma pensate al potenziale…

Offrono anche una nuova birra ceca appena comparsa sul mercato: Celia. Ottima. Come la Estrella e la Lammsbraeu é fatta con malto d’orzo con glutine sotto il limite. Solo che la bottiglia é da mezzo litro…
Abbiamo mangiato pane senza glutine con formaggio tipico, gulasch e svíčková con gnocchi di pane. Infine crêpe con la marmellata di albicocca.
La mia amica era emozionatissima: per la prima volta in vita sua ha potuto mangiare pietanze ceche tipiche in ristorante. Ha detto che stanotte non avrebbe dormito per l’emozione.

Per farvi un’idea: immaginate di avere la celiachia dalla nascita e, a 25 anni, di poter mangiare per la prima volta la pizza senza glutine in pizzeria. Come vi sentireste?

Ovviamente queste grandi novitá saltano fuori quando io devo partire…
E oggi salutando il mio capo ci siamo commossi tutti e due. Che tristezza…

Intanto qua fa sempre un freddo cane. Io vado in giro con le scarpe da trekking per camminare sul ghiaccio e la sciarpa in testa, stile contadina russa: roba da spaventare un Brad Pitt a tre chilometri di distanza
(ma tanto qua non ce ne sono).
Persino le ceche hanno riposto la minigonna inguinale nell’armadio, ma spesso si avventurano sul ghiaccio con i tacchi a spillo (quanto le ammiro!)

Nella mia nuova destinazione invece ci sono 5 gradi. Come sará? Torno nella preistoria? Non so.
Nuove carte, nuovo gioco, nuovo vincitore.
Maria Paola

Tour Italiano 2010: Pavia, Torino, Genova e Milano

Tour Italiano 2010

Carissimi,
visto che siete stati cosí carini nel darmi tutte quelle informazioni, volevo raccontarvi com’é andato il mio Tour Italiano di quest’anno.

A Pavia ho mangiato nella Creperia dei 4 Gatti. Ottimo il servizio. La crêpe salata (pancetta, cipolla, formaggio etc.) era buona, ma grassissima: sguazzava letteralmente nel burro fuso.
Quella dolce, con cioccolato, nocciole e panna, invece era fantastica.

A Torino mi sono trovata splendidamente all’Hotel Chelsea. Ho mangiato anche tutti i pasti lá. Gentilissimi i proprietari, che mi hanno presa inizialmente per pugliese…
Ottimo il risotto con carciofi e gamberetti e la torta al cioccolato.

A Genova sono stata alla Trattoria Le Due Torri. Mi é piaciuta una pasta tipica genovese con il nome stravagante (non me lo ricordo! Spero che i genovesi non mi fucilino sul posto) condita con il pesto migliore della mia vita.
Per secondo ho preso il vitello tonnato, con lo stesso spirito con cui avevo preso l’hamburger a Stoccolma: quando mi ricapita?
Il panino che ti danno é davvero microscopico. Infatti nel cestino ti mettono anche una lente di ingrandimento, altrimenti non lo trovi. Comunque buonissimo.
L’unico neo: un gruppo di allegri turisti olandesi che si sono lanciati in apprezzamenti un po’ pesanti (ma non preoccupatevi: difficilmente ve li ritroverete).

A Milano ho mangiato sempre dal supermercato, pertanto non ho indicazioni sui ristoranti.
Tuttavia avrei un avviso importante per le fanciulle:
il piú grande Brad Pitt dell’Universo (moro, con occhi verdi grandissimi che ti sconvolgono nel profondo) fa il commesso nel negozio Geox di Via Montenapoleone.
Passate a vederlo, che ne vale la pena.
(Sempre che non l’abbiano giá assunto altrove come attore, modello o spogliarellista. Affrettatevi!)

Saluti
Maria Paola

Giuda

Grazie ancora per gli auguri. Ieri sera un gran bel Jesus Christ Superstar! Un cast di cantanti cechi famosissimi (che io non avevo mai sentito nominare prima…) e alla fine tutto il pubblico in piedi ad applaudire.

Il mio preferito era Giuda. Per ovvi motivi: guardate la foto ;-)

Giuda

Solo una cosa mi ha lasciata sconcertata, in quanto persona di cultura cattolica nonché estimatrice dei Brad Pitt:
il Giuda di ieri era palesemente fidanzato!

Dovete sapere che i cechi non solo hanno una scarsissima cultura celiaca, ma anche una scarsissima cultura religiosa (probabilmente per via del passato comunista).
Per il pubblico di ieri era assolutamente normale che Giuda, dopo aver litigato con Gesù per via di Maria Maddalena, andasse a farsi consolare dalla sua ragazza…

Saluti a tutti
Maria Paola

P.s.: Ed ecco qua il mio pezzo preferito di Giuda, nell’album originale di Jesus Christ Superstar del 1970, cantato da Murray Head. Il testo della canzone è qui.

*!*!* Anniversario *!*!*

Carissimi,
oggi per me è un giorno speciale, un anniversario importante:
esattamente dieci anni fa, il 4 dicembre 2000, venivo diagnosticata celiaca.

Ricordo ancora il referto della biopsia:
“4 campioni di mucosa duodenale con pressoché totale atrofia dei villi,
iperplasia delle cripte e aumento della quota linfocitaria intraepiteliale e
interstiziale.
Quadro compatibile con malattia celiaca a dieta libera”.
Fatemi gli auguri.

Cosa faccio per festeggiare? Innanzitutto mi godo il calduccio qua a Praga: la
massima di oggi è -11 gradi (percepiti come -15). Ma sotto la neve Praga è di
una bellezza struggente.
Inoltre stasera vado a teatro a vedere Jesus Christ Superstar (tutto cantato
rigorosamente in ceco).

Vi mando il link alla mia scena preferita del film.
Un tripudio di polvere e capelli, con quell’invasato di Simone Zelota. A seconda
di come mi sveglio, anche io ho quella pettinatura li. >:)
Per non parlare del completino rosso a zampa di elefante di Giuda: ce l’ho
anch’io. Mi sovviene che quest’estate non l’ho messo neanche una volta.

Buona visione e buona giornata a tutti:

Maria Paola