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A Monaco di Baviera: lo zio Angelo e la parrucchiera

Carissimi,
non sia mai che io me ne rimanga due giorni nello stesso posto!
Un giorno e mezzo dopo che ero tornata dal Belgio, sono ripartita per Monaco di Baviera.
Stavolta però non si trattava di un viaggio di lavoro. Non potevo crederci! Infatti sono andata a Monaco, la mia ex-residenza, per il fine settimana.
Avevo deciso di rimanere apposta sino al martedi’ per assistere al concerto di zio Angelo.

Come sarebbe a dire “chi caspita è zio Angelo?”
Ma è famosissimo! Inoltre basta guardarlo per capire che è mio zio.
Se non avete ancora indovinato, guardate qui:

Zio Angelo è un grande! Quando ha cantato questa canzone, tutto il pubblico era in visibilio. E guardate qua nel video come saltella con tutti i capelli: uno spettacolo.

Passiamo ora alle informazioni piu’ “tecniche”. Se guardate negli archivi del forum celiachia, trovate parecchie informazioni che avevo postato sul senza glutine a Monaco di Baviera.
Ci sono anche alcune novita’. Innanzitutto una cartina su google maps che indica tutti i posti che offrono senza glutine a Monaco.
Si tratta principalmente di posti consigliati dagli utenti del forum celiachia tedesco.
Cliccando sui punti indicati sulla mappa compare il link alla pagina del forum relativa. Potete tradurla dal tedesco con Google Translate Tools.
A Monaco sono stata alla Gasthof Obermaier, che fa piatti tipici bavaresi senza glutine. Prima avevano solamente la cotoletta impanata e poche altre cosette, ora hanno ampliato parecchio il menu senza glutine. Ho potuto prendere per la prima volta gli Spätzle. Francamente non so se consigliarvi questo locale, perchè è piuttosto fuori, lontano dalle rotte turistiche, inoltre il cibo non era male, ma non eccezionale. Tuttavia il menu senza glutine ora è vastissimo ed io ne ho provato solo una minima parte. Insomma, se passate dalle parti del quartiere di Trudering, vale la pena, altrimenti non andrei apposta.

Per la pizza, vi consiglio di andare da Pizzesco. Io ci vado sempre quando sono a Monaco in visita. È molto frequentato da italiani. Per i non-celiaci c’è la pizza al metro, per noi celiaci invece la pizza tonda. Sia secondo me, che secondo la mia collega celiaca di Monaco, nella classifica delle pizze senza glutine monachesi quella di Pizzesco è la prima (anche la penultima, visto che i posti che fanno pizza senza glutine sono solo due).

A Monaco è andato tutto bene insomma. A parte il fatto che, ora come ora, assomiglio troppo a zio Angelo. È da mesi che voglio andare dalla parrucchiera: sono in condizioni pietose.
A Monaco speravo finalmente di andare dalla mia famosa parrucchiera turca, quella che mi fa il monitoraggio della celiachia. Invece era in Svizzera!
Non solo, mi ha detto che ha intenzione di trasferirsi in Svizzera definitivamente.
E io come faccio?
Come può la mia parrucchiera farmi questo? Come può trasferirsi in Svizzera senza alcun riguardo nei miei confronti?
Non c’è più rispetto a questo mondo.
Maria Paola
(ora più che mai degna nipote di zio Angelo)

Andrea del Maitrea

Carissimi,
se capitate a Praga potete andare al ristorante vegetariano Maitrea, che offre piatti senza glutine. La scelta é un po’ limitata, ma non é male e poi i locale é centralissimo (proprio dietro Piazza della Cittá Vecchia).
Vi consiglio di andare al piano di sotto (é piú carino, vedi foto del link sopra) e di chiedere di Andrea. In questo modo avrete la possibilitá di ordinare in italiano!

I miei lettori maschietti si rallegreranno che Andrea non é un uomo, bensí una bella bionda con i capelli lunghi, mossi. Andrea é slovacca e parla benissimo l’italiano. Inoltre é gentilissima e affettuosa.
Tempo fa quando stavo andando via dopo pranzo mi ha detto:
“Ha gli occhi lucidi. Oggi é triste?” (allora ci davamo ancora del lei)
Ho pensato: ohibó? Saró triste? Li per li ho passato in rassegna tutti i mie problemi attuali. Dunque, c’é questo, poi quest’altro, e poi quest’altro ancora… (tutte cose che con la celiachia non c’entrano nulla). Ebbene sí: non posso che essere triste.
Poi mi é venuto in mente quello che avevo appena mangiato e ho detto ad Andrea:
“Ma no, sará il peperoncino!”
Ha sorriso ed é andata via tranquillizzata.

Se andate da Andrea ditele pure che vi mando io: Maria Paola, la celiaca sarda, con molti capelli…
Ciao
Maria Paola

Ritorno al passato

Carissimi,
dopo il viaggio in Belgio non sono rientrata nei Paesi Baschi. Infatti già a fine marzo li avevo lasciati per ritrasferirmi nella mia residenza precedente: Praga.
Per chi non si raccapezzasse sui miei spostamenti (a volte, vi dirò, neanche io mi raccapezzo), ecco il mio tour europeo da febbraio in poi: Paesi Baschi – Inghilterra – Praga – Paesi Baschi – Praga – Belgio – Praga.

Che tristezza lasciare i miei colleghi dei Paesi Baschi! Sono i colleghi migliori che io abbia mai avuto. La mia capa basca una volta mi aveva detto tutta entusiasta: “Nel nostro ufficio ci sono due cinesi, un colombiano, un francese, una polacca. E adesso pure un’italiana. Sembriamo le Nazioni Unite!”

Non so voi, ma io quando penso alle Nazioni Unite mi immagino degli austeri signori in giacca e cravatta, seduti davanti ad un segnaposto e ad una bandierina. Niente a che vedere con i miei colleghi. Noi non siamo così, pensavo.
Un giorno poi sono entrata in ufficio ed ho avuto un’illuminazione: una grande stanza dove persone di diverse nazionalità lavorano ciascuna alla propria postazione. Ognuna concentrata sul suo compito, ma per il bene comune.
È l’Enterprise!

Infatti eccoci qua:

Sulla destra si riconoscono i due colleghi cinesi. Seduto in poltrona il colombiano. A sinistra, appoggiato alla poltrona, il collega francese. Tra i due, la polacca.
Ed io?
Beh, chi mi conosce di persona, sa che io sono una negra bianca. Pertanto non posso essere che un personaggio:
Luogotenente celiaco Uhura a rapporto!
Nella foto di prima sono un po’ in secondo piano, pertanto metto quest’altra, che mi ritrae concentrata al lavoro. Così finalmente mi vedete:

Maria Paola al lavoro

Prima di partire ho fatto una grande festa a casa mia. Con il colombiano ci siamo inventati l’arepizza. Si tratta di una contaminazione celiaco-colombiana. In pratica abbiamo fatto un’arepa grande e l’abbiamo condita come se fosse pizza. All’inizio ci sembrava una cosa molto stravagante, ma poi mi è venuto in mente che il pasticcio di polenta al forno si può condire come la pizza. E allora, perché no?
Il mio gentilissimo collega cinese si è offerto di cucinare pure lui. Stavolta però non voleva correre il rischio di dover usare il mio coltellino per tagliare le cipolle. E così si è portato da casa la sua mannaia in stile film dell’orrore. Quando l’ha tirata fuori per poco non svenivo.

Alla festa c’era parecchia gente. Troppa gente. Talmente tanta che io e la mia coinqulina non avevamo abbstanza piatti, posate e sedie. Qualsiasi oggetto “sedibile” veniva usato come sedia. Qualsiasi oggetto “piattabile” veniva usato come piatto. C’erano pure due bambini che giocando avevano riempito tutta la casa di macchinine.
Il caos più totale.
Ho chiesto alla mia coinquilina: “Ma c’era mai stato un caos così a casa tua?”
Lei ci ha pensato un po’ e poi ha risposto: “Effettivamente no.”

La festa è stato un successo. Pensate a quelle feste noiosissime dove tutto è perfetto: i piatti tutti uguali, le posate tutte allineate, i tovaglioli coordinati con la tovaglia. Che barba!
Invece noi dovevamo inventarci li per li l’utilizzo dei vari oggetti. Con tutta quella gente in casa e i bambini che correvano gridando e spegnendo e riaccendendo la luce a modello discoteca. Un gran divertimento!
Il cibo poi è piaciuto tantissimo. Il collega cinese, come al solito, si è fatto onore ai fornelli. L’arepizza è stata un successo. È piaciuta molto persino ad una italiana non-celiaca che era presente.
Nel finale ho presentato il mio famoso dolce al cioccolato, che mi ero inventata tempo fa (poi ho scoperto che esisteva già, ma vabbé). Una cosa veramente peccaminosa: è andato a ruba e tutti volevano la ricetta. Era venuto più superbo del solito proprio perché avevo variato le dosi degli ingredienti. Me le ricordassi adesso!

Ah, i miei colleghi dei Paesi Baschi! Che persone d’oro. La mia collega polacca ha il cipiglio di un sergente maggiore, poi però si fa sempre in quattro per te. Siccome ero preoccupata perché il mio bagaglio superava i 20 chili concessi sull’aereo, la mia collega si è offerta spontaneamente di portarmi qualcosa in Belgio, dove ci saremmo incontrate.
Tutta contenta le ho dato due chili e mezzo di pasta senza glutine. Mi ha detto: “Questa pasta deve essere molto preziosa”. Io: “Preziosissima: a Praga è introvabile, inoltre costa un occhio della testa.”
Il collega colombiano si è offerto anche lui di portarmi qualcosa, visto che verrà a Praga per lavoro il mese prossimo. Gli ho dato la mia adorata pentola a pressione. La tiene al lavoro vicino alla sua scrivania. Mi ha assicurato che la sta trattando bene.

E così sono riuscita a fare i bagagli rispettando il peso.
Arrivederci Paesi Baschi!
Ecco il tramonto a Vitoria-Gasteiz la sera prima di partire:

Ora rieccomi qua a Praga. Ho sentito molto la mancanza dei miei cari colleghi e della mia carissima coinquilina. E poi qua non ci sono Brad Pitt. Inoltre, da un paese celiacamente avanzato come la Spagna, sono tornata nella preistoria.
Mi sono sentita come Mr. Spock, quando atterra da solo su un pianeta preistorico.

Chissà se questa scena c’era davvero in Star Trek. In ogni caso adesso è tutto okay.
Ed il progresso celiaco dilaga anche a Praga…

La vostra,
Maria Paola

In Belgio: gli studenti, le lavandaie
e il locale più talebano del mondo (finale)

'Tu proverai sì come sa di sale lo pane altrui' (Dante, Paradiso, Canto XVII, versi 58-59).
Cosa c'entra con la mia avventura in Belgio? Lo scoprirete continuando a leggere.

(CONTINUA DALLA PRIMA PARTE)

Vi dicevo, che sicuramente gli studenti Erasmus celiaci a Lovanio si troveranno benone. Eh giá, perché per noi celiaci a Lovanio si mangia parecchio bene. Una sera siamo stati a cena al The Be Bop, che é un posto bellissimo perché ha il muro pieno di quadretti: tutti storti dal primo all’ultimo. Prima c’é la zona bar e poi in fondo la zona ristorante: un ristorante di lusso. Ho mangiato benissimo: dall’antipasto al dessert. Avevano anche il pane per me. Non so se lo tengano tutti i giorni, visto che in quel caso erano avvertiti da prima della mia presenza, ma vale la pena di provare. Considerate che é un po’ caro.

Dopo cena, seduta al bar, chiacchieravo con un collega albionese. Non so come mai, ma il discorso é caduto sul pane di guerra. Il collega mi ha chiesto come mai si chiama “pane di guerra”.
Io: “Perché é senza sale.” (in realtá non é solo per quello, ma li per li ho risposto cosí)
Il collega: “Che orrore il pane senza sale! Una volta ero in Toscana e mi ero fatto un panino con salame. Poi l’ho addentato: terribile!”
Io: “Ma che dici? Il pane toscano senza sale é ottimo: cosí si sente di piú il sapore del salame. Inoltre”, ho aggiunto, “Dante si lamentava dell’esilio scrivendo ‘Tu proverai sì come sa di sale lo pane altrui’”.
Il collega: “Sicuramente Dante era ironico.”
Ecco finalmente un’interpretazione innovativa dell’opera di Dante.

La sera dopo siamo stati nel locale Domus, vicino al municipio. Stavo spiegando le solite cose al cameriere quando lui mi ha interrotta per dirmi che sul menu le pietanze senza glutine erano indicate con un asterisco. Gioia e tripudio!
Tutta contenta ho ordinato una cosa con l’asterisco (ora non ricordo quale).
Poco dopo il cameriere é tornato con una forchetta ed un coltello in mano e mi ha sostituito le posate. Al mio sguardo interrogativo ha risposto dicendo: “Queste le abbiamo rilavate.”
Caspiterina, ho pensato, questi fanno proprio sul serio!
La palma d’oro al locale piú talebano del mondo!

Per chi di voi non conoscesse il celiachese, riporto uno stralcio del Grande Dizionario Garzanti Celiachese-Italiano con la parola “talebano”:
[ta-le-bà-no] nome maschile, chi appartiene al movimento celiaco fondamentalista, ossessionato dalle contaminazioni da glutine, segue rigorosamente i princìpi anti-contaminazione della sua religione e usa la forza per imporli.
(per approfondire, -> cliccate qui <-)

Il giorno della partenza mi sono fatta un giretto a Lovanio per visitare finalmente la cittá. Sono stata nella cattedrale di San Pietro. Vale la pena pagare il biglietto per visitare l’esposizione all’interno della chiesa. Cosí si puó vedere quel grande capolavoro che é l’Ultima Cena di Dirk Bouts: un’opera cosí intensa ed espressiva che ti folgora. Metto qua il link, anche se non rende: va vista dal vivo.
C’é anche un’altra opera di Bouts, per noi molto interessante. Si tratta del martirio di Sant’Erasmo. Un martirio molto celiaco: in pratica gli hanno tirato fuori gli intestini. A me quel quadro fa molta impressione. Ma se ve la sentite, voi celiaci piú temerari, -> cliccate qui <-.
Vi consiglio anche di visitare il museo di Lovanio. Molto belli i dipinti fiamminghi del ’400-’500 e anche le opere piú recenti di Constantin Meunier (fine ’800). Vale davvero la pena.

Con la collega polacca sono stata poi nel locale Trobadour. Anche lá ho mostrato al cameriere l’opuscolo dell’Associazione Fiamminga. Ad un certo punto il cameriere ha indicato la spiga sbarrata sull’opuscolo e ha detto: “Questa prima aveva cinque file di chicchi, ora ne ha sette…”
Ho pensato: questo conosce bene il simbolo della spiga sbarrata!
Lui ha continuato “… Sette file di chicchi invece di sette: é per questo che sono aumentati cosí tanto i casi di celiachia. É il grano transgenico! Anche io ogni tanto devo mangiare senza glutine, perché cosí mi sento meglio.”
Ho pensato: tutto chiaro allora.

E vabbé: quantomeno era al corrente della cosa. Ho ordinato la grigliata di pesce. Dopo una breve attesa me l’hanno portata: davvero bellissima. C’erano anche due salse di accompagnamento. Il cameriere mi ha spiegato che contenevano maionese. Ho detto: “Se é maionese industriale, avrei bisogno di leggere gli ingredienti sull’etichetta”. Il cameriere: “Guardi, viene malissimo: il barattolo della maionese é enorme e non posso portarlo qua”.
Io: “E se vengo io in cucina?” (della serie: se la montagna non va a Maometto, Maometto va alla montagna)
Il cameriere (sconcertato): “No, non si puó.” (della serie: la cucina é luogo sacro).
Io (rassegnata): Vabbé, allora non mangio le salse.
E cosí mi sono data alla grigliata, che era veramente, ma veramente ottima.

Dopo un po’ torna da noi il cameriere con la macchina fotografica in mano in atteggiamento da fotografo. Ho pensato: Poffarbacco! E perché adesso questo qua ci vuole fotografare? Vabbé che io e la mia collega polacca siamo degli schianti pazzeschi, peró…
Non é vero che siamo degli schianti pazzeschi, sto scherzando. Infatti il cameriere si é avvicinato e mi ha fatto vedere la macchina fotografica: aveva fotografato l’etichetta della maionese in modo che potessi leggere gli ingredienti. Ed erano senza glutine! Per cui ho potuto mangiare pure le salse: ottime anche quelle.

Dopo pranzo ho preso il treno per l’aeroporto di Bruxelles e da li l’aereo per tornare alla base.
Ma dove? Nei Paesi Baschi?
No, no.
Dove è tornata Maria Paola?
Lo scoprirete nella prossima avventura.

Baci dalla vostra
Maria Paola

In Belgio: gli studenti, le lavandaie
e il locale più talebano del mondo

Studenti di Lovanio durante l'orario delle lezioni (Piazza del Mercato Vecchio)

Carissimi,
recentemente sono stata in viaggio di lavoro in Belgio, piú precisamente a Lovanio. La cittá ha una miriade di nomi: Leuven in olandese, Louvain in francese, Lovaina in spagnolo e Löwen in tedesco. In tedesco “Löwen” vuol dire “leoni”, anche se, a quanto pare, con questa cittá le bestie feroci non c’entrano.

Per l’albergo ancora una volta mi sono fatta traviare dalla mia collega polacca, che mi porta sempre in posti un po’ equivoci. Stavolta si trattava di un residence con monolocali, forniti di soppalco, salotto con angolo cottura e frigorifero. Non male, ho pensato: poter sistemare le proprie provviste senza glutine in frigo, senza dover fare a pugni con le varie bottigliette di bitter e acqua tonica. Purtroppo la pulizia lasciava un po’ a desiderare…

All’arrivo ho dovuto lavorare subito come una matta. C’erano troppe scadenze concomitanti, inoltre l’indomani avrei dovuto presentare una relazione davanti a pesi massimi dei servizi segreti e dovevo ancora prepararla…

A Lovanio ci sono due ristoranti senza glutine indicati dall’Associazione Celiachia Fiamminga: il De Dry Tonghen e il Kalypta. Per pranzo volevo andare al Kalypta, ma di domenica era chiuso (inoltre poi ho scoperto che apre solo la sera), per cui sono entrata al Quasimodo, vicino al municipio. Con la richiesta per il cuoco in inglese e un opuscolo dell’Associazione Fiamminga in olandese, me la sono cavata egregiamente.
Ho ordinato le famose cozze belghe e mi hanno portato una pentola che ne conteneva un chilo e mezzo! In pratica la porzione per tutta la famiglia. Solo che io ero da sola… Non so come ho fatto, ma sono riuscita a mangiare tutte le cozze (forse perché scartavo le conchiglie ;-)) e anche l’insalata e le patate arrosto di contorno. Tutto ottimo. Caruccio peró.

Un po’ appesantita sono tornata al lavoro. Per cena non avevo il tempo di uscire: mi sono comprata una paella surgelata in un negozietto (il proprietario mi ha aiutata a tradurre gli ingredienti dall’olandese) e me la sono fatta al microonde (ecco finalmente l’utilitá del monolocale).
E cosí in solitudine ho continuato a lavorare, rinunciando alla visita guidata della cittá, sino a notte tarda, tra momenti di sconforto. Sono andata a dormire alle quattro e mi dovevo alzare alle sette.

L’indomani la mia relazione é andata parecchio bene e a pranzo, rilassata, ero seduta a fianco a un collega italiano che lavora nella perfida Albione. Questo collega mi ha raccontato per filo e per segno la visita guidata alla quale non avevo potuto partecipare. Mi spiegava che l’Universitá Cattolica di Lovanio, fondata nel 1425, é tra le piú antiche d’Europa. Gli studenti erano considerati una specie di flagello, e si cercava di contenerli nella loro esuberanza.
Ad esempio, andavano matti per le lavandaie, tanto che la cittá aveva dovuto adottare dei sistemi in modo che non le incontrassero. In pratica gli studenti dovevano depositare la biancheria sporca in una stanza, poi uscivano e la stanza veniva chiusa a chiave. Da un’altra porta le lavandaie entravano guardinghe e, quatte quatte, portavano via la biancheria. Per il ritiro della roba pulita, stessa storia.
Questi studenti desideravano tantissimo le lavandaie proprio perché non le vedevano mai (ragazze, imparate!). Anzi, probabilmente non le avevano mai viste.
La fissa per le lavandaie é passata agli studenti solo molto secoli dopo, con l’arrivo delle prime studentesse. Le donne infatti sono state ammesse all’Universitá di Lovanio solo nel 1920 (pensate a quanti talenti sprecati nei secoli precedenti).
Fu creato un collegio, rigorosamente separato da quelli maschili, per le studentesse. Il problema era che tutte le sere gli studenti si piazzavano davanti al collegio a fare le serenate alle studentesse con grande disturbo per il vicinato. Come ha risolto il comune? É presto detto: ha spostato le camere delle studentesse sul retro e sul davanti ha messo le suore. Gli studenti con le suore avevano ben poche speranze e quindi le serenate sono subito finite.

Vi diró che al giorno d’oggi gli studenti si rifanno abbondantemente di queste sofferenze passate. Infatti, una sera che siamo usciti con i colleghi abbiamo trovato il centro invaso da folle di studenti, le ragazze vestite molto “in stile inglese” (ovvero microgonna etc.). I locali erano traboccanti di gente e con la musica a palla.
Era la una e mezza di notte.
Di martedí!
Abbiamo pensato: ma questi studenti non fanno nulla? Se iniziano cosí il martedi, chissá il venerdi e il sabato…
Ai ragazzi celiaci che faranno l’Erasmus a Lovanio dico: vi divertirete e mangerete. Ogni tanto peró studiate, eh! ;-)

(FINE PRIMA PARTE)
Volete sapere cos’altro é successo in Belgio? E cos’é questa storia del locale piú talebano del mondo?
Allora andate a vedere ->->-> LA SECONDA PARTE.

Nuove frontiere per la cura della celiachia

Carissimi,
nell’ultimo numero della rivista dell’Associazione Tedesca Celiachia c’è un articolo molto interessante che vorrei condividere con voi.
Si parla di un nuovo metodo per la cura della celiachia: il trapianto di villi.
Come funziona? In pratica al celiaco vengono trapiantati i villi intestinali di una persona sana, che, grazie ad una particolare tecnica di trapianto, non vengno danneggiati dalla risposta autoimmunitaria. Si tratta ovviamente di un’intervento invasivo, ma la degenza post-operatoria, sia per il donatore che per il ricevente, è solo di una settimana. Il metodo è stato sperimentato su larga scala negli Stati Uniti e in Germania e recentemente sono avvenuti con successo i primi trapianti su pazienti celiaci nella clinica di Sankt Spolostorgius a Baden Baden e nella Universitätsklinik Ludovico II di Füssen, in Baviera.

Il metodo del trapianto di villi è stato ideato e sperimentato da una nostra vecchia conoscenza: il Dottor Alessio Fasano. Molti di voi lo conosceranno in quanto autore della pillola antizonulina, che avrebbe dovuto permetterci di mangiare glutine a volontà.
Vi sarete chiesti come mai del trapianto di villi si viene a sapere solo oggi, a sperimentazione conclusa. È presto detto: è stata volontà dello stesso Dottor Fasano, particolarmente scottato dall’esperienza della pillola, non rivelare nulla in anticipo sul nuovo metodo.
All’inizio della sperimentazione della pillola il Dottor Fasano usciva di casa e subito gli dicevano:
“Dottò, ho sentito della pillola. Complimenti e continui così!”
Poi: “Dottore, come va la ricerca sulla pillola? Siamo tutti speranzosi, eh!”
Dopo un po’: “Dottore, a che punto siamo con la pillola?”
In seguito: “Dottore quando avremo finalmente la pillola?”
E infine (prendendolo per il colletto): “Ma insomma, Dottò, ma questa benedetta pillola???”
“Ah, è così?” ha pensato il Dott Fasano “La prossima volta allora non vi dico nulla e vogliamo vedere.”
E così oggi ci troviamo con la bella sorpresa del trapianto di villi.

In Germania è stata già fondata l’Associazione Tedesca Donatori di Villi, e stanno cercando donatori. Come al solito si fa fatica a trovarne.
Ho chiamato per avere informazioni e mi hanno subito chiesto di diventare donatrice.
Io: “Guardi che mesi fa mi hanno sicuramente avvelenata: ho di nuovo gli anticorpi alti ed il ferro basso. Non ho idea di come siano messi i miei villi…”
La persona dell’associazione: “Non si preoccupi! C’è sempre qualcuno che ha i villi messi peggio dei suoi!”
Mi ha spiegato che in pratica un celiaco con un danno alla mucosa di livello Marsh 3a (villi lievemente atrofizzati) può donare ad un celiaco con Marsh 3c (villi totalmente atrofizzati). Il ricevente ne trarrebbe comunque vantaggio.
Quando ho sentito così mi sono iscritta subito all’Associazione Donatori di Villi. Chiunque può donare e aiutare così celiaci meno fortunati.

È stata attivata una collaborazione con varie associazioni internazionali tra cui l’Associazione Italiana Celiachia, per cui presto nascerà anche l’AIDV, Associazione Italiana Donatori di Villi. Probabilmente se ne parlerà nel prossimo numero di Celiachia Notizie, ma volevo darvi la notizia in anteprima!

Diventate come me donatori di villi: è un atto di solidarietà celiaca.
Maria Paola

Nella perfida Albione: ennesima puntata

(CONTINUA DALLA QUARTA PARTE)

Carissimi,
vi sento già sospirare: questa Perfida Albione non finisce mai. Ha più puntate di Beautiful! Portate pazienza. La pazienza è la virtù dei forti.

Dopo il fine settimana con mio fratello sono tornata al mio solito pesante lavoro nella perfida, anzi perfidissima, Albione. Vi dirò, un lavoro con cavie umane (tipico per un agente segreto). Ma non spaventatevi: tutto lecito! Persino in regola con il fisco.
In genere pranzavo nella caffetteria del Dipartimento di Psicologia Sperimentale dell’Università di Bristol (ci tengo a precisare che non sono psicologa! Ma può sempre capitare di trovarsi in un dipartimento di psicologia sperimentale). Senza glutine avevano sempre una o due zuppe, la patatona al forno ricoperta di formaggio e vari gusti di gelato confezionato. Non male.

Dopo estenuanti giornate di lavoro sono riuscita a rosicchiarmi il venerdi libero e così sono andata a vedere i famosi sassi di Stonehenge. Il cameriere del ristorante spagnolo, la Tasca, mi aveva sconsigliato i sassi, ma consigliato fortemente la splendida cattedrale di Salisbury. Per cui ho pensato, perché non combinare? Detto e fatto: sono andata in treno a Salisbury e da li ho preso l’autobus per andare ai sassi.
L’autobus era questo. Come potete notare, io ero seduta a sinistra:

Ma no scherzo! Anzi, siccome lavoravo troppo e non avevo tempo per pranzare, nella Perfida Albione sono dimagrita. Ho raggiunto il mio peso minimo storico (da quando sono alta come adesso, s’intende). In pratica peso come quando avevo 17 anni (ma non preoccupatevi, sono pur sempre più grassa della Canalis). Non solo, avrò anche il ferro sotto le scarpe! Mi dimenticavo sempre di prendere la pastiglia di ferro. Andava presa dopo pranzo, e se uno non ha tempo di pranzare, come fa?

Vabbé, torniamo ai sassi. Mi hanno impressionata molto.
Le rocce millenarie si ergevano nella landa desolata, sferzate dal vento. Stormi di corvi volavano nel cielo nuvoloso e si posavano sulle rocce minacciosi.
Uno scenario apocalittico.
Se non fosse per tutti quei turisti con l’audioguida che gironzolavano intorno.

Al ritorno da Stonehenge sono andata a vedere la Cattedrale di Salisbury. Questa cattedrale aveva un’anima. Qualsiasi cosa all’interno della cattedrale era viva e ti parlava. Non mi era mai successo. Sono stata là ore a osservare le statue e le figure intagliate in legno, che ti guardavano intensamente come se stessero per venire da te a dirti qualcosa. C’era qualcosa di strano in quella cattedrale, qualcosa di stregato.
Sono uscita fuori nel chiostro, e in quel momento dalla cattedrale proveniva un canto armonioso. Questa cattedrale era una creatura viva.

La mia passione per le figurine intagliate in legno l’avevo già scoperta nella cattedrale di Bath: figurine perfette nei minimi dettagli, pronte ad animarsi da un momento all’altro.
Ecco la prima che mi ha colpita nella cattedrale di Bath (scusate, è un po’ sfocata):

Mah, oddio, ero stata troppo tempo rapita dallo spirito della cattedrale e dovevo sbrigarmi! Quella sera ero invitata a cena a Bristol dalla mia collega siberiana.
Dovete sapere che la mia collega siberiana è una persona squisita, oltre che uno schianto pazzesco (mi dispiace ragazzi: è già sposata e ha pure un bambino di due anni e mezzo).
Per cena mi ha preparato le braciole di maiale al forno con le mele e il sidro. Si è informata da prima su cosa potessi e non potessi mangiare (mi ha anche telefonato un paio di volte quando ero a Salisbury per avere chiarimenti) e infine ha scelto questa ricetta, che ha copiato papale papale dal DVD di un famoso cuoco televisivo inglese. Da bere c’era pure il sidro. Ormai mi sto abituando a questa bevanda…

Ad un certo punto la mia collega siberiana ha assaggiato il mio pane. Poi molto seria mi ha detto: “La tua vita è molto dura.”
E se te lo dice una che viene dalla Siberia, devi crederci.

La cena era davvero ottima. Poi la mia collega mi ha accompagnata in albergo e io sono andata a dormire tutta contenta.

L’ultima mattinata nella Perfida Albione l’ho trascorsa inseguendo gli scoiattoli sulla Collina di Brandon (Brandon Hill), da dove si domina tutta la città di Bristol. Sulla collina c’è la Cabot Tower. John Cabot non è altri che Giovanni Caboto, navigatore genovese. Così gli inglesi si vendicano di noi che diciamo Francesco Bacone.
Sotto la Torre di Caboto c’erano un sacco di scoiattolini, vivacissimi, che venivano a mangiare dalle tue mani. Purtroppo, al mio pane senza glutine preferivano decisamente le noccioline di un signore anziano seduto su una panchina. Prendevano il mio pane, lo annusavano e poi lo lasciavano li. Ecco infatti lo scoiattolo con la nocciolina:

Prima di partire, ho fatto provvista di prodotti senza glutine nel supermercato Sainsbury’s. Là hanno cose strabilianti: ottimo pane a cassetta, pane pitta, pain au chocolat e altre leccornie per noi. Mi sono riempita la valigia!
E poi sono ripartita, ma per dove? Originariamente sarei dovuta tornare nei Paesi Baschi, ma all’ultimo momento mi hanno chiesto di svolgere lo stesso lavoro di Bristol in un’altra destinazione ancora. Pertanto il viaggio di lavoro da dieci giorni è diventato di un mese. Sono cose che capitano quando uno fa l’agente segreto al servizio di Sua Maestà mia zia Maria.
E qual’era la destinazione? Vi aiuto: si tratta di un grande ritorno. E poi, ovviamente, la vostra Mariapaolina Paperina, dopo essere dimagrita di nuovo, dove poteva capitare se non in un posto senza Brad Pitt?
Penso che avrete capito di che posto si tratta… Ma questa è un’altra storia e ve la racconterò un’altra volta.

Intanto concludiamo questa serie sulla Perfida Albione con la bella parola

F I N E

La vostra,
Maria Paola

Nella perfida Albione: volevamo solo un bicchiere di acqua calda…

(CONTINUA DALLA TERZA PARTE)

Carissimi,
con mio fratello a Bath siamo andati anche nella “Pump Room”, ovvero la “Sala della Pompa”. Voi direte: Cos’è? Una stanza della caserma dei pompieri?
Ma nooooooo: è la sala da ballo dove si riuniva la società ai tempi di Jane Austen (quelli con la parrucca di cavallo e le sopracciglia di pelle di topo, per intenderci…) Adesso è un ristorante di lusso.
Nel biglietto della visita alle terme romane era incluso un bicchiere di acqua calda termale da prendersi alla Pump Room. Non ce ne fregava molto, però abbiamo detto: vabbé, andiamo a prenderci questo bicchiere d’acqua, visto che è pagato.

All’ingresso la Pump Room fa bella impressione: grande lampadario di cristallo, musicisti classici che suonano dal vivo e camerieri impettiti e gentilissimi. Visto che non avevamo ancora pranzato, ho chiesto, con poca convinzione, se avevano qualcosa senza glutine. La cameriera mi ha subito detto che avevano la torta al limone. Non male, ho pensato. E così abbiamo preso posto al tavolo. Poi si è visto che per celiaci avevano anche parecchia altra roba. Mio fratello ha accettato a prendere qualcosa senza glutine pure lui, così avrei potuto assaggiare anche io. Era l’ora del tè e pertanto abbiamo preso la torta al cioccolato e gli scones. Gli scones sono specie di focaccine lievemente dolci e poco cotte che si mangiano con il burro e la marmellata. Erano buonissimi! Se ci andate prendeteli. Persino mio fratello, che aveva provato in precedenza quelli con glutine, ha detto che quelli senza glutine erano veramente ottimi. Il burro che ci hanno dato poi era fantastico. Ho pensato: mai mangiato prima un burro così! Poi abbiamo scoperto che quello non era burro, bensì una crema chiamata clotted cream. Non ho idea di come la facciano esattamente, a quanto pare è costituita solo da latte, ma era davvero sensazionale!
La torta al cioccolato non era gran che, un po’ stantía a dir la verità. Probabilmente era confezionata e ce l’avevano da un po’. Ad un certo punto è venuta una manager del ristorante a chiederci se era tutto a posto. Le abbiamo detto che era tutto fantastico a parte la torta al cioccolato. Subito ce l’hanno detratta dal conto.

Ah già, dimenticavo: ci hanno portato anche il famoso bicchiere di acqua termale. Un bel bicchiere di acqua tiepida con sapore di ruggine, che quando lo bevi ti viene in mente una palude con le amebe che sguazzano e le zanzare. A me è bastato un sorso, invece a mio fratello è piaciuta e ne ha ordinato anche un altro bicchiere. Boh.

E qua si conclude l’avventura a Bath. Ma nella Perfida Albione sono successe altre cose…
Alla prossima!
Maria Paola

(FINE QUARTA PARTE)
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Nella perfida Albione: I love Mr. Darcy

(CONTINUA DALLA SECONDA PARTE)

'You must allow me to tell you how ardently I admire and love you.'
(Mr. Darcy in 'Orgoglio e pregiudizio' di Jane Austen)

Carissimi,
prosegue la premiata serie “Nella perfida Albione”.
Nella puntata precedente ho promesso di rivelarvi perché sono andata a Bath.
Detto e fatto. Visto che la connessione a Internet nella mia camera non funzionava, la notte mi mettevo a lavorare nella hall dell’albergo. Così una volta ho dato un’occhiata agli opuscoli turistici esposti e ho scoperto che a Bath c’è il “Jane Austen Centre”. Caspiterina, ho pensato, ma allora bisogna andare a Bath!
L’ho detto a mio fratello.
Lui: “Scusa, ma se andiamo a Bath è per le terme romane, mica per Jane Austen.”
Io: “Ah, ci sono anche le terme romane? Va bene, però voglio vedere assolutamente anche Jane Austen!”
E così fu.

Voi direte: chi caspita è questa Jane Austen?
Jane Austen è una scrittrice inglese vissuta a cavallo tra il ’700 e l’800. Avevo letto parecchi suoi libri anni fa. All’inizio pensavo che fossero dei polpettoni: specie di telenovelas d’epoca. Invece poi li ho trovati ricchi di ironia e ci ho visto molto il tema della lotta per la sopravvivenza. La lotta per la sopravvivenza di queste donne che, per non morire di fame, dovevano per forza sposare un uomo ricco (non che oggi, con la crisi, la situazione sia diversa, solo che adesso anche gli uomini devono sposare una donna ricca…).
Il “Jane Austen Centre” è una mostra dedicato alla scrittrice, che ha vissuto diversi anni a Bath e ci ha ambientato due romanzi.

La cosa più interessante della mostra era un particolare, che sicuramente sfugge alla maggior parte dei visitatori. C’erano esposti un sacco di quotidiani pubblicati a Bath ai tempi di Jane Austen. Mi sono messa a leggerli. Erano pieni zeppi di annunci di gente che dichiarava di essere stata malissimo: disturbi intestinali di vario genere, pallore, svenimenti, pelle spenta, perdita di capelli, ventre gonfio, dimagrimenti. Tutte cose potenzialmente collegate alla celiachia non diagnosticata! Queste persone poi ringraziavano il medico tal dei tali per aver fornito loro una medicina miracolosa che aveva risolto tutti i loro problemi. E infine si firmavano con nome e cognome. Ohibò. A me sembravano tutte delle fregature belle e buone, come i prodotti miracolosi per dimagrire che pubblicizzano nelle riviste di oggi. Ma questi si firmavano con nome e cogonome. Avevano davvero i rimedi miracolosi per curare i sintomi della celiachia? O si firmavano con nomi e cognomi falsi?
Mistero.

Abbiamo fatto anche il giro della città sull’autobus a due piani. Molto bello, ve lo consiglio! La guida era una simpatica signora inglese, che ci raccontava come andavano le cose ai tempi di Jane Austen. Allora Bath era una rinomata località di villeggiatura, con grande vita sociale. Un po’ come oggi si va a sciare a St. Moritz o in discoteca al Billionaire. Le donne uscivano tutti i giorni, andavano alle terme, a passeggio e a giocare a carte nella speranza di accalappiare il loro futuro marito. Più che un fine romantico era una questione di vita o di morte: per loro sposarsi era l’unico modo per non morire di fame. E inoltre, se una a 24 anni non era sposata, era una vecchia zitella. Punto.

Potete immaginare come fosse importante curare l’aspetto fisico. C’erano due problemi però: i denti e la pelle. Come igiene dentale erano messi malissimo. In pratica, da giovani perdevano già tutti i denti. Pertanto, perché non si vedesse, si riempivano le guance di cotone. Inoltre, in seguito al vaiolo, avevano tutta la pelle butterata. Le donne allora si truccavano per coprire le cicatrici. Purtroppo i trucchi erano a base di piombo (oggi non avrebbero il marchio di conformità UE) e avevano l’effetto collaterale che uno perdeva i capelli e le sopracciglia. Come facevano allora? Semplice: si facevano confezionare delle parrucche fatte con il crine dei cavalli e le tenevano in testa per nove mesi.
E le sopracciglia? Ritagliavano delle pelli di topo con quella forma e se le incollavano sulla fronte. A quel punto, con in testa una criniera di cavallo che non lavavano da sei mesi, con la pelle di topo attaccata sulla fronte e (non dimentichiamoci) con la bocca piena di cotone, andavano alle feste. Per via del cotone in bocca alle feste non potevano parlare, ma intanto pensavano: dái, che bell’aspetto che ho oggi! E nel mentre, sudavano sotto la parrucca di cavallo e pian piano la pelle di topo si staccava dalla fronte…
(Fonte: la signora che faceva da guida sull’autobus. Non ho inventato nulla!)

Non oso immaginare in che condizioni potessero vivere i celiaci a quei tempi! Davvero, penso che dobbiamo avere dei vantaggi evolutivi non indifferenti (più intelligenti? più simpatici?), altrimenti non si spiega come mai i celiaci non si siano estinti ai tempi di Jane Austen.

Nel negozietto del Jane Austen Centre mi sono comprata il DVD di “Orgoglio e Pregiudizio”, nella serie TV originale della BBC, con Colin Firth nella parte di Mr. Darcy. Bellissima serie, con un Colin Firth assolutamente strepitoso. Se non è uno schianto quest’uomo! (vedasi foto sopra) E poi pure simpatico!

Tra l’altro Colin da poco ha vinto l’Oscar come miglior attore nel ruolo del babbo di mia zia Maria. Se non è una coincidenza questa! Bravo Colin!

Per chi vuole approfondire, metto qua il video della famosa scena del lago dalla serie della BBC. Per chi è a digiuno d’inglese (il video è in inglese) spiego la situazione: Mr. Darcy torna nella sua modesta tenuta, Pemberley, e si fa il bagno nel lago davanti alla sua villa. Tornando bagnato dal lago incontra Miss Bennet, che poi sarei io. Infatti mi chiamo Maria Paola B…ennet. Sono quella con il giubbetto giallo, la gonna bianca ed il cappello buffo (così finalmente mi vedete). L’incontro è improvviso e la situazione un po’ imbarazzante. Ma non posso raccontarvi tutto: guardate meglio il video.
Un bacio a tutti
Miss Maria Paola Bennet

(FINE TERZA PARTE)
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EDIZIONE STRAORDINARIA
Scoperta l’alternativa celiaca all’Oktoberfest: è basca

Carissimi,
lo scorso fine settimana la mia coinquilina mi ha invitata ad un’escursione con il suo coro.
Siamo stati in una sidreria chiamata Rezola, che si trova a Hernani, una cittadina dei Paesi Baschi.

Appena entrata ho pensato: ma qua sembra l’Oktoberfest!
Vedere per credere. Si notano all’inizio dei Brad Pitt ad un tavolo e poi si vede per un attimo un mio fratello che passa (come avrete capito, vengo da una famiglia numerosa):

La bellezza di questo posto è che il sidro, a differenza della birra, è una bevanda alcolica ottenuta dalle mele, pertanto è totalmente senza glutine! Gli avventori vanno a prendersela direttamente dalla botte. C’è uno zampillo continuo dall’alto della botte. Uno mette il suo bicchiere in modo da cogliere lo zampillo. Quando toglie il bicchiere, la persona dopo ha già il suo in posizione in modo che il sidro non cada in terra e così via. Ugualmente il pavimento è tutto pieno di sidro…

L’ambiente era grandioso. Questo video per farvi un’idea. Il signore che suona la fisarmonica è il maestro del coro dove canta la mia coinquilina e, al secolo, fa il neurologo. Notate le grida degli spagnoli, degne degli Indiani del Far West:

Per non parlare poi del cibo! La cameriera per prima cosa ha portato delle frittate spettacolari. Mentre la inseguivo per chiederle se erano senza glutine, sono inciampata sul pavimento e sono caduta addosso a dei ragazzi che bevevano il sidro (ci tengo a precisare che io non avevo ancora bevuto nulla). Prima di potermi raccapezzare, ho ripreso l’inseguimento e sono riuscita ad acciuffare la cameriera, che stava già scomparendo tra la folla.
La frittata era senza glutine. Tutto il menu lo era. Solamente sui peperoni a contorno del pesce non era sicura, visto che forse li avevano fritti in olio contaminato. Per cui mi ha dato il pesce in un piatto a parte senza i peperoni.

Poi c’era la carne di manzo alla griglia, rigorosamente con l’osso. Abbrustolita all’esterno, ma per il resto completamente cruda. Mi ha spiegato il fisarmonicista neurologo che è così che dev’essere, altrimenti non è buona.
Mangiando la carne cruda, con quell’osso enorme in mano, ti sentivi un po’ Dracula e un po’ un cavernicolo. Ma era la carne di manzo più buona che abbia mai mangiato.
Per dessert ci hanno portato la cotognata (“dulce de membrillo”), senza glutine anch’essa, con il pecorino. Fantastica! E infine le noci. Con uno schiaccianoci solo per venti persone. Perché tanto gli uomini veri le noci le schiacciano con una mano.

Ora voi direte: è un posto tranquillo per noi. Beh, in realtà in questo ambiente da saloon volavano letteralmente le pagnotte! Nel senso che i camerieri le lanciavano da lontano sui tavoli. I celiaci sono pregati di munirsi di elmetto e di visiera tipo saldatore. I più apprensivi si presentino in scafandro.
Ma no, scherzo. Del resto, se non c’è un po’ di pericolo, che gusto c’è? E poi il pane lo tiravano all’inizio, prima di portare le pietanze, per cui non c’è il rischio che ti arrivi la pagnotta in testa mentre stai mangiando la bisteccona.

Dopo la sidreria siamo andati in centro ad Hernani. Un paesino di neanche 20.000 abitanti, eppure con una movida pazzesca.
Mi hanno colpito in modo particolare i bagni pubblici nella piazza più importante del paese. Immaginatevi dei bagni così nella piazza principale della vostra città (ho pensato: se a Hernani li hanno messi, vuol dire che ce n’era un disperato bisogno…):

Siamo tornati a Vitoria-Gasteiz ridendo e cantando. Una bellissima giornata. Consiglio la sidreria a tutti: molto meglio dell’Oktoberfest.
Un bacio dalla vostra
Maria Paola

Bayern-Inter 2:3

Carissimi,
martedi sera dovevo andare con la mia coinquilina ad un concerto dell’Orchestra da Camera di Monaco di Baviera qua a Vitoria-Gasteiz. Invece niente: sciopero dei dipententi pubblici, compresi quelli del teatro. I poveri musicisti venuti apposta da Monaco di Baviera si sono ritrovati con le mani in mano.
Io però non volevo rinunciare alla serata culturale. Pertanto ho proposto alla mia adorata coinquilina e ai miei colleghi di andare in un locale a vedere gli ottavi di finale di Champions League: Bayern-Inter.
E poi pensavo: magari vanno a vederla anche i musicisti bavaresi, visto che non hanno niente da fare…

Ci tengo a precisare che io non sono interista. Anzi, in una vita preceliaca sono stata addirittura juventina: mi avevano persino pubblicato una domanda a Tacconi su “Hurrà Juventus”.
Ma se l’Inter continua ad assumere allenatori come Mourinho e Leonardo, che sono uno più Brad Pitt dell’altro, come si fa a non andare a vedere le partite?

Quando ero a Monaco l’anno scorso, avevo visto in un ristorante italiano la semifinale di Champions League Barcellona-Inter. Il locale si chiamava “arte in tavola“, un posto abbastanza chic.
Tuttavia nel menu avevano delle cose strabilianti. Tipo i “Rigattoni”, che piacerebbero sicuramente tanto al Prof. (se solo potesse mangiarli…) e la “Bistecca di Buffola”.
Li per li quando l’ho letto mi è venuto un dubbio e allora ho chiesto al cameriere:
“Ma che animale è questa ‘buffola’?”
Il cameriere: “Ma quella della mozzarella, no?”
Tutto chiaro allora.
Invece alla fine ho preso un bel risotto. Buono e fatto da loro con tanta attenzione (senza dadi e cotto a parte, non nell’acqua della pasta, come spesso si usa).

Quando c’è stata la finale di Champions League 2010, Bayern-Inter come la partita di questo martedi, ero da pochissimo a Praga. Per quel giorno ero invitata a Monaco per una festa di compleanno. Il festeggiato, Bavarese purosangue e gran tifoso del Bayern, era convintissimo di celebrare il compleanno insieme alla vittoria della sua squadra del cuore.
Un caro amico al telefono mi disse, per il mio bene, che era meglio che non venissi: “Vedrai come parlano male del calcio italiano e tu ci rimani male…”
Io: “Ma dai… E se poi invece parlo male io del calcio tedesco?”
Lui (che mi conosce bene): “Fidati, che ci rimani più male tu.”
Morale della favola: sono rimasta a Praga e sono andata a vedere la partita in un ristorante italiano. Purtroppo il cameriere di quel ristorante non sapeva una parola di italiano, ma con la carta per il cuoco in ceco me la sono cavata egregiamente.

Ma torniamo alla partita di martedi scorso. Nel locale, a parte il nostro tavolo, l’età media era 75 anni. A fianco a noi c’era un gruppo di comari, tutte vistosamente ingioiellate di bigiotteria (anzi: “inbigiotteriate”) e biondo-finte, che chiacchieravano animatamente.
Ecco che entra l’Inter. Non so se avete notato (o se i commentatori in Italia l’hanno detto) ma portavano la coccarda tricolore. E già, perché ieri era il 150 anniversario dell’unità d’Italia. Tanti auguri Italia! Coraggio e speranza perché il futuro sarà migliore! Io credo molto nella nuova generazione cresciuta a Erasmus e a Intercultura.
Ma come mai questa bella idea dell’Inter di portare la coccarda durante la partita? Forse la risposta è questa: -> cliccate qui <-

Prima della partita i giocatori hanno mostrato uno striscione in giapponese. Il mio collega colombiano, che lo parla molto bene, ci ha detto che voleva dire "Giappone, siamo con te."

Poi è iniziata la partita. Primo tempo così così. Specialmente perché inquadravano sempre Van Gaal, l’allenatore del Bayern (ormai caduto in disgrazia ai Bavaresi) e mai Leonardo. Ma guarda un po’, pensavo, e io che sono venuta apposta per questo…

Ecco che finisce il primo tempo e subito parte il telegiornale, con le immagini della tragedia in Giappone e la minaccia di una catastrofe nucleare.
Il mio collega colombiano, che ha vissuto sei anni in Giappone nella provincia di Fukushima, a cento chilometri dal reattore, e che era là per lavoro quattro giorni prima che si scatenasse il terremoto, ha detto che non si sentiva bene ed è andato via.
In quel momento mi è venuto in mente quel ragazzo giapponese che avevo visto l’altro giorno in televisione. Lo intervistavano su una spiaggia. Trent’anni, lo tsunami gli ha portato via la famiglia e gli amici. È rimasto completamente solo al mondo.
Lo sgomento e il dolore gli tolgono il fiato.

Dopo un po’ riprende la partita. Ma io non la vedo più. Sono delle figure sfocate che si muovo su un campo verde.
Davanti ai miei occhi solamente quel ragazzo, solo, su una spiaggia.
Maria Paola

Nella perfida Albione (come patire il freddo alle terme di acqua calda)

(CONTINUA DALLA PRIMA PARTE)

La Perfida Albione ha fatto onore al suo nome: mi alzavo tutte le mattine alle sei e mezza e spesso finivo di lavorare a notte tarda.

Tuttavia sono riuscita a svagarmi un po’ nel fine settimana, perché è venuto a trovarmi il mio immancabile fratello, casualmente in Inghilterra anche lui. A proposito, bisogna che ve lo faccia vedere.
Eccolo qua. Ovviamente in confronto a me è quasi calvo. Per arrotondare, fa la pubblicità dello shampoo contro la caduta dei capelli (lo usa anche, perché non si sa mai):

No beh, scherzo: questo non è il fratello che è venuto a trovarmi in Inghilterra, bensì un altro, che ho scoperto da poco di avere… (se non altro, a giudicare dalla foto).

Dicevo, con mio fratello siamo andati a Bath, cittadina a dieci minuti da Bristol, dove si trovano le famose terme romane. Consiglio anche a voi di visitarle, vale proprio la pena.
Siccome c’era molto da vedere, quel giorno non abbiamo pranzato. In compenso abbiamo cenato due volte. La prima volta siamo stati da Wetherspoon. È una catena di pub, nel cui menu sono indicate le pietanze senza glutine. Occhio però: siccome è molto economico, la sera ci va un sacco di gente ad ubriacarsi. È un ambiente, diciamo, non proprio aristocratico. Una volta, mentre facevo la fila al banco tra una folla di avventori, per poco non mi sono trovata in mezzo a una rissa.
Occhio anche agli errori nel menu senza glutine. Non è la prima volta che mi capitano in locali inglesi (come mi dice mio fratello: “Cosa credi? L’Inghilterra non è la Germania.”).
Ad esempio, il dolce “Bramley Apple, Pear and Raspberry Crumble” (molto buono, ve lo consiglio) è indicato come senza glutine sia con il gelato alla vaniglia che con la crema pasticcera (custard). Per sicurezza ho chiesto della crema pasticcera al banco. Hanno controllato e mi hanno detto che il glutine ce l’ha. Per cui potevo prendere solo la variante con il gelato alla vaniglia. Beh, se è così, correggetelo sul menu, ecchediamine!

Dopo la prima cena siamo andati alle terme moderne (in quelle romane il bagno non si può fare, è vietato anche solo mettere il dito nell’acqua). Ci siamo comprati il costume da bagno li per li in un grande magazzino.
Voi direte: un gioco da ragazzi il bagno alle terme di acqua calda, in confronto al bagno invernale nell’Atlantico.
Invece no. Era una notte fredda. In costume da bagno abbiamo salito le scale all’aperto per andare nella piscina sul tetto. Un atto di estremo coraggio!
Ma questo non era niente in confronto a uscire bagnati dalla piscina per fare il percorso inverso! La crudeltà della situazione era che più corri per fare prima, più ti sferza il vento.
Ho patito molto più freddo alle terme di acqua calda che durante il bagno nell’Atlantico! (non sto scherzando)
Comunque molto bello. Andate anche alle terme moderne, ve lo consiglio.

Per la seconda cena, siamo andati a prenderci il pollo da Nando’s. Anche in questa catena di ristoranti fanno pietanze senza glutine. Chiedete l’apposito menu che indica gli allergeni.

Vi confesso che in realtà non sono andata a Bath per le terme, bensì per un altro motivo… Ve lo rivelo la prossima volta. ;-)

Intanto vi lascio con il video di mio fratello che fa la pubblicità dello shampoo. Non solo contro la caduta, ma anche per rinfoltire il capello!
Per chi è a digiuno di inglese ecco una traduzione sommaria.
Il biondo (seccato perché trova la bottiglia dello shampoo mezzo vuota) a mio fratello: “Per caso, stavi usando il mio shampoo, che è per uomini che vogliono i capelli più folti?”
Mio fratello: “Non l’ho usato!”
Il biondo (scettico): “Davvero non lo hai usato?”
Poi, “yes” vuol dire sí e “no” vuol dire no. ;-)
Buona visione!

La vostra
Maria Paola

(FINE SECONDA PARTE)
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Ricordatevi: non è un Summer Camp per vecchi

Carissimi,
il prossimo Summer Camp per i Giovani Celiaci d’Europa (CYE Coeliac Youth of Europe) sarà in Grecia, vicino ad Atene.
Ci si potrà iscrivere da oggi, 15 marzo, all’indirizzo e-mail
[email protected]
Ci sono solo 45 posti!

http://cye.freehostia.com/

http://cye.freehostia.com/files/summercampgreece2011.pdf

Se ci vado anche io? Temo di essere fuori età. Se non sbaglio, per essere nel gruppo giovani il limite è 30 anni.
Dai 30 in poi si entra a pieno diritto nel gruppo anziani.

Anche il gruppo anziani fa il Summer Camp, ma in una località termale.
Inoltre le attività proposte sono diverse: partite a carte e torneo di bocce.
Nonché seminari utilissimi: come rimuovere eventuali residui di glutine dalla dentiera.

Maria Paola

Nella perfida Albione

Carissimi,
recentemente sono stata nella perfida Albione a svolgere i miei affari (per niente loschi, vi dirò).

La cosa piú bella di quando vado in Inghilterra é che mi danno i soldi con raffigurata mia zia Maria.
Se questa non é mia zia Maria:
zia Maria

Ed eccola qui, ben vestita e pettinata, sulle banconote:
zia Maria sulle banconote

Bisogna che un giorno porti le banconote a mia zia per fargliele vedere, perché secondo me non ci crede.

Il viaggio tutto bene, ma un sacco di stress per organizzare il lavoro. In aereo da Madrid a Bristol ero giá abbastanza a pezzi. E all’arrivo in albergo avrei dovuto continuare a lavorare, anche se non ci sarei arrivata prima delle undici di notte.
Mi rincuoravo pensando che il volo era breve. “Dai” , pensavo, “solo un’ora e un quarto dalla Spagna all’Inghilterra. Sembra incredibile. Ah, gli aerei di oggi!”.
Ad un certo punto, quando stavamo per atterrare, ho pensato “Meglio che vada in bagno adesso, che poi durante l’atterraggio non si puó piú”.
Mentre aspettavo nel corridoio il mio turno per il bagno, ecco la voce del comandante:
“Qui é il comandante Pinco Pallo che vi parla. La velocitá é bla bla bla. La temperatura é etc. etc. Atterreremo a Bristol tra un’ora…”
“Come sarebbe a dire tra un’ora???” Oddio, ero talmente cotta che non avevo pensato al fuso orario! Ovviamente, con mio grande sconforto, il volo durava un’ora in piú.
A pezzi sia fisicamente che, ora, spiritualmente, sono tornata al mio posto e ho fatto conoscenza con lo spagnolo che era seduto a fianco a me. Per mia fortuna si trattava di un ingegnere industriale che mi ha spiegato per filo e per segno tutto il ciclo combinato delle turbine a vapore e a gas (non sto scherzando).

Come abbiamo fatto conoscenza? Molto semplice: gli ho chiesto se potevo leggere gli ingredienti dell’insalata che aveva appena comprato dalle hostess.
Sembrerebbe una subdola tecnica di abbordaggio celiaco, in realtá ero seriamente preoccupata per le provviste del ritorno. I celiaci che, come me, viaggiano per lavoro sanno benissimo che all’andata uno puó riuscire a farsi un panino senza glutine. Al ritorno invece non é detto: nei viaggi di lavoro si é sballottati da tutte le parti e non si ha tempo di nulla.
Per colpa di alcune sparute conchigliette di pasta in un’insalata altrimenti costitutita da ingredienti encomiabili, ho scoperto che quella non sarebbe stata la mia cena al ritorno.

Dopo un po’ eccoci atterrati nella Perfida Albione.
Dal taxi che mi portava in albergo osservavo la gente per strada.
Avevo già visto altre volte come si vestono le ragazze inglesi per uscire la sera. Tuttavia stavolta mi ha fatto più impressione, forse perché è inverno: frotte di ragazze vestite solo con canottiera scollatissima e minigonna, oserei dire, ascellare.
Roba che se giri così a Sassari ti chiedono subito quanto vuoi.

Arrivata in albergo a notte inoltrata, manco a dirlo, la connessione a Internet nella mia camera non funzionava. Pertanto mi sono dovuta mettere a lavorare nella hall.
Quando non ne potevo più, ho smesso di lavorare e sono andata a dormire.

Così è iniziata la mia avventura nella Perfida Albione.

(FINE PRIMA PARTE)
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Alla scoperta dei Paesi Baschi:
Bilbao

Quiz: che animale è questo? A) un gatto, B) un cane, C) un ornitorinco, D) nessuna delle tre risposte. ('Puppy' di Jeff Koons, Museo Guggenheim, Bilbao)

Carissimi,
il giorno dopo San Sebastián con mio fratello siamo andati a Bilbao a vedere il Guggenheim.
Davanti al museo abbiamo finalmente potuto ammirare il “il gatto gigante fatto di fiori” tanto decantato dal Prof. Altro non è che l’opera “Puppy” di Jeff Koons, ex-marito di Cicciolina.

Siamo stati al ristorante del museo, un bel posto in stile lusso-minimalista. Ho chiesto se potevo mangiare senza glutine e subito la cameriera ha detto di sì.
Abbiamo preso il menu del bistrot. Costa 19 Euro e comprende antipasto, piatto principale, dessert, acqua e vino.
Per noi celiaci hanno:
come antipasto insalata con roast beef di vitella
come piatto principale pomodorini ripieni con risotto di seppia etc. etc.
di dessert mi pare solo macedonia.
Mi è piaciuto tutto molto. La mia insalata poi era decisamente meglio dell’antipasto di mio fratello: la melanzana che gli hanno portato sembrava davvero un cadavere.
Abbiamo preso pure la bottiglia di vino, così poi le opere di arte moderna si capiscono di più. ;-)

Le opere del museo sono interessanti anche se devo dire che altri musei di arte moderna mi hanno colpita di più. Primo fra tutti il Ludwig Forum di Aquisgrana, in Germania, dove ero stata in viaggio di studio.
All’ingresso anche li un’opera di Koons che lo raffigura insieme alla moglie Cicciolina. Ricordo che i miei colleghi si fermarono a quella. Io e un’altra collega invece, battemmo il museo palmo a palmo rimanendo folgorate dalle opere esposte. Era il primo museo di arte moderna che visitavo e rimasi profondamente colpita.
Il caso vuole che sia io che la mia collega, alcuni anni dopo, abbiamo entrambe scoperto di essere celiache! A questo punto si potrebbe dedurre che ai celiaci piace l’arte moderna, se non fosse che al Prof. invece non piace.

Al ritorno a Vitoria-Gasteiz ho chiesto al collega cinese (quello che fa arti marziali, capelli lunghi, molto cool):
“Hai visto che bello il gatto gigante fatto di fiori all’ingresso del Guggenheim?”
Lui: “No, non l’ho visto”.
Io: “Come sarebbe a dire non l’hai visto?” (sbracciandomi) “È una cosa enorme, all’ingresso! Impossibile non vederlo”.
Lui (lievemente imbarazzato): “Non l’ho visto. Forse quando sono andato io non c’era ancora.”
Io (incredula): “E quando sei andato?”
Lui: “Due anni fa.”
Mah.
Vi dirò che ho iniziato a dubitare della salute mentale del mio collega. Com’è possibile non vedere quella cosa enorme più alta di un palazzo? Anche se uno è miope (e il mio collega non lo è), non si può non vederla.
Più tardi ne stavo parlando con l’altro collega cinese:
“Tu l’hai visto il gatto gigante fatto di fiori davanti al Guggenheim?”
Lui ha ridacchiato un po’ timidamente e poi mi ha detto:
“Temo che non sia un gatto, ma un cane.”
Io: “Un cane?? Ora capisco, in effetti era un gatto strano, con quel muso allungato!”.

Ebbene: mi ero lasciata influenzare dal Prof. ed ero convinta anche io che fosse un gatto. Dovete sapere che il Prof., per sua stessa ammissione, è un patito dei gatti.
Lui vede gatti dappertutto. Quando va allo zoo a vedere le tigri, le pantere ed i leoni, torna tutto entusiasta: “Che bei gatti che avevano!”. Da piccolo lo portavano al circo e lui nutriva un’ammirazione sconfinata per “il domatore di gatti”.
Adesso per merito del Prof. i miei colleghi cinesi credono che non sappia distinguere un gatto da un cane.
Saluti
Maria Paola
P.s.: La storia del Prof allo zoo ed al circo è uno scherzo. Perdona, Mauro. So che sei un uomo di spirito. :-)

Alla scoperta dei Paesi Baschi:
San Sebastián

San Sebastián, costa atlantica, 15 gennaio 2011.

Carissimi,
a gennaio mio fratello è venuto a trovarmi nei Paesi Baschi.
In quell’occasione abbiamo battuto due record personali:
1) mai fatto il primo bagno dell’anno così in anticipo: il 15 gennaio!
2) primo bagno in assoluto nell’Oceano Atlantico.
Avevo già fatto il bagno nel Pacifico in Nuova Zelanda alcuni anni fa. A questo punto direi che mi mancano solo l’Oceano Indiano e il Mar Glaciale Artico, e ho completato la collezione. ;-)
Stavo per mettere qua sul blog una mia foto in bikini, circondata da gente in pelliccia che batte i denti, poi ho pensato: meglio di no. Fidatevi, il bagno l’ho fatto.
A dir la verità quel giorno a San Sebastián c’erano 25 gradi al sole e 18 all’ombra (lo so perché una farmacia aveva due insegne: una al sole e una all’ombra). L’acqua però era freddina…
C’erano alcune altre persone che facevano il bagno: un paio di baldi giovanotti, ma soprattutto persone anziane. Mi hanno detto che questi temerari vecchietti fanno il bagno a San Sebastián tutti i santi giorni, anche se nevica o fa burrasca. Dio li benedica.

Dopo le Feste in Italia e con la permanenza nei Paesi Baschi, dove da celiaci si sta benone, devo aver messo su qualche chiletto. Ne ho avuto conferma proprio quel giorno in spiaggia.
Nonostante che fossi una delle pochissime donne in costume da bagno, nonché l’unica con meno di 70 anni, non sono stata abbordata da nessuno!
Addirittura ad un certo punto mi sono passati a fianco dei baldi giovanotti. Non solo non mi hanno neanche notata, ma sono andati ad abbordare delle signore anziane che prendevano il sole poco più in là.
Esperienza a dir poco sconcertante. 8-|
(No, beh dái, questa è inventata… ;-))

La responsabile del gruppo giovani celiaci dei Paesi Baschi, che vive a San Sebastián, mi aveva consigliato alcuni locali. A pranzo siamo stati a quello del Tennis, che si trova sul lato occidentale della baia della Concha. Il proprietario è un simpatico signore che ha la figlia celiaca. Mi sono trovata molto bene, era molto affollato. Non economicissimo, a dire la verità. La sera invece siamo stati in centro al Bide Bide. Non male, un locale tipico con i pinchos, ovvero le tapas dei Paesi Baschi. Ho preso tortilla de patatas e insalata. All’inizio sono state necessarie alcune spiegazioni con la carta “para los cocineros”. Ma hanno preso tutto molto sul serio e sono stati molto attenti.
Ecco l’elenco completo dei locali di San Sebastián consigliati dalla responsabile:
- Zona Ondarreta-Antiguo: Tenis, Kaskazuri, Ezeiza, Mario’s
- Zona Parte Vieja: Sku2, Morgan’s, Juantxo (es de bocatas, pero te lo dan en un plato con cubiertos de plástico para poder llevartelo [n.d.t.: è da asporto, però te lo danno in un piatto con posate di plastica per poterlo portare via]) La Fábrica, Politena, Bide-Luze, Bide-bide
- Zona Centro: Casa Valles, Caravanserai
- Zona Gros: Andramari, Campero
Inoltre Telepizza nella Avenida Tolosa nº 13. Io, avendo provato la Telepizza a Vitoria-Gasteiz, ve la straSconsiglio caldamente (non andateci).

Fantastico il lungomare di San Sebastián. Non per niente là, nel punto migliore, si erano fatti la villa i reali di Spagna (mica scemi). Vi consiglio di salire sul monte Igueldo a godervi la vista sulla città (da li ho fatto la foto del faro).
La sera poi una movida pazzesca con fauna umana interessante che comprende anche varie specie di Brad Pitt.
Ciao
Maria Paola

(fine prima parte, seguirà Bilbao)

And the winner is…

Carissimi,
eccoci qua ad annunciare finalmente il vincitore del concorso a premi.

Innanzitutto vorrei ringraziare tutti coloro che si sono iscritti alla newsletter.
Si sono iscritte duemilionitrecentosettantamilaquattrocentotrentasettepersone.
Non pensavo che ci fossero tanti celiaci in Italia!
Grazie a tutti!

Devo dire che alcune persone, come Marany e Matteo, hanno registrato sette indirizzi e-mail diversi (con yahoo, googlemail, tiscali e chi piu’ ne ha piu’ ne metta…) per avere piu’ possibilita’ di vincere. Mi dispiace ragazzi, ma ho potuto tener conto di un’indirizzo solo. Sono molto contenta che apprezziate molto il mio blog, ma per il concorso non potevo fare figli e figliastri. ;-)

Ed ora ecco l’atteso momento dell’annuncio del vincitore:
vince il concorso la Signora Pasqualina di Sassuscrittu in provincia di Carbonia!
Complimenti, Signora Pasqualina!
La signora Pasqualina vince un viaggio nel paradiso gluten-free: l’Australia!
Un viaggio in Australia, a sue spese, per due persone.
Ancora complimenti, Signora, ma deve andare in Australia, eh, mi raccomando.

Adesso voi direte: ormai il vincitore e’ stato estratto, per cui non vale piu’ la pena di iscriversi alla newsletter. Invece si’. Innanzitutto sarete aggiornati sulle novita’ del blog (scusate se e’ poco). E inoltre tengo in serbo per voi dei premi ancora piu’ straordinari. Come ad esempio un viaggio in una destinazione a vostra scelta (anche sulla Luna, non problem), a vostre spese, addirittura per tutta la famiglia!
Volete mettere la soddisfazione di poter dire: “Questo viaggio l’ho vinto nel blog di Maria Paola!”?

Ancora grazie a tutti e un caloroso abbraccio
Maria Paola
p.s.: Ovviamente su Marany e Matteo scherzavo, si sono iscritti con un solo indirizzo. Era un modo per prendere bonariamente in giro dei miei affezionati lettori, sapendo che non si offendono. Non e’ vero ragazzi?
p.p.s: “Sassuscrittu in provincia di Carbonia” e’ una citazione da Fantozzi. Notate come Fantozzi fosse all’avanguardia per il suo tempo: la provincia di Carbonia allora non esisteva, adesso invece si’.
La localita’ di Sassuscrittu invece, non e’ stata ancora fondata…
Ariciao MP

Celiaca sull’orlo di una crisi di nervi

Carissimi,
no, non vi ho dimenticati. Sono stata molto impegnata, perché sono in viaggio di lavoro all’estero. In pratica dall’estero vado all’estero, e quindi diventa un estero al quadrato.

Avevo talmente tanto da fare che non avevo neanche il tempo di respirare. L’altro giorno ad esempio stavo andando nella caffetteria del luogo dove sto lavorando (appena posso vi racconto senza glutine cosa avevano).
Siccome ero angosciata, perché avevo solo quattro minuti per pranzare, sono caduta salendo le scale. Mi sono fatta un bel bernoccolo sul ginocchio destro.
Oggi in compenso la pausa pranzo non c’era per niente. Così almeno evito di cadere.

Domani, per premiarmi dopo tanto stress, sto pensando di andare a vedere dei sassi.
Come “dei sassi”? Direte voi. Bel premio!
Ma si tratta di sassi famosi. Antichi.
Del resto noi sardi non dobbiamo fossilizzarci sui nostri Nuraghi, ma conoscere e apprezzare anche i sassi altrui.
Stasera sono andata in un ristorante spagnolo senza glutine (ma non sono in Spagna!) e ho chiesto al cameriere come sono questi sassi. Lui fa una faccia scettica:
“Mah! Sono solo dei sassi.”
A me mi intrigano. Anche se il cameriere non li apprezza, sto pensando di andare a vederli lo stesso.

Avete capito di che sassi si tratta? Del resto da poco vi avevo scritto che sarei venuta in questo Paese per lavoro. A chi indovina nessun premio (devo ancora dare quello del concorso a premi), bensì l’onore e la gloria sul mio blog (scusate se è poco).
La risposta non appena avrò tempo di raccontarvi questo viaggio.
Un abbraccio
Maria Paola

Maria Paola, il cinese e l’armadio

Carissimi,
non oserei mai tediarvi con le mie questioni sentimentali. Tuttavia, visto che oggi è San Valentino, facciamo un’eccezione.

Dovete sapere che nel mio primo periodo a Monaco di Baviera portavo i capelli cortissimi: massimo due centimetri. Lo stavo raccontando al mio collega cinese che fa arti marziali.
Lui (stupito): “Ma quindi come un monaco buddista?”
Io: “Esattamente.”
Adesso ho nostalgia di quel taglio, visto che avrei assoluto bisogno di una peluqueria de caballeras (nota bene: per me ci vuole una “peluqueria de caballeras“, perché una “peluqueria de señoras” per me non basta).

Dicevo, quando io andavo in giro come un monaco buddista, partecipavo ogni tanto a degli incontri dell’Associazione Tedesca Celiachia.
Una volta partecipai ad un corso di cucina spagnola e ispanoamericana. Ero a Monaco da pochissimo e ci andai senza conoscere nessuno.
La signora che organizzava mi mise a cucinare in coppia con un celiaco tedesco, timidissimo: non apriva bocca. Dovevamo fare il gazpacho, una zuppa fredda spagnola a base di verdure crude. Secondo la ricetta dovevamo metterci un cetriolo. Purtroppo abbiamo preso l’indicazione alla lettera, senza considerare che in Germania i cetrioli sono lunghi quaranta centimetri.
Il risultato, più che un gazpacho, era un frullato di cetriolo.

A tavola poi, mentre sorbivamo questo liquido verde, chiacchieravo allegramente con una coppia di tedeschi seduta davanti a me.
Lei era una ragazza bionda, delicata. Lui invece alto e grosso: un armadio.
Ad un certo punto del discorso salta fuori che la persona celiaca della coppia non era lei, come credevo, bensì lui, l’armadio!
Io, molto stupita, gli ho detto:
“Tu sei il celiaco?? Ma com’è possibile?
Con queste belle guanciotte rosee e paffutelle!”
Momento di gelo tra i presenti.

La serata poi è proseguita tranquillamente e alla fine la coppia mi ha dato persino un passaggio in macchina.

Passano un paio di mesi. Mi ero già completamente dimenticata dell’evento, quando improvvisamente mi arriva un’e-mail. Mi scriveva proprio lui, l’armadio.
Diceva che con la sua ragazza si era lasciato, che si ricordava sempre di me e che sarebbe venuto apposta a Monaco (abitava in un’altra città) per portarmi fuori a cena.

Ohibò. Se siete stupiti voi, potete immaginare quanto lo fossi io.
Evidentemente la mia frase a tavola lo aveva molto colpito (ragazze, prendete nota!).

Adesso non sto a raccontarvi come è finita questa storia, perché tanto sicuramente non interessa a nessuno.
Piuttosto, per restare in tema, vi metto qua un video dei Tafano Broders, intitolato “L’anima gemella”. Racconta di due Brad Pitt alla ricerca della loro BradPittessa. La morale di questo video è che il concetto di Brad Pitt e di BradPittessa è molto soggettivo.
Ora lascio la parola ai Tafano e auguro a tutti buon San Valentino!
La vostra
Maria Paola

Buon anno (bis)

Carissimi,
ieri sera sono andata a festeggiare il Capodanno.
Come dite? Vi avevo già fatto gli auguri a suo tempo? Ora è un po’ tardi?

Ma nooooo, non è tardi: oggi è il Capodanno cinese!
Buon anno del coniglio a tutti!

I miei colleghi cinesi ci hanno invitati a casa loro per l’occasione. Hanno annunciato la cosa con largo anticipo (infatti hanno iniziato a cucinare da domenica scorsa) per cui ho avuto modo di spiegare per filo e per segno la mia situazione.

Ho procurato la salsa di soja Tamari con spiga sbarrata. All’inizio i miei colleghi cinesi erano un po’ scettici, mi hanno detto che la salsa di soia è molto importante e che non tutte sono buone. In pratica per loro usare quella salsa di soia simil-giapponese è come per un napoletano mettere l’emmentaler sulla pizza.
Gli ho detto: vabbé allora a me fatemi la cosa a parte con la mia salsa, tanto io sono contenta uguale.

Poi uno dei colleghi cinesi mi ha annunciato, molto contrito, che avrebbero fatto i ravioli, che sono tipici per il Capodanno, e che io non li avrei potuti mangiare.
Non sia mai! I ravioli cinesi del secolo! (altro che hamburger a Stoccolma) Quando mi ricapita? Subito ho detto che avrei procurato la farina adatta.

Son stata in due negozi biologico-naturisti a cercare la “Farina” (quella per pasta) della Schär. La negoziante: “Ah, la harina de la Sar!”.
Qua dicono “Sar”, che è quasi come SARS e mi sa molto di epidemia…
Nei due posti non ce l’avevano. Mi hanno detto che da loro non la usa nessuno (gli spagnoli tradizionalmente non fanno la pasta in casa) ed era troppo tardi per ordinarla.
Così ho dovuto comprare la farina Schär per dolci (senza zucchero però). Ho letto gli ingredienti ed erano identici a quelli della farina per pasta. Ho pensato: tanto è tutto marketing…

Molto ottimista, sono andata a portare la farina per dolci al collega cinese: “Quella per pasta non c’era. Ma va bene anche questa per dolci. Tanto è tutto marketing! E se affogate tutto bene nella salsa di soia, poi non si sente più nulla. Vai tranquillo!”

Dopo due giorni viene da me il collega cinese ancora più contrito:
“Ieri abbiamo fatto i tuoi ravioli.”
Si torceva le mani e aveva paura di parlare:
“Sono venuti terribili. La tua farina non è per niente come quella di grano.”
(e qua direi che abbiamo fatto la scoperta dell’America)
Io: “Ma lo avete messo il ripieno e li avete affogati bene nella salsa di soia?”
Lui: “Sì, ma erano terribili lo stesso”.
(accipicchia, ma perché dirmi queste cose? Tanto io mica me ne accorgo: per me sono ravioli cinesi e basta)
Io: “E magari l’impasto si rompeva, no? Metteteci un uovo! Vedrete che l’uovo risolve tutto!”
Il collega si è allontanato poco convinto.

Arriva il gran giorno. I colleghi cinesi ci danno un menu, scritto in inglese e cinese: di ben sette portate! Mi dicono che avrei potuto mangiarne la metà. Poi in realtà di portate ne hanno fatte molte di più e quindo per me ce n’erano ben più di sette.
Ed ecco che arrivano i famosi ravioli. Buoni secondo me. Un po’ più arancioni di quelli glutinosi e con un retrogusto di biscotto di mais. Ma, ribadisco, buoni! E siccome hanno cucinato prima i miei di quelli glutinosi (per evitare la contaminazione: che bravi!), subito li hanno assaggiati anche gli altri e sono piaciuti!

L’unico problema è che ad un certo punto Paolo Maldini ha tuffato uno dei suoi ravioli normali nella salsa senza glutine preparata apposta per me.
Mentre il suo raviolo sguazzava beatamente nella mia salsa, gli ho detto che ora non avrei potuto più mangiarla. All’inizio è rimasto basito, e poi era tutto mortificato. No problem: il collega cinese si offre di rifarmi la salsa. Ma non c’è bisogno, visto che ho appena scoperto che mi piace di più tuffare il raviolo nella salsa dei gamberetti, anch’essa senza glutine (per i cinesi un peccato mortale: come mettere il parmigiano sugli spaghetti alle vongole, ma pazienza).

Ah i cinesi! Non mi era mai capitato di conoscere così da vicino dei cinesi.
Venerdi scorso ero già stata a cena da loro. Una cena improvvisata, infatti c’erano solo sei portate.
Ho chiesto al collega cinese: “Ma secondo te qual’è la differenza più grande tra la cultura orientale e quella occidentale?”
Lui ha riflettuto e poi ha risposto: “L’individualismo. Gli occidentali sono molto più individualisti di noi, fanno molte più cose per se stessi. Non è un male, un po’ di individualismo ci vuole. Perché sacrificarsi sempre per la comunità?”

Cosa sia lo spirito di sacrificio dei cinesi l’ho toccato con mano. Avevano messo la polpa di granchio nella zuppa. Siccome la polpa di granchio (o surimi) notoriamente può contenere glutine, volevo leggere gl ingredienti sulla confezione. Il mio collega cinese (lo stesso che aveva trasportato l’enorme tagliere del mio capo) ha frugato per un quarto d’ora nell’immondizia, tra pezzi di carta sporca, ossa di pollo e altre schifezze innominabili, pur di trovarmi la confezione.
La polpa di granchio era senza glutine, ma purtroppo il sacrificio del collega non è servito. Infatti nella zuppa avevano messo la salsa di ostrica, che invece il glutine ce l’aveva.
Io ho apprezzato ugualmente moltissimo il gesto.
E anche i ravioli. Infatti quelli rimasti me li sono presi e ce li ho in frigo…

Baci e ancora buon anno del coniglio a tutti!
Maria Paola