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Nel palazzo della Stasi: seconda parte

Elezioni politiche in Repubblica Ceca, maggio 2010. Secondo voi chi ha messo il cartello: il tizio a destra o quello a sinistra?

(CONTINUA DALLA PRIMA PARTE)

Rimasi in quel posto per due settimane.

Avevo rassettato la stanza e mi ero sistemata alla bella meglio. Alla fin fine mi scocciava traslocare di nuovo, magari in un posto con altri problemi, prima di trovare la sistemazione definitiva. “Meglio che mi sbrighi a trovarla” pensavo.

Rimaneva il problema celiaco numero uno: mangiare.
Nel mio piano c’era un cucina, ma aveva solo il lavello. Quella al piano di sopra aveva anche due piastre, ma di pentole neanche l’ombra. E così mi rassegnai a mangiare solo roba che non aveva bisogno di essere cucinata: prosciutto, scatolette di tonno e di salmone, insalata etc.
Nel mio piano c’era un frigo in comune. La prima volta che lo aprii, pensai subito:
“Poffarbacco, ma qui abitano dei grandi scienziati! Guarda quanti begli esperimenti con colture batteriche e fior fiori di muffe!” Inoltre in fondo c’era un blocco di ghiaccio che neanche l’iceberg del Titanic…
Morale della favola: compravo solo porzioni singole, rigorosamente sigillate. Così non dovevo lasciare niente di aperto nel frigo.
Per questo motivo mangiavo sempre quei formaggini Babybell avvolti nella cera. Dopo due settimane non potevo più vederli.

Intanto i giorni passavano e, doccia dopo doccia, stavo finendo lo Scottex. “Bisogna che lavi questi benedetti asciugamani” pensavo.
Così una sera andai alla reception e dissi “Pračka!”, che, come si intuisce dalla parola stessa, vuol dire lavatrice. La signora mi portò in uno stanzino dove c’era una lavatrice e mi spiegò che si pagava un tanto all’ora.
Benissimo, solo che io non avevo detersivo. Al supermercato avevano solo pacchi da cinque chili, e io non volevo appesantire i bagagli in vista del trasferimento.
Come ho risolto? Semplice: avevo un sapone da bucato e con un coltello ne grattuggiai un po’ nel cassetto della lavatrice. Gli asciugamani poi vennero benissimo, profumatissimi!
Quando misi gli asciugamani a lavare era un po’ tardi e mi sarebbe piaciuto andare a letto. Visto che dovevo aspettare la lavatrice, mi misi invece a fare alcune cosette e poi telefonai ai miei con Skype. Ad un certo punto dissi ai miei “Oh, è già passata un’ora. Vi lascio, devo ritirare gli asciugamani dalla lavatrice, altrimenti mi fanno pagare un’ora in più.” Così salii nello stanzino. Ma la lavatrice non aveva finito.
Tornai dopo mezz’ora: non aveva finito.
Tornai dopo un’ora: non aveva ancora finito.
Avevo un sonno pazzesco, ma dovevo aspettare gli asciugamani.
Tornai dopo un’ora e mezza: la lavatrice sballottava che era una meraviglia.
Finì dopo due ore e quarantacinque minuti. Alla reception mi fecero pagare tre ore.
L’indomani al lavoro ero uno straccio. Il mio capo, molto premuroso, venne a chiedermi come stavo e se riposavo bene. Gli raccontai la storia della lavatrice e che, per quel motivo, ero dovuta andare a letto molto tardi. Potete immaginare come si sentì udendo queste cose!

Nel frattempo era rinfrescato e i plaid che avevo comprato il primo giorno non mi bastavano più. Pertanto tornai nel famigerato centro commerciale a comprare un coperta più grossa.
E così, uscita dal centro commerciale, aspettavo il tram in mezzo a una grande strada di periferia. Con una mano tenevo la coperta e con l’altra le buste della spesa. Intorno a me cartelloni giganteschi di propaganda elettorale, raffiguranti dei loschi personaggi e scritti in una lingua incomprensibile.
In quel momento pensai:
Dove sono? E cosa ci faccio qui?

FINE SECONDA PARTE

VAI AL ->->-> FINALE

Grande raccolto e neve a Manhattan

Carissimi,
oggi grande raccolto: in mezzo chilo di lenticchie ho trovato ben quindici chicchi di grano.

Per festeggiare sono uscita a vedere la neve a Sassari, tanto il riscaldamento era guasto. Non vedevo tutta questa neve in città da quando ero piccola, nel 1985.
Ecco la nostra Manhattan, ovvero il centro di Sassari con i grattacieli, innevata. Manca solo veder passeggiare Woody Allen con la giapponese:

Neve a Manhattan (Sassari, Piazza Castello, 06 febbraio 2012).

Non stupitevi che noi a Sassari abbiamo Manhattan. Si sa che noi sassaresi siamo megalomani: l’autobus qua si chiama tram, e l’inutilissimo tram, che hanno messo da qualche anno, si chiama metropolitana.

Cari saluti dalla metropoli,
Maria Paola

Nel palazzo della Stasi

Vista dal palazzo della Stasi.

Carissimi,
in questi giorni sono assalita dai ricordi e così vorrei raccontarvi dei mio primo periodo a Praga.
Quando mi trasferii a Praga, nel remoto maggio del 2010, il mio futuro capo mi propose un alloggio provvisorio per i primi giorni. Ovviamente accettai subito: non conoscevo la città e non parlavo una parola di ceco. Per giunta una persona che aveva lavorato nello stesso posto a Praga mi aveva detto che gli ospiti venivano alloggiati in un residence. “Benissimo”, pensavo, “cosa c’è di meglio per una celiaca di una stanza con angolo cottura?”

E così al mio arrivo a Praga vennero a prendermi alla stazione il mio futuro capo e un collega. Mi fecero salire su un tram con destinazione sconosciuta.
Dopo un viaggio che non finiva più, arrivammo al capolinea, nella più remota periferia praghese. E ci ritrovammo davanti alla mia nuova residenza: un palazzone in stile socialismo reale. Sembrava davvero il palazzo della Stasi (ovvero i servizi segreti della Germania Est).
L’interno confermava l’impressione esterna: moquette verde oliva ammuffita dagli anni ’60, muri marroncini e arredamento in stile prima della rivoluzione. Alla reception delle vecchiette che parlavano solo in ceco. “Se devo chiedere un’informazione, sto fresca” pensavo.
Nel frattempo le vecchiette discutevano con il mio capo in ceco stretto.
Il mio capo mi disse: “Bisogna pagare il soggiorno adesso, in anticipo.”
“Ok” dissi.
Il mio capo: “Si tratta di un mese di soggiorno…”
Io: “Ohibó, ma io qua mica ci resto un mese”, dissi guardandomi intorno angosciata, “Massimo massimo due settimane, finché non trovo casa …”
Altra discussione con le vecchiette…
Il mio capo: “Purtroppo la prassi è questa, ma se resta di meno poi le restituiscono i soldi”.
“Boh, speriamo”, pensai. E, messa alle strette, pagai alle avide vecchiette che sognavano di giocarsi tutto alla tombola.

Salimmo poi a vedere la mia camera. Ragazzi, che lusso. La porta del bagno era tutta scrostata. La moquette sporca. Il bastone delle tende cadente. Sul materasso giaceva una coperta grigiastra tutta consumata. Una roba che a confronto la cella del Conte di Montecristo sembrava una suite del Grand Hotel.
Il mio capo entrando impallidì e disse mortificato: “Ci avevano detto che era carino qua…”
Io: “No, no, va bene…” mentre una lacrimuccia mi scendeva sulla guancia. Dove potevo andare ormai così tardi, da quel luogo in capo al mondo e con quel valigione pesantissimo?
In quel momento mi accorsi che non c’erano neanche le lenzuola. Lo dissi al mio capo.
Lui: “Vado alla reception. Di sicuro si possono affittare.”
Io: “Per favore chieda anche una coperta.”
Dopo un po’ tornò con le lenzuola, ma senza la coperta: “La signora della reception ha detto che c’è caldo e che non c’è bisogno di coperta.”
Io: “Veramente la coperta mi serviva per oscurare la finestra, visto che non ci sono tende…”
Il mio capo: “Ah”.
Io: “Ora che ci penso non ho neanche asciugamani. Bisognerebbe chiedere anche quelli alla reception.”
Il mio collega: “Lasci perdere. Non mi fiderei più di tanto di queste signore della reception. È meglio se gli asciugamani li compra nel centro commerciale qua vicino.”
E così andammo al centro commerciale. Cenammo in un sedicente ristorante italiano dove riuscii a rimediare un insalata. Andai poi in un ipermercato, dove, dopo lunghe e penose ricerche con il personale che non parlava inglese, trovai degli asciugamani.
Tornai infine nella mia stanza.
Quella notte piansi perché mi sentivo sola e impaurita.
Poi mi addormentai di un sonno breve e tormentato.

* * *

L’indomani mattina avevo un problema.
Come asciugarmi dopo la doccia?
Non so voi, ma quando io compro degli asciugamani, prima di usarli li lavo. Questi erano particolarmente impregnati delle polveri della fabbrica e, soprattutto, di quelle dell’ipermercato, dove erano esposti senza alcuna protezione. Sinceramente non me la sentivo di asciugarmi con quelli.
Come ho fatto secondo voi?
Mi è venuta una grande idea: mi sono asciugata con lo Scottex.
E così, mentre mi asciugavo con lo Scottex davanti allo specchio del bagno, mi veniva da ridere: “Possibile che mi sia ridotta così? Ad asciugarmi con lo Scottex dopo la doccia?”
Avevo però un altro problema: come asciugarmi i capelli?
Chi mi conosce sa che con la mia capigliatura non basterebbero dieci rotoli di Scottex. Come ho fatto secondo voi?
Molto semplice: ho steso l’asciugamano grande sul letto, l’ho tutto foderato con lo Scottex e me lo sono avvolto in testa.
E così, tutta pulita e profumata e rinfrancata dal mio spirito di adattamento (mi sentivo una Robinson Crusoe in gonnella), sono andata al lavoro.
Dopo un’odissea di un’ora in tram eccomi al mio posto di lavoro: fantastico, con gran vista sulla Moldava e sul Castello di Praga.
Busso nell’ufficio del mio capo ed entro.
Secondo voi, come vi accoglierebbe un capo il vostro primo giorno di lavoro? Probabilmente così: “Ma prego venga, benvenuta. Ora le faccio vedere gli uffici, la presento ai colleghi etc, etc.”
Invece il mio capo si alzò costernato, sollevò le braccia imploranti verso di me e mi disse:
“Troveremo un altro alloggio per lei!”

FINE PRIMA PARTE

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L’intervista

Carissimi,
ecco qua in esclusiva la versione integrale della mia intervista per l’ultimo numero di Celiachia Notizie, 3/2011! Buona lettura!
La vostra
Maria Paola

Arrigo Arrighi: Allora Maria Paola vuoi raccontarci la ragione della tua presenza nel pianeta celiachia.

Maria Paola: All’inizio era un pianeta remoto. Conoscevo la sua esistenza, ma non avrei mai pensato di atterrarci. Ho scoperto di essere celiaca a 25 anni, grazie ad uno screening familiare.

AA: La celiachia ha condizionato la tua vita lavorativa e di relazione nella società in generale.

MP: Tutto quello che ho fatto l’avrei fatto lo stesso anche se non fossi stata celiaca. Mi sono trasferita a Monaco di Baviera ad un anno e tre mesi dalla diagnosi e da allora ho vissuto quasi sempre all’estero. Quest’anno poi ero perennemente in giro per l’Europa per lavoro. No problem. Anzi, grazie alla celiachia ho pubblicato il blog sulla mia vita da celiaca all’estero.
Be’, se non fossi stata celiaca, avrei pubblicato lo stesso un blog, dal titolo “una NON-celiaca allo sbaraglio”, sulle difficoltà della vita di un non-celiaco. Ad esempio, il tormento di non sapere dove andare a cena: troppo vasta la scelta dei ristoranti. Inoltre, lo squallore di andare in un locale e ordinare così, brutalmente. Senza il piacere di sfoderare le proprie doti diplomatiche intavolando le trattative con il cameriere.
Non so se resisterei ad una vita così.

AA: La celiachia all’estero si vive diversamente che in Italia?

MP: La condizione dei celiaci italiani è tra le migliori al mondo. Questo grazie al lavoro dell’Associazione Italiana Celiachia (AIC) che ha osato dove altre associazioni non osano assolutamente osare: migliaia di ristoranti informati, fornitura di prodotti mensili gratuiti, pubblicità televisiva sulla celiachia, etc. Tutto questo in altri paesi, seppure occidentali e industrializzati, non esiste. In particolare la rete di ristoranti monitorati dall’associazione: io conosco solo quella italiana. All’estero i locali informati sono più rari e gestiscono il senza glutine in autonomia, nel senso che l’associazione non li controlla (anche se spesso li pubblicizza). Nei Paesi Baschi mi hanno detto che vorrebbero creare una rete di locali sul modello di quella italiana (non so se questa esista già in altre parti della Spagna). In Germania e in Repubblica Ceca ce la invidiano, ma non provano neanche a realizzarla: non la considerano fattibile. L’unico paese che conosco, dove i celiaci vivono meglio che in Italia, è l’Australia, dove si trova senza glutine ad ogni piè sospinto e i dietoterapici non devono contenere alcun glutine rilevabile.
L’ottima situazione dei celiaci italiani fa sì che quando vanno all’estero si aspettino altrettanto. Una persona dell’associazione ceca mi ha detto che sono soprattutto gli italiani a scrivere chiedendo informazioni su Praga, ritenendo ovvio che anche là ci siano locali informati e quant’altro. I francesi invece non si fanno mai sentire. Probabilmente perché in Francia per loro non c’è quasi nulla, e perciò si aspettano che non ci sia nulla neanche a Praga (e invece c’è, ma chi non chiede non lo viene a sapere…).

AA: Oltre che al forum celiachia AIC sei iscritta a qualche altro social network.

MP: Oltre al forum AIC, al quale sono iscritta dal 2000, sono iscritta anche al forum celiachia tedesco www.zoeliakie-treff.de e a una mailing list americana, ma la consulto raramente.

AA: Cosa ne pensi del nostro forum e quali sono le differenze con quello tedesco.

MP: Il forum AIC è un ottimo mezzo per entrare in contatto con altri celiaci e con gli esperti AIC. Il forum tedesco è stato creato dai genitori di un bambino celiaco ed è totalmente indipendente dall’associazione. Pertanto manca l’interfaccia con gli esperti medici. Il forum italiano è una mailing list, mentre il forum tedesco è un forum vero e proprio con le sue sezioni e sottosezioni tematiche. Gli utenti del forum tedesco prima di porre una domanda cercano la risposta negli archivi. Nel forum italiano invece pochi consultano gli archivi e infatti le stesse domande si ripetono ciclicamente. Ma ti dirò che il forum italiano a me piace così.

AA: Viste le tue referenze ci sono dei suggerimenti che vorresti dare ai celiaci per vivere meglio questa particolare condizione.

MP: Uscite di casa, andate all’estero, viaggiate. Fate tutte le esperienze che volete. La celiachia non è un ostacolo: una soluzione si trova sempre.
Pretendete ovunque il vostro pasto senza glutine. Serve a far conoscere la nostra condizione e a migliorare la qualità della vita di tutti noi.
Ad esempio, ad un congresso di alcuni anni fa, come faccio sempre, avevo avvertito in anticipo che sono celiaca. Così l’organizzazione mi fa trovare qualcosa senza glutine ai pranzi, alla cena sociale e alle pause caffè. In quel congresso si erano poi palesate altre due celiache, una tedesca e una inglese. Non avevano avvertito da prima perché pensavano che tanto non gli avrebbero dato nulla. Erano contentissime di avermi conosciuta. Poi alla pausa caffè hanno fatto fuori tutti i biscotti che erano stati ordinati apposta per me. Quando sono arrivata io erano finiti. Ma almeno ho migliorato la qualità della loro vita…

AA: Cosa dovrebbero fare le associazioni, in particolare AIC, per migliorare la qualità di vita dei celiaci.

MP: Le associazioni celiachia all’estero dovrebbero avere un atteggiamento più aggressivo, più visionario. Avere delle mire decisamente più alte, come AIC. L’esempio di AIC in questo è già servito. Ad esempio l’associazione tedesca ha deciso di organizzare la Giornata Mondiale della Celiachia in Germania proprio ispirandosi a quelle organizzate da AIC in Italia, con la marcia a piedi attraverso la città. Anni fa la rivista dell’associazione tedesca raffigurava un fotomontaggio della marcia della prima Giornata Mondiale a Roma sovrapposta ad uno sfondo di Wiesbaden, la città dove si sarebbe svolta la prima giornata mondiale della celiachia in Germania. Da allora la organizzano tutti gli anni.
Per quanto riguarda l’AIC penso che dovrebbe:
1) continuare l’ottimo lavoro su tutti i fronti
2) favorire la vendita dei dietoterapici, acquistabili con i buoni, nei supermercati
3) battersi perché venga applicata la legge che obbliga la fornitura dei pasti senza glutine nelle mense pubbliche, in particolare a) negli ospedali, dove, a quanto sento e leggo, i pasti senza glutine sono tutt’altro che garantiti, e b) nelle mense scolastiche, perché i bambini hanno il diritto di sentirsi come tutti gli altri. Ovviamente anche nelle altre mense pubbliche, incluse quelle universitarie.

AA: Infine non posso fare a meno di chiederti se conosci la ricerca, (passata e presente) sulla celiachia e se in futuro la stessa sarà in grado, secondo il tuo parere, di esaudire molte delle aspettative dei celiaci.

MP: Non mi occupo di medicina. Tuttavia trovo la ricerca sulla celiachia molto interessante e spesso, dopo aver letto un comunicato stampa sull’argomento, vado a scaricarmi l’articolo originale dalle riviste scientifiche per curiosità.
Se la ricerca riuscirà a esaudire molte delle aspettative dei celiaci? Dipende dalle aspettative. Se uno pensa di tornare a mangiare come i non-celiaci da un giorno all’altro, probabilmente dovrà aspettare parecchio.
Credo che le cose importanti per vivere serenamente la celiachia siano due:
1) accettare la propria condizione di celiaco,
2) essere in salute.
La ricerca si muove sicuramente anche in questo senso: 1) per offrire supporto psicologico ai celiaci che ne hanno bisogno e alle loro famiglie e 2) per accorciare i tempi di diagnosi, monitorare e curare le eventuali patologie associate alla celiachia.
Insomma, se una persona è in salute, la celiachia non è questa gran cosa. Dopo un primo periodo di adattamento, passa all’ultimo posto dei problemi quotidiani. Anzi, può essere anche fonte di aneddoti divertenti. Non per niente, li raccolgo in un blog.

AA: Che altro aggiungere: ho sempre pensato che i celiaci fossero delle persone speciali e conoscere Maria Paola non ha fatto altro che rafforzare questa mia convinzione.

Glutenfrei über alles
ovvero come sopravvivere senza glutine in Germania

Monaco di Baviera: Marienplatz.


Carissimi,
pubblico il mio articolo sulla Germania comparso sul numero 2 del 2011 di ‘Celiachia Notizie’, la rivista dell’Associazione Italiana Celiachia.
Buona lettura!

Prima di trasferirmi a Monaco di Baviera nel 2002, credevo che in Germania il progresso celiaco fosse simile al nostro: ristoranti informati, fornitura gratuita di prodotti e conoscenza diffusa del problema. Un po’ come i bambini, che credono che tutte le famiglie siano come la propria.

All’arrivo chiesi all’associazione tedesca la lista dei locali informati. Mi inviarono un elenco di cinque o sei locali. „Non male“, pensai. Una sera che dovevo uscire a cena, telefonai al primo della lista: non sapevano neanche cosa fosse la celiachia. Chiamai allora il secondo e il terzo. Li chiamai tutti e per tutti era la stessa cosa: „Zöliakie? Wie, bitte?“ („Celiachia? Come, prego?“). Mi sentii presa in giro e scrissi una mail di protesta all’associazione tedesca. Mi risposero che si trattava semplicemente di locali consigliati da altri celiaci, che, dopo aver spiegato il problema, si erano trovati bene.

Da allora è passata tanta acqua sotto i ponti dell’Isar (il fiume di Monaco) e l’inarrestabile progresso celiaco ha travolto anche la Germania. Diversi locali offrono senza glutine. Il primo ministro del Nordreno-Wesfalia ha fatto outing dichiarando pubblicamente la propria celiachia. Il Nordreno-Westfalia è tra le regioni più ricche della Germania, tipo la Lombardia: in pratica, è come se Formigoni fosse celiaco. Inoltre nella nazionale tedesca ai Mondiali in Sudafrica, il 13% dei calciatori era intollerante al glutine. Si tratta di Marcell Jansen, Jerome Boateng e Dennis Aogo, secondo un’intervista rilasciata dallo stesso Jansen nel 2009.
La giornata mondiale della celiachia si organizza tutti gli anni in una città tedesca diversa, con una sfilata per l’orgoglio celiaco nel centro città. Quest’anno si è svolta a Norimberga.

Monaco di Baviera: Frauenkirche.

Ora non aspettatevi che la Germania sia per noi il paese del bengodi. Questa prerogativa spetta all’Italia. Ebbene sì. E infatti i celiaci tedeschi ci invidiano parecchio.
In Germania la celiachia è meno conosciuta che da noi. Inoltre non c’è una vera e propria rete di locali informati: i locali che offrono senza glutine lo fanno senza il controllo dell’associazione. Meglio accertarsi, parlando con il personale, quanto conoscano il problema.

Come si fa a trovare locali per noi in Germania? Conviene chiedere informazioni all’associazione tedesca http://www.dzg-online.de/, consultare il forum www.zoeliakie-treff.de, che contiene delle liste di locali, e per Monaco il sito http://www.zoeliakie-suedbayern.de/. Per il tedesco chiedete aiuto a zio Google: Google Language Tools offre delle traduzioni automatiche comprensibili.
Un’ancora di salvezza è la catena di steakhouse Maredo. Hanno un libretto che indica gli allergeni, glutine compreso. È in tedesco, per cui armatevi di vocabolario. Da poco una persona ha scritto al forum celiachia italiano che ci sono anche delle liste in inglese e in italiano, che però conterrebbero degli errori. Utilizzate meglio il libretto in tedesco, come ho sempre fatto io.
Anche la catena di ristoranti mongoli Mongo’s va bene per noi. Avvertite sempre il cuoco di prendere la vostra salsa senza glutine dalla cucina perché quella al banco potrebbe essere contaminata.

Se andate all’Oktoberfest, nei tendoni è difficile informarsi: i camerieri sono stressatissimi, fanno turni massacranti e dopo la festa dormono per una settimana. È più facile nei chioschetti all’aperto: a volte si rimediano patate al forno, pannocchie di mais e anche le mandorle pralinate, se ci mettono solo zucchero e cannella. Al posto della birra si può bere „Limo“ (gassosa) oppure „Spezi“ (cola mischiata con aranciata). Bevute a litri, ubriacano quanto la birra. ;-)

I dietoterapici in Germania non si vendono nelle farmacie, bensì in negozi di prodotti salutistici chiamati Reformhaus e nella catena drogerie markt.
Il prontuario tedesco contiene in appendice una lunga lista di aziende che non garantiscono nulla per le contaminazioni, ma solo per l’ingredientistica. Anni fa avevo chiesto all’associazione se invece le altre aziende in prontuario per le contaminazioni garantivano. L’associazione mi aveva risposto che non garantivano neanche quelle, ma non avevano chiesto di scriverlo. Da allora ho appeso il prontuario al chiodo e leggo gli ingredienti in etichetta, come gli indigeni. Infatti il prontuario in Germania non lo usa più nessuno. Anzi, quelli che comprano col prontuario sono considerati dagli altri dei celiaci analfabeti, perché vuol dire che non sanno leggere le etichette.
L’associazione tedesca in ogni caso consiglia di utilizzare solo farinacei con la spiga sbarrata, visto che i farinacei sono ad alto rischio di contaminazione.

Ora in Germania da celiaci si vive abbastanza bene. Io ci ho abitato per otto anni e sono pure ingrassata. Sono riuscita a dimagrire solo un anno fa, quando mi sono trasferita a Praga. Ma questa è un’altra storia…

Maria Paola

Festa Facebook di AIC Lazio

Carissimi,
AIC Lazio mi ha chiesto di pubblicizzare la sua festa per i suoi fan su Facebook. Lo faccio molto volentieri.
Un saluto,
Maria Paola

http://www.facebook.com/AIC.Lazio
(fan page di AIC Lazio, dove poter reperire tutti i dettagli)

https://www.facebook.com/update_security_info.php?wizard=1#!/event.php?eid=153804208044808
(link dell’evento creato su Facebook con i dettagli in progress della Festa del 6 novembre)

I miei modelli: grazie, Maestro!

Carissimi,
questo messaggio apre una nuova serie a tre puntate dedicata ai miei modelli.

Mi sembra doveroso dedicare la prima puntata ad un noto personaggio del forum celiachia: il Prof. Se non altro perché è l’unico dei tre personaggi ad essere iscritto al mio blog.
Tuttavia non ho dubbi che anche gli altri due si iscriveranno presto (di chi si tratta? Lo scoprirete leggendo le prossime puntate…)

Dovete sapere che alla fin fine è merito del Prof. se io scrivo le mie avventure.
È stato lui ad aprire la strada all’umorismo celiaco, che presto avrà pari dignità con l’umorismo ebraico, e io sono la sua orgogliosa discepola. Grazie, Maestro!
E il merito è anche di mio fratello, che mi ha convinta ad aprire il blog.
Ed è anche mio, visto che le cose le scrivo io.
E anche vostro, che le leggete.

Grazie a tutti e buone vacanze

La vostra,
Maria Paola

Favola celiaca

C’era una volta, cari bambini, un celiaco.
Questo celiaco viveva in un paesino della Liguria, chiamato Carcare. A Carcare abitavano cinquemilasettecento persone. Eppure l’unico celiaco era lui.
Il povero celiaco si sentiva solo. Solo soletto andava a prendersi i prodotti in farmacia. Solo soletto si cucinava il suo pasto. E solo soletto mangiava il suo cibo senza glutine diverso da quello degli altri.

Così un giorno, mentre triste triste piangeva per la propria celiachitudine, gli apparvero diciassette fatine. Le fatine si chiamavano Menardo, Brizzolara, Bonassi, Marchetti, Dante, Pistone, Marenco, Rabellino, Buscaglia, Scarso, Murialdo, Venturino, Marino, Descalzi, Minetti, Bagnasco e Pesce.

Le fatine dissero al celiaco: “Perché piangi?”
Il celiaco: “Piango perché mi sento solo. Non ci sono altri celiaci qua.”
Le fatine allora gli dissero: “Non piangere. Vedrai che non sei solo.”
Il celiaco non ci credeva e continuava a piangere sconsolato.

Le fatine allora reclutarono milledue abitanti del paese di Carcare, ragazzi e anziani, dai 13 ai 90 anni, e fecero a tutti l’analisi degli anticorpi per la celiachia.
Tredici risultarono positivi. Dieci di loro accettarono di fare la biopsia intestinale.
E, magicamente, nonostante non avessero i sintomi classici, tutti e dieci risultarono celiaci.

Il nostro celiaco solitario non poteva crederci. Era troppo contento di poter condividere la propria celiachia con qualcuno! Andare insieme in farmacia! Cucinare e mangiare insieme le stesse cose!
I dieci nuovi celiaci all’inizio la presero così così, ma poi si abituarono.
E vissero tutti felici e contenti.

E questa non è una favola, ma una storia vera.
(Fonte: http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/17101572 )

La vostra
Maria Paola

Perché non ho visto il matrimonio reale


Monarchici in festa, Deal, Inghilterra.

Carissimi,
quando ero in Inghilterra ho detto a mio fratello:
“Visto che siamo qua, perché non andiamo a Londra per il matrimonio reale?”
Lui: “Stai scherzando?”
Io: “Certo. E poi casomai vado al matrimonio di Gianluigi a giugno a Praga.”
Gianluigi chi? Cliccate -> qui <-.
(Per la cronaca: il matrimonio é oggi, giovedi 16 giugno, alle 18 nella cattedrale di Vyšehrad a Praga. Gianluigi ovviamente mi ha invitata, ma ho declinato con la solita scusa della celiachia ;-))

Torniamo all’Inghilterra. La signora del mio Bed & Breakfast a Canterbury mi aveva invitata a vedere il matrimonio reale a casa sua insieme ai suoi parenti. Ma io francamente non avevo voglia di sciropparmi tutta la cerimonia. Magari vederne un pezzettino, non di piú.
La signora del B&B: “Sará una cerimonia lunghiiiiissima. Il sí sará non prima delle due del pomeriggio!”
Io: “Ah be’, ci mancherebbe. Allora io intanto esco e vado a vedermi l’Abbazia di Sant’Agostino a Canterbury, che é patrimonio dell’umanitá UNESCO.”

In giro non c’era nessuno: coprifuoco totale. Avete presente il deserto nelle strade durante le partite dei Mondiali? Uguale. Solo che durante i Mondiali un paio di donne per strada si incontrano. Durante il matrimonio reale invece si vedevano solo uomini. Agli uomini notoriamente di queste smancerie gliene frega di meno.

Non so a voi, ma a me a scuola mi avevano detto che l’Inghilterra era stata cristianizzata da Sant’Agostino. Fin qui tutto okay. Ma non era il Sant’Agostino che pensiamo noi, quello comunemente venerato in Italia, l’autore delle Confessioni, che era africano. Bensí un altro … un italiano! Un monaco romano vissuto tra il 534 e il 604 Dopo Cristo.
E come é stato che andó proprio lui a cristianizzare l’Inghilterra?
Be’, un bel giorno il Papa era passato al mercato a Roma e aveva visto dei biondissimi bambini anglosassoni che venivano venduti come schiavi. Si era impietosito e aveva detto: “Questi non sono Angli, sono A n g e l i !”.
E cosí aveva deciso di mandare qualcuno a cristianizzare l’Inghilterra.
Sfortunatamente scelse proprio il monaco romano Agostino, che non ne voleva sapere:
“A Santitá, nun glia faccio. Sti bbarbari nun li posso vedé, me fanno paura. A Santitá, manda n’artro. Nun me roviná.”
Niente da fare: il Papa voleva proprio che andasse lui. Il povero Agostino partí, ma arrivato in Provenza, sentendo tutte queste storie terribili sui barbari, gli venne una fifa tremenda e tornó a Roma a gambe levate.
Il Papa dovette rimandarlo in Inghilterra a calci nel sedere (con rispetto parlando).
Di fatto poi, come si dice in sardo, “prus timen ocros, chi non manos” (hanno piú paura gli occhi delle mani, ovvero: una volta affrontata, la situazione non é poi cosí difficile). Agostino fu accolto benevolmente dal re degli Anglosassoni Etelberto, che era sposato con una cristiana. Il re si fece docilmente battezzare, come altre diecimila persone. E Agostino fondó l’abbazia e la Cattedrale di Canterbury.

Rovine dell'Abbazia di Sant'Agostino, con la Cattedrale di Canterbury sullo sfondo a sinistra.

E cosí, mentre ero all’abbazia di fronte alla tomba di Agostino, primo arcivescovo di Canterbury, pensavo: “Ora l’arcivescovo attuale sta sposando William e Kate.”
Ma accipicchia, possibile che la cerimonia duri cosí tanto, oltre le due? Ma la messa durerà un’ora!
Ho chiamato al Bed and Breakfast per sapere e mi hanno detto: “Stanno uscendo dalla chiesa!” Porca miseria: avevo perso tutto l’evento storico. Quasi quasi mi dispiaceva. Ma almeno avrei potuto vedere il ciao ciao con bacino dal balcone di Buckingham Palace alla una del pomeriggio.

Infatti almeno quello l’ho visto. Mi é piaciuta particolarmente mia zia Maria, cosí carina con quel vestito color canarino:

Mio fratello mi ha detto: “E se la regina fosse come Saddam Hussein?”
Io: “In che senso?” 8-O
Lui: “Nel senso, se avesse molti sosia. Assumerebbe nostra zia Maria?”
Io: “Sicuramente.”

Finito il cerimoniale del matrimonio, abbiamo rinunciato a vederci le interviste del dopo-partita e siamo andati a Deal, a visitare il castello sul mare di Enrico VIII. A Deal abbiamo trovato una grande festa di monarchici per il matrimonio reale (vedasi video sopra). Ovunque bandierine svolazzanti, non solo del Regno Unito, ma anche dell’Inghilterra. La bandiera dell’Inghilterra è una croce rossa su sfondo bianco. In pratica, una bandiera sarda un po’ sguarnita: senza i quattro mori.

Una signora anziana conosciuta sull’autobus ci ha gentilmente accompagnati al castello. Cavalcando l’attualità le ho chiesto se aveva visto il matrimonio reale.
Lei (inorridita): “I am not a royalist!” (Non sono monarchica!)
Poffarbacco: l’unica sul suolo d’Inghilterra a quanto pare!
Ci spiegava che un tempo il re guidava le forze armate. Ma ora il sovrano che funzione ha? Nessuna.
Inoltre, aggiungeva, è abbastanza ridicolo che il capo della chiesa anglicana sia zia Maria.
Anche secondo me.
Infatti il capo non è l’arcivescovo di Canterbury, come si potrebbe pensare, ma il sovrano. Una gran furbata di Enrico VIII (per potersi risposare con Anna Bolena).

Dovete sapere che Enrico VIII originariamente era un Brad Pitt. Poi invece…
Be’, forse questa ve la racconto un’altra volta.
La vostra,
Maria Paola

Adotta un vegetariano

Carissimi,
ultimamente ero al mare in Sardegna con alcuni Brad Pitt.
Un giorno stavamo andando in una spiaggia bellissima. Nonostante la bassa stagione, era affollata. E si trattava di bagnanti piuttosto in sovrappeso…
“Accipicchia”, pensavo, “certo che oggi con questa obesità dilagante…”
Arrivati in spiaggia, ci accorgiamo che quelli non erano bagnanti, bensì mucche.
Vedere per credere:

Spiaggia di Bérchida (Siniscola), 8 giugno 2011.

Si vede anche una tipa che sfida i tori vestita di rosso (in realtà erano buoi, ma vabbé…).
Ad un certo punto uno degli amici mi ha detto: “Non vorrai mica mangiartele queste mucche?”
Ebbene sì, infatti questi miei amici sono vegetariani.
Voi direte: una celiaca con dei vegetariani! Cosa mangeranno?
Niente, infatti. Brucavamo insalata da mattina a sera.
No beh, non era proprio così. Anzi, una volta ero a pranzo a casa loro. Mi hanno offerto un’ottima pasta con le zucchine. E io ho preparato per loro la mia ormai collaudata insalata di ceci, con capperi, aglio & prezzemolo, olio e succo di limone. L’hanno gradita molto.

I miei amici sono vegetariani proprio hardcore, nel senso che fanno anche yoga. Una volta avevano partecipato ad un campo yoga di alcuni giorni, durante il quale potevano mangiare solo uva passa e qualche banana. Tra le attività previste c’era anche quella di abbracciare degli alberi (quando uno non mangia da giorni, è disposto a tutto). Ad un certo punto si era sparsa la voce che qualcuno aveva in camera delle fette biscottate…
Non so come, ma a me questa cosa fa venire in mente la clinica dimagrante del primo film di Fantozzi.

I miei amici vegetariani sono persone interessantissime. Uno è un gran Brad Pitt con un sacco di relazioni (non so se mi spiego…).
Poi si è scoperto che si trattava di relazioni su Facebook.
L’altro è soprannominato “il guru” (che dire di più?).
Da quando li conosco, ho molto più rispetto per i vegetariani.
Prima, quando sull’aereo avevano solo il pasto vegetariano e non quello senza glutine, mi infuriavo.
Adesso mi infurio uguale, ma me la prendo più con la compagnia aerea che con i vegetariani stessi.

Che belle giornate ho trascorso con i miei Brad Pitt vegetariani!
In posti meravigliosi, come questo:

Cala Cartoe (Dorgali), 9 giugno 2011.

Ma ora sono di nuovo a Praga. Tristemente senza Brad Pitt.
La vostra,
Maria Paola

Offerta strepitosa della Costa Crociere

Carissimi,
avete visto la pubblicità della Costa Crociere in televisione? Sì, proprio loro, che offrono il vitto senza glutine sulle navi.
Dice: i ragazzi viaggiano gratis!
Vedere per credere: -> cliccate qui <-
Ma vi rendete conto? Pensate a quanti Brad Pitt ci saranno sulle navi, visto che per loro è gratis!
Io parto subito. ;-)
La vostra,
Maria Paola

Celiaca per caso: i presagi

(CONTINUA DALLA PUNTATA PRECEDENTE)

Carissimi,
nella puntata precedente vi ho raccontato come ho scoperto la celiachia per caso, grazie ad uno screening familiare.
Ora vi chiederete: possibile che non mi sia mai accorta da prima di essere celiaca? Beh, non avevo i sintomi classici, quelli gastrointestinali. Ma soffrivo di carenza di ferro. La cosa era considerata normale in una donna in età fertile. Poi però con la dieta senza glutine la carenza di ferro è scomparsa.
Da piccola inoltre ero un po’ cagionevole, probabilmente a causa della celiachia non diagnosticata. Ero magrolina e delicatina. Mia mamma mi diceva che dovevo fare danza classica. Io le rispondevo che casomai avrei fatto karate. Purtroppo non ho fatto né l’una né l’altra cosa.
Quando ero alle elementari mi ammalavo spesso di tonsillite e soffrivo di febbricola. Facevo molte assenze e la mia maestra non credeva che stessi male davvero. Era un po’ antipatica. Sempre meglio della maestra dell’asilo di mio fratello. Si chiamava Suor Angelica e lui, dal primo giorno di asilo, l’aveva ribattezzata Suor Diabolica.
Ero sempre magra anche se mangiavo moltissimo. Mi irritava particolarmente quando conoscenti mi dicevano che dovevo mangiare di più. “Più di così?”, rispondevo, “Impossibile! Allora esplodo.”

Quando avevo 17 anni sono partita per un anno negli Stati Uniti con Intercultura. In quell’anno sono ingrassata di ben 12 chili! Ero contentissima! Al ritorno però per poco mia madre non mi riconosceva. È noto che gli studenti di scambio ingrassano, ma successivamente ho attribuito il mio aumento di peso al fatto che in America mangiavo molto meno glutine che in Italia: era quasi tutto pannocchie, purè di patate e fiocchi di mais. Pane pochissimo, pasta praticamente mai.

Ho sofferto di disturbi tipici a causa della celiachia solo una volta, quando sono stata sottoposta a un bombardamento da glutine. Ero in vacanza con amici in Umbria. Cucinava Gaetano, che faceva tutti i santi giorni, a pranzo e a cena, pasta col tonno. Ricordo che ero stata malissimo: avevo la nausea, non dormivo, andavo in bagno in continuazione e dimagrivo a vista d’occhio. Erano tutti preoccupatissimi per me. Quando poi siamo andati in Puglia, sono rifiorita mangiando “patate, riso e cozze”.
Ho raccontato la cosa a dei non-celiaci, che mi hanno risposto: “Dopo dieci giorni di pasta col tonno si sentirebbe male chiunque”.
Io però, che sono celiaca, di più.

Insomma, è andata così. E vi dirò che essere celiaci non è poi così male. Anzi, è proprio grazie alla celiachia che scrivo le mie avventure in questo blog.
La vostra
Maria Paola

Celiaca per caso

Carissimi,
non vi ho mai raccontato com’è che sono diventata celiaca.
Rimedio subito. Leggete un po’ qua.

In principio era la signora Dedè.
La signora Dedè (nome di fantasia) era una nostra vicina di casa al mare, quando io andavo ancora a scuola. Una bella signora bionda, magra, molto giovanile. La signora Dedè aveva una malattia rarissima: la celiachia. Talmente rara, che praticamente sulla faccia della terra la celiachia ce l’aveva solo lei. Una vera pioniera.
Così abbiamo scoperto che la signora Dedè non poteva mangiare il pane e la pasta. Strabiliati, ci chiedevamo “Come sopravviverà?” La signora Dedè allora ci aveva fatto vedere la pasta che mangiava, una roba stranissima della Aproten, e inoltre delle gallette di riso che comprava in farmacia. Povera signora Dedè!
La signora Dedè non finiva mai di stupirci! Ci aveva detto che, dopo aver iniziato la dieta senza glutine, stava ancora male e non si capiva il perché. Poi saltò fuori che era l’ostia! La piccola ostia della comunione le faceva male. Una volta eliminata quella, era stata benone.
La signora Dedè era per noi una figura leggendaria, distante da noi anni luce. Ma lo spettro della celiachia aleggiava anche sulla nostra famiglia…

Anni dopo saltò fuori un altro caso: il figlio di un’amica di mia madre era celiaco. Era un bambino grassottello e, a quanto pare, con la dieta senza glutine era dimagrito. Sino a quel momento la celiachia secondo me era una prerogativa della signora Dedè e di bambini grassottelli. Mentre io e mio padre eravamo notoriamente magri come chiodi.
Qualche anno dopo mia madre aveva letto un articolo sul giornale, riguardante questo fantomatico “morbo celiaco”. Diceva che adesso il morbo si poteva scoprire con un semlice esame del sangue e che, grazie a questo esame, nelle scuole di Alghero avevano scoperto un sacco di casi di morbo celiaco. Molto interessante, così la signora Dedè e il figlio dell’amica di mia madre si sentiranno meno soli. Tuttavia non pensavamo che il fatto ci toccasse minimamente.

Quando facevo l’Erasmus in Germania poi, abitavo con una finlandese che aveva l’intolleranza al lattosio. Mi sembrava chissà che cosa (povera ignara). Ricordo che un giorno avevamo litigato per la pizza. La stavamo preparando per una festa, una delle innumerevoli feste che davamo nel nostro appartamento. La mia coinquilina finlandese voleva metterci l’emmentaler. Non sia mai! Mi sono opposta e volevo metterci ovviamente la mozzarella, che lei non poteva mangiare per via del lattosio. Le ho detto: “Prenditi le tue pastiglie al lattasi, così la puoi mangiare!” Alla fine ho messo la mozzarella su tutta la pizza tranne su un riquadro. Poi ho preso una fetta di emmentaler, ho ritagliato una bella “N” grande (la mia coinquilina si chiamava Nina) e ce l’ho messa sopra. Le ho detto: “Questo angolo è per te.”
Crudele, vero? A quel tempo vi assicuro che non l’ho fatto con cattiveria. Anzi, mi era sembrata una soluzione simpatica (ero giovane e inesperta). In ogni caso, oggi, da celiaca, sto scontando una pena trenta volte maggiore alla mia colpa per la legge del contrappasso.

Ma quando ho finalmente scoperto di essere celiaca? Diciamo per caso, in seguito ad uno screening familiare.
Un bel giorno, avevo 25 anni ed ero a Pavia per motivi di studio, mia mamma mi telefonò commossa per dirmi che da un’analisi babbo era risultato celiaco.
Io: “Ma allora devo fare l’analisi anche io!”
Mia mamma: “Aspetta almeno a Natale.”
Io: “No, no, la faccio subito. Se babbo è celiaco, lo sono anche io!”
E così fu.

Ma, direte voi, possibile che non mi sia mai accorta di essere celiaca?
Beh, a dir la verità qualche presagio c’era stato…
Ve lo racconto nella prossima puntata.
La vostra
Maria Paola

VAI ALLA ->->-> PROSSIMA PUNTATA

Giornata dell’orgoglio celiaco

Trova Maria Paola nella foto (sfilata per l'orgoglio celiaco, Norimberga 21 maggio 2011).

Carissimi,
anche se in ritardo, vorrei approfittare per fare a tutti voi gli auguri per la Giornata Mondiale della Celiachia, che era sabato scorso 21 maggio.

Per l’occasione si è svolta in Germania l’annuale sfilata per l’orgoglio celiaco. Quest’anno a Norimberga.
È inutile che mi cerchiate nella foto: io non sono andata perché mi trovavo in Italia.
Tuttavia per l’occasione ho costretto parenti e amici ad indossare questa spilla:

"Una persona con la CELIACHIA mi rende orgoglioso ogni giorno."

Ancora auguri a tutti e a presto.

8-) Celiac pride! 8-)
La vostra,
Maria Paola
P.s.: Per approfondire vedasi questo mio vecchio post: -> cliccate qui <-.

Lei non sa chi sono io!

A due passi dalla gelateria di Peppino.

Carissimi,
sono in Sardegna al mare, a godermi gli indubbi vantaggi della disoccupazione.
Più precisamente mi trovo al paesello di mia madre.

Siccome oggi avevo voglia di gelato, ho deciso di andare alla gelateria di Peppino. Là fanno il gelato ottimo e spesso è senza glutine.
Ho chiesto alla signora al banco se avevano dei gusti senza glutine. Lei ha guardato i gusti intorno a sé perplessa. Poi ha scosso la testa rammaricata e mi ha detto: “No, mi dispiace, oggi no. È che sono tutti contaminati per via dei coni e delle palette.”
Io: “Ma non può prenderlo il gelato dalla parte intonsa?”
Lei: “No, mi dispiace. Proprio non c’è niente.”
Io: “Pazienza, arrivederci.”
Ero già uscita dal locale, quando ho sentito dietro di me:
“Ma quella è la figlia di … . È celiaca. Chiamala.”
Insomma, mi hanno richiamata indietro e Peppino mi ha detto:
“Veramente qualcosa ci sarebbe… Questo gelato alla base di frullato di fragola. Lo serviamo in questi contenitori a parte.”
E così tutta contenta ho preso il frullato di fragola. Molto buono.

Tuttavia la cosa mi ha un po’ turbata. Anche per il senza glutine conta essere figlio di …

Saluti dalla Sardegna,
Maria Paola

I racconti di Canterbury

Carissimi,
sono stata a Canterbury, nel sud est dell’Inghilterra, ben cinque volte.
La prima volta addirittura in un era pre-celiaca: in vacanza studio a 15 anni. Abitavo presso una famiglia inglese che mi dava tutti i giorni il packet lunch (chiamato da noi studenti “pranzo al lancio”). Il lauto pasto consisteva in:
- patatine all’aceto
- bibita molto chimica
- sandwich con fetta di salame fucsia fluorescente.
Ricordo che toglievo il salame, ma sul pane rimaneva l’impronta fucsia. Non desta meraviglia pertanto che in quel periodo fossi molto magra e avessi sempre fame. Forse però dipendeva anche dalla celiachia non diagnosticata.

Ma insomma, cos’ha di speciale questa Canterbury, che avrà si e no quarantamila abitanti? Beh, innanzitutto i famosi “The Canterbury tales” (I racconti di Canterbury), scritti da Jeoffrey Chaucer nel quattordicesimo secolo. Tutta roba scopiazzata dal Decamerone di Boccaccio, ma a quei tempi si usava così. Anzi, se uno copiava, voleva dire che era colto, perché almeno aveva letto qualche cosa.
“I racconti” parlano dei pellegrini che arrivavano in massa a Canterbury da tutta Europa per rendere onore al grande santo, Tommaso di Canterbury. Tommaso Becket, arcivescovo di Canterbury, era stato assassinato nel 1170 nella Cattedrale da cavalieri agli ordini del re. Il re era Enrico II, babbo di Riccardo Cuor di Leone e Giovanni Senza Terra (quelli di Robin Hood, per intenderci).
L’assassinio in un luogo sacro fece scalpore. Si sparse la voce, Tommaso venne proclamato santo e martire e i pellegrini iniziarono ad arrivare da ogni angolo d’Europa. Molti secoli dopo, la vicenda ispirò a T.S.Eliot il dramma “Assassinio nella Cattedrale”. E ancora oggi la devozione per il santo è molto sentita. L’ho visto con i miei occhi partecipando alle due cerimonie annuali nella cattedrale: il 29 dicembre, data della morte, e il 7 luglio, data della traslazione delle reliquie del santo. Il sarcofago originale oggi non c’è più perché, tra le altre cose, è stato distrutto da quel rompiscatole di Enrico VIII (quello con sei mogli, che ne fece uccidere due…).

Adesso penserete che io sia stata cinque volte a Canterbury in pellegrinaggio… Beh, non è proprio così. Per quanto questo santo mi affascini ed è molto suggestivo il luogo in cui è stato ucciso nella Cattedrale, la storia dell’assassinio rientra in quelle solite beghe per il potere tra impero e papato. Originariamente Tommaso era amico del re suo assassino. E, chissà, magari era pure un po’ intrallazzone (in senso buono, ovviamente).

Ma ora basta con la cultura, perché ogni tanto bisogna pur mangiare. Anche a Canterbury.
Oltre ad andare nella solite catene di ristoranti per celiaci, quella dei pub per ubriaconi e da Nando’s a prenderci il pollo, abbiamo deciso di trattarci bene e siamo stati in un ottimo ristorante indiano: The Ancient Raj.
Subito mi hanno detto che potevano cucinare senza glutine e che il curry lo fanno loro mischiando le spezie allo stato puro. Il manager si è intrattenuto a lungo al nostro tavolo per concordare il mio pasto. Il cibo era ottimo e mi sono trovata benissimo.
Il locale è in puro stile coloniale, nostalgico. I camerieri sono tutti uomini indiani, impettiti e molto cerimoniosi. Gli inglesi adorano questo posto: ah finalmente ritrovarsi di nuovo potenza coloniale! Quando le cose erano come dovevano essere!
Infatti in quel ristorante si può comodamente cenare seduti sotto al ritratto della regina Vittoria, imperatrice d’India.
A proposito, osservandola bene mi sono accorta che è identica ad una mia prozia: zia Salvatoríca!
Eccola qua, infatti:

È o non è mia prozia Salvatoríca?

Zia Salvatoríca morì quando ero piccola e ricordo che dovemmo mettere in ordine un sacco di cianfrusaglie dell’Età Salvatorichiana. In compenso abbiamo ereditato delle lenzuola ricamate e dei mobili in puro stile salvatorichiano. Ad esempio una libreria. Talmente bella che la teniamo in garage.

Nel ristorante indiano siamo tornati una seconda volta, dopo una brutta esperienza… Una sera siamo stati in un locale italiano, che fa però anche cucina nordafricana. Stavo per chiedere al manager e poi ho visto che sul menu indicavano “cucina senza glutine”. Dopo lunghe trattative con il cameriere (in pratica, tra pasta e cous cuous, tutto il menu era con glutine) ero riuscita a concordare un pasto a base di riso. A quel punto decido di sfoderare la mia famosa carta per il cuoco con i tre comandamenti del cliente celiaco (1. niente pasta, pane etc., 2. non contaminare, 3. fare attenzione ai prodotti industriali e agli additivi). Il cameriere l’ha portata al cuoco. Dopo un po’ arriva il manager che ci dice che il cuoco non se la sente, che non garantisce per la contaminazione. Morale della favola: ci ha detto di andare da un’altra parte. 8-O
Con la coda tra le gambe ce ne siamo andati. E per non sbagliare siamo tornati al ristorante indiano.
Una volta seduti dall’indiano, mio fratello mi ha detto:
“Non tiri fuori anche qua il tuo foglietto” [la carta per il cuoco n.d.a.] “per essere sicura che qua sia tutto a posto?”
“No”, gli ho spiegato, “l’altra volta non l’avevo tirato fuori. Se lo facessi adesso, penserebbero che allora qualcosa è andato storto.”
Mio fratello: “Ho capito: occhio non vede, villo non duole.”
Dopo la cena, nessun dolore ai villi. Il che nel mio caso non vuol dire (sono asintomatica), ma in quel ristorante indiano mi sono sembrati davvero attenti.

Ci sono anche altri racconti di Canterbury (e dintorni). Può darsi che li scriva, può darsi di no.
Intanto vi saluto e vi auguro buona festa della mamma per domani!
Maria Paola

C’è chi sta peggio di noi

Sta molto, ma molto peggio di noi (Suzanne Franklin, 24 anni, con il figlio Harry).

Carissimi,
quando ero nella perfida Albione ho comprato un giornale scandalistico.
Normalmente non leggo questo tipo di stampa, ma ci serviva un giornale per sederci sulla spiaggia. È così abbiamo comprato The Sun, che costava solo 25 centesimi.
Visto che c’ero, l’ho sfogliato. E ho trovato un articolo interessante…
Eccolo qua:

“Mamma allergica dà alla luce pupo di quattro chili e seicento grammi!”

“Suzanne Franklin, mamma orgogliosa del suo bebé, è talmente allergica alla maggior parte dei cibi freschi che, quando era incinta, è sopravvissuta mangiando gli hamburger di McDonalds – poi ha partorito un pupo gigante di quattro chili e seicento grammi”.

“La studentessa, 23 anni, soffre di reazioni potenzialmente letali a qualsiasi cibo: da uova, pesce, riso e latticini a TUTTI I TIPI di frutta e verdura.”

“I medici l’avevano avvertita che le reazioni del suo organismo sarebbero state ancora più serie durante la gravidanza. Le avevano anche detto che le iniezioni di antistaminico necessarie per salvarla durante un attacco avrebbero creato danni al bambino.”

“E così si è buttata sugli hamburger di McDonalds, che non le avevano mai dato reazioni allergiche. Suzanne, il cui figlio Harry ora ha quattro mesi, dice: ‘Erano l’unica cosa che potevo mangiare con tranquillità durante la gravidanza, e così sono sopravvissuta mangiando quelli’.
‘Ero preoccupata di non assumere abbastanza sostanze nutritive per me stessa e per il bambino, ma Harry ha dimostrato il contrario!’
‘Non riuscivo a crederci, quando i medici mi hanno detto quanto pesava!’
[Ma va! Dopo tutti quegli hamburger? n.d.t.]

“L’unico altro cibo che la gestante mangiava per integrare gli hamburger quotidiani erano pastasciutta in barattolo e cioccolato.”

Non si vive di soli hamburger (ma anche di pastasciutta in barattolo e cioccolato).

“Suzanne ha iniziato a soffrire di allergie all’età di due anni, quando è diventata allergica alle noci. Poi ha sviluppato allergie a molti più cibi.

Se qualcuno solo sfiora una lattuga‘, dice Suzanne, ‘e poi tocca il mio cibo, potrebbe scatenare una reazione letale.

‘Mangiare mi terrorizzava. Per settimane ho vissuto solo di pane e acqua.’
Poi Suzanne ha scoperto che i Big Mac di McDonalds non le davano reazioni allergiche e così sono diventati l’alimento principale nella sua dieta.
Dei test hanno dimostrato che il piccolo Harry ha ereditato le sue allergie.
Suzanne ha detto: ‘Speravo di no. Ma almeno non sarà allergico agli hamburger!”
(Traduzione libera da: The Sun, lunedi 25 aprile 2011, pag. 23)

Alcuni celiaci sentono talmente la mancanza degli hamburger di McDonalds, che farebbero volentieri scambio con Suzanne.
Ma pensateci bene.

La vostra,
Maria Paola

Oggi è festa, ma non per me

Carissimi,
oggi è festa, ma non per me.
Infatti da oggi, primo maggio festa del lavoro, per la prima volta in vita mia, sono ufficialmente disoccupata.
Continuo a lavorare lo stesso, anche se gratis, perché nel mio mestiere (agente segreto, appunto) chi si ferma è perduto.
Tuttavia penso che ormai, con la crisi attuale, l’unica soluzione sia sposare un uomo ricco. Anzi, va bene pure uno che guadagna poco, purché abbia lo stipendio fisso. Tanto io bevo solo acqua di rubinetto, odio lo shopping e cucino bene anche con poche cose. Inoltre, la fornitura mensile di prodotti senza glutine, che porto in dote, non è da sottovalutare…

Gli interessati sono pregati di inviare alla sottoscritta:
- lettera di presentazione, nella quale mi spiegano perché, tra tutti i candidati, dovrei sposare proprio loro
- curriculum vitae
- nonché lettere di referenze da almeno due ex-fidanzate
Una selezione di candidati sarà invitata a un colloquio su Skype. In videoconferenza, perché anche l’occhio vuole la sua parte. ;-)
Vi aspetto numerosi
La vostra
Maria Paola

Alla fiera dell’est: il dopo-fiera

(SEGUE DA -> Alla fiera dell’est)

La sera dopo la fiera avevo invitato a cena la mia amica Kateřina. Da poco mi aveva regalato delle tortillas senza glutine e così avevo deciso di prepararle quelle, con un bel ripieno. Ultimamente, quando invito gente, cucino sempre sudamericano. Chissà come mai.

Le tortillas erano dichiarate senza glutine sulla confezione, ma quando ho letto gli ingredienti sul retro nelle varie lingue, mi sono presa un bel colpo! In tedesco diceva “mexikanische Weizenmehl Tortillas”, che vuol dire “tortillas messicane di farina di GRANO”. Ohibò! 8-O
Inoltre in spagnolo diceva “ESTE PRODUCTO CONTIENE GLUTEN”.
Direi che non c’è bisogno di traduzione.
Ho pensato: saranno degli errori di traduzione, oppure questi non hanno le idee ben chiare? Ho mandato un’e-mail all’azienda. Hanno risposto scusandosi molto: si trattava di errori di traduzione per i quali rimedieranno prima possibile. Per dimostrarmi che le tortillas erano senza glutine mi hanno spedito il certificato del laboratorio analisi. Tutto in ceco ma si capiva bene. E firmato, ma guarda un po’, proprio dalla Dr. Ing. Gabrovská, che aveva parlato alla fiera! Allora ci fidiamo.

Le tortillas, testate con il metodo immunoenzimatico ELISA, contenevano 11,7 milligrammi di glutine per kilo. In pratica a cena avrei mangiato un milligrammo di glutine.
Accipicchia, pensavo durante la cena, chissà se i miei villi se ne accorgono. A Budapest si sono sciroppati un’intera pizza glutinosa senza dire né ah e né bah. Voglio vedere adesso se mi fanno storie per un milligrammo!

È andato tutto bene. Kateřina ha gradito molto le tortillas con il ripieno. Per l’occasione ho aperto un vino bianco che mi era stato regalato da colleghi di Monaco nel lontano 2006. Era giallo, giallissimo (non vi dico cosa sembrava…), ma ottimo.

Kateřina è davvero una persona eccezionale. Non solo è celiaca, ma è anche di Praga e parla un inglese assolutamente perfetto. Inoltre si è laureata l’anno scorso con una tesi sul reggiseno. Però.

A Kateřina è piaciuta molto la mia casa e la zona dove abito. Le stavo raccontando che ho scoperto che nel mio palazzo è stato girato un film. Lei lo conosceva e mi ha spiegato che si tratta di un film cult (ora non vi dico quale, altrimenti venite a Praga a scovarmi ;-)).

Dovete sapere che intorno a casa mia girano film in continuazione. Una volta ad esempio stavo tornando a casa dalla spesa. Casualmente, proprio quel giorno avevo comprato il pacco grande di carta igienica. Ad un tratto, girato l’angolo, mi sono ritrovata nel bel mezzo del set di un film storico! Con tanto di mercato medievale e carrozza trainata da cavalli.
Li per li sono rimasta interdetta con il pacco di carta igienica sotto il braccio. Finché l’assistente alla regia mi ha gridato: “Passi, passi!”
Boh, io sono passata. Speriamo che non mi abbiano ripresa nella scena. Questa sarebbe peggio dell’orologio in Ben Hur.

Tanti saluti dalla perfida Albione! Gli albionesi sono tutti elettrizzati per il matrimonio di domani!
Un abbraccio dalla vostra
Maria Paola

Alla fiera dell’est

Carissimi,
stavolta zio Angelo non c’entra…

Recentemente sono stata ad una fiera organizzata nel lontano est, ovvero a Praga, dall’Associazione Ceca Celiachia. Mi ha invitata la mia amica Kateřina, responsabile del gruppo giovani.
C’era un sacco di gente e molti stand di prodotti con ogni ben di Dio. Mi sarebbe piaciuto fare un video da mettere sul blog dell’entusiasmante conferenza in lingua ceca. Purtroppo invece la mia macchina fotografica aveva la batteria scarica.
Accontentatevi pertanto di questa foto del tavolo della mia cucina con il bottino della fiera:

Si tratta dell’ottima birra ceca Celia, del pane di una panetteria artigianale e di biscottini della Schär. Inoltre quel pacchetto stravagante è un piatto tipico ceco senza glutine a base di carne di cervo. L’ho comprato per mio babbo. Pazienza se così gli ho rovinato la sorpresa: infatti dovete sapere che il mio babbo celiaco ogni tanto dà un’occhiata al blog, giusto per assicurarsi che non le stia combinando troppo grosse.
I sottobicchieri dei Beatles e le tovagliette “strawberry fields forever” invece le avevo prese in un’altra occasione.

Avrete notato che si tratta di un bottino magro. Effettivamente i celiaci cechi si presentano alla fiera annuale armati di valigioni da riempire e fanno man bassa di tutto, visto che alla fiera i prodotti costano molto poco e loro non hanno i buoni mensili come noi. Io purtroppo non ho potuto comprare molto (anche se c’erano delle torte che mi guardavano con certi occhi…), perché dovevo ripartire per un viaggio. Mmm… Non ho il coraggio di dirvi dove…
E va bene, ve lo dico: nella perfida Albione!
Già vi sento dire: nooooo, basta! Dopo cinque puntate di avventure nella perfida Albione direi che ne abbiamo tutti le tasche piene. Per cui vi prometto che, per quante avventure strabilianti mi stiano capitando nel nuovo viaggio in quel d’Albione, nel blog non scriverò una riga.
(Non so se riesco a mantenerla questa promessa, ma almeno ci provo…)

Alla fiera c’era anche l’onnipresente Schär. A Kateřina ho detto con fermezza: “Allo stand della Schär non ci vado, perché i suoi prodotti li conosco a memoria. Non sono mica venuta qua per la Schär!” Poi invece mi sono ritrovata là a sgranocchiare i Petit Schär, che secondo me sono ottimi e anche a iscrivermi per ricevere la loro rivista. Ho pensato: la ricevo già in italiano ed in tedesco. Non sarebbe male in ceco, così imparo qualche cosa.
Sia chiaro che io sto scrivendo queste cose perché spero che la Schär mi contatti per chiedermi di mettere la pubblicità dei loro prodotti sul mio blog, come ho visto sui blog di altre persone… No, beh, in realtà scherzo.
Tempo fa lo dicevo, sempre scherzando, a mio fratello.
Lui: “Mi sembra un’ottima idea, così guadagni qualcosa.”
Io: “Ma mi sentirei limitata nella mia libertà di espressione. Dov’è finita l’informazione libera?” (in Italia ce lo chiediamo da un bel po’…)
Mio fratello: “Ma noooo. Alla Schär interessa che ci siano le Magdalenas bene in vista sul banner. Poi se tu scrivi peste e corna di loro, non gliene frega niente.”
Io: “Dici?”
Mah.

Vabbé, torniamo alla fiera. Vi dicevo dell’entusiasmante conferenza in lingua ceca. Entusiasmante davvero perché ci ho capito parecchio. Non l’avrei mai detto, ma in effetti, nonostante il mio ceco sia molto limitato, avere le diapositive davanti e conoscere l’argomento aiuta. Il gastroenterologo che presentava, il Dr. Pavel Kohout, era molto bravo e simpatico. Se volete vederlo -> cliccate qui <- (un po’ irsuto, ma non malvagio, dái…). A volte il Dr. Kohout invitava il pubblico a votare su delle questioni. Quella dello yogurt non l’ho capita in tempo, ma sugli alcolici ho votato. Ho capito anche un paio delle domande rivolte dal pubblico e le risposte del medico. Il culmine della soddisfazione l’ho raggiunto quando una signora seduta vicino a noi mi ha fatto i complimenti per il mio ceco. Assolutamente immeritati! Il mio ceco è molto in stile: “Io essere Maria Paola. Augh!”
Il fatto è che il ceco è difficilissimo e lo parlano in quattro gatti. Pertanto i cechi si entusiasmano subito se uno straniero mostra un minimo di interesse per la loro lingua.

Dopo il Dr. Kohout ha parlato la Dr. Ing. Dana Gabrovská che ha analizzato il contenuto di glutine di un sacco di cibi, calcolando così, per vari casi, quanti milligrammi di glutine si mangiano in un giorno. Particolarmente interessante la tabella con il contenuto di glutine delle birre comuni. Ahimé: off-limits per noi.

(FINE PRIMA PARTE)
VAI AL -> -> -> DOPO-FIERA